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Rod Stewart - Gasoline Alley
19/02/2017
( 576 letture )
Non si vendono 100 milioni di dischi per caso. Un gigante come Rod Stewart, nonostante qualche comprensibile scivolone in una carriera di oltre quarant’anni, è uno dei grandi nella storia della musica popolare. Una storia iniziata nella incredibile e irripetibile scena londinese degli anni sessanta, dove in ogni pub e locale, si potevano incontrare giovani musicisti che si sarebbero trasformati in leggende. Rod the Mod inizia a farsi notare prima grazie alla sua armonica e poi per l’ugola sensazionale che lo avrebbe guidato sul tetto del mondo. La vera svolta arriva quando viene scelto per stare dietro al microfono del Jeff Beck Group in una formazione di all-stars che lo porterà a fare l’incontro musicale più importante della sua vita: quello con Ronnie Wood. Con il geniale e istrionico chitarrista si creerà un sodalizio che porterà enormi fortune ad entrambi, prime fra tutte la carriera “parallela” fra i Faces e quella solista di Rod.

A inizio anni 70 il biondissimo cantante è infatti impegnato contemporaneamente nella seconda incarnazione degli Small Faces e a lanciarsi come artista a 360°. Il primo sforzo non venne, all’epoca, coronato dal successo sperato: An Old Raincoat Won’t Ever Let You Down uscito negli USA semplicemente come The Rod Stewart Album, non fece presa sul grande pubblico, venendo rivalutato solo molto dopo. Questo non scoraggiò minimamente il singer scozzese che un anno dopo ritornò in pompa magna con Gasoline Alley, la formula non subì grossi stravolgimenti: un mix di brani originali e di cover in equilibrio strabiliante tra rock, folk, blues e country suonato da una schiera di interpreti eccezionali, compresi molti “amici” Faces. Il sound inconfondibile di quegli anni gloriosi, miscelato da un gruppo di artisti dal talento strabiliante, rimane ancora oggi magia per le orecchie, con i suoi arrangiamenti stratificati e ricchi, in cui sezione ritmica, pianoforte e chitarre costruiscono melodie dense, ma allo stesso tempo incredibilmente facili da assimilare. Su tutto si staglia una delle voci più inconfondibili del panorama rock: Rod capace di ammaliare con un timbro ruvido e roco, ma maledettamente espressivo ed emozionante.
Una summa grandiosa di tutto questo si può ascoltare fin da subito nella title-track, brano originale, costruito da una spettacolare giustapposizione di suoni acustici con un sognante mandolino e i “ricami” elettrici della chitarra, la raffinatezza della composizione è seconda solo alla delicatezza sognante che esce dalle casse dello stereo. La prova di Stewart è sentita e ricchissima di pathos, ma allo stesso tempo quasi frizzante. Proprio di effervescenza è imbevuta fino al midollo It's All Over Now, traccia di Bobby Womack portata al successo dagli Stones, con il suo piano boogie, una sezione ritmica in grande spolvero, un notevolissimo il solo di chitarra e Rod abrasivo e quasi sguaiato. Si visita il menestrello di Duluth con Only a Hobo, i toni si fanno ovviamente più soffici e vellutati, diventando più incisivi solo nel bridge fra le strofe in cui la melodia principale, accompagnata anche dal violino, irrompe in modo prepotente; si gioca in casa con My Way of Giving, di paternità Small Faces, rispetto a Steve Marriott il singer scozzese aggiunge la sua timbrica inconfondibile e la band trasporta il sound dagli anni 60 a quello più tipico dei seventies. Altra perla di delicatezza ed emozione è Country Comfort di Elton John, guidata dal piano e imbevuta di atmosfera western; sound della frontiera che si mantiene anche in Cut Across Shorty, già portata al successo da Eddie Cochran, in cui il violino folk si guadagna il centro della scena sempre accompagnato da una grande ed incisiva sezione ritmica. Le due composizioni originali Lady Day e Jo's Lament puntano su espressività e leggerezza acustica grazie ad arrangiamenti ottimamente costruiti rafforzati dalle “incursioni” elettriche, Rod usa la sua straordinaria versatilità tirando fuori una prestazione da brividi per carica emotiva. You Are My Girl (I Don't Want to Discuss It) chiude il disco, con un mood soul costruito da un basso fitto e sferzante, rafforzato dalle chitarre e accompagnato da uno Stewart perfettamente in grado di calarsi nei panni del soul-man.

