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Mudvayne - L.D.50
18/02/2017
( 2425 letture )
Quando si parla di nu metal si citano spesso esclusivamente i nomi più “mainstream” della scena: i vari Korn, Deftones, Limp Bizkit, Slipknot sono infatti sulla bocca di tutti, mentre gruppi più di nicchia come i Coal Chamber e i primi Incubus, o di confine come Orgy e Staind sono più difficilmente nominati di frequente. All’interno di questa seconda categoria rientrano di diritto i Mudvayne, band sorta nel 1996 a Peoria, Illinois, ma giunta sotto i riflettori soltanto nel 2000, grazie alla pubblicazione di L.D. 50, debut album che spodestò dal trono i tanti “rivali” dell’epoca. A quel tempo il più era stato fatto, la scena nu metal/alternative aveva già i suoi capisaldi e ciò che sarebbe arrivato dagli anni Duemila in poi sarebbe stato inevitabilmente conseguenza di quanto sentito nella seconda metà del decennio precedente. Ma i Mudvayne avevano idee diverse dalla massa, la loro musica era fuori da ogni schema, era genio e sregolatezza, e mischiava i generi più diversi, andando ad incastrare nu metal, alternative, hardcore, math metal, prog, heavy, thrash e via dicendo. La voce di Chad Gray era malata, delirante, capace di passare in men che non si dica dal pulito allo scream ed al growl, trasmettendo turbamento anche nell’ascoltatore pronto a tutto; la chitarra di Greg Tribbett seguiva a ruota, con riff spesso psichedelici e dotati di una forza d’urto seconda solo a quella della sezione ritmica, che trovava in Ryan Martinie e Matt McDonough i suoi punti fermi, grazie ad una impressionante solidità di fondo accompagnata alla grande varietà di soluzioni che donava ad ogni canzone una forte dose di originalità e vivacità. Il genio dei singoli si tradusse in una fase di composizione e registrazione ai limiti dell’ossessione, tanto per la puntigliosità a livello tecnico-musicale che portò alla genesi di canzoni strutturalmente complesse e mai banali, quanto per la pressione che la band ebbe durante l’intenso periodo di produzione del disco, che li portò a lavorare per giorni interi senza pause sotto la supervisione del produttore Garth “GGGarth” Richardson, nonché dei produttori esecutivi Steve Richards e Shawn Crahan (il percussionista degli Slipknot). Come conseguenza di ciò, nell’album furono incluse all’ultimo anche canzoni non previste, composte e registrate in poche ore, ma tutt’altro che filler, come l’interessante Nothing to Gein. Dal disco furono estratti i singoli Dig, Death Blooms e per ultimo proprio Nothing to Gein. Le tematiche attorno a cui ruota l’album spaziano dalla filosofia alla medicina, nella sua accezione biologica ed etica: lo stesso titolo L.D. 50, nell’ambito medico della tossicologia, indica la “Dose Letale” necessaria per uccidere la metà di una popolazione campione presa in esame; non a caso all’interno dell’album sono presenti alcuni discorsi del filosofo e naturalista statunitense Terence McKenna, che nel corso della sua vita si interessò e studiò proprio tali argomenti accompagnandoli all’uso di sostanze stupefacenti.

Al di là di queste tematiche, che meritano comunque di essere approfondite per comprendere appieno un album compresso come L.D. 50, sono le grandi capacità compositive dei Mudvayne ad aver reso il loro disco di debutto uno dei più significativi, se non il più significativo, della nuova ondata del nu metal -se così vogliamo considerarla- post anni Novanta. La sinteticità di un brano come Dig è soltanto uno specchio per le allodole, un terremoto dalla forza d’urto devastante che non ci concede mai il tempo di rifiatare; è solo l’inizio: i Mudvayne sanno tirare fuori dal cappello intuizioni di ogni tipo e Dig è un breve assaggio iniziale utile a farci entrare nel modo più diretto possibile all’interno del loro folle universo musicale. Internal Primates Forever mostra le prime “variazioni sul tema”, con linee di basso in primissimo piano e un groove di fondo che è preludio di quanto troveremo nelle tracce successive. L’indirizzo stilistico dei Mudvayne porta sui binari di una violenza sonora non di poco conto, come possiamo intuire da brani del calibro di Death Blooms, in cui emerge allo stesso tempo l’accezione più pacata del loro sound, con alcuni passaggi vocali molto intensi e persino delicati. Non per niente si tratta di uno degli estratti migliori di L.D. 50. La già citata Nothing to Gein segue a grandi linee l’andamento di Death Blooms, facendoci immergere però al contempo nel lato più funky -e non così raro- dei Mudvayne. La grandezza di questa band sta proprio in pezzi di questo tipo: imprevedibili, irrazionali e, cosa non meno importante, suonati in maniera esemplare tanto dal punto di vista tecnico quanto da quello interpretativo. “Groove" sembra essere la parola chiave di pezzi quali Severed, Prod (entrambi intorno ai sei minuti di durata) e Pharmaecopia, mentre aumentano i giri di motore in Under My Skin, violentissimo pugno nello stomaco che precede il gran finale costituito dalla lunga (K)now F(orever) e dall’outro Lethal Dosage.

L.D. 50 non è certo un album di facile assimilazione, ma ha contribuito ad ergere un pilone fondamentale nel suo genere e ad oggi è considerato ancora da molti come il miglior prodotto a nome Mudvayne. La band statunitense, ormai in pausa da diversi anni, ha saputo crescere, migliorarsi e anche rinnovare la propria proposta coi seguenti album, ma senza riuscire nell’impresa di ripetere la perfetta alchimia emersa nel disco di debutto, divenuto fin da subito un termine di paragone difficile da emulare. Molti sperano che, sulla scia delle tante reunion degli ultimi anni, anche Chad Gray e compagni possano decidere di tornare finalmente insieme; forse non accadrà mai, forse è meglio così. Da parte nostra non possiamo far altro che reinserire il disco nello stereo e immergerci nell’allucinogena spirale di follia dei Mudvayne che furono.

