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Aborym - Shifting.Negative
29/01/2017
( 2815 letture )
Premessa breve ma necessaria: se siete giunti su questa pagina attratti come mosche al miele dall’idea di mettere le mani sul nuovo full-length di un nome del calibro degli Aborym, ma rientrate in maniera tassativa nelle categorie di blackster puristi, fanatici, estremisti, nostalgici di pezzi da novanta come Kali Yuga Bizarre e similari, l’unica cosa che vi conviene fare veramente è, detta fuori dai denti, abbandonarla alla stessa velocità con cui l’avete raggiunta. Il perché è presto spiegato.

Fin dal primo ascolto di Shifting.Negative, difatti, è possibile affermare senza timore di smentita due cose. La prima, che questa release è, senza se e senza ma, assolutamente incompatibile con le categorie di ascoltatori sopracitate, per la sua pressoché totale assenza di rimandi quella nera fiamma che, per quanto sempre ibridata con l’industrial, è stata in passato il biglietto da visita del combo di Fabban. La seconda è che, se c’è un talento innegabile degli Aborym, è quello di stupire profondamente, di ammirare sconvolgendo, di evolversi mutando, di lasciare tanti a bocca aperta anche dopo 25 anni di carriera. D’altro canto, Shifting.Negative il cambiamento lo anticipava già nel titolo e di certo le sue dieci tracce (dodici, nell’edizione boxset) non ne sono certo scevre..

L’aspetto che colpisce di più, all’interno di questi quarantasette minuti di platter, è la dualità tra equilibrio e caos, tra imprevedibilità e armonia, marchi evidenti di una notevole maturità di fondo da parte di Fabban, rimasto non solo unico membro originario della band, ma anche cruciale tassello all’interno di una line-up recentemente e totalmente rinnovata in maniera piuttosto radicale, se si esclude per esempio l’inserimento del fedelissimo chitarrista Narchost, già in passato collaboratore e session durante le esibizioni dal vivo. Il preciso e pianificato controllo di Fabban su ogni aspetto del disco è apprezzabile anche nella presenza di numerosissime e riuscite collaborazioni (tre su tutte: Sin Quirin dei Ministry, Ricktor Ravensbrück degli Electric Hellfire Club e Pier Marzano dei nostrani Koza Noztra), non solo limitate all’aspetto musicale, che trovano il proprio spazio senza mai stridere, nonché nella realizzazione di un peculiare video, l’unico finora pubblicato, Precarious, da lui personalmente girato e montato.

Seppur probabilmente non la migliore per rompere il ghiaccio, una traccia come appunto Precarious rappresenta pienamente la seconda anima di Shifting.Negative, quella portatrice di negatività, isolamento, oppressione, che blocca ed intrappola ascoltatori e non all’interno di situazioni in cui vengono a mancare allo stesso tempo soluzioni e speranze. Anticipata in tracklist dall’opener Unpleasantness, in cui il taglio netto con il passato lo fanno sopratutto i vocals di Fabban, in un clean tagliente e cupo, nonché le abbondanti sonorità e campionamenti elettronici, Precarious coglie nel segno con la sua atmosfera deviata ma emozionante, scandita dalla combo tastiera assillante e quasi tormentosa/voce pulita profonda e narrante, a tratti sussurrata, che, assieme agli onnipresenti effetti ed una chitarra che in chiusura si fa acida e quasi indigesta, vomita addosso a chi ascolta in maniera quanto mai efficace tutta l’anima di quel Negative annunciato nel titolo, declinato poi ulteriormente, e in chiave maggiormente inquietante, in 10050 Cielo Drive, pezzo che, non pago, fa persino l’occhiolino al punk. Non si cada tuttavia nell’errore di temere una scomparsa quasi totale, in casa Aborym, del metal a favore dell’industrial e dell’elettronica più puri. Decisamente più canoniche in tal senso difatti sono le successive Decadence In A Nutshell e Tragedies For Sale, dove trovano decisamente più spazio le chitarre, con ritmiche maggiormente apprezzabili e solide, ma già giungendo all’ascolto di For a Better Past, dove le ritmiche fuzz si intrecciano con compatti muri ed eleganti intarsi di synth, e dove vocals soavi tentatori si alternano ad altri chiari e possenti, si capisce come cercare di incasellare quanto portato in questa sede alle stampe dalla band romana in etichette e generi di comune utilizzo sia null’altro che una sfida contro i mulini a vento. Meglio dunque farsi trasportare e stupire da quanto, con evidente cognizione di causa, Fabban abbia creato per questo nuovo capitolo, mai mancando di fluidità e coesione.