Gasoline Alley è un disco di una solidità straordinaria, Rod Stewart esprime la sua grandezza interpretativa, mostrando il talento cristallino di chi sa calarsi in modo perfetto nel ruolo del folk singer più intimista o in quello del rocker ruvido e insolente con una naturalezza disarmante. Contributo non trascurabile viene dato da una band di livello assoluto su cui si stagliano i talenti cristallini di Martin Quittenton vero mattatore del disco con la sua acustica e il buon Ronnie, leggenda della musica a 360 gradi. Con il successivo Every Picture Tells a Story arriverà il meritato successo planetario, ma l’origine di tutto sta anche fra i solchi di questa perla.



VOTO RECENSORE
83
VOTO LETTORI
78 su 1 voti [ VOTA]
Gervasius the Mighty
Giovedì 23 Febbraio 2017, 8.58.28
5
Voce eccezionale. Non si vendono 100 milioni di dischi per caso, ha ragione il recensore, poi va beh io credo che la parte poppettara sia del resto quella che l'ha tenuto a galla, ma tant'è...resta pur sempre uno che ha fatto la storia.
ayreon
Giovedì 23 Febbraio 2017, 6.08.51
4
se per te "every beat of my heart","rhytm of my heart" o " all for one" ( con sting e bryan adams) sono canzonette. bisogna ascoltare i suoi dischi per intero e non fidarsi solo dei singoli,pezzi tipo "forever young" ,"my heart can't tell me no " o la cover di "try a little tenderness" di otis reding,per non palrare della potenza di singoli come "young turks" o "tonight I'm yours",a quei tempi furoreggiavano anche in discoteca,vogliamo anche tirare in ballo "do you think I'm sexy ",a mio avviso una delle hit più belle degli ultimi 40 anni o la struggente "sailing" rifatta anche dai dik dik in italiano (volando ).un grande e basta
Vitadathrasher
Mercoledì 22 Febbraio 2017, 20.51.33
3
Ha una voce bellissima, spesso scade in canzonette, tipo negli anni 80.
Rob Fleming
Mercoledì 22 Febbraio 2017, 19.16.54
2
Molte covers rese tutte benissimo. Ma del resto Rod Stewart è stato uno dei cantanti più dotati della storia del rock. Un aspetto che non sempre viene messo in risalto preferendo ricordarlo dominatore delle classifiche, gran bevitore e donnaiolo. Ma è bello ogni tanto leggere qualcuno che ci ricorda le sue doti canore: ottima recensione che arriva al punto. 78
ayreon
Martedì 21 Febbraio 2017, 12.09.13
1
artista troppo sottovalutato in italia,grande talento,in mano a lui certe cover sono meglio degli originali ( vedi "downtown train " di tom waits ),ha saputo vendersi bene dal successo di "do you think i'm sexy" in poi stabilendosi in america e sfornando un successo dopo l'altro,ma la sua anima rock-soul l'ha sempre mantenuta senza mai scadere in troppa commercialità,anzi si è pure proposto come un buon crooner con i 3 "american songbook",mentre più recentemente un suo video di lui ubriaco che tirava a sorte le palline per le squadre della scottish cup ha fatto il giro del web come quando lo si è visto piangere di gioia quando la sua squadra del cuore battè il barcellona in champions anni fa
INFORMAZIONI
1970
Vertigo/Mercury
Rock
Tracklist
1. Gasoline Alley
2. It's All Over Now
3. Only a Hobo
4. My Way of Giving
5. Country Comfort
6. Cut Across Shorty
7. Lady Day
8. Jo's Lament
9. You Are My Girl (I Don't Want to Discuss It)
Line Up
Rod Stewart (Voce, Chitarra nella traccia 8)
Martin Quittenton (Chitarra acustica)
Ronnie Wood (Chitarra, Basso)
Ian McLagan (Pianoforte, organo)
Pete Sears (Piano nella traccia 5)
Ronnie Lane (Basso nelle tracce 4 e 9, Voce nella traccia 9)
William Gaff (Flauto)
Dennis O'Flynn (Violoncello)
Dick Powell (Violino)
Stanley Matthews (Mandolino)
Mick Waller (Batteria)
Kenney Jones (Batteria nelle tracce 4 e 9)
Jack Reynolds (Voce nella traccia 5)
 
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