Privacy Policy
 
IN EVIDENZA
Album

Pain of Salvation
In the Passing Light of Day
Demo

Alessio Forlani
Alameda Gardens
CERCA
ULTIMI COMMENTI
FORUM
ARTICOLI
RECENSIONI
NOTIZIE
DISCHI IN USCITA

24/03/17
DESECRATOR
To the Gallows

24/03/17
ALMS OF THE GIANT
Oracles

24/03/17
STEVE HACKETT
The Night Siren

24/03/17
EMERALD
Reckoning Day

24/03/17
HELIOSS
Antumbra

24/03/17
DEFICIENCY
The Dawn of Consciousness

24/03/17
ART OF ANARCHY
The Madness

24/03/17
MEMORIAM
For The Fallen

24/03/17
HEART ATTACK
The Resilience

27/03/17
FATE UNBURIED
Logos

CONCERTI

23/03/17
VOLCANO ROCK PARTY
KESTE' - NAPOLI

24/03/17
ASPHYXIATING DEVOTION FEST
TITTY TWISTER - PARMA

24/03/17
ROSS THE BOSS + ANCILLOTTI + ATHROX
CIRCOLO COLONY - BRESCIA

24/03/17
DARK LUNACY + GUEST TBA [ANNULLATA!]
TIKITAKA VILLAGE - FRANCAVILLA (CH)

24/03/17
LONGOBARDEATH + TOTEM AND TABOO + SENTENTIA
THE ONE - CASSANO D'ADDA (MI)

25/03/17
DEATHLESS LEGACY + guest TBA
PADIGLIONE 14 - COLLEGNO (TO)

25/03/17
DEATH FEST
IL POSTACCIO - ROMA

25/03/17
ROSS THE BOSS + ROSAE CRUCIS + ATHROX
JAILBREAK LIVE CLUB - ROMA

25/03/17
DEW-SCENTED + IZEGRIM
TITTY TWISTER - PARMA

25/03/17
FLOTSAM AND JETSAM
FABRIK - CAGLIARI

Pain of Salvation - In the Passing Light of Day
01/03/2017
( 2961 letture )
Are you true? True to me or you? Are you free? I thought I used to be. Are you mine? You know I'll always be. Are you happy? Well... Are you blind? Reasons.

Le ragioni. Queste sono le ragioni. Al buio, alla luce di un nuovo giorno. Prima e dopo il ricovero, in bilico, sul ciglio della strada. Luci giallastre e melliflui richiami al passato. Prima, dopo. Un ''post'' che vale mille vite, anime, colori, sensazioni sopite al vento serale. Brezze proto-primaverili. Campi sterminati di luci, ombre, verità e sonno arretrato.

These are the reasons, the reasons. These are the reasons, the reasons – reasons. ARE WE FREE? There are so many ways to be.

Strade che portano al benessere dello spirito e alla riflessione. Ai ''se'' e ai ''ma'', alle parole non dette, ai timori e al classico domandone senza risposta: Chi Siamo? Daniel Gildenlöw, mega-mastermind della creatura del Dolore e della Salvezza progressiva, si rianima e ci rianima con sommo splendore e nuovi crismi e scissioni. La formazione della band, all'alba del nuovo essere, è invariata: partiamo con ritmi crudi e secchi: foglie morte e croccanti, residui autunnali, rimasugli. La forgia del tempo si rimette in moto lentamente come un torchio compresso e sciorina rabbia e riff secchi e taglienti. Il nuovo incipit dei Pain of Salvation è quanto di più inaspettato e pragmatico ci possa essere. Le sfumature acustico-sperimentali degli splendidi specchi class-rock Road Salt One e Road Salt Two vengono lambite e incastonate nella super-struttura fanta-radiottiva del nuovo arrivato, il mesmerizzante ed epico ITPLOD, dove i problemi e i dolori vengono esorcizzati ancora prima di premere il tasto play. In un vortice bramoso di vendetta e ritorno in grande stile, ci appropinquiamo ad ascoltare, passo dopo passo, questo lungo percorso musicale regalatoci nel già succoso e ricco 2017.

