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Bring Me the Horizon - Live at the Royal Albert Hall
09/02/2017
( 1781 letture )
Dai, coraggio, non abbiate timore di rivelare la vostra opinione: potete tranquillamente dire che siamo dei masochisti, visto che, non contenti di aver già recensito il discutibile That's the Spirit, adesso abbiamo alzato il tiro, finendo per occuparci del recente live pubblicato dai chiacchieratissimi Bring Me the Horizon, registrato nientemeno che alla prestigiossima Royal Albert Hall di Londra.
Perché, direte voi? Puro masochismo? Perseveranza? Senso del dovere? Scommesse perse? Forse, ma anche per una genuina curiosità che dovrebbe animare ogni amante della musica; prima di criticare, insomma, dimostriamoci ben gentili nei confronti di questa band ed almeno proviamo ad ascoltare quanto ha da dire, in modo da poterci formulare una nostra opinione scevra da qualunque giudizio esterno.

Innanzitutto, va rilevato come il concerto sia stato tenuto per una causa nobilissima: la band di Olli Sykes si è infatti esibita in occasione di una serie di eventi promossi dal Teenage Cancer Trust, un'associazione benefica britannica che si occupa da anni di raccolta fondi ed assistenza in favore dei giovanissimi afflitti dal terribile male. Si spiega anche in questo modo la pubblicazione di un live a così breve distanza dal precedente, rilasciato dai Bring Me the Horizon appena nel 2015; il Live at Royal Albert Hall è a sua volta stato pubblicato grazie ad un'accurata campagna di crowfunding, i cui proventi sono egualmente stati donati al Teenage Cancer Trust, il che lo rende dunque a tutti gli effetti un live a scopo di beneficenza, iniziativa per la quale il gruppo va lodato a prescindere.
Qualche lode in meno, ahinoi, va ancora una volta riservata alla musica: partendo dal presupposto che buona parte dei brani della tracklist sono tratti proprio dal trascurabile That's the Spirit (ed un'altra rilevante fetta proviene da Sempiternal, a sua volta non indimenticabile), il gruppo è accompagnato sul palco dalla Parallax Orchestra e, come in molti altri casi simili, l'accostamento fra musica metal/metalcore e partiture orchestrali risulta forzato, per non dire difficoltoso, fino a dare più volte l'impressione di due collettivi che suonano per fatti loro, senza amalgamarsi affatto. E' un peccato, viste le qualità tanto dell'orchestra, quanto anche della band, che sa il fatto suo pur non producendosi in orpelli tecnici particolari. Il problema è evidente già a partire da Doomed, dove le due anime del palco dialogano davvero poco fra loro; per fortuna il pubblico sembra comunque apprezzare, data la notevole partecipazione. Un altro problema giunge in compenso da Sykes: il frontman dei Bring Me the Horizon non pare in grandissima forma dal punto di vista vocale, tanto che anche Happy Song, uno dei brani migliori estratti da That's the Spirit, risulta eccessivamente smorzata; peccato, dato che la convincente parte ritmica regala invece discrete emozioni. Come detto, il live pesca a pienissime mani dagli ultimi due album e regala i suoi migliori momenti quando l'interazione fra orchestra e gruppo britannico riesce: ascoltate ad esempio Avalanche, introdotta da una convincente parte operistica che poi, successivamente, sostiene il cantato del frontman ed i riff dei chitarristi compenetrandosi ad essi in modo sufficientemente naturale e convincente. Il brano in sé, debitore degli U2, non è eccelso, ma ha tutto da guadagnare dalla collaborazione dei Bring Me the Horizon con la Parallax Orchestra. Un altro esempio di amalgama riuscito è Sleepwalking, mentre in Empire l'orchestra è assai poco presente ed emergono nettamente anche le qualità della band, con un Sykes finalmente convincente in toto tanto nelle parti clean, quanto in quelle più ruvide. Dove invece la collaborazione riesce in maniera meno convincente è, ad esempio, Throne, che pure è uno dei brani migliori di That's the Spirit, ma in questo caso pare proprio non riuscire a centrare il bersaglio: peccato davvero, il Gioco del Trono stavolta non è riuscito. La seconda metà del disco, peraltro, presenta vari passaggi a vuoto, come True Friends, stucchevole nel suo scimmiottare i Linkin Park o Follow You, debole su disco e debolissima anche in questo live. Verso la conclusione l'album sembra rialzarsi con una bella versione di Antivist, ma poi crolla nuovamente con l'infinita Drown e la banale Oh No.

