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Deep Purple - Rapture of the Deep
11/02/2017
( 2194 letture )
Per molte persone i Deep Purple, una delle band più importanti della storia del rock, hanno cessato di esistere almeno nel 1993, con l'abbandono dello storico chitarrista Ritchie Blackmore; per altri ancora, più oltranzisti, la pietra tombale era già stata posata nel 1984, dopo la pubblicazione di Perfect Strangers, probabilmente l'ultimo lavoro davvero memorabile pubblicato con il funambolo delle sei corde in formazione. Per certi versi le suddette posizioni possono essere condivisibili: è innegabile che l'addio di Blackmore, musicista e compositore di livello mondiale al di là del suo carattere bizzoso, abbia costituito un duro colpo per il gruppo, che nei 25 anni precedenti aveva dato vita ad una serie di lavori semplicemente imprescindibili.
Tuttavia, è sbagliato ritenere la band irrimediabilmente perduta dopo il 1993: per certi versi, anzi, se si ascoltano gli album pubblicati dopo Perfect Strangers ed il primo con Steve Morse alla chitarra, risalente al 1996, è difficile sostenere che l'abbandono di Blackmore non sia stato positivo. Molto semplicemente, nonostante le pietre miliari rilasciate negli anni, il rapporto fra il gruppo ed il suo leader era ormai logoro e la separazione ha fatto bene a tutti, tranne forse ai fan giustamente nostalgici di un'epopea irripetibile.

Il lungo preambolo introduttivo è essenziale per inaugurare un discorso su Rapture of the Deep: pubblicato nel 2005 a seguito del discreto Bananas, costituisce un ammirevole esempio di band che, nonostante un bagaglio musicale immenso alle spalle, non rinuncia a proporre nuove canzoni di buona fattura e di innegabile classe. Non siamo sui livelli di Purpendicular, il succitato primo album dei Deep Purple con Steve Morse alla chitarra, ma il lavoro presenta undici tracce che scorrono via con leggerezza, regalando più di qualche momento brillante. Rispetto a Bananas, che pescava maggiormente nel blues ed adottava un approccio più intimista, Rapture of the Deep va invece ad inserirsi nel solco della tradizione hard rock seventies che ha reso la band celebre: ne è prova già la prima Money Talks, che mostra una eccellente interazione fra sezione ritmica, chitarra e tastiere, tutti impegnati a tessere un sottofondo elegante ed incalzante al tempo stesso, sormontato da linee vocali convincenti da parte di Gillan; anche i coretti ruffiani funzionano bene e mostrano una band, come detto, in forma più che buona. Se Girls Like That mette in mostra saltuarie influenze funk e ci ripropone qualche acuto old style del fenomenale cantante, Wrong Man è una piccola perla che trasuda hard rock da tutti i pori: chitarra in gran forma, riff “cattivo”, tastiere di Don Airey che non fanno rimpiangere il leggendario Jon Lord e ritmo più coinvolgente che mai. Sarà manierismo, sarà quel che volete, ma è sempre un piacere ascoltare questi “vecchietti”! La title-track presenta a sua volta spunti molto interessanti, stavolta per merito principalmente di Steve Morse: l'ex ascia dei Dixie Dregs è infatti autore di una prova splendida tanto alla ritmica, dove costruisce una scala dal ritmo orientaleggiante, tanto nella porzione solista, dove il suo assolo andrebbe studiato per bene da ogni aspirante chitarrista. C'è naturalmente il tempo di una ballad, Clearly Quite Absurd, piacevole senza essere memorabile, poi la band si diverte a mescolare vari stili in Don't Let Go, debitrice tanto dell'hard rock quanto, verso la fine, addirittura del jazz. Se però non volete sperimentazioni e bramate solo sanguigno rock alla Deep Purple, allora convergete dritti su Back to Back: ok, è vero, fa un po' troppo il verso a Highway Star, ma diverte e trascina. Kiss Tomorrow Goodbye è altra traccia dove la band si diverte a sperimentare qualcosa, nella fattispecie va segnalato il lavoro di Paice alle percussioni, ma convince meno rispetto a brani precedenti; a chiudere le danze, infine, provvedono prima Junkyard Blues, dove si mette in evidenza soprattutto Airey con una splendida partitura di piano e poi Before Time Began, più rilassata e simile allo stile di Bananas. Scusateci ragazzi, vi preferiamo nello stile di Rapture of the Deep!

Insomma, siamo alle prese con un disco davvero interessante e ricolmo di spunti interessanti: un confronto con il passato sarebbe ovviamente impari, ma sarebbe principalmente inutile; sono passati decenni dai capolavori del passato, sono caduti Papi e Presidenti, è crollato il Muro di Berlino, sono cambiate società e musica. Il fatto che i Deep Purple fossero ancora in giro nel 2005 a produrre musica e lo siano tuttora dovrebbe renderci orgogliosi dell'amore che proviamo per la loro straordinaria carriera ed i capolavori che ci hanno regalato.
Orsù, dunque, che aspettate? Recuperate immediatamente album come questo, se ve li siete persi!