Tabula rasa e via col vento, tra accelerazioni in doppia-cassa e modernismo al servizio della band. È un martedì qualunque e i 10 minuti che aprono il platter ci trasmettono elettricità e assistenza oltre-Mondo. Più voci, melodie famigliari e spunti nuovi. Siete curiosi di sapere come suona questo fuorviante ed elegante viaggio? Cangiante e dinamico, si veste e sveste di continuo, producendo arrembanti sciarade metalliche e sinuose parentesi semi-acustiche, parapendii di neo-progressive d'autore e rock duro, con poesia e riflessione. ITPLOD è un' amalgama che permette al combo di respirare, di cantare all'unisono e creare brillanti digressioni: brani compatti e drammatici si alternano a lunghe suite dal valore indiscusso. Il metal stratificato di On a Tuesday si contrappone al grigio-nero di Tongue of God, con la sua amarezza nordica e l'andamento rigido e mai invasivo, passando per i sentimenti serpeggianti di Meaningless (che richiama il passato recente), fino alle esplosioni quasi djent del singolo-apripista Reasons che, dopo svariati ascolti, ci appare sempre più convincente e maestoso. Sovrapposizioni vocali, i Queen che compaiono dal cassetto dei ricordi e i riff compressi che ci fanno sbattere la testa. Siamo finiti in piena epoca Scarsick (2007) e non ce ne siamo nemmeno accorti. Bravura? Citazionismo di sorta? No, solo magmatica perfezione e ondulati richiami ai tempi che furono. Piume delicate e sberle di pietra.
Per chi conosce , anche relativamente , il genio istrionico Daniel Gildenlöw sa che non può aspettarsi banalità e inutili ripetizioni. Il percorso artistico della band si rimette a nudo cercando di ripescare il quid metallico-compositivo che fu, costruendo una montagna mistica con dolcissimi cubetti Lego, tra visioni oniriche, sogni e drammi. Un fanta-libro per i palati più fini e per i bisognosi di affetto progressivo. ITPLOD è un biglietto gratis per PROGLANDIA, con i cinque imbonitori polistrumentisti a condurci attraverso le varie attrazioni disponibili. Per questo speciale ''viaggio in giornata'' abbiamo un pass unico, che ci permettere di visitarne ogni anfratto: non ci sono segreti qui, nemmeno nelle parole di Gildenlöw, che -in solitaria- ricorda le brutte esperienze e il ricovero durato mesi. Il 2014 ci appare confuso e frastornante, eppure così vivido e sincero:

I was born in this building. It was the first tuesday that I've ever seen. And I live to see tomorrow , it will be my tuesday number : 2119.

I 3 minuti e 23 secondi di Silent Gold sono puro tocco pianistico – emotivo, in cui la batteria contorna il tutto delicatezza mentre le melodie vocali (mai così convincenti e ''vere'') ci trasportano in un viale solitario, fatto di silenzio e decisioni ponderate, sguardi persi nel vuoto e mondi-matrioska, uno dentro l'altro. Il silenzio è oro, il silenzio è verità.
I primi quattro step musicali di questo nuovo parto sono l'estrema sintesi innovativo – musicale della passata discografia dei Pain of Salvation, ma non affrettate giudizi: in In the Passing Light of Day c'è impressionismo e futurismo. Ci sono gli alti e i bassi, il sentimento e il richiamo primitivo di una musica mai stanca, vecchia né doma. Un incredibile sali-scendi pressurizzato e pachidermico, così come l'incedere stentoreo e affannato di Angels of Broken Things, rarefatto affresco di innegabile abilità ed eleganza. Pulsanti linee di basso ci regalano un Gustaf Hielm ispirato e in ottima forma, mentre la band ricama una virtuosa parentesi epico-solista sulla tre-quarti, mettendo in mostra le innegabili doti di Ragnar Zolberg, che si prodiga in un costruttivo assolo prolungato e sentito, che cresce per poi precipitare nell'emotiva caratterizzazione targata PoS, che cita Pink Floyd e Devin Townsend sul crescendo finale, che condisce ed effetta il brano in un tripudio clamore collettivo. Un iper sonno accelerato e ambizioso che ci fa sconfinare nella vita di tutti i giorni, dove -pian piano- cerchiamo di capire e carpire tutti i significati che ci circondano, scontrandosi alla velocità della luce.

