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Earth and Pillars - Pillars I
07/01/2017
( 438 letture )
Nulla solletica tanto la curiosità umana quanto ciò che è ascoso ed inattingibile. I nostrani Earth and Pillars sembrano aver ben introiettato tale attitudine, non avendo lasciato trapelare nulla, o pochissimo circa l’identità dei membri della formazione. E per la seconda volta, a distanza di due anni dal debutto Earth I, gli eternamente assenti si palesano con la granitica presenza di Pillars I, creatura dall’ispirazione quantomeno singolare. La materia magmatica da cui prende corpo il lavoro è difatti Das Stundenbuch (Il Libro D'ore) di Rainer Maria Rilke, quasi una sorta di breviario immaginifico per tempi burrascosi in cui l’autore ripensa a fondo il proprio rapporto con Dio, perennemente sull’orlo di una chenosi sempre promessa, ma mai portata compiutamente a coscienza. Pillars I ribalta e amplifica la poetica di Rilke in una religiosità immanente, quasi volta a scovare la fragile essenza del divino ora nei picchi montuosi silenti, nell’echeggiare di qualche vallata romita, nel chiarore terso del cielo polare. Tale singolare operazione ermeneutica è compiuta, così come avveniva nel promettente debutto, per il tramite di un black metal atmosferico dall’aura glaciale e primigenia, variamente declinato e contaminato.
L’esigua tracklist non deve in questo caso trarci in inganno in quanto ci troviamo dinanzi ad un minutaggio decisamente imponente, che rende la fruizione e la comprensione intima della produzione persino più impervia di quanto un ascolto distratto lascerebbe immaginare. Il full-length è aperto da Pillars, traccia che non cela la sua natura di sfacciato omaggio ai maestri elvetici Darkspace. Ciò è evidente sin dal preludio lunare a carattere ambient che si approfonda inesorabilmente in seno ad un groviglio inestricabile di blast beats disumani, avviluppati da progressioni in tremolo asettiche, sullo sfondo di un quasi impercettibile e pur ferale screaming. Tutto ciò è ammantato da una pesante coltre low-fi, imbastita da medie ed alte frequenze esasperanti, fruscii e riverberi dilanianti. La sezione finale, nuovamente imperniata su una dilatata sezione atmosferica, atterrisce ed a un tempo incanta, tenue raggio solare sul fondo di un oceano di oscurità:

Is there a light to gaze?
Is there a voice to guide?
For the silence is not ours
For we long for endless music and warming ancient fires.


Myth, al contrario, sembrerebbe quasi essere scossa da un sottobosco cascadico in virtù del solenne e poderoso riffing che la sostiene, occasionalmente intervallato ora da misticheggianti incursioni di clean guitars ora dallo spoken word effettato di Z, squarciante veli di distorsioni rancide. La successiva Solemnity presenta impalpabili e lancinanti soluzioni melodiche. Queste ultime, affidate agli strumenti cordofoni, sono intermezzate da passaggi acustici sottendenti con levità e, quasi pudore la materia rarefatta che anima da cima a fondo il testo:

For the solemn to Thy yell down bow
As Thy voice through the aether flows
For the silence of the ages Thou withstand
As the sound of Thy chant here descends.


L’ululare del vento dischiude la conclusiva Penn, in cui il mistero prende forma nell’indugiare ed errare tra atmosfere dal respiro cosmico, gelide sferzate black aurorali e convulse annegate in slow tempo marcescenti e torbidi. Il brano sfuma in un sottofondo tastieristico dal sapore astrale che sembra ricondurci circolarmente alle movenze a partire dalle quali il full-length aveva mosso i propri primi passi.

Dovremmo dunque chiederci, giunti alla conclusione della suadente trama distesa dinanzi a noi dagli Earth and Pillars, quale sia effettivamente il portato di un lavoro come Pillars I. Sebbene il platter sia indubbiamente suggestivo, ricco di fascinazione nonché notevolmente ispirato, esso risente di una certa fissità e ripetività nei pattern di volta in volta utilizzati, tanto per quanto concerne il riffing quanto per le escursioni melodiche che tradiscono inevitabilmente un certo déjà-vu. L’intreccio sapiente ed indubbiamente intrigante tra sezioni di matrice più puramente black e distensioni ora ambient ora semplicemente atmosferiche fanno tuttavia in qualche modo brillare di luce propria Pillars I, rendendolo un prodotto interessante sia per chiunque abbia già apprezzato l’esordio della formazione, sia per l’ascoltatore abituale di black atmosferico che voglia saggiare per la prima volta l’operato di un ragguardevole combo italico.



VOTO RECENSORE
73
VOTO LETTORI
70 su 3 voti [ VOTA]
Pete Strange
Giovedì 12 Gennaio 2017, 8.09.06
3
interessante e gelido anche se produzione veramente troppo cantina, quoto il senso di Deja-vu.
Nattleite
Sabato 7 Gennaio 2017, 15.11.22
2
@Ian Hus: Per quanto riguarda il primo sarei sul 60. L'ho trovato meno riuscito rispetto a questo che, nonostante le criticità che ho evidenziato, mi è sembrato un po' più ispirato.
Ian Hus
Sabato 7 Gennaio 2017, 13.43.44
1
Che voto avresti messo al debutto (che a me è piaciuto molto poco)? Qui andiamo meglio, ma solo nel senso di un'ampia sufficienza, ferma restando la nobiltà delle a/ispirazioni (nel primo Montale, se non erro).
INFORMAZIONI
2016
Avantgarde Music
Black
Tracklist
1. Pillars
2. Myth
3. Solemnity
4. Penn
Line Up
Z (Voce, Chitarra, Tastiera)
I (Basso)
F (Batteria)
 
 
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