Un disco quindi di non facile lettura, certo, ostico ai primi ascolti e forse in toto per alcune intere fasce di ascoltatori, ma che, se saputo apprezzare nella sua caleidoscopicità, sa intrigare profondamente ed offrire grandi emozioni, mostrando una solida maturità ed una forte personalità, pur seguendo in parte un sentiero già tracciato in passato da altri (dovendo necessariamente scegliere delle pietre di paragone, ecco Nine Inch Nails, Marilyn Manson, i Ministry di classici quali Psalm 69, persino echi da Fear Factory, se vogliamo). Sotto molti aspetti, dunque, è innegabile come Shifting.Negative rimanga un full-length degli Aborym solo nel nome, solo sulla carta, se posto forzatamente al confronto della loro precedente discografia, ma di fronte ad un mastermind quale Fabban e ad un risultato simile, sarebbe quasi follia volersi opporsi a quell’apertura mentale necessaria per comprenderlo meramente in nome di un tradizionalismo e una nostalgia che, alle volte, lasciando davvero il tempo che trovano.



VOTO RECENSORE
83
VOTO LETTORI
81.61 su 54 voti [ VOTA]
Shadowplay72
Giovedì 30 Novembre 2017, 0.53.23
10
La svolta industrial degli aborym.non il loro migliore,ma buon album!
Valerio
Mercoledì 22 Marzo 2017, 5.19.01
9
Prima facevano una cosa in cui erano i migliori al mondo (insieme ai DHG). Adesso ne fanno un'altra in cui secondo me sono piuttosto mediocri. Detto questo, un musicista fa' della propria band quello che gli pare, non quello che vogliono i fans.
enry
Martedì 14 Febbraio 2017, 9.18.19
8
Disco che farà schifo alla maggior parte dei metallari ma che potrebbe risultare piacevole a chi non si fa problemi con l'harsh electro industrialoide. Un disco di rottura che prende spunto dai Front Line Assembly e dai Die Krupps più 'chitarrosi', dai NIN e nei brani più sparati dal digital hardcore degli Atari Teenage Riot, tipo 10050 Cielo Drive. Inutile dire che le band citate restano su ben altri livelli, ma sinceramente a me il disco non è affatto dispiaciuto. Nota di merito alla produzione, la migliore mai avuta dalla band. PS. di quello che dicono Fabban e soci mi importa una sega, mi limito al disco, lo specifico perchè con gli Aborym si finisce sempre a fare i soliti discorsi, magari anche giusti, ma dopo 15 anni mi hanno annoiato e preferisco starne fuori.
AdeL
Giovedì 2 Febbraio 2017, 22.26.26
7
Indubbiamente incombe la presenza di Nine Inch Nails e non solo... compaiono anche White Zombie e tracce di Frontline Assembly.
Morlock
Giovedì 2 Febbraio 2017, 11.35.19
6
Faccio i complimenti ad Erika per la recensione.....in particolare le prime 5 righe....che mi hanno fatto capire che sarebbe stato inutile per i miei gusti premere play
gamba.
Martedì 31 Gennaio 2017, 23.30.00
5
dato un ascolto: mah. tirati in ballo troppo spesso i nin, e ovviamente ne risente la personalità di tutto il lavoro. ovviamente è presto per un giudizio completo
Pink Christ
Martedì 31 Gennaio 2017, 20.36.44
4
Mamma mia chemetni chiuse. Macchè centra cambiar nome? Associate troppo unnome al genere. Che facciano quello che vogliono,dovete sempre ridire su tutto? Io non vedo l'ora di ascoltarlo, sarà mio. Amo le band che hanno le palle di cambiar stile sperimentando sempre cose nuove e non fossilizzandosi sulle stesse cose trite e ritrite. E' come fare l'amore sempre allo stesso modo, dopo un pò scassa la minchia
Tartu
Lunedì 30 Gennaio 2017, 12.48.03
3
cambiare stile va bene, ma non ho mai capito perché il nome della band deve rimanere sempre lo stesso....
Kenos
Lunedì 30 Gennaio 2017, 10.55.45
2
Per me hanno toppato.
Luca
Domenica 29 Gennaio 2017, 14.29.02
1
Non ho mai digerito i cambi stilistici.. forse è un mio limite.. non ho più seguito gli ulver e così succederà con Aborym
INFORMAZIONI
2017
Agonia Records
Industrial
Tracklist
1. Unpleasantness
2. Precarious
3. Decadence In A Nutshell
4. 10050 Cielo Drive
5. Slipping Through The Cracks
6. You Can't Handle The Truth
7. For A Better Past
8. Tragedies For Sale
9. Going Places
10. Big H
Line Up
Fabban (Voce, Synth, Programmazione)
RG Narchost (Chitarra)
Davide Tiso (Chitarra)
Dan V (Chitarra, Basso)
Stefano Angiulli (Synth, Tastiera)

Musicisti Ospiti
Victor Love (Voce)
Cain Cressall (Voce)
N-Ikonoclast (Voce)
Ricktor (Chitarra)
Pier Marzano (Chitarra)
Sin Quirin (Chitarra)
Andrea Mazzucca (Batteria)
 
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