Life is a ride they say , but there are tickets that I will never pay. I'm afraid there will be no vow today , for any God of come-what-may. You let me live , you let me die.

Fuzz e bassi profili introducono The Taming of a Beast, quasi gotica nel suo incipit scarno e struggente, dove la voce recitata e profonda di Gildenlöw ci accompagna per mano verso un crescendo sonoro/vocale di rara efficacia, che coglie il climax nel chorus per poi stemperarsi di nuovo. La seconda stanza riprende il tema principale, tra piccoli ricami chitarristici e semplici melodie di tastiera. È il brivido del ritorno , il fulmine a ciel sereno e il contrappunto che ci serviva per avere un quadro quasi completo della nuova creatura, quella che porta il marchio numero ''17'' e che si scosta parzialmente dal recente passato per portarci verso un intrepido labirinto di Musica, fatto di poli-sensazioni viventi e camaleontiche, pacate e ritmiche, decadenti e ruvide, ma soprattutto ottimamente interpretate. Il bridge è rallentato e dominato da un riff semplice e destrutturato che ci trasporta verso il finale, un mid/up-tempo corale che si autospegne improvvisamente, creandoci attorno un vuoto improvviso. Credere, non dubitare, credere e ancora provare.

This will be my tribe , my family. This will be flag and nation . This will be my creed, my legacy . Will you follow me?

La tribù sonora, il dissenso, l'ego che cerca di prevalere e soccombe al senso di famigliarità, come nella lunga e complessa Full Throttle Tribe, che gioca su riff semplici e sovrastrutture eleganti, ricamate su pirotecniche visioni a vapore. Il chorus non è brillante come in altri momenti, ma viene sapientemente compensato dal primo crescendo musicale, tra riff dissonanti, batteria in levare, doppia-cassa e una parentesi cupa e sofferta, dove tocchi di avorio, tastiere e nuance sospese nel vuoto ci deliziano insieme alla voce di Gildenlöw. Strati su strati e ancora caos e parziali ripartenze dissonanti , l'acuto graffiante al 6:41, e ancora la ripresa del chorus che -nel secondo svolgimento- ci convince di più grazie a un sapiente up-tempo. Poi, cosa capita? Burroni e accordi ribassati, malattie della mente e groove insanabile e insaziabile. Torna la piacevole merenda moderna di Reasons, giocata in chiave anti-estetica e apocalittica. Alcuni rumori di fondo e una batteria ''live'' del bravo Leo Magarit, poi i giochi si chiudono improvvisamente, lasciando fading e pensieri sospesi sul grattacielo del mondo.
E se If This is the End ci trasporta in una palude malinconica, il finale dell'album è tutto da scoprire. Immergetevi ancora una volta nel succo proibito della narrazione. Siamo le stesse persone di prima, solo leggermente cambiate dal percorso intrapreso. Chiuse in noi stesse, cerchiamo di comprendere qualcosa in più. Intraprendiamo un breve cammino verso il viale illuminato dalle prime, timidi luci dell'alba. Alla fine è un nuovo giorno ed esattamente come il precedente, dobbiamo fronteggiare e affrontare le sfide. Alti e bassi, nuvole erranti e arpeggi. Ci sentiamo al sicuro.

You're watching me slowly slip away … Like the passing light of day.

Chiudiamo le danze con lucchetti dolci-amari, con un'interpretazione da dieci e lode e con un lungo brano che si tinge di suite per poi denudarsi completamente, mostrando una struttura timida e fragile e, nel contempo, dura e convincente, che non si lascia intimorire dai precedenti step per andare oltre la soglia.
In the Passing Light of Day, title-track dell'album, è un epitaffio sonoro che sposa la delicatezza di Road Salt e la immerge in slide e ricchezze desolate. Erba e luce, passeggiate solitarie. I 15 minuti abbondanti vengono sezionati e suddivisi in più parti. Come spesso accade, il crescendo centrale provoca brividi e consensi mentre il refrain, pura delicatezza rock-espressiva, inganna e fa male, anticipando di pochi passi un difficile ponte strumentale giocato su riff spezzati e batteria fantasy. Spirali emotive.

