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Soen - Lykaia
27/02/2017
( 3056 letture )
È sempre un piacere ascoltare un progetto nel quale è presente il magico tocco di Martin Lopez, soprattutto da amanti dei capolavori degli Opeth a cui il batterista di origini uruguaiane ha contribuito in modo fondamentale per la loro stessa riuscita. Questo suo progetto, che in realtà entra già nel quinto anno di vita ma per molti rimarrà sempre il "nuovo progetto", giunge alla prova del nove, a quel terzo disco necessario per compiere il salto stilistico. Questo discorso è ulteriormente esacerbato nei confronti di una band che tenta di trovare una propria personalità all’interno di un panorama mondiale che fin troppo li ha associati a due band di caratura assoluta. Tool e Opeth. Risentendo Cognitive è indubbia l’associazione con la band progenitrice di Lateralus, mentre nel secondo Tellurian si possono percepire maggiori influenze della band svedese di Mikael Åkerfeldt. Lykaia, invece, è un buon compromesso tra entrambe le sfumature delle band succitate ed aggiunge un certo grado di personalizzazione nel songwriting che eleva il tutto a livelli più che buoni, sin dal primo ascolto.

L’attacco di Sectarian è sincopato, ma anche melodico e piacevole all’ascolto, ricalcando alcuni dei canoni del prog moderno, su cui la voce di Joel Ekelöf la fa da padrone, con il suo tono a metà tra Keenan ed Åkerfeldt. La sezione strumentale è elegante e compatta e dona profondità ad un brano che rispecchia alla perfezione ciò che sono diventati i Soen dal momento della pubblicazione di Cognitive. Una maggior personalità, sebbene soprattutto a livello strumentale si sentano ancora molto gli strascichi e le influenze di Lateralus e 10000 Days. Ribadiamo che questo non è necessariamente un difetto, e che la creatura di Martin Lopez gode di vita propria e si lascia ascoltare con piacere: lo conferma la stessa Orison che potrebbe essere uscita tranquillamente da uno dei due album succitati, pur non possedendo la stessa aura magica di una composizione del quartetto di Los Angeles. Andando avanti ci troviamo di fronte Lucidity, pezzo che riporta il tutto più verso atmosfere settantiane, di quel prog da cui recentemente gli stessi Opeth hanno arraffato a piene mani influenze ed ispirazioni. Ottima la prestazione alla chitarra di Marcus Jidell che intesse anche un assolo di tutto rispetto, nella struttura del brano, richiamando l’aura soffusa di piacevole progressive anni settanta, senza orpelli inutili. Opal torna su registri più moderni, strizzando l’occhio all’incedere di Parabola, mentre Jinn altalena di nuovo il sound verso reminiscenze di casa Opeth, confermando quanto già detto più volte sui Soen. La seconda parte del disco non stravolge nulla, proponendo brani di buon livello, senza avere quel lampo di genio che poteva essere Savia nel debut-album. Sister, Stray e Paragon continuano sulla falsa riga di Orison, Opal e Jinn, ricreando atmosfere che tendono maggiormente alla melodia ed alla delicatezza del suono, piuttosto che alle ritmiche aggressive. Di livello superiore, la chiusura dettata da Gods Acre che richiama anche una spruzzata di Mastodon e Baroness sulla sempiterna accoppiata Tool/Opeth. Da segnalare, come sempre, la prestazione superlativa di Martin Lopez dietro le pelli, ma anche l’ottimo risultato ottenuto dal resto della band, soprattutto dalla new-entry Marcus Jidell (che se lo avete sentito negli Avatarium non ha certo bisogno di presentazioni) che riesce a coprire bene gli spazi lasciati vuoti dalla meravigliosa voce di Joel Ekelöf, sempre più protagonista.

