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Place Vendome - Close to the Sun
24/02/2017
( 821 letture )
Puntuali come un orologio svizzero, trascorsi gli abituali quattro anni di assenza, tornano i Place Vendome con un nuovo album, Close to the Sun, il quarto della loro carriera. La project band messa in piedi nel 2005 dal patron della Frontiers Records Serafino Perugino, che può ancora contare sulle prestazioni dell’ex Helloween Michael Kiske, così come del bassista Dennis Ward e del chitarrista Uwe Reitenauer, provenienti entrambi dai Pink Cream 69, del tastierista Gunther Werno (Vanden Plas) e del batterista Dirk Bruinenberg (ex Elegy, Consortium Project e Adagio), subentrato nel 2013 a Kosta Zafiriou, non è affatto cambiata negli ultimi anni, perlomeno nelle intenzioni. Ad essere cambiato è invece l’interesse dei fan, calato negli ultimi tempi, a fronte di una lampante predisposizione da parte dei Place Vendome a riproporre di volta in volta le stesse cose, senza mai lasciar intendere una volontà di progredire, di mutare anche solo in parte, di cercare soluzioni minimamente originali e personali. Se l’omonimo primo lavoro in studio aveva destato a ragione in noi una certa curiosità nel cercare di scoprire quale intesa ci sarebbe stata tra questi musicisti e quale sarebbe stato il risultato in termini di qualità compositiva, e il secondo disco, Streets of Fire, aveva in gran parte confermato le ottime potenzialità di tale progetto, dal successivo Thunder in the Distance si erano iniziati ad avvertire i sentori di cosa ci avrebbe riservato questa formazione negli anni a venire. Close to the Sun è purtroppo la conferma di questo processo di “standardizzazione” in casa Place Vendome, una sorta di caduta libera nell’anonimato, un voler dimostrare di saperci fare e di esserci ancora, ma senza la voglia di imporsi e distinguersi nel mare aperto delle nuove uscite di settore.

Qualcosa di buono, però, ovviamente lo si trova. Dopotutto stiamo parlando di musicisti professionisti dall’esperienza comprovata e capaci di tirar fuori brani di un certo interesse anche quando nell’insieme le sensazioni sono quelle che sono. Volendo fare un nome su tutti, l’inossidabile Michael Kiske dimostra di essere ancora una volta il fuoriclasse che noi tutti conosciamo; la sua voce è come al solito riconoscibilissima e protagonista assoluta, in grado di mettere in ombra qualunque eventuale ospite dietro al microfono così come è capace di emozionare anche nei brani meno riusciti. Il meglio di sé lo da però nei pezzi lenti, ovvero in questo caso nelle due ballad Strong e Breathing, con quest’ultima davvero da brividi lungo la schiena; senza dubbio il momento più alto del disco, perlomeno dal punto di vista emozionale. I tanti ospiti presenti come di consueto infarciscono il disco con la loro classe, ma ciò non porta ad alcuna sostanziale differenza ai fini della qualità complessiva di un lavoro che, pur essendo curato nei minimi dettagli, risulta comunque a malapena sufficiente, soprattutto se si pensa alle menti -e di conseguenza alle enormi potenzialità- che ci sono dietro. E così anche il nome di Kai Hansen resta perlopiù confinato nell’ombra per via di canzoni poco interessanti come Across the Times e Riding the Ghost, allo stesso modo delle “comparse d’eccellenza” Magnus Karlsson e Gus G, presenti rispettivamente su Falling Star e su Light Before the Dark. I momenti più esaltanti del disco sono però ben altri: oltre alle già citate Strong e Breathing, tra i pezzi più riusciti troviamo la traccia d’apertura Close to the Sun, Hereafter e Helen. Tanti e diversi i crediti dei rispettivi brani, tra cui si segnalano Jani Liimatainen (Cain’s Offering ed ex Sonata Arctica), Olaf Thorsen (Labyrinth, Vision Divine), Alessandro Del Vecchio (Edge of Forever), Aldo LoNobile (Secret Sphere, Death SS) e Michael Palace (Palace, Skylander), che ancora non avevamo avuto occasione di nominare.

Close to the Sun è l’album che ogni fan dei Place Vendome si sarebbe potuto aspettare, ma molto probabilmente non il tipo di release che un appassionato di AOR vorrebbe trovare inserita tra le novità considerate più “interessanti” del mercato discografico nel 2017. Un così ampio dispendio di artisti dalle capacità e dalla fama unanimemente comprovate dovrebbe portare a risultati di ben altro livello e non ad un disco di questo tipo, privo di mordente, incapace di sferrare colpi decisivi al di là di qualche momento isolato, di lasciare traccia di sé anche a lungo termine e non solo di ammaliare nel breve periodo. Sono passati solo dodici anni, ma già lontani sono i tempi di Place Vendome, strepitoso album d’esordio di una formazione che ora non sembra avere più molto da dire.



