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Fates Warning - Theories of Flight
14/02/2017
( 3578 letture )
Dopo la pausa di 9 anni seguita a FWX, i Fates Warning hanno rotto il silenzio discografico, pubblicando nel 2013 il buon Darkness In A Different Light. Passati tre anni la compagine guidata da Jim Matheos torna con un nuovo album, il qui presente Theories of Flight, pubblicato dalla Inside Out l'estate scorsa. La formazione rimane la stessa del precedente tranne per il fatto che Frank Aresti non compare come membro ufficiale, pur prestando la sua chitarra per due assoli, quelli di From The Rooftops e White Flag. Prima di commentare Theories of Flight sembra doveroso spendere qualche parola sulla curata cover dai toni pastello, in qualche modo legata all'immaginario presente nell'album. L'artwork, opera dell'artista del Michigan Graceann Warn, mostra in primo piano dei "fotogrammi" del volo di un uccello. Il fotogramma centrale vede l'uccello intrappolato in una sorta di sfera; un'immagine che, stando alle dichiarazioni dell'artista, creerebbe una sensazione di contrasto tra costrizione e libertà. Sullo sfondo campeggia il celebre sistema eliocentrico elaborato da Copernico, mentre sul lato sinistro il numero 12 in rosso ci ricorda che si tratta del dodicesimo album della band. Come spiega Matheos in un'intervista, è stata proprio l'illustrazione che potete ammirare in copertina a donare il titolo al disco, che in origine avrebbe dovuto chiamarsi The Ghosts Of Home, mentre il brano che risponde a questo nome era intitolato Home Again. Quando però i membri del gruppo hanno scoperto il titolo dell'illustrazione, hanno deciso di usarlo per l'album. Secondo il chitarrista tale titolo rispecchierebbe bene l'anima dei testi, uniti da temi comuni quali sradicamento e fuga, a loro modo "voli".

Ma veniamo ora alla musica. Il tema della fuga affiora sin dall'opener From the Rooftops, tetti da cui scrutare l'orizzonte e scappare da un passato opprimente. Introdotta dalla chitarra in clean e dalla voce di Ray Alder sfocia nel classico brano che ci si aspetta dai Fates Warning: chitarre pulsanti, ritmiche mai banali, aperture melodiche e un ritornello molto orecchiabile che riporta quasi l'ascoltatore al periodo e alle sonorità di Inside Out. La successiva Seven Stars si muove sugli stessi territori, sempre in bilico tra melodia e potenza, con un ricercato lavoro di riffing di Matheos, che gioca su svariati layer di chitarra. Molto buono il mixaggio, bilanciato in modo da lasciare spazio ai musicisti, che possono così essere apprezzati anche singolarmente. Il terzo brano, SOS, lanciato anche come singolo con tanto di videoclip, è forse il più "commerciale", ammesso che un gruppo del genere possa essere definito commerciale. La ritmica serrata ad opera dell'accoppiata Vera/Jarzombek e la voce graffiante di Alder costituiscono l'ossatura di un buon pezzo, anche se forse dai Fates Warning ci si aspetta qualcosa di più. Di più che arriva con la successiva The Light and Shade of Things, brano che tocca i 10 minuti, ma che riesce a mantenere alta l'attenzione per tutta la sua durata, complice la varietà di atmosfere proposta e la prestazione vocale di un Ray Alder davvero sugli scudi. Uno degli highlight dell'album e uno dei pezzi migliori dei Fates Warning tout-court. Giungiamo così alla metà di Theories of Flight, che comincia con White Flag, inno a non arrendersi durante i periodi bui della vita, come recita il ritornello: "No surrender, don't give up/Never carry that white flag". E in effetti i quattro (anzi sei, se si considerano i due ospiti) non si arrendono, regalandoci un brano in up-tempo di tutto rispetto, più pesante dei precedenti grazie soprattutto al muro di chitarre e al riff spezzato della strofa. Like Stars Our Eyes Have Seen ripropone le sonorità del brano precedente ma stavolta il ritornello torna più melodico e di ampio respiro, per un pezzo che secondo me farà una gran presa in sede live. The Ghosts Of Home è la seconda suite e gioca sullo stile proposto dai Fates Warning da Parallels in poi (con l'unica eccezione di A Pleasant Shade of Gray): ricerca melodica unita a una grande tecnica, tra accelerazioni, stop-and-go e momenti di virtuosismo; in certi frangenti la musica sembra addirittura strizzare l'occhio a un certo post-rock à la Crippled Black Phoenix. I temi dello spostamento e della partenza contraddistinguono questa volta il testo autobiografico di Matheos, che descrive le sue esperienze personali ricollegandosi a quanto detto in precedenza. La conclusiva title-track è un episodio strumentale dal sapore sperimentale, sorretto dalla chitarra di Matheos, che intreccia arpeggi sognanti. Verso la metà del brano si affacciano delle voci campionate, che formulano le domande che il chitarrista si è posto durante la sua vita riguardo alle esperienze di spostamenti e traslochi.

