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Beyond the Black - Lost in Forever
29/01/2017
( 2046 letture )
Non è inconsueto che una carriera di livello in ambito musicale inizi in giovane età. Quasi tutti i gruppi o gli artisti che oggi stimiamo ed apprezziamo hanno cominciato presto, proponendosi al grande pubblico, a volte nemmeno maggiorenni.
Questo “giovane inizio” è anche il caso della cantante e mastermind tedesca Jennifer Haben, ragazza classe 1995, che grazie ai Beyond the Black ha cominciato -di recente- a farsi strada nella scena metal europea. Di recente perché in quella tedesca i Beyond the Black sono già conosciuti dal 2014, quando hanno peraltro debuttato al Wacken Open Air, ma al di fuori dei patrii confini si sono avventurati soltanto dall'inizio del 2017, quando il loro secondo disco -il qui analizzato- Lost in Forever è stato ristampato da UDR Music in edizione internazionale.

Il genere proposto è un symphonic metal con delle influenze di difficile classificazione. Non perché queste siano oscure ma per la loro grandissima varietà, vi sono infatti -tra le ben diciassette tracce di quest'edizione- riferimenti a moltissimi generi diversi, che si mischiano ad una base symphonic collaudata, ma mai pomposa. L'approccio è infatti molto moderno, con orchestrazioni dirette e non magniloquenti e soprattutto con un andamento quasi rockeggiante in molte situazioni, sia nell'approccio della voce (Written in Blood), che in molti degli assoli ad opera di Nils Lesser.
Ci sono però incursioni nel folk nemmeno troppo nascoste, come in Shine and Shade, che -prima di esplodere in un ottimo ritornello- presenta una strofa con un andamento della chitarra ritmica e un uso della voce growl che devono più di qualcosa a band come gli Amorphis.
Parlando dei ritornelli è difficile anche non ravvisare in molti di questi il punto vincente dell'album, comunque la mettiate, che la canzone vi piaccia o che magari vi “suoni” molto ispirata a qualcos'altro, un buon due terzi dei ritornelli vi rimarrà stampato in testa per le ore successive, cosa che dimostra quantomeno l'accurato arrangiamento che gli sta dietro.
Fa quasi strano parlare del lavoro degli strumentisti perché di loro nessuno è tutt'oggi parte dei Beyond the Black, visto che hanno abbandonato in blocco la band poco dopo la prima release di questo album. La Haben ha quindi dovuto ricostruire una nuova formazione che solo da qualche mese è di nuovo in piena attività, processo sicuramente non indolore e che porterà ovviamente ad alcuni cambiamenti nei prossimi lavori.
Parlando proprio di lei, la sua presenza a questi livelli è frutto di diversi fattori: determinazione, un certo talento naturale sia nel canto (è auto-didatta) che nella composizione, ma soprattutto diverse persone intorno a lei che hanno creduto nelle sue possibilità e l'hanno sostenuta, dandole così una grandissima possibilità. Vocalmente parlando, oltre ad essere dotata di un timbro piacevole, riesce a risultare espressiva sia in canzoni più tirate dove arriva spesso anche nelle parti alte del suo range (Lost in Forever), che in momenti più tranquilli tipo l'ottima ballad Love's a Burden, dove escono godibilissime anche delle note di metà registro piacevolmente scure.

Per i Beyond the Black potrà anche trattarsi del secondo album, ma è impossibile non notare da subito la professionalità della produzione, totalmente in linea con le altre di questo genere, il motivo? È stata curata in uno degli studi europei più accreditati per la musica metal: i Gate Studios di Sascha Paeth. Il lavoro che c'è dietro infatti si sente, non solo in termini di restituzione dei veri strumenti, tutti ben caratterizzati e bilanciati, ma anche di aiuto nell'arrangiamento, grazie al team di Paeth composto da decine di persone (tra cui spiccano personalità come Miro Rodenberg e Amanda Somerville) che lavorano insieme alle band per migliorare gli arrangiamenti delle orchestre e dei cori, per un risultato che ovviamente alla fine è facilmente apprezzabile.

Considerato il recente abbandono di cinque sesti della formazione (con l'ingresso di nuovi musicisti), dietro il moniker Beyond the Black si nasconde un unico e grande potenziale, che è ovviamente quello della mastermind Jennifer Haben.
Potenziale perché, per quanto questo Lost in Forever sia uno dei dischi symphonic più piacevoli che mi sia capitato di ascoltare in tempi recenti, c'è ovviamente ancora molto da fare per dare al gruppo (con i nuovi membri) e al sound un'identità precisa.
Non credo però sottolineerò mai abbastanza quanto giovane sia ancora la Haben e quanto i Beyond the Black abbiano la possibilità di affermarsi, specie se l'etichetta continuerà a sostenerli permettendogli di lavorare con grandi professionisti e di andare in tour con band affermate. Intanto, se apprezzate il genere e vi piacciono album variegati (e gradite un'attitudine vagamente rock), con Lost in Forever troverete quello che cercate.



VOTO RECENSORE
74
VOTO LETTORI
62.5 su 2 voti [ VOTA]
Riccardo
Domenica 29 Gennaio 2017, 13.49.43
2
Visti live a Trezzo la scorsa settimana senza conoscere nulla di loro. Mi hanno fatto un'ottima impressione. Certo che per suonare al WOA l'anno del debutto e poter cambiare tutti i musicisti un colpo solo bisogna avere un sostegno "da anni '70" dalla tua etichetta...!
Painkiller
Domenica 29 Gennaio 2017, 12.52.12
1
Bella recensione, che alla fine combacia con quanto da me scritto a commento dell'intervista appena pubblicata. Il primo songs of love and death al momento mi piace di più perché alla potenza delle chitarre si abbinano tanti ritornelli davvero vincenti, ma è anche vero che molti sono i richiami a band più famose. In questo lost in forever (title track stupenda che sembra uscita dal disco precedente) ci sono elementi nuovi e meno immediati, segno della ricerca della Haben di fare un passo in avanti nel trovare la propria strada, cosa (tenendo conto dell'età e del fatto che è solo il secondo disco) tutt'altro lontana che dal fare centro. Sarà il prossimo disco a dirci quanto la ragazza e la sua band (tra l'altro sul palco sono sembrati già ben più che affiatati) a dirci quanto saranno in grado di mantenere gli elementi che fino a ora mi sono piaciuti e ne stanno decretando il successo e quanto sapranno rendere ancor più personale e distaccata da altre band la loro proposta. Infine, stupisce come la Haben sia già riuscita a ottenere un supporto importante a livello di etichetta e di tecnici di grido (basti leggere l'elenco fatto da Room 101), segno che quando il talento c'è alla fine esplode. Segno ne è la cover dei Motörhead (album precedente) suonata a Wacken, ho visto l'esibizione sul tubo e devo dire che è emozionante.
INFORMAZIONI
2017
UDR Music
Symphonic Metal
Tracklist
1. Lost in Forever
2. Beautiful Lies
3. Written in Blood rocky
4. Against the World
5. Beyond the Mirror
6. Halo of the Dark
7. Dies Irae
8. Forget My Name
9. Burning in Flames
10. Nevermore
11. Shine and Shade
12. Heaven in Hell
13. Love's a Burden
14. The Other Side
15. Dim the Spotlight
16. Our Little Time
17. Rage Before the Storm
Line Up
Jennifer Haben (Voce)
Christopher Hummels (Chitarra, Voce)
Nils Lesser (Chitarra Solista)
Michael Hauser (Tastiera)
Erwin Schmidt (Basso)
Tobias Derer (Batteria)
 
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