71 minuti dopo la scia di colori umorali lascia spazio alle ultime conclusioni. Il nuovo lavoro dei Pain of Salvation è un monolite che non solo piace, ma convince a più riprese, andando a ripercorrere, in parte, una raffinata carriera all'insegna della sperimentazione progressiva. In the Passing Light of Day è rinascita e riscoperta. Un inno alla vita sofferto e vissuto, un ponte tra le conferme che precedevano il tutto e le incognite del futuro. I figli sapranno, l'amore farà la sua parte e noi saremo sempre qui, pronti ad ascoltare il tutto con immutato piacere.

Lover... my best friend. It somehow feels OK in the passing Light of Day.



VOTO RECENSORE
84
VOTO LETTORI
84.76 su 38 voti [ VOTA]
The Perfect Element
Lunedì 20 Marzo 2017, 23.09.19
36
La differenza fra i P.O.S. (Daniel Gildenlow) e tutte le altre band del genere e non, è che i nostri hanno un GUSTO della madonna! Sono perennemente freschi, sul pezzo, sobri, ma sempre con una raffinatezza ed un'eleganza inavvicinabile per molti gruppi, i D.T. ad esempio. La musica suonata alla perfezione, nella quale è la tecnica ad essere al servizio della melodia e non il contrario. Full Throttle Tribe, Meaningless, The Taming of a Beat , Reasons, sono quattro piccole gemme che dovrebbero arrivare a tutte le menti pensanti del mondo! Quanto mi piacerebbe ascoltarle girare sulle Radio o su MTV. In questo album sento i Pantera, i System OFAD, gli HIM, i Sentenced, i Nirvana, gli Alice In Chains, gli Iron, tutto suonato da Dio con il loro stile unico 'anni 70 ma FRESH', e soprattutto con finalmente dei suoni degni! Sound asciuttissimo e pulito. Album sublime. 'Ma l'assolo di Angel of Broken Things che bello è ?!?!!' Per me, di questi tempi aridi, disco da 90.
Flv
Lunedì 20 Marzo 2017, 7.31.32
35
dopo due mesi continuo ad ascoltarlo con molto piacere e a trovarci sfumature sempre diverse
sandro
Giovedì 16 Marzo 2017, 14.51.09
34
Bellissimo...
Metal4ever
Martedì 14 Marzo 2017, 13.49.20
33
Intimo, toccante, dolce, violento, questo disco ha veramente tanti umori e ti trasmette una grande varietà di emozioni. Nulla da aggiungere; sono contento che i POS siano tornati ad ottimi livelli, e faccio i complimenti a loro per aver realizzato questa magnifica release.
Thomas
Lunedì 13 Marzo 2017, 14.45.43
32
Un album molto intimo, forse il più nudo da BE in poi, forse anche troppo nudo, al limite dell'omofobia . A me Ragnar Zolberg non piace, non mi convince per niente questa formazione, non mi piace la piega presa con i Road Salt e non mi piacciono i rimandi in quest'album. Non capisco le scelte comunicative, i video, la copertina, l'eyeliner, le unghie con lo smalto... Detto ciò, devo dire che full throttle tribe è finalmente una canzone degna dei PoS che conoscevo.
Mo67
Giovedì 9 Marzo 2017, 20.40.46
31
Fantastico, ben al di sopra delle mie più rosee aspettative. Ribadisco,senza ripetermi, quanto di positivo già detto nei commenti precedenti. Dalla sua uscita non ascolto altro.....e ogni volta lo trovo fortemente intimista e commovente.
d.r.i.
Giovedì 9 Marzo 2017, 11.16.49
30
Per ora stupito positivamente, anche se devo dare più ascolti per giudicare!
Theo
Martedì 7 Marzo 2017, 14.32.22
29
Sono pazzo se dico che questo è il mio disco preferito della band? Lo ritengo il più sincero e viscerale. Senza nulla togliere ai primi 4 capolavori, In the Passing Light of Day ha un qualcosa in più per coinvolgimento emotivo... a questo aggiungerei che è il disco che sintetizza un po' tutto il percorso musicale della band, richiamando ora Remedy Lane, ora Be e persino i Road Salt nelle ultime (splendide) tracce. Voto 95/100
