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Unruly Child - Can`t Go Home
23/02/2017
( 1067 letture )
Sono passati 25 anni dallo splendido esordio degli Unruly Child, ma la chimica esistente fra i cinque musicisti artefici dell'omonimo disco è rimasta immutata. E poco importa se nel frattempo il frontman Mark Free (ex King Kobra e Signal) sia diventato Marcie Free, poiché il cambio di sesso non ha di certo variato l'impatto emotivo che la sua voce cristallina provoca sulle atmosfere sognanti delle tracks e su chi le ascolta. L'ultimo Can't Go Home è rimasto fedele al percorso melodic hard rock avviato nel 1992 e poi proseguito negli anni grazie alla mentalità aperta che da sempre contraddistingue la band, la quale ha contribuito alla costituzione di un AOR che non disdegna delle influenze provenienti dalle correnti musicali affini targate anni 80 (hair metal in primis) e con un occhio di riguardo per le innovazioni sonore del nuovo millennio. È così che il suono delicato, distensivo e pacato del platter si compone di tradizione, merito soprattutto delle dolci note della chitarra elettrica (all'occorrenza acustica) di Bruce Gowdy, ma contemporaneamente risplende di luce propria per via delle modernizazzioni applicate da Guy Allison alle tastiere. Ai ritmi veloci è naturalmente preferita la connotazione melodica dei brani, così Larry Antonino al basso e Jay Schellen alla batteria si limitano a sostenere l'entusiasmante prova vocale della cantante.

Le caratteristiche dell'LP tendono quindi a privilegiare songs melodiche prettamente eighties come la nostalgica Four Eleven: perfetta sia sulle strofe attendiste che racchiudono intermezzi suadenti tramite l'uso del synth, sia sul ritornello catchy ricco di cori. Più complesse, ma sempre ottantiane le sonorità di Get on Top: un brano pieno di variazioni, dalle sfumature glam, hard rock e persino cantautoriali, che ha l'unica pecca di non possedere così tante digressioni in grado di giustificare i sei minuti di durata. Come detto però c'è anche spazio per la novità e per coloro che necessitano di nuove formule per farsi sorprendere. Costoro troveranno pane per i loro denti su canzoni come Point of View e Driving Into the Future, lì ove emergono gli spunti futuristici delle tastiere, le quali vertono maggiormente verso gli anni duemila e dove la produzione è attenta ad operare intensamente sui cori e sulla voce di Marcie. Quest'ultima merita solo elogi durante tutta la durata del disco e si prende totalmente la scena offrendo una prova maiuscola su Ice Cold Sunshine, dove gli strumenti servono semplicemente a contornare i dirompenti vocalizzi e l'acuto finale della protagonista. Al romanticismo è dedicato il corpo centrale dell'album con la leggera e piacevole semi-ballad See if She Floats, la quale introduce la ben più impegnativa e drammatica She Can't Go Home: classica ballatona smielata immancabile per il genere in questione. Tutt'altra atmosfera ci prospettano i giri armonici allegri di When Love Is Here: brano irresistibile nella sua semplicità con un ritornello divertente e coinvolgente. La palma di track più interessante di Can't Go Home se la aggiudica di gran lunga Sunlit Sky: qui la ritmica è sostenuta e ha finalmente un ruolo primario, inoltre le trame si fanno più complesse ed intricate avvalendosi di innesti prog in stile Asia. Sul finale si assiste ad un solo inedito ed inaspettato di tastiera che si intreccia ad una delle rare sortite di Gowdy; di fatto sembra il momento dedicato allo svago tecnico/artistico dei singoli artisti.

