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August Burns Red - Messengers
07/01/2017
( 788 letture )
August Burns Red: la leggenda narra che questo monicker sia tratto da un fatto realmente accaduto, che vede una fanciulla di nome August bruciare vivo in un atto di follia un cane di nome Red (appartenente al primo cantante della band, Jon Hershey).
Ma storia vera o no, queste tre parole ispirano ben altro agli estimatori di un particolare filone musicale e in generale ai fan della musica estrema: infatti gli August Burns Red sono uno dei gruppi più noti e stimati della scena metal core, ma soprattutto sono grandemente rispettati anche da coloro che non lo apprezzano. Il talento di questi ragazzi viene per lo più riconosciuto anche dagli estimatori dell’old school, fatto da non dare per scontato se consideriamo le varie diatribe fra i seguaci della vecchia e della nuova scuola. Ciò è facilmente comprensibile visto che i nostri sono tecnici, digressivi, dall’arguto senso compositivo, cattivissimi e pesanti eppure ricchi di contenuti, insomma con loro ce n’è per tutti i gusti: il loro è il metal core 2.0, la sua perfetta evoluzione.

Coetanei degli australiani Parkway Drive e di qualche anno più giovani dei compatrioti Killswitch Engage e As I lay Dying, gli August Burns Red pur avendo punti in comune con queste band vi si discostano stilisticamente. Infatti nessuno potrebbe mai insinuare che loro non siano metal core (uno spietato metal core) fin dal primo, riuscitissimo lavoro Thrill Seeker, ma la loro base evidentemente tale è esplorata ed estremizzata in composizioni dinamiche e feroci: esse esaltano al massimo le peculiarità del genere insieme con l’ottima produzione. Messengers è il loro secondo album (il primo con lo storico cantante Jake Luhrs) e vede definirsi quello che sarà il marchio di fabbrica della band, nonché la qualità difficilmente pareggiabile e che vedrà il suo apice nel successivo Constellations.
Evocativi ed interiori anche negli artworks, il particolare inaspettato degli August Burns Red è che nel loro impatto musicale davvero oscuro, impressionante e aggressivo questi musicisti sono dichiaratamente christian metal core. Sentendo i loro pezzi altisonanti e schiaccianti è dunque facile immaginare un Dio vendicatore, arcangeli armati di spade infuocate ed essere assolutamente pervasi dal timor di Dio, ma i loro testi parlano dell’esperienza umana e del rapporto con la divinità in maniera tutto sommato dolce. Inoltre il loro frontman Jake Luhrs ha un tale acceso fervore per il suo credo che volendo riuscirebbe a persuadere alla conversione il più saldo degli atei. Per cui questo titolo, Messengers, vuole forse richiamare proprio il concetto di angeli e profeti col compito di spargere il verbo celeste. L’oscurità e l’epicità sono acuite dall’inserto di scale frigie e diminuite, che ricercano la melodia ma al contempo la distorcono e rendono più malinconica. Contribuiscono anche i conturbanti inserti acustici che richiamano i banjo del sud degli Stati Uniti (della loro terra natia, la Pennsylvania): i nostri sono melodic metal core ma in maniera mai banale. Questi aspetti insieme alla voce e alla tecnica canora di Jake Luhrs daranno fama e gloria agli August Burns Red e un enorme riscontro di pubblico fin da questo lavoro.

Messengers è un’esplosione di chitarra ritmica esplorata oltre i confini finora conosciuti, con opulenti inserti di chitarra solista che non si fossilizzano sugli assoli bensì su pattern che si sposano perfettamente all’impalcatura ritmica. I breakdown sono complessi ed echeggianti e vengono sottolineati dalle eccezionali parti di batteria, come per le chitarre facilmente distinguibili stilisticamente: Matt Greiner si cimenta con tempi articolati, blast beat, doppio pedale velocissimo e giochi sulle campane e gli splash. Tuttavia e’ Jake Luhrs con il suo timbro di growl/screaming fuori dal comune a dare il tocco finale allo stile riconoscibile a primo ascolto e inconfondibile, riprendendo in parte i metodi del precedente singer Josh McManness ma migliorandoli ulteriormente.
Apre l’album in bellezza l’incalzante The Truth of a Liar, un tipico pezzo da August Burns Red, con il suo intro melodico e tenebroso e l’amaro screaming iniziale. Ma ogni pezzo di questo album ha una sua particolare importanza musicale: il songwriting è poliedrico e mai noioso, sicché il susseguirsi delle 12 tracce è un dinamico tuffo in una delle migliori versioni di metal moderno.
Pezzi come Back Burner con i suoi riff sinistri e la batteria vivace, Composure con la sua intensità lirica, Vital Signs con i suoi sfacciati tecnicismi, Black Sheep con la sua devastante progressione passano alla storia del genere. E’ in realtà Messengers in toto che contribuisce a far la storia del genere, arricchendo la proposta della NWOAHM di quei tempi e alzandone ancora la qualità.
L’album vede la sua fine nell’evocativa e assolutamente epica Redemption, con la sua immensità melodica, i suoi cori e il suo outro dilatato e toccante. Essa è la conclusione perfetta per un album di tale livello, nonché una delle canzoni più rappresentative del christian metal core:

[..]I trust in You
I trust in You
For life to live
For life to live
And to breathe
And to breathe
Purity fills my lungs
Lord, show me the way
As I give myself to you
Never let me go
Hold me with Your everlasting love
Be my strength
Be my voice
My glory
Set me free[..]


Per concludere, gli August Burns Red ci deliziano con un metal core d’alta classe: la ricercatezza, il muro del suono, la tecnica e la potenza si uniscono a creare un album straordinario che festeggia quest’anno i suoi dieci anni ma è ancora attuale. Un disco assolutamente da ascoltare per comprendere appieno l’evoluzione e l’affermazione del melodic metal core, nonché per un ascolto arricchente e ineguagliabile.



VOTO RECENSORE
89
VOTO LETTORI
96 su 3 voti [ VOTA]
Enrico 86
Martedì 14 Febbraio 2017, 22.56.06
3
Uno dei dischi più spettacolari del decennio scorso
Giaxomo
Domenica 8 Gennaio 2017, 22.19.50
2
È stato pure per me, quest'album, la colonna sonora dei primissimi anni dielle scuole superiori, nonché uno dei primi approcci a qualcosa di pesante. È un album ben fatto, il migliore del genere insieme all'esordio dei Parkway Drive (che preferisco) però spaventa come questo genere sia diventato in un batti baleno anacronistico. All'epoca non davo retta a chi definiva questo genere una moda, probabilmente lo insultavo pure...eppure a circa 10 anni di distanza non posso che confermarlo, si è trattato di una moda e basta, un trend proprio come il coevo "fenomeno emo" di metà 2000, non la prima ondata emo...
David De La Hoz
Domenica 8 Gennaio 2017, 19.37.16
1
Erano l'apice del genere al tempo, questo disco l'ho divorato negli anni. Composure mia personale colonna sonora di quegli anni
INFORMAZIONI
2007
Solid State Records
Metal Core
Tracklist
1. The Truth of a Liar
2. Up Against the Ropes
3. Back Burner
4. The Blinding Light
5. Composure
6. Vital Signs
7. The Eleventh Hour
8. The Balance
9. Black Sheep
10. An American Dream
11. Redemption
Line Up
Jake Luhrs (Voce)
JB Brubaker (Chitarra)
Brent Rambler (Chitarra)
Dustin Davidson (Basso)
Matt Greiner (Batteria)
 
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