I Fates Warning ci consegnano quindi l'ennesimo ottimo album che se da una parte non aggiunge nulla di innovativo alla loro proposta musicale, dall'altra ripaga con una solidità incredibile, senza cali di qualità o filler di sorta. Chi è già fan non può esimersi dall'acquisto; chi non lo è, invece, può affidarsi a questo disco come punto di partenza per la scoperta del gruppo.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
88.70 su 34 voti [ VOTA]
Luka2112
Martedì 25 Giugno 2019, 23.49.08
29
Un album eccezionale da parte di una band fondamentale,ancora capace dopo tantissimi anni di onorata carriera di stupire con un’ elevatissima qualità di scrittura.Inutile parlare di Jim Matheos che si conferma un genio capace fra l’altro di eseguire parti che altri suoi colleghi si sognano. Menzione speciale per l’ incredibile drummer Bobby Jarzombek autore di una performance devastante, ma anche ricca di spunti e idee sopra le righe, basta ascoltare il favoloso intro del brano di apertura, in una parola imperdibile!
Andrew Llloyd
Giovedì 15 Marzo 2018, 14.59.59
28
Un grande disco, l'ennesimo. Il Prog, in forme diverse, VIVE !!!
naoto
Sabato 27 Maggio 2017, 0.09.47
27
L'ho riascoltato e metabolizzato meglio. Correggo doverosamente il tiro rispetto alle prime impressioni. Gran album, magnificamente suonato da musicisti di primordine. Non è il progressive che preferisco (e forse lo è, in assoluto, solo tangenzialmente) ma è metal elegantissimo, di grande impatto emotivo e di grande cifra tecnica. Band di valore assoluto. Il voto ci sta tutto.
Nergal
Domenica 12 Marzo 2017, 19.50.41
26
Album straordinariamente stupendo...posseggo la tiratura limited deluxe doppio cd...grandi!!! Voto 90/100
Max1
Venerdì 10 Marzo 2017, 8.43.00
25
Appena riascoltato Sympatheic Resonance, davvero molto buono se non ottimo, ma con un un grande limite per me: la Voce. Non mi è mai piaciuta già dai tempi dei primissimi FW! In ogni caso Matheos è da annoverare tra gli intoccabili del Metal!!!
MorphineChild
Sabato 25 Febbraio 2017, 15.27.14
24
Concordo con Crimson sulla valutazione data qui sotto dell'immenso Sympathetic Resonance, in grado di sovrastare nettamente anche un disco "semplicemente" bellissimo come questo Theories. Non è comunque scontato che una band con oltre trent'anni di carriera alle spalle riesca a proporre un album così fresco, gradevole ed interessante, in grado di passare dall'escursione in aumento di tensione di From The Rooftops ai ritornelli clamorosi di SOS e Seven Stars (quest'ulitma una vera bomba dal vivo), per poi schiudersi nelle due splendide suite. Prestazione di livello per Alder, visto di recente a Brescia ed in ottima forma, e per una sezione ritmica di impressionante solidità, e non è una sorpresa, con Matheos a cucire una solida alternanza di riff e arpeggi malinconici e qualche ricamo solista non così memorabile. Alder, dopo aver concluso The Light And Shade Of Things, ha fatto notare come non sembri una canzone da 10 minuti durante l'ascolto, descrizione perfetta anche per Theories Of Flight: 50 minuti abbondanti che volano in fretta e lasciano la voglia di un immediato riascolto. Centro pieno!
