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Blood Ceremony - Lord of Misrule
11/02/2017
( 1766 letture )
Nati nel 2006 sull'onda del revival sessantiano e settantiano, i Blood Ceremony approdano al decimo anno di attività dando alle stampe il quarto, attesissimo album, intenzionati a non deludere le aspettative delle schiere di fan conquistate con l'indiscusso capolavoro che risponde al nome di Living with the Ancients e dal successivo The Eldricht Dark.
Al timone dei canadesi troviamo sempre la bravissima O'Brien, a destreggiarsi tra voce, organo e flauto, elevata ormai a vero e proprio oggetto di culto da parte degli amanti della corrente "female-fronted" del doom psichedelico, di cui condivide il trono solamente con la ben più oscura Jex Thoth.

Questo Lord of Misrule non si discosta dalle precedenti esperienze di casa Blood Ceremony, ponendosi come il naturale proseguimento dello spostamento di accenti iniziato con The Eldricht Dark. Rispetto al loro primo e secondo album infatti, pur lasciando il sound grosso modo invariato, i canadesi hanno fatto pendere la bilancia della propria musica verso la componente più marcatamente folk, alleggerendo le influenze doom (senza ovviamente eliminarla del tutto) e virando così in maniera più decisa verso le suggestioni degli anni sessanta e settanta. I nomi di riferimento sono sempre quelli, ma è manifesto che ci si trova davanti ad un prodotto che nel suo complesso suona più Jethro Tull che Black Sabbath e che sottolinea più che mai il debito contratto nei confronti delle sperimentazioni in ambito folk e psichedelico che fiorirono in ambito underground sul suolo americano nei sessanta. Sempre sulla scia del predecessore si collocano le scelte in fatto di suoni, con una produzione di altissima qualità che lascia però volutamente in sordina le componenti più robuste del sound dei Blood Ceremony.
Il lieve ammorbidimento della proposta dei canadesi non va a toccare però la componente lirica ed immaginifica, che riguarda l'occulto inteso nella sua forma più lata, espandendosi dalle suggestioni paniche a quelle più ritualistiche con la stessa naturalezza e potenza evocativa, confermando quello che è il più grande punto di forza della band. Lord of Misrule ha l'andamento di un baccanale, una "festa dei folli" secondo alcune dichiarazioni della stessa O'Brien, con ogni canzone che spazia in direzioni differenti. Un rito panico certo, che coinvolge ogni genere di smodato divertimento, ma in cui ogni passo, anche il più gioioso, è dotato di una carica selvaggia e incalzante che porta poi al necessario sacrificio finale. In origine il platter era stato ideato come un concept dal chitarrista Sean Kennedy, idea poi scartata nel processo di scrittura vero e proprio ma che fa ancora sentire la sua influenza fra le note del disco e conferisce una certa unità lirica e un'omogeneità di fondo in fatto di atmosfere, nonostante le sostaziali differenze fra i brani. Ad aprire il disco troviamo The Devil's Widow, pezzo che ricorda molto da vicino le opener degli album precedenti, segnati dal crescendo e dalla struttura prog, oltre che da una certa teatralità che sembra quasi avere la funzione di "declamare" l'inizio dell'album. Si inizia già da qui a notare una maggiore debolezza di Lord of Misrule rispetto agli illustri predecessori: il pezzo funziona, la O'Brien tesse melodie funamboliche con il suo flauto, eppure si avverte chiara la sensazione di già sentito e le avvisaglie di un calo di ispirazione. Fa ben sperare invece il duo successivo, formata da una Lorely spudoratamente catchy, ma accattivante e ben scritta e dalla bellissima The Rogue's Lot, vera e propria highlight del disco grazie all'atmosfera mistica e sospesa che una O'Brien sopra le righe riesce a portare in musica. Il disco prosegue su suggestioni più puramente retro, con una titletrack discreta ma soprassedibile e la buona Half Moon Street, per poi ritrovare le atmosfere ovattate e paganeggianti di The Weird of Finistere, in cui i Blood Ceremony ritornano su alti livelli con un pezzo che nella sua linearità riesce ad essere sin da subito emotivamente coinvolgente. I brani finali dell'album mostrano invece un deciso calo di energie e risultano principalmente esercizi di mestiere, per quanto eseguiti con indubbia perizia da una band che ha ormai abbondantemente dimostrato di avere ottime qualità in fatto di scrittura. Flower Phantoms è in pieno stile anni sessanta, orecchiabile ma nulla più, risulta essere un episodio scontato e non imprescindibile, mentre la successiva Old Fires recupera un po' di spirito prog, ma non riesce a incidere nell'economia del platter. La chiusura è affidata a una ballata in acustico, una chiusura trasognata, quasi a passo di danza, trascinata dalla voce della O'Brien che si affida poi al suo flauto prima che il tutto si chiuda sul rullo dei tamburi.