In conclusione, questo terzo album dei Soen è una riconferma di quanto fatto nei dischi precedenti, senza compiere il passo definitivo verso la consacrazione e la personalizzazione del sound, ma senza neppure fallire. Lykaia condensa tutto quanto è stato fatto in Cognitive ed in Tellurian e si attesta all’incirca su quello stesso livello, senza strafare ma regalandoci un’ora di ottima musica, ben suonata e ben prodotta che si lascia ascoltare senza remore. La questione è sempre la stessa: se li avete amati dal primo album, sarà molto difficile non riuscire ad apprezzare anche un disco come Lykaia, per certi versi più "ampio" come spettro sonoro; allo stesso modo, se non li avete mai sopportati o li avete meramente bollati come una riproposizione di sonorità di altre band, difficilmente Lykaia vi farà cambiare idea. Anche se, a differenza degli altri due album, ci sono alcune tracce che potrebbero comunque stupirvi. Noi prendiamo e portiamo a casa, volentieri.



VOTO RECENSORE
77
VOTO LETTORI
81.47 su 19 voti [ VOTA]
Undertow
Mercoledì 18 Ottobre 2017, 0.08.03
13
@naoto eravamo allo stesso live, hai ragione sulla timidezza del cantante, però dai, bilancia la megalomania da palcoscenico del chitarrista 😂 una ragazza al concerto gli ha urlato "a piacioneee". Mitica.
naoto
Domenica 15 Ottobre 2017, 14.41.25
12
Devo dire che mi sono ricreduto. Il disco è cresciuto con gli ascolti e ora lo ritengo un album davvero completo, maturo, con un sound eccezionale. Visti a Roma Giovedì scorso, straordinari. Unica nota di "demerito" per il cantante. Eccezionale artista ma pessimo frontman. Molto timido e impacciato. Esibizione eccezionale.
Undertow
Venerdì 13 Ottobre 2017, 0.59.42
11
Appena visti live a Roma... spaccano davvero troppo. FANTASTICI. Non ho neppure sentito la mancanza di Steve Di Giorgio. Il vocalist è perfetto, come sentirlo studio. Lopez un essere sovrumano (ma già si sapeva). Opal eseguita dal vivo è pazzesca. Grande band, c'è poco da fare.
Undertow
Mercoledì 20 Settembre 2017, 23.20.55
10
Nell'insieme mi è piaciuto, diciamo che non mi ha deluso. Resta in effetti sulla stessa strada di Tellurian, album che mi piacque moltissimo, ergo questo non poteva non piacermi. Nel complesso l'ho trovato però un po' ripetitivo ed eccessivamente citazionista del predecessore. A differenza di Tellurian, che era praticamente un Best Of, qui l'ascolto è altalenante... alcuni pezzi restano (opal, jinn, god's acre), altri passano senza lasciar segni (orison, sister). È anche vero che è meno immediato di Tellurian e pare migliorare con gli ascolti. Per ora è un 74. Stupenda Lucidity.
Leostaffan
Lunedì 19 Giugno 2017, 15.34.02
9
Recensione tutto sommato giusta, però non sono d'accordo con il voto che ritengo troppo basso. Io ho trovato questo album veramente bello, uno dei migliori usciti fin'ora nel 2017. È vero che nel loro sound c'è il forte richiamo a band come Tool e Opeth, ma anche ai Pink Floyd (Lucidity), però secondo me c'è grande maturità in questo lavoro che a me piace tantissimo. Delicato, trasognante, emozionante. Stupendo.
Rob Fleming
Lunedì 17 Aprile 2017, 10.00.04
8
Album veramente stupendo: Lucidity; Jinn; Paragon e God’s Acre le compongono solo i grandi. Emozionanti come pochi oggi in giro. Le asperità iniziali prese dai Tool hanno lasciato spazio ad eleganza, profondità e classe infinita. Non "picchiano", ma ogni tanto fa bene un po' di quiete nelle orecchie. 80
alex1991
Mercoledì 1 Marzo 2017, 18.54.27
7
mai ascoltati, l'altro giorno per caso su radio rock ho sentito lucidity rimamendo leggermente spiazzato, pensavo fosse akerfield assieme ai mistici tool... e magia, ascolto l'album tutto d'un pezzo, recupero immediatamente i primi due, rimango estasiato, la scoperta del 2017 migliore per ora. ora attento con ansia il nuovo dei mastodon.
