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Tytus - Rises
02/02/2017
( 569 letture )
Nonostante il grande fiume del metal si sia diviso col procedere degli anni in mille ed un rivolo, il suo corso principale non è mai morto. Forse ne è diminuita la portata, ma indubbiamente scorre ancora, producendo anche ai nostri giorni una folta schiera di gruppi di genere. I triestini Tytus, fatta salva una certa attitudine hardcore che sarà precisata meglio in seguito, nascono nel 2014 posizionandosi appunto nel solco della tradizione che parte dagli anni 70, per manifestarsi appieno nella decade successiva. Dopo una gavetta fatta di tante esibizioni live, un 7" intitolato White Lines ed un autoprodotto battezzato Highway, i Nostri arrivano adesso a Rises, esordio ufficiale targato Sliptrick Records. Per tornare all’attitudine hardcore, analizzando la formazione balza all’occhio la militanza del chitarrista Mark Simon Hell nelle reunion di Eu’s Arse ed Upset Noise, storici gruppi recentemente citati all’interno della nostra serie Italia Hardcore Punk. Il tutto può sembrare addirittura incoerente con la musica proposta con il moniker Tytus, ma in realtà altri punti di contatto con la scena hardcore esistono, come vedremo, pur sottotraccia.

Uscito con alcuni mesi di ritardo sul previsto a causa di intervenute divergenze con la precedente casa discografica, l’album è basato su un concept riguardante un futuro solo in parte ipotetico dell’umanità. Ideato dal bassista Markey Moon, questo narra delle ultime fasi della vita della nostra stella, quando, in fase di gigante rossa, aumenterà a dismisura il suo volume con le ovvie conseguenze per la vita sulla Terra, fatto ampiamente previsto dalla scienza. Questo -e da qui si sviluppa la parte fantasy- provocherà delle ripercussioni sulla vita della nostra specie, che sarà costretta a migrare nel sottosuolo a causa della trasformazione della superficie in una landa desertica senza fine. Inevitabilmente, risorgerà il culto del Sole visto come entità suprema di purificazione attraverso la distruzione. Inoltre, le canzoni analizzano la storia della razza umana nel corso dei secoli, con le sue guerre, le conquiste, lo sfruttamento, le religioni, ma soprattutto la necessità di eliminare i confini fisici e mentali che ci ingabbiano. Detto della parte letteraria, va notato come quella musicale si sposi correttamente con i testi. Ciò anche e soprattutto a causa di un certosino lavoro svolto in fase di registrazione che ci riporta alla filosofia hardcore di cui sopra in termini di suono raggiunto. Al termine di una prima fase svolta presso i Track Terminal Studio del batterista Frank Bardy, dove è stato ricavato un sound di confine tra la N.W.O.B.H.M. ed un certo thrash più pulito, il tutto è stato rifinito e “centrato” presso il Dead Air Studio di Leverett, U.S.A., da Will Killingsworth, il quale ha provveduto a dare un taglio leggermente punk e live al tutto. La scelta si rivela opportuna, dato che un certo retrogusto punk si sente nel modo di suonare di Mark Simon Hell il quale, oltre alla militanza nelle due realtà storiche citate in apertura, può vantare quelle con Ohuzaru e La Piovra con tour europei e statunitensi. Si tratta più che altro di una questione di attitudine, ma si sente. Inoltre, anche i Gonzales dai quali provengono Ilija Riffmeister, lo stesso Mark e Markey Moon appartenevano all’area punk’n’roll.
Terminata una intro destinata a creare pathos, Rises inizia con Land of the New Frontier, con quel suo riff portante un po’ sghembo che ricorda vagamente i primi Raven. In realtà, se particolari gruppi devono essere citati per inquadrare la generalità della proposta dei Tytus, è più opportuno riferirsi a Maiden, Angel Witch, Thin Lizzy e band simili. Proseguendo, la scaletta presenta un lotto di pezzi di qualità molto omogenea, basati su un heavy metal a tinte epiche e/o solenni, con palesi reminiscenze anni 70 presenti in più di un passaggio e pezzi prodighi di assoli ed arrangiamenti ben sviluppati. Buone le prestazioni del frontman Ilija Riffmeister, impegnato al microfono ed alla sei corde e di Bardy alla batteria. Tra le altre canzoni, a segnalarsi in particolare sono comunque 325 A.D., nella quale appaiono Will Wallner dei White Wizzard ed il cantautore tedesco Conny Ochs (Wino) impegnato nel pre-chorus ed autore della copertina, Omnia Sunt Communia con la sua aggressività antica e malinconica ed il grande piglio di Inland View. Chiusura di grande effetto con Blues on the Verge of Apocalypse, rarefatto strumentale di stampo primi anni 70 che rende molto bene l’idea dell’ambiente in cui il concept è inserito.

Dato il quadro generale, è del tutto ovvio che né Rises, né i Tytus possono/vogliono inventare qualcosa, facendo riferimento ad un periodo ed a dei gruppi che hanno da tempo fatto la storia. Di conseguenza, i rimandi a questa od a quella band si sprecano se si approccia il tutto con orecchio critico volto alla ricerca di quei richiami. Tuttavia, data la dichiarata area di appartenenza e la manifesta devozione verso i gruppi citati in recensione, è maggiormente opportuno premiare sia la bontà della rielaborazione che la qualità degli arrangiamenti e la puntigliosità della ricerca del dettaglio in sede di registrazione. Rises è un lavoro sentito e meditato in ogni suo aspetto, ma nonostante ciò conserva uno spirito stradaiolo che lo rende masticabile sia da chi cerca la parte più professionale della realizzazione di un album che da coloro i quali si aspettano di essere colpiti dalla musica senza troppe sovrastrutture di contorno. Dovendo trovare un vero difetto, questo va individuato nella durata complessiva dell’opera, eccessiva in rapporto alla capacità di mantenere l’attenzione dell’ascoltatore costantemente alta. La cosa è probabilmente dipendente dalla necessità di sviluppare appieno le tematiche affrontate, ma incide. In ogni caso, un gruppo ed un disco di buon livello e con buoni margini di miglioramento, ma già in grado di regalare soddisfazioni a chi ama certi suoni e certi periodi.



VOTO RECENSORE
72
VOTO LETTORI
85 su 1 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2016
Sliptrick Records
Heavy
Tracklist
1. Ode to the Migthy Sun
2. New Frontier
3. Haunted
4. 325 A.D.
5. White Lines
6. Omnia Sunt Communia
7. Inland View
8. Desperate Hopes
9. New Dawn’s Eve
10. Blues on the Verge of Apocalypse
Line Up
Ilija Riffmeister (Voce, Chitarra)
Mark Simon Hell (Chitarra)
Markey Moon (Voce, Basso)
Bardy (Batteria)
 
 
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