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Perigeo - La Valle dei Templi
28/01/2017
( 2486 letture )
Può un disco segnare l’infanzia di una persona, pur essendo uscito un decennio e mezzo prima della nascita della stessa? Certo che sì, se l’album in questione è uno dei preferiti del padre di quella stessa persona e se risuona spesso in casa, mentre un bambino che è ancora troppo immaturo per dare peso alla musica si trova nei dintorni. Se prendiamo in esame La Valle dei Templi dei Perigeo, per il sottoscritto è andata più o meno così. Sono ormai trascorsi vent’anni da quando la band di Giovanni Tommaso e soci ha pubblicato il quarto disco della propria discografia. Vent’anni durante i quali l’album è stato rivalutato poco per volta, dopo alcune critiche piovute negli anni settanta per una presunta evoluzione verso un sound "commerciale" che altro non era se non una piega strumentale più dedita alla fusion ed al jazz rock di band come i Soft Machine e del Miles Davis di Bitches Brew. Non per niente il disco è stato scritto dopo il tour con i Weather Report di Joe Zawinul, rimanendone indubbiamente influenzato soprattutto per quanto riguarda le sfumature più melodiche e fusion.

La Valle dei Templi è un viaggio completamente strumentale, dove le enormi capacità e doti artistiche del sestetto vengono messe in mostra in un continuo connubio di atmosfere jazzate, fusion, progressive italiano e qualche punta di rock anni sessanta. Da Tamale ad Un Cerchio Giallo, trascorrono quarantasei minuti di pura arte strumentale, tra l’estro creativo del contrabbassista Giovanni Tommaso, le batterie ed il piano di Bruno Biriaco o il fondamentale apporto funkeggiante delle percussioni del grande Toni Esposito. Il tutto viene condotto verso la fusion/jazz, a scapito del jazz rock progressivo più complesso degli esordi, dalle linee chitarristiche di Tony Sidney e dal pianoforte elettrico di Franco D’Andrea, con la sovrapposizione del sax di Claudio Fasoli, ultimo solo per citazione in questa enorme line-up. L’opener unisce funky alla fusion più naturale e diretta, a cui le percussioni e la batteria donano un incedere un po’ più elaborato: ogni strumento collabora, pur mettendosi in mostra in sezioni più "in prima linea". Alcune delle critiche che piovvero negli anni Settanta, riguardava proprio questa "involuzione" verso un sound meno complesso rispetto ai precedenti album, cosa che venne additata a tratti come mera "commercializzazione". A dire il vero, come la title-track, Looping e Periplo dimostrano ampiamente, questa evoluzione del suono è perfettamente coerente con il percorso intrapreso dalla band e ci regala perle di rara bellezza che riescono, se non a superare, per lo meno a pareggiare i conti con il meraviglioso Abbiamo Tutti un Blues da Piangere e il successivo Genealogia. Per convincersene, è sufficiente ascoltare in una stanza buia La Valle dei Templi con il suo ossessivo incedere iniziale, ammorbidito dai cori e dal sax di Claudio Fasoli, prima della massima espressione del sound del Perigeo posto a metà brano: l’attacco di pianoforte elettrico di Franco D’Andrea, vero e proprio capolavoro fusion destinato a rimanere meraviglioso in eterno. La dinamica della band, in questo disco, è ai livelli massimi della propria carriera, grazie sia agli effetti di chitarra che al clamoroso intreccio tra tutti gli strumenti, su una base meno progressiva quanto più jazzata, senza tuttavia perdere quel sapore già ben udibile nel debut Azimut. I tre-quarti di Looping sono un altro momento spaziale di un album che risuona sempre più come un vero e proprio tributo alla meravigliosa valle agrigentina, quasi come se ascoltando le visionarie linee dei sei musicisti, fossimo direttamente teletrasportati in mezzo ai "Templi". In un disco del genere non manca nemmeno una ballad di livello assoluto, Pensieri, oppure la Cantilena grondante accordi di settima. Senza alcun dubbio, in questi quarantacinque minuti, chiusi con l’atmosferica 2000 e Due Notti e la bucolica Un Cerchio Giallo, il Perigeo di Giovanni Tommaso ha saputo racchiudere tutto il suo talento in uno dei dischi più venduti della band, e che hanno saputo consacrarla a vera e propria realtà di livello assoluto della scena italiana.

