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Glenn Tipton - Baptizm of Fire
20/02/2017
( 751 letture )
Non è raro che importanti chitarristi si cimentino in progetti paralleli alle proprie band di riferimento per dar luce ad album solisti da dare in pasto al mercato: Baptizm of Fire, disco del talentuoso axeman dei Judas Priest Glenn Tipton, è esattamente questo. Baptizm of Fire fu pubblicato nel 1997 e successivamente in ristampa nel 2006 -insieme ad Edge of the World- ma per inquadrarlo meglio è opportuno fare alcune precisazioni. Il biondo chitarrista, infatti, in quel periodo era impegnato nella realizzazione di un altro album, il sopracitato Edge of the World, in collaborazione con John Entwistle al basso e Cozy Powell alla batteria. L’etichetta discografica dell’epoca, l’Atlantic Records, non soddisfatta del prodotto ritenuto troppo morbido, ne accantonò momentaneamente la produzione e pretese dal chitarrista inglese un nuovo disco con un orientamento più “moderno” e meglio aderente -secondo le valutazioni dell’Atlantic Records- all’aspettativa del mercato discografico di quel periodo. Fu così che Glenn Tipton si rimise al lavoro e per l’occasione coinvolse, oltre ai già citati John Entwistle e Cozy Powell, ulteriori ospiti aggiuntivi come Robert Trujillo, Billy Sheehan e Don Airey. L’originale primo disco solista Edge of the World dovette invece aspettare altri dieci anni prima della pubblicazione, avvenuta a onor del vero più per logiche commerciali per commemorare la scomparsa di Cozy Powell e John Entwistle, che per la qualità della musica in sé.

Ad ogni modo, nel 1997 Baptizm of Fire vede la luce presentandosi con undici pezzi piuttosto differenti fra loro che variano da un heavy classico a passaggi più moderni con retrogusti alternative, il tutto per un totale di poco meno di cinquanta minuti. Aspettarsi che questo disco suoni alla Judas Priest è ovviamente un errore, ma allo stesso tempo è innegabile che, seppur con le dovute proporzioni, parte dello spirito del gruppo inglese emerga in diversi passaggi. A questo proposito, è importante però ricordare la situazione in quel periodo dei Judas Priest. La band più importante dell’heavy metal, dopo il capolavoro Painkiller, era in silenzio da oltre un lustro, soprattutto a causa dell’abbandono di Rob Halford, fatto che generò una vera e propria perdita di identità per la band e per i fans. Nel 1997 il gruppo inglese si preparava a uscire con il nuovo album Jugulator, un lavoro destinato a scatenare feroci critiche da parte dei fans più puristi per via di suoni troppo compressi, moderni e giudicati esageratamente distanti dal suono tipico della band. Non stupisce quindi che parte delle influenze captate da Glenn Tipton si siano riversate nella composizione di Jugulator e viceversa.
Dopo tutte queste precisazioni, possiamo ora procedere all’analisi dei principali brani presenti in questo Baptizm of Fire, come la opener Hard Core, un brano cadenzato e denso di suoni in contrasto tra loro e che vede Whitfield Crane (membro fondatore della band Ugly Kid Joe) dietro al microfono in qualità di corista. Insolitamente, troviamo come secondo pezzo in scaletta una cover dei Rolling Stones, reinterpretata in maniera interessante e decisamente heavy, ma su cui oggettivamente c’è poco da aggiungere. Dopo questi due pezzi, Baptizm of Fire entra nel vivo e scopre realmente le sue intenzioni: è infatti con il trittico formato da Enter the Storm, Fuel Me Up ed Extinct che l’album mostra la sua sterzata modernista attraverso un abbassamento generale delle accordature, da distorsioni più marcate e da ritmiche pesanti e -con le dovute proporzioni- condite da passaggi industrial come parte del cantato in Extinct. Diametralmente opposta è invece la titletrack, pezzo strumentale dal sapore decisamente old style in cui, oltre alle consuete tessiture melodiche disegnate dal chitarrista, si apprezzano le parti di basso del talentuoso Billy Sheehan (ex UFO, Mr. Big e Steve Vai), per un brano che si allinea ai gusti dei fans dei Judas Priest e che si candida come il più ispirato del disco. Le successive The Healer e Cruise Control transitano senza particolari sussulti, mentre la diretta Kill Or Be Killed scuote gli animi, in particolar modo grazie al drumming di Shannon Larkin che indirizza tutto il brano verso un approccio affine all’alternative. Voodoo Brother cambia ancora le carte in tavola, questa volta con la sezione ritmica affidata, come in apertura di disco, a Brooks Wackerman e Robert Trujillo, restituendo un brano piacevole con un avvincente coro dal sapore stradaiolo. Non è finita, perché in Baptizm of Fire trova spazio anche un brano lento dal tono decisamente southern rock, Left for Death, con la voce leggermente roca del vocalist a fare da sponda alle ritmiche acustiche che dolcemente accompagnano la chiusura del disco.

Baptizm of Fire è sicuramente un disco difficile da assimilare e che necessita di diversi ascolti a causa della sua diversità compositiva, oltre a porsi trasversalmente a diversi generi presenti nel grande calderone del metal. Solo per la qualità e quantità dei musicisti coinvolti e per alcuni passaggi oggettivamente interessanti il disco merita abbondantemente la sufficienza, ma allo stesso modo è innegabile che paga un certo scollamento complessivo tra i pezzi che lo rendono poco lineare e faticoso da ascoltare nella sua interezza. Come spesso accade per questo tipo di release, Baptizm of Fire è un lavoro che accende l’interesse in particolar modo di collezionisti in possesso di ogni uscita o novità affine ai Judas Priest ed è sicuramente utile ad inquadrare quegli anni delicati per la band. Tutti gli altri, considerata la quantità di dischi più interessanti e meritevoli esistente in commercio, possono guardare altrove.



VOTO RECENSORE
65
VOTO LETTORI
77 su 1 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
1997
Atlantic Records
Heavy
Tracklist
1. Hard Core
2. Paint It Black
3. Enter the Storm
4. Fuel Me Up
5. Extinct
6. Baptizm of Fire
7. The Healer
8. Cruise Control
9. Kill or Be Killed
10. Voodoo Brother
11. Left for Dead
Line Up
Glenn Tipton (Voce, Chitarra, Basso nella traccia 13)

Musicisti Ospiti:
Whitfield Crane (Cori nelle tracce 1 e 10)
Don Airey (Tastiere nella traccia 6)
Robert Trujillo (Basso nelle tracce 1, 2 e 10)
CJ DeVillar (Basso nelle tracce 3, 4, 8, 9 e 11)
Billy Sheehan (Basso nelle tracce 5 e 6)
John Entwistle (Basso nella traccia 7)
Neil Murray (Basso nella traccia 12)
Brooks Wackerman (Batteria nelle tracce 1, 2 e 10)
Shannon Larkin (Batteria nelle tracce 3, 4, 8, 9 e 11)
Cozy Powell (Batteria nelle tracce 5, 6, 7 e 12)
Rick Tipton (Batteria nella traccia 13)
 
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