VOTO RECENSORE
76
VOTO LETTORI
79.4 su 5 voti [ VOTA]
klostridiumtetani
Giovedì 4 Maggio 2017, 16.45.21
11
I Deep per me non si discutono! Preferisco sicuramente l'era Blackmore, e Morse sinceramente non lo amo molto. Mi trovo d'accordo con quasi tutte le recensioni ( compresa questa ), ma secondo me THOTBL, meriterebbe almeno una sufficienza piena (almeno 65), perché insomma dai! definire insufficiente un disco come quello, anche se non il top della discografia mi sembra eccessivo, e darei a Now What?! un voto vicino al capolavoro (80 - 85 come minimo) . Bye! Ah no, alzerei di dieci punti almeno anche Perfect Strangers . IMHO
iommi
Giovedì 4 Maggio 2017, 16.21.16
10
a mio modesto parere questo disco non avrebbe difetti se non fosse azzoppato da don't let go, back to back e mtv che non sono allo stesso livello del resto del disco. A parte questo, dopo anni, lo sto molto rivalutando.
iommi
Domenica 16 Aprile 2017, 12.22.09
9
probabilmente per via dell'ordine della setlist preferisco bananas che trovo più compatto, ma non direi che i deep purple sian finiti con Blackmore e neanche penso che il calo di voce di gillan abbia rovinato gli ultimi dischi. Ha saputo usare la voce che ha che è una gran bella voce. Come disco meglio now what
marmar
Sabato 18 Febbraio 2017, 9.17.06
8
Da fans quasi quarantennale dei Deep non me lo ricordo quasi per niente, segno che devo averlo preso per rispetto quando è uscito e poi l' ho lasciato negli scaffali. I Deep sono finiti con il grande ritorno di "Perfect Stranger" come scrive qualcuno? Forse, anche se il tanto vituperato "The House..." non è male, e ha avuto il merito di riportarci in Italia la band dopo 14 anni (favoloso concerto all' Arena di Verona 07/09/87, che rimane in assoluto il più bel concerto al quale ho assistito), "Slave and master" è bellissimo ma con Turner alla voce è un album dei Rainbow (comunque ancora mi rammarico della data saltata di Milano, avevo già il biglietto in mano da subito), e anche "The Battle Rages On..." è un signor disco, con 4-5 pezzi di caratura superiore (ultima volta che li ho visti con Blackmore al Palatrussardi, riuscirono a fare una "Child in time" da brivido, cantata a squarciagola da tutti i presenti); poi il sig. Ritchie è uscito e non è stata più la stessa cosa. Sono da sempre un gran estimatore di Morse, lo conoscevo già da molti anni prima che entrasse nei Deep (album dei Dixie Dregs, Kansas e autentici capolavori solisti come "High Tension Wires" e "Southern Steel") , il suo ingresso nella band ha subito prodotto il fantastico " Purpendicular" che all'epoca ha fatto gridare al mezzo miracolo (merita davvero), ma poi la vena compositiva di tutti è andata in calando; da quando poi se n'è andato il gran maestro Jon, con tutto rispetto per il comunque bravissimo Don, è stato ulteriore episodio verso un onorevole ma inesorabile declino. Album come questo o "Now What?" (sicuramente meglio) sono passabili, ma quel che è stato era un' altra cosa, o meglio, era ed è leggenda.
Painkiller
Lunedì 13 Febbraio 2017, 20.42.00
7
Da un lato faccio parte di quelli che li consoderó morti dopo perfect strangers, ma non (solo) per l'abbandono di Ritchie, ma perché un altro elemento importante ha mollato il gruppo dopo il 1984, la voce di Gillan. Da lì in poi ho davvero faticato a digerire la sua voce un po' da "paperino" se non fosse che Purpendicular è un capolavoro. A questo buon rapture of the deep alla fine preferisco Bananas, proprio per la prova di Gillan. Questo lo trovo anche un po' noioso alla lunga.
Luigi
Lunedì 13 Febbraio 2017, 16.02.42
6
Dell'era Morse tra i più riusciti, da podio! Ma considero Purpendicular e Now What ancora una spanna sopra, tra tutte spicca la titletrack, un eccellenza!
AL
Domenica 12 Febbraio 2017, 18.59.45
5
Bellissimo album. Lo ascolto spesso. Kiss Tomorrow goodbye e la title track le mie preferite voto 78
Testamatta ride
Domenica 12 Febbraio 2017, 14.01.29
4
Recensione al solito misurata, rispettosa e di fruibile lettura, bravo Barry. Il disco è un ottimo lavoro, l'inizio -con l'intro di Money talks è fantastico - come anche il resto del pezzo, a conti fatti il migliore secondo me. Cmq il livello è costantemente buono per tutta la sua durata. Bella anche la custodia in latta.
LORIN
Domenica 12 Febbraio 2017, 11.33.10
3
E' un bellissimo disco dove il "saper scrivere musica rock" la fa ancora da padrone.
Eagle Nest
Sabato 11 Febbraio 2017, 22.49.34
2
Condivido la recensione e le parole di Rob Fleming qua sotto. Bel disco, con qualche punta di eccellenza, in particolare la titletrack.
Rob Fleming
Sabato 11 Febbraio 2017, 12.00.30
1
Conferma dopo il, per me, buono Bananas. Rapture of the deep (la canzone) è quanto di più blackmoriano scritto dal '94 in poi; Girls like that mi dà la voglia di sentirla cantata da un Gillan con 20-30 anni di meno per quanto è bella. Esaltante il bluesaccio in crescendo di Don't let go. 78
INFORMAZIONI
2005
Edel/Eagle Records
Hard Rock
Tracklist
1. Money Talks
2. Girls Like That
3. Wrong Man
4. Rapture of the Deep
5. Clearly Quite Absurd
6. Don't Let Go
7. Back to Back
8. Kiss Tomorrow Goodbye
9. Junkyard Blues
10. Before Time Began
Line Up
Ian Gillan (Voce)
Steve Morse (Chitarra)
Don Airey (Tastiere)
Roger Glover (Basso)
Ian Paice (Batteria)
 
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