Crimson
Mercoledì 15 Febbraio 2017, 15.54.55
23
Ennesimo grande disco di quella che è a tutti gli effetti una delle band più consistenti (come qualità delle uscite) della storia del metal. Nella quarta decade (che si è aperta col capolavoro dei FW "archiani" Sympathetic Resonance), continuano ad essere un simbolo e una pietra di paragone per il prog metal classico.
ayreon
Mercoledì 15 Febbraio 2017, 12.50.32
22
visti lo scorso tour a moncalieri ,poche anime presenti ( e dire che di spalla c'era pure la band con goran edman ) ,era pure di sabato e quindi non c'erano scuse per nessuno,grande scaletta ,meglio di quella che ho letto che han fatto per questo tour a brescia,lunga vita a loro ,con la speranza che alder riesca a sdoppiarsi e nella stessa serata lo si possa vedere anche con i redemption.80 ci sta tutto,il migliore da "disconnected" secondo me
Vittorio
Martedì 14 Febbraio 2017, 23.44.09
21
Disco semplicemente eccezionale, una creatività e un songwriting ancora ai massimi livelli.
marmar
Martedì 14 Febbraio 2017, 20.50.47
20
Per me i FW sono tra i migliori gruppi in circolazione e Jim Mateos è un geniaccio, anche per tutto quello che ha fatto con gli O.S.I., punto. Ormai mi muovo raramente per concerti, ma venerdì sera sono andato a rivedermeli volentieri, meritano sempre e comunque, anche se ormai hanno perso quell' aurea di magia e perfezione di venti e passa anni fa. Detto questo il disco è molto bello e curato, sicuramente tra i migliori del 2016, ma non è a livello del precedente, che mi aveva preso moltissimo, pur cambiando sensibilmente le coordinate stilistiche del loro sound. Per me i FW più belli sono quelli di " Disconnected", e le ultime due canzoni mi riportano a questo capolavoro e questo mi basta e mi fa ripremere play quando il cd finisce. Lunga vita ai Maestri.
marmar
Martedì 14 Febbraio 2017, 20.50.45
19
Per me i FW sono tra i migliori gruppi in circolazione e Jim Mateos è un geniaccio, anche per tutto quello che ha fatto con gli O.S.I., punto. Ormai mi muovo raramente per concerti, ma venerdì sera sono andato a rivedermeli volentieri, meritano sempre e comunque, anche se ormai hanno perso quell' aurea di magia e perfezione di venti e passa anni fa. Detto questo il disco è molto bello e curato, sicuramente tra i migliori del 2016, ma non è a livello del precedente, che mi aveva preso moltissimo, pur cambiando sensibilmente le coordinate stilistiche del loro sound. Per me i FW più belli sono quelli di " Disconnected", e le ultime due canzoni mi riportano a questo capolavoro e questo mi basta e mi fa ripremere play quando il cd finisce. Lunga vita ai Maestri.
