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Trollfest - Helluva
07/03/2017
( 1022 letture )
In prima fila ad aprire le danze fra i grandi nomi del folk metal in questo 2017 troviamo i goliardici Trollfest che, giunti dalla fredda Norvegia, presentano il loro settimo album a tre anni di distanza da Kaptein Kaos, disco -a detta del grande pubblico- bene o male riuscito. Questa volta i membri del gruppo mettono da parte la divisa da scienziato a favore di lanterne, piccozze e tute da esploratori -senza ovviamente tralasciare l’amato alcool, non sia mai!- che useranno per compiere un viaggio nel profondo della Terra, con lo scopo di cercare la madre gigante dei troll chiamata “Helluva”, da cui l’album prende il nome.

Messa da parte questa piccola presentazione e addentrandoci nello specifico del full length in questione, salta subito all’occhio il numero delle tracce che -come da tradizione della band- supera la decina. Non si tratta certo di un caso isolato in un genere come il folk metal, ma una tale quantità di brani potrebbe far preoccupare ancor prima di ascoltare l’album, facendo pensare ad un lavoro lungo e noioso; ovviamente si tratta di meri pregiudizi, anche perché è sufficiente ascoltare qualche vecchia canzone di questi sei ragazzi per mettere subito da parte questo pensiero, nella speranza che non ritorni a trovarci durante l’ascolto.
Il nuovo album dei folli, divertenti e ubriaconi Trollfest inizia con una intro tutta strumentale che, anche grazie al nome alquanto simpatico, non può non farci scappare un sorriso.
Sorriso che però va subito a spegnersi già dalla prima traccia vera e propria intitolata Professor Otto, uno dei personaggi che i nostri incontreranno durante il loro viaggio. Il brano non presenta nulla di particolare e risulta abbastanza scontato e costruito sempre sugli stessi riff, salvo per una piccola parte folk (momento in cui difficilmente i norvegesi sgarrano), che alla lunga risulta comunque banale. Detto senza fronzoli: si potrebbe portare avanti un’analisi track-by-track di questo album senza alcun problema, ma alla fine ne uscirebbe uno stillicidio. Spiego meglio: non che il sestetto norvegese si sia mai avvalso di sound puliti e ordinati, ma in questo caso hanno elevato un po’ troppo il livello di “confusione”, in quanto per quasi tutti i cinquanta minuti di durata dell’album l’ascoltatore viene investito da suoni sparsi a destra e a sinistra senza alcun apparente ordine, con solo qualche intermezzo che vede protagonisti versi di animali e di troll, come ad esempio in Trollachen.
La confusione è quindi il problema principale di Helluva.
Molto francamente, non credo di fare un torto ai Trollfest nello scrivere che i riff vanno un po' “per i fatti loro” e che la voce è al limite del fruibile. Questa sensazione non era così presente negli album precedenti e se ci si imbatteva in qualche momento di questo tipo di certo non era spiacevole, anzi rendeva più che personale il loro sound, anche visto che in fin dei conti si sono fatti strada grazie a queste caratteristiche.
Non bisogna però fare di tutta l’erba un fascio e c’è da dire che troviamo anche qualche pezzo interessante da segnalare. Tra questi sicuramente Gigantic Cave grazie ad un intrigante ritornello, la rallentata Reiten mit ein Fisch, la simpatica Don Gnomo Vega (cantata oltretutto in spagnolo) e Sputnik, che si discosta completamente da tutte le altre tracce presentate anche a causa del cantato in russo. Il resto, come detto prima, è una brodaglia di musica confusa, poco intrigante e fin troppo uguale.

Di certo i Trollfest posso essere premiati per tutta la loro simpatia e per tutta la fantasia che mettono nel creare i concept dei loro album, però forse con quattordici anni di carriera in un genere dove è facile perdere la retta via (rischiando di ridursi a scrivere bene o male sempre le stesse cose), i nostri dovrebbero farsi un esame di coscienza e tentare in un modo o nell’altro di innovare il loro sound. Non è facile definire il concetto di “innovazione” in musica, però quando questa c’è si nota. Di certo “innovazione” non è aggiungere tanti strumenti nelle canzoni o renderle sempre più caotiche perché a qualcuno piace così.
Passando alla valutazione, la sufficienza viene appena raggiunta soltanto grazie alle tracce elencate in precedenza e ad una certa coerenza di questo titolo con un passato che insufficiente non era.
Helluva non mancherà di piacere a chi ha sempre apprezzato questa band norvegese, però, per chi è alle prime armi con il folk metal o per chi si imbatte nei Trollfest per la prima volta, il consiglio è di rispolverare i precedenti lavori, sicuramente più validi di quest’ultimo, o di virare addirittura verso altri lidi.
Intanto restiamo in attesa di ciò che questo 2017 ci riserverà.



VOTO RECENSORE
60
VOTO LETTORI
55 su 3 voti [ VOTA]
Todbringer83
Lunedì 10 Luglio 2017, 16.44.36
2
Non avevo mai sentito nulla di questo gruppo fino ad oggi, e devo dire che a giudicare da questo album forse sarebbe stato meglio non ascoltarli proprio. Ascolto abbastanza irritante, a cominciare dal cantato da centro sociale ai limiti del crossover e del grindcore (non me ne vogliano gli amante di questi due generi, ma non mi sono mai piaciuti) . Musicalmente scimmiottano, almeno per quello che ho sentito qui, tutta la corrente folk metal amplificandone i lati negativi riducendosi a band da sagra di paese. Io a parte un paio di brani ascoltabili ma nemmeno troppo riusciti non riesco a salvare il salvabile, davvero brutto. Sotto la sufficienza : 55
Il Marchese Del Grillo
Martedì 7 Marzo 2017, 17.47.59
1
Mi son sempre stati simpatici. Da ascoltare senza dubbio.
INFORMAZIONI
2017
NoiseArt Records
Folk Metal
Tracklist
1. This Is Just the Intro
2. Professor Otto
3. Spelunking Sisters
4. Gigantic Cave
5. Steel Sarah
6. Trollachen
7. Hen of Hades
8. Reiten mit ein Fisch
9. Fräulein Helluva
10. Kabaret
11. La Grande Finale
12. What a Good Idea
13. Don Gnomo Vega
14. Sputnik
Line Up
Jostein “Trollmannen” Austvik (Voce, percussioni)
John Espen “Mr.Seidel” Sagstad (Chitarra)
Morten “Dr.Leif Kjønnsfleis” Müller (Chitarra)
Kai “Fjernkontrollet” Renton (Fisarmonica, tastiere)
Dag “DrekkaDag” Stiberg (Sassofono)
Eirik “TrollBANK” Renton (Batteria)
 
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