Gli americani hanno utilizzato un approccio leggero e spensierato per realizzare Can't Go Home, costruendo un album che si fa ascoltare volentieri. Attenzione però: ciò non è necessariamente sinonimo di superficialità o banalità, anzi in questo caso tutt'altro! Non lasciatevi ingannare dalle ritmiche accessibili e dai suoni confidenziali, poiché le canzoni degli Unruly Child contengono espedienti particolari nascosti dietro ogni angolo e sfumature provenienti da altri universi musicali le quali richiedono una buona dose di accuratezza e di concentrazione per essere prima individuate e successivamente apprezzate.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
65 su 3 voti [ VOTA]
new sinner in town
Mercoledì 1 Novembre 2017, 18.52.17
4
Buono....signal e debutto ovviamente perfetti....Unruly fan prova a vedere se trovi in rete Wild days di mark free non riesco a capire come non sia stata pubblicata, visto che non ho superato il vecchio modo di ascoltare musica e talvolta i nastri tornano buoni
Unruly Fan
Sabato 4 Marzo 2017, 18.45.50
3
Magari al posto dei Signal avesse fatto un disco con gli Unruly Child nella formazione d'esordio, nel 1989, no oso pensare a cosa veniva fuori. Non so che gusti avete ma avrete notato che Free + Gowdy + Allison + Antonino + Schellen è diversa come formazione da ogni altro disco dove ha lavorato Free, questi 5 insieme fanno quell'alchimia particolare. Non dico che "Long Way From Love" sia brutto, o il disco d'esordio e unico dei Signal sia brutto, ma non suona come gli Unruly Child. Anche per i King Kobra vale uguale. Si sente che Free è lui, ma è leggermente più dozzinale, più classico, per quanto riguarda proprio le note, non parlo di complessità della musica, canta in maniera più semplice per quanto resti particolare. Con quell'aria speciale degli anni 80' come avrei voluto poter sentire un disco a fine periodo, fine anni 80', con la formazione Unruly Child, è un vero peccato che Free sia arrivato a fare la sua musica migliore a 38 anni, e che poi poco dopo si sia fermato per altri 15! .
Unruly Fan
Sabato 4 Marzo 2017, 18.37.53
2
"Down The Rabbit Hole" era un'altra cosa, ma questo disco è bello. Ho come l'impressione che questo e "Worlds Collide" siano inferiori a "Down The Rabbit Hole", che a questo punto non verrà completato ahimé. Ho parlato con Marcie sui commenti di Youtube e mi ha detto che per problemi burocratici non è uscito, e verosimilmente non uscirà mai. "Can't Go Home" lo sto ascoltando, per ora vorrei sottolineare "When Love Is Here" sopra ogni altra canzone, ma quello che davvero manca sono i dischi successivi all'esordio omonimo del 1992! "Tormented" ha alcuni momenti ottimi, ma nella media è inferiore, anche se in realtà figura come disco solista ma è come un secondo disco Unruly Child con questa formazione, poi "The Basement Demos" sono demo, anche se ritoccate per l'occasione, insomma una storia davvero sfortunata e travagliata... il disco del 92' non ha venduto sia perché é talmente raffinato e quindi incomprensibile per un ascoltatore normale di Glam/Pop/Hair Metal, o Hard Rock o AOR che dir si voglia, sia perché è pubblicato in piena esplosione Grunge. Solo su una cosa non sono d'accordo con la vostra recensione, e approfitto per scriverlo qui dato che vale per tante recensioni, questo disco come tanti altri non ha un suono anni 80', posso capire se la intendete nel senso di "richiamo" a quel sound, si suonerà in quel modo, ma non sarà mai come se veramente fosse stato pubblicato negli anni 80'. Perciò si, ci sono dischi recenti che si ispirano a quel periodo, ma se considerate che sono pubblicati dopo è purtroppo ben poca cosa, vale poco rispetto al momento in cui è pubblicato, quasi neanche ce ne accorgiamo, è ispirato agli anni 80' ma è pubblicato nei 2010, in pratica è come se fosse 2010 e basta, nella sostanza, quelli che veramente sono anni 80' sono quelli pubblicati in quel periodo, non dico che in parte non avete ragione, ma è una cosa leggerissima, è come un sound 80' che però deve forzatamente modernizzarsi, quindi che resta? E' a tutti gli effetti sound anni 2010. Unico appunto che vorrei fare!
marchoforogress
Sabato 25 Febbraio 2017, 10.17.46
1
Ottima recensione per un disco pieno di stratificazioni nascoste e di grande originalità. Lontano dal piattume che il genere propone e ricicla da troppo tempo ormai. Anche il suono lontano dalla perfezione é un punto a suo favore. E poi la prova di Free é stratosferica.
INFORMAZIONI
2017
Frontiers Records
AOR
Tracklist
1. The Only One
2. Four Eleven
3. Driving Into the Future
4. Get on Top
5. See If She Floats
6. She Can't Go Home
7. Point of View
8. Ice Cold Sunshine
9. When Love Is Here
10. Sunlit Sky
11. Someday Somehow
Line Up
Marcie Free (Voce)
Bruce Gowdy (Chitarre)
Guy Allison (Tastiere)
Larry Antonino (Basso)
Jay Schellen (Batteria)
 
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