“These symptoms suggested that our evolution, I suppose, from the animal kingdom into the human kingdom itself was catalyzed, or triggered by our encounter with these hallucinogenics, and...”
“Yes, we are an ape with a symbiotic relationship to a mushroom, and that has given us self reflection, language, religion and all the spectrum of effects that flow from these things...”
“And one can only wonder how these hallucinogens might effect our future evolution as well...”
“They have brought us to this point, and as we make our relationship to them conscious, we may be able to take control of our future evolutionary path.”

[Estratto dall’intro Monolith]



VOTO RECENSORE
88
VOTO LETTORI
89.83 su 24 voti [ VOTA]
Demanufattura
Lunedì 4 Settembre 2017, 21.29.38
14
Album stupendo, di una cattiveria paurosa. 96/100
Paolo87
Venerdì 24 Marzo 2017, 18.33.02
13
Incredibile album, ascoltato all'infinito, il voto chiaramente va vicinissimo al cento su cento! Prendo lo spazio per ricordare due gruppi dimenticati ma molto validi che facevano parte dello stesso movimento ma con meno successo, Nothingface e Taproot!@numetalhead li conosci?
DarKnight
Venerdì 10 Marzo 2017, 6.27.51
12
Siete dei miti ad aver recensito questo album!! Eccezionale, Nothing To Gein rimane uno dei miei pezzi preferiti in assoluto. 90
Perez
Giovedì 23 Febbraio 2017, 18.13.16
11
Un album pazzesco: non butto via nulla tecnica, rabbia e melodia sciorinate con una freschezza e semplicità disarmante. Tranquillamente uno dei 5 album nu metal di sempre. Adoro anche il successivo, a qui è la perfezione Voto 92
Matteo BTBAM Galli
Martedì 21 Febbraio 2017, 15.29.10
10
Oooooh che bella riscoperta! Disco siderale, al di fuori di ogni logica ed etichettatura. Me lo vado a riascoltare al volo... Voto 95
Galilee
Lunedì 20 Febbraio 2017, 22.20.50
9
Li ho sempre sentiti distrattamente, mi sono perso qualcosa mi sa..
Macca
Lunedì 20 Febbraio 2017, 21.42.49
8
Eh si qui si parla di un gran disco. Ricordo di averli conosciuti guardando il video di Dig su rock tv e, a parte le facce pitturate e gli atteggiamenti da pazzi furiosi che andavano tanto ad inizio 2000, erano veramente devastanti. Death Blooms e Nothing To Gein le migliori del lotto insieme alla sopracitata, ma in generale qui siamo ad altissimi livelli. Voto 86
Havismat
Domenica 19 Febbraio 2017, 22.00.17
7
Gran disco.
Hellion
Domenica 19 Febbraio 2017, 19.34.09
6
Ricordo un concerto devastante ai Magazzini Generali di supporto a questo capolavoro. Serata incredibile.
Kappa
Domenica 19 Febbraio 2017, 15.26.13
5
Discone, poco altro da dire, peccato che dopo non si siano più ripetuti e hanno preso una piega troppo innocua.
lux chaos
Domenica 19 Febbraio 2017, 10.54.06
4
Una legnata in testa, lo comprai appena uscito incuriosito dalle buone recensioni, un disco difficile per lunghezza e pesantezza ma vale la pena spenderci tempo, uno dei capolavori della corrente nu
Undercover
Sabato 18 Febbraio 2017, 15.51.24
3
Per quanto mi riguarda qui si poteva tranquillamente andare anche sopra il 90, parliamo di un colosso del genere, un album fondamentale per il movimento Nu e probabilmente tutt'oggi uno dei migliori usciti dal 2000 in poi.
Nu Metal Head
Sabato 18 Febbraio 2017, 14.50.54
2
beh, come giustamente detto uno dei capisaldi della seconda ondata, ma io direi di tutto il genere... la loro forza in questo disco era quella di miscelare sapientemente violenza, melodia e arrangiamenti strani e inusuali... i punti più alti "dig", "death blooms", cradle (dove kud sembra un'incredibile misto tra max cavalera e maynard keenan) e "severed", senza scordarsi di "internal primates forever" e "-1", come di tutto il resto... inutile dirlo, uno dei miei ascolti preferiti... voto: 95.
manaroth85
Sabato 18 Febbraio 2017, 12.01.50
1
CAPOLAVORO! uno dei top 5 album nu metal in assoluto! che band! un esordio così in pochi lo hanno avuto, che dire? Dig o Death Blood sono degli inni, immenso voto 100!
INFORMAZIONI
2000
Epic Records
NuMetal
Tracklist
1. Monolith
2. Dig
3. Internal Primates Forever
4. -1
5. Death Blooms
6. Golden Ratio
7. Cradle
8. Nothing to Gein
9. Mutatis Mutandis
10. Everything and Nothing
11. Severed
12. Recombinant Resurgence
13. Prod
14. Pharmaecopia
15. Under My Skin
16. (K)now F(orever)
17. Lethal Dosage
Line Up
Chad "Kud" Gray (Voce)
Greg "Gurrg" Tribbett (Chitarra, Cori)
Ryan "Ryknow" Martinie (Basso)
Matt "Spag" McDonough (Batteria)
 
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