Luigi
Martedì 7 Marzo 2017, 11.40.23
28
Nonostante svariati ascolti non riesco a farmelo paciere a pieno, lo trovo a tratti un polpettone tra Scarsick e i due Road Salt. Ma nonostante tutto lo trovo un discreto album di debutto per questa nuova formazione, fa ben sperare per il futuro della band. Voto 70
Roxy35
Domenica 5 Marzo 2017, 15.49.01
27
Un disco Prog con la P maiuscola. Ritmo e melodie si fondono in maniera incisiva e coinvolgente. I PoS sono tornati alla grande, dimostrando grande professionalità, tecnica e soprattutto passione. Approfondita ed incisiva anche quest'ottima rece. Bentornati PoS, speriamo di continuare l'anno con un prog metal che si esprima su livelli similari, sarebbe il massimo.
AntonioC.
Venerdì 3 Marzo 2017, 21.42.27
26
Sarà che ho apprezzato i PoS in ogni loro declinazione, ma a me sembra in linea con Scarsick e il periodo Road Salt, senza andare a scomodare i primi 5 capolavori. Direi quindi un lavoro che ha molti punti a favore ma anche qualche calo ravvisabile in quache momento non proprio riuscito.
Michele
Venerdì 3 Marzo 2017, 20.03.49
25
Sto apprezzando moltissimo questi commenti così competenti, garbati, tecnici, che entrano nel vivo dell'album, che centrano quello che è il vero cuore di questo album straordinario, tante persone che lo stanno interpretando in maniera veramente sorprendente. Il disco in sé è straordinario, un prog metal come se ne ascoltano pochi ultimamente. Che piacere leggere veri commenti su quello che si ascolta e non divagazioni varie seguite da risse ed insulti come spesso capita tra i molti utenti di questo sito. Continuate così, questa è la musica, quella vera, quella che si ascolta, si interpreta, si commenta per quel che è : Uno svago, un piacere, un sogno.
Micologo
Venerdì 3 Marzo 2017, 18.36.21
24
Ci sono voluti più di 10 anni, 3 dischi non proprio esaltanti, vari cambi di formazione, malattie terribili, lunghe convalescenze e alcuni lavori di rodaggio, ma finalmente eccolo….il nuovo e inaspettato capolavoro dei Pain of Salvation. Probabilmente non sarà all’altezza dei primi 3 o 4 dischi (questo però sarà solo il tempo a dirlo), ma in ogni caso è un lavoro che imbocca una strada diversa e coraggiosa. Un disco emozionante e ricco di sfaccettature ritmiche e melodiche dalla prima all’ultima nota, liricamente maturo, come da sempre Gildenlow ci ha abituato (andatelo a dire ai megagruppi americani che a 50 anni scimmiottando maldestramente storielle fantasy che non stanno in piedi manco con le stampelle). Dopo quasi 20 anni di (onorata) carriera i Pain of Salvation sono uno dei pochissimi gruppi ancora in grado di dare un senso alla parola Progressive. E scusate se è poco.
Danimanzo
Venerdì 3 Marzo 2017, 16.42.55
23
Ho adorato i Pain of Salvation dall'inizio e fino a "BE" la loro carriera musicale ed artistica era stata un crescendo qualitativo ed emozionale con pochi eguali nella scena Hard Rock/Heavy Metal. Poi il "leggero" passo falso di "Scarsick" ( album che tuttavia trovo più che dignitoso ) e da quel momento li ho lasciati perdere. Ancora non ne ho capito il motivo. Di fatto questo "In the Passing Day of Light" è un disco clamoroso e bellissimo intriso di passione travolgente e grande professionalità da parte di tutta la band ( Gildenlöw in primis ). Voto: 90/100.
Joker
Venerdì 3 Marzo 2017, 11.44.25
22