A volte è facile dimenticare quanto l’Italia abbia fatto per la musica progressive negli anni settanta. Spesso, molte realtà dell’epoca, formate da musicisti di livello assoluto, non hanno avuto modo di raccogliere i frutti che si sarebbero meritati. Per quanto La Valle dei Templi sia stato un buon successo commerciale, la band verrà messa in hiatus mentre i vari musicisti, una volta pubblicato il Non è poi così Lontano nel 1976, si dedicheranno ad attività a pieno regime come session-men e come insegnanti nelle scuole di musica jazz. Nonostante la durata effettiva della band sia breve (non stiamo infatti parlando della trentennale carriera di gruppi come PFM, Banco del Mutuo Soccorso o de Le Orme), l’importanza dei Perigeo è innegabile ed un album come La Valle dei Templi è stato in grado di proiettarli nel biennio 75-76 nell’Olimpo delle band progressive rock italiane di tutti i tempi, insieme ai Napoli Centrale di James Senese, agli Arti e Mestieri di Gigi Venegoni ed ai Baricentro di Francesco e Vanni Boccuzzi. Semplicemente alcune delle più belle pagine della storia della nostra musica.



VOTO RECENSORE
88
VOTO LETTORI
94 su 4 voti [ VOTA]
Area
Martedì 5 Febbraio 2019, 15.08.17
6
Forse il lavoro di più facile ascolto, per molti anche il più bello, anche se per me quello resta Genealogia. Spero che qualcuno si disturbi a recensire anche gli Arti + Mestieri.
Stefano
Mercoledì 30 Maggio 2018, 20.59.38
5
É il mio primo ascolto di questo disco, sono rimasto a bocca aperta, é incredibilmente bello ha una marcia in piü rispetto a tutti gli altri si nota la maturità del gruppo gran bel lavoro e gusto
Monky
Sabato 4 Febbraio 2017, 0.59.02
4
@Le Marquis: abbia fede ancora per qualche tempo, Marquis. Genealogia arriverà.
Le Marquis de Fremont
Venerdì 3 Febbraio 2017, 17.25.32
3
Come ho già commentato per Abbiamo tutti un Blues da Piangere, anche qui, siamo su livelli di musica estremamente ben fatta e molto gradevole. E' vero, su queste band, di jazz-rock-fusion, il livello tecnico è sempre elevatissimo e si sente ma i brani sono emozionanti e denotano creatività e ricerca. Manca sempre la recensione del mio preferito, Genealogia e aggiungo come già citato da Monsieur Voivod, anche Napoli Centrale, soprattutto i primi 3, dove il dialetto Napoletano diventa esso stesso un suono. Strepitosi. Grazie, comunque, per la recensione, a Monsieur Monky. Au revoir.
Metal4ever
Mercoledì 1 Febbraio 2017, 17.45.49
2
Ammetto di averlo trovato sempre un po' troppo improntato sul livello tecnico, ma devo dire che questo è uno dei manifesti della qualità e valore musicale dei fantastici musicisti che hanno reso grande l'era del progressive italiano.
Voivod
Mercoledì 1 Febbraio 2017, 8.04.22
1
Uno dei migliori complessi di quel jazz-rock/progressive della magica stagione italiana dei '70; con Area, Arti & Mestieri, Baricentro, I Cadmo, Napoli Centrale, Bella Band e tanti altri hanno contribuito a personalizzare con uno stile tutto italiano la lezione di Miles e dei Weather Report. Oggi, tra gli altri, gli Accordo dei Contrari stanno portando avanti quei suoni...
INFORMAZIONI
1975
RCA
Prog Rock
Tracklist
1. Tamale
2. La Valle dei Templi
3. Looping
4. Mistero della Firefly
5. Pensieri
6. Periplo
7. Eucalyptus
8. Alba di un Mondo
9. Cantilena
10. 2000 e Due Notti
11. Un Cerchio Giallo
Line Up
Giovanni Tommaso (Voce, Basso, Contrabbasso, Sintetizzatore)
Tony Sidney (Chitarra)
Franco D’Andrea (Pianoforte, Piano Elettrico, Sintetizzatore)
Claudio Fasoli (Sax Tenore, Contralto e Soprano)
Toni Esposito (Percussioni)
Bruno Biriaco (Batteria, Percussioni, Piano)
 
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