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Maruta - Remain Dystopian
24/02/2017
( 303 letture )
Ed eccoci finalmente a parlare del nuovo e terzo lavoro dei Maruta, nome di assoluto prestigio del grindcore a stelle e strisce. E dire che le premesse commerciali per questa uscita erano una garanzia di per sé: a quasi cinque anni di distanza dal precedente Forward Into Regression, dopo un breve scioglimento seguito da una annunciatissima reunion con la stessa roboante formazione, l'approdo alla casa madre Relapse e un curriculum breve ma d'effetto, che cita Willowtip Records, Maryland Deathfest, Obscene Extreme, Southern Darkness Festival, tour mondiali e via discorrendo. Non solo: questo Remain Dystopian è anticipato da un video promozionale convulso e colorito e da un biglietto da visita che riporta ospiti speciali “da sbavo” come J.R. Hayes dei Pig Destroyer e il sempreverde e mai sazio Thomas “Tompa” Lindberg, oltre all'endorsment tecnico di un tale Scott Hull.

La formula è semplice e ben rodata dai nostri quattro: mostruosità matematiche di scuola Relapse (Pig Destroyer e Car Bomb, per intenderci) mescolata al grind più schizzato e cerebrale (Discordance Axis su tutti), il tutto centrifugato senza pietà e senza alcun controllo.
Ne scaturiscono 17 brani per poco più di 20 minuti, caratterizzati da un blast-beat incessante ed inumano, ritmiche sincopate, riffing a 5 e più dita lungo tutti i 24 tasti (e oltre) della chitarra; cambi di tempo, cambi di velocità, cambi di carreggiata, stacchi repentini e via discorrendo. In una parola: Maruta! Non aspettatevi troppo math-core, o post-core, o djent-core. Questo è grind, dall'attitudine nuda e cruda, seppure contaminato e spinto all'avanguardia tecnologica. Apre Genocide Inteval, tra le più quadrate del set, che, giocando su botte-e-risposte, riscalda l'atmosfera con illusoria regolatezza; al contrario, la seguente e completamente folle Hope Smasher (di cui il video sopra citato) o le successive Minimal Progress”, Absolutist e I, Usurper assestano una serie indefinibile di colpi al volto come solo il più dopato dei pesi mosca saprebbe fare. Barren Oceans Of Infinity e Return to Zero giocano da spartiacque con i loro arpeggi e mid-tempo: si livella il tachimetro, cresce la tensione, fino a che, attesissimi, detonano i blast forsennati di Erode (dove i gorgheggi cavernosi di Mitchell Luna duettano con l'ugola di Mr. Hayes), Stand in Defeat e di Immune.

Riecco il 21st Century Grindcore con i suoi padroni indiscussi Maruta: in questi anni in cui le sonorità estreme voltano di buon grado al grezzume e alla propria essenza primitiva, i nostri regalano l'ennesima perla e l'ennesimo sfoggio di follia, tecnica e brutalità: un po' più asciutta e snella rispetto al passato, ma dalle velocità e dal songwriting in grado di sminuzzare e sconvolgere ogni nostro singolo neurone. Una garanzia.



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
50 su 1 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2016
Relapse Records
Grindcore
Tracklist
1. Genocide Interval
2. Hope Smasher
3. The Void Within
4. Minimal Progress
5. Protocol For Self Immolation
6. Absolutist
7. Stride Endlessly Through Scorched Earth
8. Submergence aka Barren Oceans Of Infinity
9. Erode
10. Stand In Defeat
11. Remnants Of Failed Utopia
12. I, Usurper
13. Durandal
14. Psalm For The Withered
15. Return To Zero
16. Slaying Jehova
17. Immune
Line Up
Mitchell Luna (Voce)
Eduardo Borja (Chitarra)
Mauro Cordoba (Chitarra, Basso)
Daniel Morris (Batteria)
 
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