Risale a qualche anno fà la mia scoperta dei PoS, e avvenne proprio in questa amata webzine, dove trovai un commento all'incirca scritto in questo modo: "i Pain Of Salvation sono tra i pochi gruppi che insieme a Pink Floyd e Dream Theater riescono a commuovermi". Incuriosito dal commento, e dal fatto che i gruppi accostati sono tra i miei preferiti di sempre, li approfondii............ Da allora non ho fatto che adorarli e reputo Daniel Gildenlow un autentico genio del Prog (anche quando fà sterzate come i due Road Salt, che di sicuro nella sua visione avevano una loro ragion d'essere). Mi ci sono voluti diversi ascolti per "lasciarmi commuovere" anche da quest'ultimo In The Passing Light Of Day: i due singoli apripista (che adesso reputo bellissimi all'interno del disco nel suo complesso ) mi lasciarono spiazzato e un pò allibito, ma devo dire che già dopo il primo ascolto la voglia di premere nuovamente Play e riascoltarmelo dall'inizio alla fine era bella forte, e questo è già di per sè indice di qualità. Principalmente volevo capire cosa si fosse fumato Daniel dopo il miracolo e la rinascita post-ospedale, ho iniziato a pensare: "ma non è che gli hanno dato qualche pasticca allucinogena e ne risente ancora dei postumi?!?!". Dopo il 4/5° ascolto tutto ha iniziato a quadrare e....... ILLUMINAZIONE!!! Non voglio osannarlo, i primi 4 dischi come la stragrande maggioranza di voi li reputo inarrivabili, ma per lo stupore e la folgorazione (sia mentale che fisica) gli dò un 90 netto
Rush 1981
Venerdì 3 Marzo 2017, 9.31.03
21
Entropia album molto sottovalutato a Be altro album non capito.. ci ritroviamo nel 2017 con In the Passing Light of Day... credo che Daniel sia giunto ad una maturazione artistica paurosa... alternando parti prog folli ad altre monocorde quasi volesse far sentire l attesa e la ripresa del suo mondo.. soffermandosi particolarmente sull attesa e sulla quasi impossibilità lasciando alla musica la giusta lentezza fatta di accordi di note molto semplici... che capolavoro! Voto 90
entropy
Venerdì 3 Marzo 2017, 7.50.56
20
A me, al contrario di molti di voi, il disco è piaciuto subito, forse anche spinto dal primo pezzo memorabile che ha spazzato via i terribili ricordi dei due salt road. Però poi con gli ascolti l'entusiasmo iniziale è un po' venuto meno invece di crescere. Io amo molto il prog "melodico/cupo" (ad esempio ho adorato l'ultimo dei wolverine), però in quest'album ci sono dei momenti di stanca per cui fatico ad ascoltarlo tutto di fila. Quidni insomma un buon album , non ai livelli dei primi 4 (che per me sono tutti da 90 e +), ma sicuramente di scarsick si. Voto 78/80
Giaxomo
Giovedì 2 Marzo 2017, 23.14.18
19
@Jo-lunch: se i Leprous se ne escono con un lavoro di questa caratura -album previsto per il 2017 - per quest'anno sono più che soddisfatto
Jo-lunch
Giovedì 2 Marzo 2017, 22.53.27
18
Un grande e ispirato Gildenlow . Un disco notevole dei PoS dove momenti cupi si alternano a melodie ariose e di grande effetto. Non c'è niente di scontato e/o banale in questo album , bravura, tecnica, capacità vocale si fondono in un mix variegato ricco di sfumature sonore di alta classe. Pensatela come volete ma tanto di cappello al cospetto di un prog metal di così alta levatura. Concordo in pieno con il commento 7 di Giaxomo. E bravo anche a te, Riccardo, un'ottima rece, approfondita brano per brano, un vero piacere leggerla per gli appassionati del genere.
Ck63
Giovedì 2 Marzo 2017, 17.27.18
17
