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Tomb Mold - Primordial Malignity
08/03/2017
( 542 letture )
Dopo un paio di demo rilasciati nel corso del 2016, i canadesi Tomb Mold consegnano finalmente alle stampe il loro album di debutto. E il botto di certo non manca, anzi: questa band potrebbe a suo modo rivelarsi una piccola deflagrazione all'interno del panorama death odierno. Primordial Malignity è il frutto di una scelta piuttosto controcorrente: quella cioè di recuperare un death metal vecchio stampo (primordiale, appunto), in barba a questi tempi che vedono sempre più gruppi allontanarsi dalla preistoria del genere, per abbracciare sfumature tendenti al brutal e al technical. Nello specifico, fin dalla copertina questo lavoro sembra giungere in ritardo di un ventennio, inserendosi, grazie alle sue sonorità cupe, all'interno del filone death scandinavo tanto in voga negli anni '90 (Abhorrence e Demigod su tutti). Il fatto però che la musica del duo di Toronto sia ispirata a quella determinata corrente artistica, non significa che essa ne funga da malinconico tributo. Sono infatti molti gli elementi che consentono al loro lavoro di godere di vita propria, differenziandosi da quanti li hanno preceduti.

Un intro in stile dark ambient apre l'album, subito spezzato dalla pioggia di note del primo riff, che indica quale sarà la strada che i due musicisti percorreranno per i successivi trenta minuti. Riff veloci, grezzi, nei quali predominano svariate note medio-alte; è proprio questo l'elemento che più caratterizza il sound del disco in questione: non udiamo mai quella pienezza maestosa e possente tipica del death made in USA (Immolation, Incantation). Le tracce si susseguono denotando una forte compattezza compositiva, a quanto pare priva di momenti d'esitazione. L'uso del riverbero è così inflazionato da creare un rimbombo di suoni che sembrano provenire dalle remote caverne dell'oltretomba. Ne è la riconferma il canto gutturale di Max Klebanoff, al quale è affidato pure quel drumming non troppo tecnico ma di certo variegato e non banale. La presenza del basso si fa sentire e appare fondamentale in ogni traccia, contribuendo a creare l'intelaiatura di quel suono marcio e limaccioso che contraddistingue Primordial Malignity. Il climax è senz'altro raggiunto con la quinta delle otto tracce che compongono l'album, quella Merciless Watcher strutturata su di un riff d'apertura che, con il suo vibrato e la sua successione di note, è in grado di creare un autentico senso di movimento nell'ascoltatore. La fine giunge forse un po' troppo presto, si vorrebbe continuare a lasciarsi fracassare il cranio dal flagello musicale dei canadesi per almeno altri due pezzi. Ma tant'è, un outro proveniente dalle viscere della terra chiude in bellezza il disco. La frantumazione è avvenuta.

Si tenga a mente il fatto che questo rappresenta un disco d'esordio; quindi, essendo queste le premesse, non si può che sperare che i Tomb Mold proseguano il loro cammino oscuro verso la direzione intrapresa da quest'album. Di sicuro, ritorneremo presto a sentir parlare di loro.



VOTO RECENSORE
73
VOTO LETTORI
0 su 0 voti [ VOTA]
lux chaos
Sabato 11 Marzo 2017, 9.16.13
4
Già solo per il nickname un genio assoluto!!!!!! benvenuto, ottima rece
Tatore
Giovedì 9 Marzo 2017, 10.24.10
3
Bravo Herny...ottimo inizio! Il disco lo ascolterò nei prossimi giorni, sembra bello dalle tue parole...continua così!
Bassi
Mercoledì 8 Marzo 2017, 20.55.15
2
Ho ascoltato il disco solo per "valutare" la recensione del nuovo recensore e sembra che siamo in buone mani. Alla prossima!
Monky
Mercoledì 8 Marzo 2017, 15.13.22
1
E con questa recensione diamo il benvenuto in Redazione a Enrico Casetta "Henry Littlehome"!
INFORMAZIONI
2017
Blood Harvest Records
Death
Tracklist
1. Intro - They Grow Inside
2. Coincidence of Opposites
3. Bereavement of Flesh
4. Primordial Malignity
5. Merciless Watcher
6. Clockwise Metamorphosis
7. Twisted Trial
8. Vernal Grace - Outro
Line Up
Max Klebanoff (Voce, Batteria)
Derrick Vella (Chitarra, Basso)
 
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