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Hatfield and the North - Hatfield and the North
11/02/2017
( 724 letture )
Torniamo a parlare della scena di Canterbury con uno dei gruppi simbolo del movimento artistico/musicale della cittadina del sud dell’Inghilterra. La storia alle spalle del gruppo è assai ricca, ma ci basta conoscere le band di provenienza dei suoi membri per figurarci l’immenso potenziale venutosi a creare in quel vero super gruppo che prende il nome Hatfield and the North. Successivamente alla creazione di Waterloo Lily dei Caravan, Richard Sinclair, il bassista cantante nonché membro fondatore, decise di uscire dalla band a causa della deriva troppo commerciale, a suo dire, e colse l’occasione per creare un nuovo progetto che potesse soddisfare la propria sete di sperimentazione. Per realizzare questo progetto Sinclair arruolò membri provenienti dai più grandi gruppi della scena: Phil Miller alla chitarra lo seguì dai Caravan (in quel periodo in realtà suonava con i Matching Mole); Pip Pyle alla batteria proveniva invece dai Gong; alle tastiere, dopo l’abbandono di David, cugino di Richard, ritiratosi a causa della linea del gruppo da lui giudicata troppo jazzistica, entro in line up Dave Stewart all’epoca in forza negli Egg. Non trascurabile è anche la partecipazione di Robert Wyatt sul brano Calyx, che lo vede riapparire per la prima volta in uno studio di registrazione dopo il l’incidente che costrinse il fondatore dei Soft Machine e Matching Mole in carrozzina, interrompendone la carriera batteristica (per nostra fortuna non quella musicale). Il prodotto finale è una miscela delle esperienze passate dei membri della band e sintetizza bene quanto ascoltato sino a quel momento nella scena di Canterbury: ispirazione jazzistica dai Soft Machine, temi e musicalità dai Caravan e l’attitudine alla sperimentazione dei Gong. Un cocktail che non può esimersi dal generare grandissime aspettative. Vale la pena spendere due parole anche sulla scelta del nome. Hatfield and the North è il nome dell’autostrada che collega Londra al nord dell’Inghilterra. Prima che la band si formasse, il batterista Pip Pyle scherzando con una ragazza di Hatfield aveva affermato di aver sempre sognato di far parte di un gruppo chiamato Hatfield and the North. Evidentemente il sogno si è realizzato.

L’artwork è senza dubbio originale e presenta una curiosità legata direttamente alla nostra terra. Difatti si notano delle case in primo piano e poi nel cielo, tra le nuvole che sembrano disegnate con una matita sanguigna, in trasparenza è rappresentata una scena infernale rubata dalla lunetta di destra dalla cappella di san Brizio nel duomo di Orvieto che raffigura i dannati all’inferno. Un piccolo dettaglio che però ci ricorda ancora una volta quanto il mondo del progressive britannico sia stato legato al nostro paese.
Il disco omonimo della band si articola in 15 tracce, molte delle quali brevissime. Dopo le prime due che svolgono funzione di intro arriviamo al primo brano, anch’esso molto breve: Going Up to People and Tinkling che comincia a darci l’idea di cosa aspettarci all’interno del disco. Ciò che colpisce in prima battuta è l’ottima equalizzazione che permette di percepire ogni piccolo dettaglio, in particolare il basso di Sinclair. Si prosegue con la già citata Calyx, brano di grande interesse principalmente per le complessissime melodie eseguite dalle voci. Son of "There's No Place Like Homerton" è il brano più lungo dell’album e di certo uno dei più interessanti. Si struttura in un elevato numero di movimenti che si susseguono come le scene di un film. C’è spazio per tutto: sperimentazione, delicatezza, lirismo e potenza riescono a convivere in questa traccia dai mille volti. Da sottolineare l’immensa prova vocale delle tre coriste che si intrecciano in un intrico di contrappunti di straordinaria bellezza. Si prosegue con il brevissimo Aigrette, brano dal sapore quasi brasiliano, che oggi richiamerebbe atmosfere a là Metheny. Si sfocia schizzofrenicamente in Rifferama pezzo totalmente diverso dal precedente: tiratissimo e ricco di feeling in una sonorità pienamente jazz rock. L’atmosfera si raffredda con la distensiva Fol De Rolv che ci accompagna verso il secondo pezzo più lungo dell’album: Shaving Is Boring caratterizzato da atmosfere quasi space rock, ma supportate da un ritmo incalzate. Una scelta singolare ci sorprende verso la fine del brano per giustificarne la netta variazione. Con Licks for the Ladies si riprendono sonorità più distensive che rimandano alla passata esperienza nei Caravan. Dopo l’intermezzo di qualche secondo chiamato Bossa Nochance si arriva a Big Jobs No 2, brano molto breve che mantiene sostanzialmente lo stesso mood delle due tracce precedenti. in Lobster in Cleavage Probe le voci celestiali incontrate su Son of "There's No Place Like Homerton" tornano a deliziarci con i loro magnifici contrappunti. Purtroppo Hatfield and the North volge al termine e ad avere l’onere di chiudere il disco è Gigantic Land-Crabs in Earth Takeover Bid; brano di breve durata ma che contiene al suo interno una quantità di idee sufficienti a scrivere un discreto album.