Gabriele
Martedì 14 Febbraio 2017, 20.47.26
18
Il miglior disco prog del 2016. Ed il migliore dei nostri dai tempi di Disconnected. Visto che il treno della polemica sull'uscita tardiva di questa recensione l'ho già perso, ne lancio subito un altro : decisamente pochine le rece dedicate ai FW, sarebbe il caso di colmare la lacuna. The Spectre Within, Perfect Symmetry, Parallels e Disconnected sono tutti album che vanno tra l'ottimo e l'imprescindibile.
mo67
Martedì 14 Febbraio 2017, 20.46.20
17
@Trucido, infatti nessuno ha contestato il recensore, quanto piuttosto la Webzine stessa "rea" di aver colpevolmente trascurato di recensire uno dei migliori album dell'anno appena trascorso partorito da una band che meriterebbe ben altra visibilità. Detto questo, album spettacolare che a mio avviso pur discostandosi un po' dal concetto di progressive in senso stretto, regala emozioni a non finire. Filler non pervenuti, ed un paio di canzoni ,The Light and Shade of Things su tutte, da brividi. Presente a Brescia: prestazione commovente eseguita da veri professionisti. Inspiegabile ahimè la scarsa affluenza. Speriamo che per il nuovo POS (emozionante!!), come già detto sotto, non venga riservato uguale trattamento.
Vanni Fucci
Martedì 14 Febbraio 2017, 16.09.55
16
Per me uno degli album dell'anno passato assieme a Haken, Witherscape, Vektor e DGM.
d.r.i.
Martedì 14 Febbraio 2017, 14.57.19
15
Minchia ma sempre a far polemica su tutto...che palle
JC
Martedì 14 Febbraio 2017, 14.50.16
14
Max, é solo la mia opinione I FW sono una di quelle band per cui ho una ammirazione infinita ma che non mi riescono a trascinare. Invece ho una adorazione feticistica per gli OSI, prevalentemente grazie a Kevin Moore. Sensibilità diverse!
Max1
Martedì 14 Febbraio 2017, 14.38.24
13
JC, io The Ghost of Home (ma anche Seven Stars, etc..) la riascolto in loop, il solo attacco dopo il fantastico intro (beh, intro, già quello è un pezzo di suo vista la bellezza e la durata) fa venire la pelle d'oca !! Il tuo ragionamento è argomentato, ma secondo me molto più indicato per il penultimo album , DIAL
Maurizio
Martedì 14 Febbraio 2017, 13.02.41
12
Merita 90. Disco eccezionale
JC
Martedì 14 Febbraio 2017, 12.48.26
11
É un gran bel disco, l'ennesimo. Con punte di intensità emotiva notevoli (le ultime due tracce). Ma, anche, a mio avviso, é il "solito" disco dei FW. Bello, emozionante...ma a cui manca qualcosa. Quel dettaglio che, a me, fa venire la voglia di ascoltare e riascoltare il disco. E che qui non trovo. Comprato, ascoltato tre quattro volte e messo da parte. Anche per me, il voto é 80.
dimebag89
Martedì 14 Febbraio 2017, 12.38.48
10
Aspettavo da tempo la recensione di questo discone. Per me, disco dell'anno! Immensi. The light and shade of things é pazzesca
naoto
Martedì 14 Febbraio 2017, 12.25.35
9
Venendo al disco, album molto ben eseguito e con un discreto suono. Il "problema" è l'originalità della proposta. I brani mi sono risultati poco incisivi, con un accento un po' lezioso sulle melodie ed una struttura molto simile tra di loro. Di progressive c'è ben poco, secondo me: le tracce non si evolvono e non azzardano nulla che non suoni come "già sentito". Bel disco ma, nulla più. 75
Steelminded
Martedì 14 Febbraio 2017, 12.24.47
8
Infatti, non è che metallized faccia una sorta di servizio pubblico tipo RAI... Comprate le riviste in edicola, lì la rece la trovate puntuale...
Er Trucido
Martedì 14 Febbraio 2017, 10.45.12
7
Insomma, quando non c'era il problema era l'assenza (tanto da rimarcarlo di continuo nelle news) ora che c'è il problema è averla fatta... Ci scusiamo per il ritardo, ma questo non è un lavoro per noi e cose del genere possono capitare, oltretutto Alessandro è una new entry quindi non è sicuramente la persona da stressare per questo ritardo. Ora non sarebbe male parlare del disco, se ne avete voglia. Saluti e baci.