Come dicevamo, ci siamo accostati al live nel modo intellettualmente più onesto possibile, scevri da pregiudizi riguardanti la band. Sfortunatamente, almeno in questo lungo lavoro dal vivo le cose non sono andate come era lecito sperare: la collaborazione fra i Bring Me the Horizon funziona solamente a tratti e, se quando riesce tutto sommato si assiste a momenti anche piuttosto piacevoli, in troppi frangenti l'apporto che ciascun insieme di musicisti fornisce all'altro in termini di resa musicale complessiva è davvero scarso. Se a ciò aggiungiamo una scaletta che pesca principalmente da due album non brillantissimi ed una prova vocale di Sykes non impeccabile, sfortunatamente Live at Royal Albert Hall è un'occasione persa. Restano i complimenti per l'ottima iniziativa benefica, ma serve uno sforzo in più per convincerci ad apprezzare la proposta.



VOTO RECENSORE
55
VOTO LETTORI
73.8 su 5 voti [ VOTA]
MK
Mercoledì 15 Febbraio 2017, 15.01.08
3
leggendo la rece ti aspetteresti almeno10 pti in più....ma vabbè concordo su follow you e oh no, ma sempiternal è il loro miglior disco, il white pony degli anni '10, ma se proprio vi fanno schifo a prescindere perchè recensirli?
Pink Christ
Venerdì 10 Febbraio 2017, 16.27.56
2
Le musiche sono anche carine, alcune parti però stonano troppo con l'orchestra e poi la voce sua è davvero bruttina. Cmq visto la nobile causa si può anche comprare e poi regalare ad qualche giovane metallino
Alex Cavani
Giovedì 9 Febbraio 2017, 23.37.47
1
Per me disco live veramente bello. Sicuramente i commenti su Oli sono condivisi quasi completamente, la sua voce non ha mai graffiato più di tanto e ormai non graffierà più, motivo per cui avrei quasi preferito che scegliessero anche dagli album più datati brani con le clean vocals, piuttosto che riproporre i soliti brani. A parte questo secondo me l'orchestra regala dei bellissimi momenti, specie l'introduzione di Doom e soprattutto nella gestione dei cori che, seppur non fantasiosi, innalzano il livello dei pezzi in cui sono inseriti. Purtroppo per quel che mi riguarda il mixaggio finale a volte lascia un po' a desiderare privilegiando i bassi (ok il metalcore...) quando invece in questo contesto suoni più bilanciati sarebbero stati l'ideale. Tutto questo comunque non rovina la godibilità del disco, a cui do un 80. P.S. Personalmente pur seguendo la band da sempre, non da grande fan, reputo Sempiternal e That's The Spirit i loro due personali capolavori, non due dischi trascurabili. Ormai bisogna anche pensare che una Pray For Plagues o una Diamonds Aren't Forever non le sentiremo più.
INFORMAZIONI
2016
Sony/RCA Records
Inclassificabile
Tracklist
1. Intro/Doomed
2. Happy Song
3. Go to Hell, for Heaven's Sake
4. Avalanche
5. It Never Ends
6. Sleepwalking
7. Empire (Let Them Sing)
8. Throne
9. Shadow Moses
10. True Friends
11. Follow You
12. Can You Feel My Heart
13. Antivist
14. Drown
15. Oh No
Line Up
Oliver Sykes (Voce)
Lee Malia (Chitarra)
John Jones (Chitarra)
Matt Kean (Basso)
Jordan Fish (Tastiera, Sintetizzatori, Programmazione)
Matt Nicholls (Batteria, Percussioni)

Musicisti Ospiti
Parallax Orchestra
 
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