Bellissimo. Un album di vero prog metal, tecnicissimo, stupendo. Anch'io concordo nel dire che a tratti è addirittura commovente. Solo per animi sensibili...☺
Miky71
Giovedì 2 Marzo 2017, 11.35.49
16
Disco spettacolare, ma, come scritto da qualcuno, non basta un solo ascolto per apprezzarlo in pieno. Ci va costanza e pazienza, alla fine la valutazione cambia completamente. Personalmente ho apprezzato molto anche la parte melodica.
SOM
Giovedì 2 Marzo 2017, 11.20.05
15
Mha! Al primo ascolto non mi sembra niente di speciale.
JC
Giovedì 2 Marzo 2017, 1.14.05
14
OK, per quanto mi riguarda é un disco incredibile, che da musicista posso solo invidiare. Se devo valutarlo oggettivamente, per me é 90. Soggettivamente invece gli togliersi almeno dieci punti: preferisco i POS acustici dei due Road Salt e di Falling Home.
Giaxomo
Mercoledì 1 Marzo 2017, 22.46.50
13
@naoto: certamente, la metafora su Wilson calza a pennello, non potevi rappresentarlo in modo migliore! Fammi sapere se cambi idea su quest'album (spero di sì!)
Simone
Mercoledì 1 Marzo 2017, 22.46.18
12
Non capisco che ci stia trovando cosí tanta gente in questo disco. Parte benissimo con on A Tuesday, cala immediatamente con una manciata di brani appena scorrevoli (salvo un altro piccolo picco con Meaningless)...dopodiché diventa una palla mortale tale e quale ai terribili Road Salt.
naoto
Mercoledì 1 Marzo 2017, 22.24.21
11
@Giaxomo: grazie per le dritte. Wilson è un gran professionista, ma i suoi lavori mi paiono più quelli dii un colto arredatore che di un estroso ed innovativo architetto, non so se la metafora rende l'idea. "Raven" è sicuramente un gran disco. L'ultimo dei DT mi risulta quasi fastidioso. Per il resto, seguirò il tuo consiglio, anche se, come detto prima, non è il genere di progressive che fa colpo sulle mie orecchie. Non sono un grande amante del lirismo/pathos, così come dell'evoluzione "orizzontale" (melodica) dei brani. Fuor di metafora, preferisco il prog come struttura/destruttura (scuola King Crimson), piuttosto che come magniloquenza o ricercatezza nei contenuti. Comunque, sto divangando.
fango
Mercoledì 1 Marzo 2017, 22.17.55
10
Disco grandioso...voto 95
Tony
Mercoledì 1 Marzo 2017, 20.17.58
9
Disco spettacolare, all' altezza a mio parere dei primi capolavori della band. A tratti commovente
Giaxomo
Mercoledì 1 Marzo 2017, 19.19.49
8
@naoto: ti consiglio di ascoltarlo ancora e ancora! Ho avuto il tuo stesso problema i primi due ascolti trovandolo (fin troppo) piatto. Fortunatamente, mi stavo sbagliando: si è rivelato variegatiSSSSSimo, colmo di sfumature e maledettamente longevo. Certo, è uscito appena due mesi fa ma davanti a certi lavori, la longevità scatta come un automatismo. Non so cosa ne pensi degli ultimi lavori di Steven Wilson ma qui, nel caso dei PoS o come nel caso dei Fates Warning (recensite Parallels!!!) vedo "progressive", nel caso del sopra citato Mr. Wilson vedo "regressive". I DT non li cito neppure in appello per decenza.
Giaxomo
Mercoledì 1 Marzo 2017, 18.54.50
7