Giaxomo
Martedì 14 Febbraio 2017, 10.39.33
6
Non voglio infierire ulteriormente ma spero che il nuovo dei Pain of Salvation (uscito un mese fa e papabile candidato a disco dell'anno) non subisca la stessa sorte...
toni
Martedì 14 Febbraio 2017, 10.29.15
5
Questo disco è uscito il 1 luglio del 2016. che senso ha pubblicare la recensione 8 mesi dopo? Con queste tempistiche facevate prima a far uscire la rece nella sezione amarcord
Joker
Martedì 14 Febbraio 2017, 10.12.39
4
Visti dal vivo pochi giorni fà. Attendevo da tempo la vostra recensione su questo disco (non con i toni aspri di @naoto però, siete e rimanete la migliore webzine Metal italiana a mio avviso ). I brani di questo 12esimo disco che hanno riproposto dal vivo rendono veramente un sacco: From The Rooftops parte in maniera forse troppo soffusa (per essere l'opening di un concerto) ma poi esplode in maniera pazzesca, con tanto di un Alder stupito per la potenza sonora della sua stessa band!; mentre Seven Stars risulta assolutamente irresistibile, l'ho cantata a squarciagola. La vera sorpresa, in positivo, risulta la lunghetta The Light And Shade Of Things: qui Alder è assolutamente ipnotico, sia nella parte iniziale che in quella "rabbiosa"; mentre tutti gli altri componenti sono un piacere per gli occhi, sia che ci regalino atmosfere psichedeliche, sia che si gettino in sezioni strumentali forsennate. Personalmente lo trovo decisamente migliore e più immediato del precedente DIADL, come dichiarato dalla stessa band che afferma di aver realizzato un disco che resta impresso più facilmente, per questo il mio voto finale è di poco superiore alla recensione: 85, e mi inchino a questi musicisti Prog di classe, che meriterebbero platee decisamente più ampie ma restano sempre umili e si divertono a suonare per pochi intimi (e veri intenditori oserei dire)
naoto
Martedì 14 Febbraio 2017, 9.42.07
3
In anteprima eh... complimenti.
Max1
Martedì 14 Febbraio 2017, 8.28.25
2
Sinceramente, arrivare a recensire dopo "soli" 8 mesi dall'uscita il 13° album di una band a dir poco di elevatissima qualità (e che non ha mai deluso) e fondamentale nel panorama (prog) metal lascia un po' perplesso, a dir poco!! (e guarda cosa dopo uno splendido concerto appena tenuto: mi riferisco a Brescia dove c'ero) Inoltre, la recensione sembra più un elenco asettico che una disamina! Concordo che i canoni seguiti sono quelli ormai consolidati, ma su questi livelli e con questa costanza pochi riescono. Anche il voto finale , per quello che conta, mi lascia del tutto insoddisfatto; per me questo è l'album in assoluto del 2016. La sola The Ghost of Home vale l'intero lavoro. Rimane un mistero (forse per le tematiche affrontate , per le sonorità a volte poco di massa o per la intrinseca riservatezza dei componenti) come questa band abbia raccolto infinitamente meno di quanto si meriti!!
entropy
Martedì 14 Febbraio 2017, 7.46.43
1
Grandissima band, ennesimo gran disco, anche se personalmente avevo preferito il precedente, forse anche per la lunga astinenza cui ci avevano costretto! Condivido appieno il voto.
INFORMAZIONI
2016
InsideOut Records
Prog Metal
Tracklist
1. From the Rooftops
2. Seven Stars
3. SOS
4. The Light and Shade of Things
5. White Flag
6. Like Stars Our Eyes Have Seen
7. The Ghosts of Home
8. Theories of Flight
Line Up
Ray Alder (Voce)
Jim Matheos (Chitarra)
Joey Vera (Basso)
Bobby Jarzombek (Batteria)

MUSICISTI OSPITI
Frank Aresti (Chitarra Solista in Traccia 1 e 5)
Mike Abdow (Chitarra Solista in Traccia 5)
 
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