Ci troviamo davanti a quello che è probabilmente l'album più debole dei canadesi, un prodotto che pur confermando le ormai assodate qualità dei Blood Ceremony mostra i segni di un naturale calo fisiologico probabilmente dovuto ad una certa ripetitività nelle soluzioni proposte finora, ma che soddisferà appieno i fedelissimi della band e si presenta come un ascolto più che piacevole per chiunque mastichi il genere.



VOTO RECENSORE
72
VOTO LETTORI
94.5 su 4 voti [ VOTA]
LORIN
Domenica 19 Febbraio 2017, 21.46.50
6
Disco meraviglioso, pieno di psichedelia al posto giusto, a me piace moltissimo, come tutti i loro album del resto. Ottima band.
AkiraFudo
Mercoledì 15 Febbraio 2017, 9.44.55
5
Ottimo disco, che a parer mio non evidenzia alcuna parabola discendente... si tratta di un gruppo che ultimamente sta uscendo dalla sua nicchia guadagnando maggiori consensi e - come al solito - questo suscita malumori fra quella fetta di utenza particolarmente matura che si sente tradita non appena una band sembra provare ad uscire dall'underground più limitato.. solita storia, nulla di nuovo sotto il sole.
Pink christ
Martedì 14 Febbraio 2017, 6.21.49
4
Da avere. Una delle migliori band del nuovo millennio
Gabriele
Lunedì 13 Febbraio 2017, 21.03.50
3
Anche per me purtroppo parabola discendente iniziate già da The Eldritch Dark e proseguita con questo. Living With The Ancients rimane lontanissimo ed irraggiungibile.
Metal Shock
Lunedì 13 Febbraio 2017, 19.01.56
2
Non sono d'accordo con la recensione, perchè per me questo è un signor album: la componente folk, anni 70', è sempre più presente e crea atmosfere sensazionali come su Loreley che sembra un pezzo degli anni 60', favoloso. La voce di Alia ammalia sempre di più e la band crea canzoni meravigliose. Per me uno dei miglior dischi dell'anno passato e come voto va oltre gli 85.
Eagle Nest
Sabato 11 Febbraio 2017, 19.54.22
1
Alia resta splendida, ma la parabola discendente delle composizioni è una brutta notizia per questa band. Contavo molto su di loro e già The Eldritch Dark non mi aveva entusiasmato.
INFORMAZIONI
2016
Rise Above Records
Doom
Tracklist
1. The Devil's Widow
2. Loreley
3. The Rogue's Lot
4. Lord of Misrule
5. Half Moon Street
6. The Weird of Finistère
7. Flower Phantoms
8. Old Fires
9. Things Present, Things Past
Line Up
Alia O'Brien (Voce, Flauto, Mellotron, Organo, Wurlitzer)
Sean Kennedy (Chitarra)
Lucas Gadke (Basso)
Michael Carrillo (Batteria)
 
RECENSIONI
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