Ci troviamo dinnanzi ad una perla dal valore inestimabile. Questo lavoro non ha praticamente difetti e gli unici che possiamo trovare provengono dal nostro gusto soggettivo. Qui troviamo musicalità, tecnica, sperimentazione, lirismo e sapienza compositiva, il tutto condito da arrangiamenti perfetti, produzione impeccabile per il genere e non ultimo la scelta della tracklist che crea un moto che permette la miglior fruizione possibile del prodotto. Non parliamo di un disco facile, Sinclair lasciò i Caravan proprio per non produrre musica facile, ma di un disco intrinsecamente complesso che richiede molti ascolti per essere assaporato a pieno. Ciò ancor più valido per chi non è abituato a queste sonorità. Quindi tirando le somme: disco da avere a tutti i costi, può risultare pesante al primo ascolto ma non scoraggiatevi e insistete perché ha veramente molto da dire.



VOTO RECENSORE
94
VOTO LETTORI
96.66 su 3 voti [ VOTA]
Funy
Giovedì 5 Ottobre 2017, 14.27.44
4
Grandiosa band,una di quelle che meritava molto + spazio nelle riviste"impegnate"di musica
precision88
Martedì 14 Febbraio 2017, 12.46.39
3
Il paragone con Zappa è molto calzante, infatti nello stesso periodo uscivano Waka Jawaka e The Grand Wazoo che hanno molto in comune con quanto proposto nella scena di Canterboury nello stesso periodo. Sul discorso dei brani di breve durata non mi sento di dare giudizi, personalmente non ho sufficienti dati per prendere una posizione, sarebbe molto interessante intervistare Sinclair e chiedergli cosa li abbia spinti a scegliere questo format.
Le Marquis de Fremont
Martedì 14 Febbraio 2017, 12.35.31
2
Je me souviens che lo avevo preso soprattutto per la bellissima e originalissima copertina. La scena di Canterbury non mi ha mai preso troppo, anche perché mi sapeva molto di accozzaglie di musicisti freak che avevano troppe idee, sviluppate spesso a caso. Qui, titoli come Shaving is Boring, Lobster In Cleavage Probe o Fol de Rol, mi davano l'idea di prese in giro, alla Frank Zappa. In effetti, l'album è questo minestrone di idee con pezzi cortissimi del tipo "ho un'idea ma non so svilupparla" e altre cose invece di indubbio interesse. Naturalmente si può far passare questo come jazz o sperimentazione ma si fa fatica ad emozionarsi. Per carità, scena importantissima e disco probabilmente "perla dal valore inestimabile" come citato dal bravissimo Monsieur precision88. Sta di fatto che digerire queste produzioni e sottoporsi a vari (tediosi) ascolti per farlo piacere, mi sembra decisamente ostico. Au revoir.
Zess
Sabato 11 Febbraio 2017, 21.40.19
1
Capolavoro. Non c'è altro da dire.
INFORMAZIONI
1974
Virgin
Prog Rock
Tracklist
1. The Stubbs Effect
2. Big Jobs (Poo Poo Extract)
3. Going Up to People and Tinkling
4. Calyx
5. Son Of "There's No Place Like Homerton"
6. Aigrette
7. Rifferama
8. Fol De Rol
9. Shaving Is Boring
10. Licks for the Ladies
11. Bossa Nochance
12. Big Jobs No 2 (By Poo And The Wee Wees)
13. Lobster In Cleavage Probe
14. Gigantic Land-Crabs In Earth Takeover Bid
15. The Other Stubbs Effect
Line Up
Richard Sinclair (Voce, Basso)
Phil Miller (Chitarra)
Dave Stewart (Tastiere)
Pip Pyle (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Robert Wyatt (Voce)
Cyrille Ayers (Voce)
Sam Ellidge (Voce)
Barbara Gaskin (Cori)
Amanda Parsons (Cori)
Ann Rosenthal (Cori)
Jeremy Baines (Glockenspiel, Flauto)
Geoff Leigh (Sax Tenore, flauto)
Didier Malherbe (Sax Tenore)
 
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