Rob Fleming
Mercoledì 1 Marzo 2017, 9.51.33
6
Lo sto ascoltando da quando è uscito e mi sembra un album estremamente bello ed elegante con un cantante che "canta" e lo fa particolarmente bene. Meno influssi dei Tool e maggior spazio a melodie ariose; un po' come gli A Perfect Circle rimanendo in tema.
Alex Cavani
Martedì 28 Febbraio 2017, 12.06.48
5
Album di una finezza unica. Da ascoltare sempre tutto d'un fiato. Colpisce proprio per la sua omogeneità, che fa sì che ad ogni ascolto si colga un particolare nuovo. Lucidity mi ha fatto innamorare all'istante. Per me 80
entropy
Martedì 28 Febbraio 2017, 11.32.11
4
Ho adorato cognitive e tellurian , nonostante le accuse di plagio d apiù parti provenienti ,in particolare per la somiglianza con i tool. Non nego che sicuramente i tool e le loro sonorità facevano capolino nei primi due album , ma, sarò eretico, la proposta dei soen, sia pure da follower, in un certo modo la preferivo a quella dei tool stessi perché più diretta ed emozionante. Con questo terzo album però direi che le influenze dei tool si sono molto rarefatte, e si è davanti ad un prog malinconico che può forse ancora un po' richiamare alla mente gli opeth più melodici o i katatonia, ma che secondo me ormai si può anche definire "personale". Il punto che questa nuovo corso è sicuramente meno immediato e, in effetti, in certi momenti manca un po' di pesantezza. In defintiva io preferivo i primi due album più derivativi (per me da 85/90), ma apprezzo questa nuova fase, che tra l'altro cresce ascolto dopo ascolto. voto 80
naoto
Martedì 28 Febbraio 2017, 10.54.57
3
Concordo nella sostanza con il recensore. E' il loro album più maturo e meglio prodotto. Però anche il più noioso, a mio avviso. Il suono si è parecchio ammorbidito a favore di un accento molto più marcato sulle melodie e le linee vocali. Il cantante ora esprime un cromatismo pressocchè assente nei lavori precedenti. Di progressivo c'è ben poco, nel momento in cui tutte le tracce si rivelano dei mid-low tempos strutturate per culminare nei chorus di facile assimilazione. Ad un primo ascolto le canzoni risultano abbastanza indistinguibili. Le derivazioni restano anche se meglio assimilate: in particolare Opeth, A perfect Circle e, in alcuni casi, Katatonia. La band ha scelto di semplificare notevolmente la propria proposta individuando un sound arioso, meditabondo e immediatamente riconoscibile.
Markus
Martedì 28 Febbraio 2017, 9.15.21
2
Per me invece il punto debole è proprio la voce,de gustibus... Album noioso per me.
Macca
Martedì 28 Febbraio 2017, 8.59.48
1
Per ora l'ho ascoltato una volta sola ma l'impressione che ho avuto è stata estremamente positiva, questo è il salto definitivo verso una maturità compositiva degna di nota dopo Cognitive che era troppo debitore di certe sonorità e Tellurian che segnava un cambio di passo non indifferente ma non del tutto personale. Il sound si sta facendo via via più personale e, nonostante un mood piuttosto malinconico, ci sono canzoni veramente bellissime. Concordo sulla gran voce di Ekelof, che è il vero punto di forza della band.
INFORMAZIONI
2017
UDR Music
Prog Metal
Tracklist
1. Sectarian
2. Orison
3. Lucidity
4. Opal
5. Jinn
6. Sister
7. Stray
8. Paragon
9. God’s Acre
Line Up
Joel Ekelöf (Voce)
Marcus Jidell (Chitarra)
Lars Åhlund (Organo, Rhodes)
Stefan Stenberg (Basso)
Martin Lopez (Batteria, Percussioni)
 
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