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Mark Boals - Ignition
20/02/2017
( 533 letture )
Conosciuto ai più per le ripetute collaborazioni con la colonna portante dello shred internazionale Yngwie J. Malmsteen (qui potete trovare una nostra interessante intervista a riguardo), il vocalist nonché bassista americano Mark Boals ha sempre saputo rimanere a galla nell’insidioso oceano dell’hard ’n’ heavy grazie all’attività di session man affermato ed ai diversi side project che lo vedono protagonista dietro al microfono (tra cui ricordiamo i suoi cari Ring of Fire e la recente comparsa nei nostrani Labyritnh). Proprio con la grande prova sull’album del virtuoso chitarrista svedese, Trilogy, Boals si guadagna la stima di colleghi e fan grazie alla sua ugola graffiante e perennemente regolata su registri medio-alti. Tempo dopo, però, qualcosa si inceppa, i rapporti cominciano ad arrugginirsi e il singer statunitense decide di abbandonare la band per dedicarsi alla carriera solista iniziata giusto l’anno precedente. Ecco allora Ignition: dieci tracce con cui Mark Boals prende nettamente le distanze da sonorità raffinate ed ariose per dedicarsi invece ad un hard rock decisamente più classico, rude, spiccio, facendo un grosso balzo di tendenza di almeno dieci anni in quel magico passato che l’aveva personalmente ed artisticamente forgiato.

Ignition, come sottoscrive l’opener Jane, è uno di quei dischi che hanno già detto tutto dopo un solo play e che lascia dunque all’ascoltatore la decisione di rinnovare l’appuntamento o meno. Riff grossolani ed approssimativi supportano la voce sgraziata ma pur sempre impeccabile di Boals, in un susseguirsi di schitarrate da rockettari consumati come confermano pezzi del calibro di Find Our Way o Rip Your Hair Out. Immancabili, poi, le ballad strappalacrime a base di chitarre acustiche e liriche forse un po’ troppo smielate come My Turn e Broken Heart, che riescono comunque a fare una dignitosa figura all’interno dei dieci episodi. Tallahasse Nightmare e All Messed Up rappresentano invece il lato più rock ’n’ roll del disco con richiami, almeno nelle ritmiche, a Motorhead e dintorni, mentre qualche traccia piuttosto “skippabile” come la poco incisiva (She’s Not) Daddy’s Little Girl o la già sentita Don’t Dance with the Devil, che mancano in mordente e nervo, inclinano negativamente l’asse dell’album. Possiamo quindi riassumere questo Ignition in un calderone di canzoni che si susseguono molto velocemente in un’indolore quarantina di rockeggianti minuti e che faticano pesantemente a fare breccia nel cuore di ascoltatori navigati del genere trattato.

Insomma, l’esordio di Mark Boals non rappresenta certo una delle stelle più brillanti del firmamento dell’hard rock più tradizionale, il tanto “cuore ed anima” di cui è ampiamente farcito non riesce infatti a far fronte ad una sostanziale carenza di idee ed innovazione che, con tutta probabilità, nemmeno rappresenta il suo obiettivo primario. Ignition potrebbe ad ogni modo strappare un sorriso a tutti i nostalgici ed amanti di quelle sonorità che nel bene e nel male sono andate un po’ perse con l’arrivo del nuovo millennio, oltre a mostrare un valido biglietto da visita per le doti prettamente tecniche della voce di Boals; sotto questo aspetto c’è effettivamente poco da obiettare. Resta il fatto che per scovare i migliori album della sua discografia è sempre consigliabile optare per i Ring of Fire o vertere sulla sua collaborazione con Malmsteen.



VOTO RECENSORE
61
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
1998
Victor
Heavy Rock
Tracklist
1. Jane
2. Don’t Dance with the Devil
3. Find Our Way
4. My Turn
5. Tallahassee Nightmare
6. (She’s Not) Daddy’s Little Girl
7. I’m Sorry
8. Broken Heart
9. All Messed Up
10. Rip Your Hair Out
Line Up
Mark Boals (Voce)
Barry Dunaway (Basso)
Chris Frasier (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Earl Baker (Chitarra)
 
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