Prima di tutto, vorrei ringraziare e complimentarmi con Riccardo per l'ottima (eccellente) sentitissima recensione, proprio perché l'attendevo dall'uscita dell'album, trattandosi del primo ascolto targato 2017 ed essendo inoltre, l'album, un validissimo lavoro. Si tratta di un'opera profondissima, studiatissima nei minimi dettagli (fin troppo e dopo spiego il perché), originale (ho trovato poco citazionismo), che puzza dannatamente di "contemporaneo" (e qui mi sfogo: hip hip urrà per le nuove istanze!) con qualche tocco di auto-refernzialità e suonata da una band - Gildenlöw e Zolberg su tutti, non me ne vogliano gli altri - sensibilissima. Detto questo, non mi soffermo a fare l'analisi "track by track" ma ad elencare i lati positivi e negativi del platter, ben venga se ciò sarà oggetto di discussione: tecnicismi mai fini a sé stessi, tratto a dir poco sconvolgente se si guarda il panorama progressive odierno, voce sublime (altro plauso a Gildenlöw), un assolo DIVINO di Zolberg, straziante, sofferto, traboccante di Pathos (non ne sentivo uno così da...un migliaio di album circa? Quantificando si parla di una decina d'anni). Se proseguono su questa strada posson diventare i sovrani incontrastati del Prog Metal (con molte virate verso il rock) odierno. Lati negativi: è presente una certa prolissità sterile in alcune canzoni (On a Tuesday e la TT in particolar modo), non tutto l'album si mantiene su standard elevatissimi per una sorta di calo d'ispirazione e lo ammetto, ho capito l'album solo dopo quasi una decina di ascolti. Ora lo ascolto da un mese ininterrottamente. Arrotondo a 85 e FORSE abbiamo il miglior disco Prog dell'anno! BENTORNATI RAGAZZI!
Flv
Mercoledì 1 Marzo 2017, 18.47.04
6
90 anche per me , un disco di una forza emotiva fortissima che mi ha sorpreso e conquistato come nessun loro disco precedente aveva pienamente fatto
Max
Mercoledì 1 Marzo 2017, 18.26.07
5
Gran bel disco! Migliore dei precedenti. 80 tutti!!
Maurizio 76
Mercoledì 1 Marzo 2017, 18.24.56
4
bellissimo ed emozionante, voto 90
Timmy
Mercoledì 1 Marzo 2017, 18.20.42
3
Ritorno dei PoS che si reinventano x l'ennesima volta,con un risultato se non altro migliore e più personale dei precedenti road salt.Nel complesso però il disco è solamente discreto,inferiore pure ai controversi scarsick e be.Molti alti e bassi,i due pezzi d'apertura e chiusura di altissimo livello,il resto fra luci e ombre.Niente male affatto anche full throttle tribe,meaningless e reasons.Silent gold una delle ballad più insignificanti e sterili del gruppo,e nn so come si faccia ad elogiare l'assolo di angel of broken things,una delle cose peggiori fra quelle che abbiano mai composto.
naoto
Mercoledì 1 Marzo 2017, 16.50.56
2
Decisamente non il prog che fa per me. Troppo arioso, melodico, incentrato prevalentemente sulle linee vocali. Lavoro maturo e molto ben prodotto ma a me, personalmente, ha annoiato. Forse devo riascoltarlo ancora. 70
Giangianni
Mercoledì 1 Marzo 2017, 16.44.17
1
Primo ascolto targato 2017 e non sono rimasto deluso. Se i precedenti non mi avevano convinto, questo sì...e come!!
INFORMAZIONI
2017
InsideOut
Prog Metal
Tracklist
1. On a Tuesday
2. Tongue of God
3. Meaningless
4. Silent Gold
5. Full Throttle Tribe
6. Reasons
7. Angles of Broken Things
8. The Taming of a Beast
9. If This is the End
10. The Passing Light of Day
Line Up
Daniel Gildenlöw (Voce, Chitarra)
Ragnar Zolberg (Chitarra, Voce)
Daniel Karlsson (Tastiere, Voce)
Gustaf Hielm (Basso, Voce)
Leo Magarit (Batteria, Voce)
 
RECENSIONI
50
59
85
77
87
70
90
88
85
ARTICOLI
14/04/2013
Live Report
PAIN OF SALVATION + ANNEKE VAN GIERSBERGEN + ARSTIDIR
Estragon, Bologna, 10/04/2013
01/03/2012
Live Report
PAIN OF SALVATION + CRYPTEX
New Age, Roncade (TV), 24/02/2012
29/11/2011
Live Report
OPETH + PAIN OF SALVATION
Alcatraz, Milano, 24/11/2011
29/04/2005
Live Report
PAIN OF SALVATION
Rolling Stone, Milano, 27/04/2005
 
 
[RSS Valido] Creative Commons License [CSS Valido]