VOTO RECENSORE
67
VOTO LETTORI
74.38 su 13 voti [ VOTA]
HeroOfSand_14
Domenica 14 Maggio 2017, 14.08.07
9
Sono un fan accanito di Kiske da parecchio ma non della sua carriera esterna agli Helloween, ma devo dire che questo disco è molto gradevole. Il debut mi piace ma non mi fa impazzire, questo pure, gran bei pezzi e belle parti strumentali, nessun capolavoro ma non me lo sarei aspettato considerando il progetto che ormai è un prodotto a tavolino, in cui Kiske canta brani non suoi. Lui qui ha dimostrato di aver ancora voce a sufficienza ma in alcune parti non mi ha convinto, e lo dico da persona che lo ritene tra i suoi top 3 di sempre in ambito cantanti. Per esempio, la cover di Hereafter non è che mi abbia convinto perchè sembra che stoni in alcuni punti, mah..comunque disco consigliato, caldo e ben fatto
Flight 666
Sabato 22 Aprile 2017, 11.36.07
8
La domanda è un'altra: perché il rispetto verso gli altri dev'essere una cosa così difficile da imparare? Grazie per il tuo commento costruttivo e buona giornata.
Furio
Sabato 22 Aprile 2017, 9.47.31
7
Disco fatto bene, canzoni vere, melodie top! perchè fate recensire dischi a bimbetti capricciosi?
xXx
Sabato 25 Febbraio 2017, 18.39.48
6
e poi vogliamo parlare di kiske? dio che voce che ha! nn sbaglia un colpo
xXx
Sabato 25 Febbraio 2017, 13.12.43
5
il disco è veramente bello! altro che! non c'è un pezzo hit ma neanche un pezzo debole! Tutti belli. Voto 80
ayreon
Sabato 25 Febbraio 2017, 12.36.54
4
già solo per la pesenza di gunter werno è da avere,però hereafter è meglio fatta dai dgm
Maurizio 76
Venerdì 24 Febbraio 2017, 18.43.52
3
Secondo me il più debole della discografia, non brutto ma noioso a tratti. Voto 65
Metal73
Venerdì 24 Febbraio 2017, 16.07.16
2
Francamente questo , tra tutti gli album dei PV , é quello che mi é piaciuto di più .....lo trovo piacevolmente scorrevole , tecnicamente ben suonato e con melodie che si stampano subito in testa. Per me 75 .
Radamanthis
Venerdì 24 Febbraio 2017, 15.41.17
1
Che Kiske sia il mio artista preferito credo sia ormai risaputo e che la sua voce renda oro qualunque cosa lui canti credo sia universalmente riconosciuto eppure...beh, sta volta c'è un eppure.......Il disco è un pò molle, il percorso intrapreso con Thunder faceva presagire di arrivare qui. Lontani i tempi di Place Vendome e Streets of fire quando gli Unisonic ancora non esistevano e le composizioni di Ward erano concentrate sui PV senza necessità di ospitate multiple. Ci sono belle tracce, nessuna sensazionale e neppure cagate pazzesche ma da una band composta da gente come Kiske, Ward, Reitenauer e Werno, compositori quali Liimatainen, Thorsen, Lo Nobile o presenze quali Hansen, Karlsson e Gus G uno si aspetterebbe 12 hit, no? Certo la sufficenza c'è, certo anche abbondante x via della voce di Kiske e dell'esecuzione impeccabile dei brani nonchè della produzione perfetta ma il succo vero e proprio dei brani c'è e non c'è...o meglio, c'è a tratti e si intravede. Ora come ora Kiske è tornato negli Helloween, il resto è fuffa...Voto 70
INFORMAZIONI
2017
Frontiers Records
AOR
Tracklist
1. Close to the Sun
2. Welcome to the Edge
3. Hereafter
4. Strong
5. Across the Times
6. Riding the Ghost
7. Light Before the Dark
8. Falling Star
9. Breathing
10. Yesterday Is Gone
11. Helen
12. Distant Skies
Line Up
Michael Kiske (Voce, Cori)
Uwe Reitenauer (Chitarra)
Gunther Werno (Tastiere)
Dennis Ward (Basso, Chitarra, Cori)
Dirk Bruinenberg (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Alessandro Del Vecchio (Cori nella traccia 4)
Michael Klein (Chitarra solista nelle tracce 4, 9, 10, 12)
Alfred Koffler (Chitarra solista nella traccia 2)
Magnus Karlsson (Chitarra solista nella traccia 8)
Gus G (Chitarra solista nella traccia 7)
Simone Mularoni (Chitarra solista nella traccia 3)
Mandy Meyer (Chitarra solista nella traccia 11)
Kai Hansen (Chitarra solista nelle tracce 5, 6)
 
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