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Beastwars - The Death of all Things
15/02/2017
( 782 letture )
"Obey the riff": è questo il molto scelto dai neozelandesi Beastwars, sotto l'egida del quale viene alla luce questo terzo capitolo discografico della loro carriera, l'epica conclusione di una trilogia iniziata nel 2011 con l'esordio Beastwars. Gli anni trascorsi da questo primo full-length hanno visto il quartetto imporsi nella scena australiana e ricevere ottimi riscontri sia dal pubblico che dalla critica specializzata e hanno creato una forte attesa intorno a quest'ultimo album, considerata anche la più che concreta possibilità che questo rappresenti il capitolo finale della loro storia, dato il prossimo trasferimento in Gran Bretagna del batterista e fondatore Nathan Hickey. Anche per questo Matt Hyde, parlando del disco, l'ha indicato come la tappa definitiva ed al contempo il testamento della band. Inutile tirarla per le lunghe dunque, The Death of All Things non delude le alte aspettative e porta a compimento le istanze musicali dei precedenti lavori, senza operare cambiamenti drastici all'interno del sound dei Beastwars, ma spostando le coordinate stilistiche quel tanto necessario per essere un prodotto immediatamente riconoscibile e peculiare anche all'interno della discografia dei neozelandesi.

Il mix proposto si orienta sempre su di uno sludge imbastardito, debitore tanto dell'impostazione dei Mastodon, immediatamente individuabile nelle virate di approccio più tipicamente progressive e nella trama stessa dei brani, quanto della durezza degli High on Fire e del mood desertico dei Kyuss, il tutto filtrato attraverso dissonanze dal sapore noise che smorzano e impatanano la componente più lineare e "melodica" (sempre rispetto al genere proposto, ovviamente) del sound. Differentemente da quanto accadeva nelle precedenti uscite, questo The Death of All Things vira in maniera più decisa verso la componente pesante, con i Beastwars che pescano a piene mani dalla tradizione sludge dei Crowbar e dal riffing tipico di Kirk Windstein: basti ascoltare la bellissima The Devils of Last Night o le sezioni più fangose di Disappear. Assolutamente necessario all'interno della musica di quest'album è parlare di sezioni: filo conduttore del sound dei Beastwars e, in definitiva, collante delle numerose esperienze ed influenze che convergono nei loro brani, è infatti una costante alternanza fra sezioni in cui la derivazione è più spiccatamente estrema e quelle meno pesanti e distorte, più direttamente ispirate al noise e impregnate delle atmosfere apocalittiche tanto care ai Neurosis. Per quanto questa soluzione sia quanto mai abusata, nella musica estrema e non solo, i neozelandesi riescono a non cadere nella trappola del clichè e del banale, anche se l'insistenza nello spingere sul tasto del contrasto cromatico può decisamente far storcere il naso, dato che porta ad una inevitabile ripetitività strutturale fra i diversi pezzi. Questo difetto è abilmente smorzato dalla stessa durata delle canzoni, che si aggirano mediamente fra i quattro e i cinque minuti, impedendo che la staticità delle strutture pesi in maniera più incisiva sull'economia della qualità del platter, come accadrebbe pressochè fisiologicamente con pezzi dal minutaggio più sostenuto.
Andando a sviscerare nel particolare questo The Death of All Things salta subito all'occhio come l'album veda una progressiva dilatazione nel sound come nelle atmosfere. Il terzetto iniziale presenta infatti le influenze sludge più marcate, segnate da un riffing serrato e dissonante e ritmiche quadrate, e vede la propria punta di diamante in The Devils of Last Night, il pezzo più pesante e claustrofobico dell'intera tracklist, forte di una superba interpretazione vocale di un Hyde lacerante come non mai e di un riff di spaventosa efficacia. Andando avanti con le tracce, a prendere il sopravvento è la natura più stoner e rockeggiante e anche in questo frangente la formazione si dimostra in grado di padroneggiare la materia in maniera esemplare, regalando pezzi da novanta come l'oscura e ritualistica Witches e la più noise Holy Man. A chiudere le danze troviamo due splendidi brani: l'acustica The Devil Took Her arriva dopo mezz'ora di riff pesanti come macigni, spiazzando con atmosfere nostalgiche e soffuse e servendo da intro per il crescendo epico della titletrack che sulle urla ossessive di Hyde consegna all'ascoltatore lo scorcio finale sulla desolazione apocalittica che fa da concept alla trilogia.

Questo The Death of all Things si presenta dunque come il vertice della discografia dei neozelandesi, grazie principalmente alla qualità delle soluzioni proposte e alla cura per ogni singolo dettaglio, portavoce di una competenza della materia suonata che riesce a nobilitare anche le sfaccettature meno convincenti dell'album. A incorniciare il tutto troviamo una solida produzione e uno splendido artwork ad opera della mano di Nick Keller, che già aveva realizzato le copertine dei due precedenti dischi. Un disco solido ed ispirato dunque, in grado di risultare appetibile ai palati più disparati grazie alla propria varietà e ricercatezza melodica e che fa sperare al meglio riguardo al proseguimento della carriera dei Beastwars.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
0 su 0 voti [ VOTA]
freedom
Giovedì 16 Febbraio 2017, 22.34.47
1
Noioso. Voto 65.
INFORMAZIONI
2016
Destroy Records
Sludge
Tracklist
1. Call to the Mountain
2. Devils of Last Night
3. Some Sell Their Souls
4. Witches
5. Black Days
6. Holy Man
7. Disappear
8. The Devil Took Her
9. The Death of All Things
Line Up
Matthew Hyde (Voce)
Clayton Anderson (Chitarra)
James Woods (Basso)
Nathan Hickey (Batteria)
 
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