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Whitesnake - Saints & Sinners
11/03/2017
( 1054 letture )
Anno 1982: nella lanciatissima “macchina da guerra” dei Whitesnake di David Coverdale iniziano a percepirsi scricchiolii ed è quindi necessario portare la band a “fare il primo tagliando”, dopo 5 anni di successi ininterrotti e crescenti. D’altra parte, era fisiologico: dopo un disco-capolavoro come Ready And Willing (1980), e la susseguente tournée trionfale, immortalata nel meraviglioso live In The Heart of the City (uno dei migliori live della storia del rock, se ancora non lo possedete e ve lo trovate davanti compratelo subito a scatola chiusa) sarebbe stato praticamente impossibile per chiunque, anche per un compositore dalla penna magica come Mr. Coverdale di quegli anni, mantenere lo stesso livello qualitativo e compositivo. La band stessa, o, meglio, il suo mastermind, ne sono consapevoli: e infatti scelgono di tornare quasi immediatamente sul mercato con un nuovo lavoro, quasi a voler esorcizzare la difficoltà dell’impresa. Cosa puntualmente effettuata con Come An’ Get It del 1981: ottimo album, preso a sé stante, e dotato di alcuni pezzi validissimi, ma che sconta l’improba difficoltà di confrontarsi con un predecessore praticamente perfetto. Sia la band sia i fan se ne accorgono; e, soprattutto fra i componenti del gruppo, iniziano i malumori e le incomprensioni. Se a questa situazione, già esplosiva di suo, si aggiunge il fatto che Coverdale, principale compositore, già inizia a mostrare segni di insofferenza verso il rock-blues sino a quel momento patrimonio della band, e a guardare verso il mercato e lo stile tipicamente americano, si capisce come sia possibile che la band vada in pezzi nel giro di pochi mesi.
Eh sì: la particolarità di Saint And Sinners, come anche del successore Slide It In, è che si tratta di due ottimi album partoriti da una formazione che praticamente non esiste o, meglio, che continua a cambiare nel giro di pochi mesi. Nel corso del 1982, durante le registrazioni del disco qui recensito, i Whitesnake perdono prima Moody, poi Mardsen, Murray e infine Paice: tutti per incompatibilità artistiche con Coverdale. Le loro parti rimarranno però sull’album, mentre del tour si occuperanno Mel Galley alle chitarre, insieme al rientrante Moody (che farà ancora un album prima di uscire per sempre dal gruppo), Colin Hodgkinson al basso, e Cozy Powell alla batteria. Praticamente un altro gruppo.

Da premesse siffatte, sembrano esserci tutti i prodromi per un fiasco colossale; invece, tutto il contrario. Saint And Sinners è un bell’album, perfettamente in equilibrio fra il classico stile Whitesnake e le evoluzioni stilistiche future.
Se da un lato, quello “classico” troviamo pezzi, come Bloody Luxury, la saltellante Victim of Love e la ritmata e potente title-track conclusiva, pienamente degni di confrontarsi con i capolavori già incisi dai nostri, dall’altro vediamo pezzi come la opener Young Love che, nei suoni e nella struttura, strizza già l’occhio al rock di stampo americano che diverrà lo stile del Serpente Bianco nella declinazione di fine anni ’80. E l’evoluzione funziona. Discorso a parte va poi fatto per i due pezzi più conosciuti dell’intero disco, perché il paradosso è che questi brani sono sì conosciuti, ma per lo più, non nella versione originaria, questa, ma nella versione rifatta presente all’interno dell’album 1987.
Stiamo parlando, ovviamente, di Crying in the Rain e Here I Go Again: un confronto diretto fra la prima versione e quella riregistrata cinque anni dopo mette perfettamente in luce le differenze stilistiche fra le due fasi della band e non c’è dubbio che chi preferisce questa versione sia più legato allo stile della prima versione del gruppo, mentre chi ama quella di 1987 sia più in sintonia con i Whitesnake “americani”. La Crying in the Rain qui presente è un bellissimo pezzo blues-rock terzinato dal ritmo ammiccante ed insinuante; è già qui una buona palestra per virtuosismi chitarristici, ma nulla a che vedere con le “sbrodolate” ipertecniche e mozzafiato di John Sykes nella versione successiva; Here I Go Again qui è una delicata ballata blues dominata dall’Hammond di Jon Lord, ben diversa dai tappeti tastieristici e quasi orchestrali opera di Don Airey (per ironia della sorte, erede di Lord anche nei Deep Purple, successivamente) nel pluri-platinato 1987. A ciascuno il suo giudizio su quale versione sia più meritevole.

Se in qualcosa questo album è parzialmente sottotono, non è tanto dal punto di vista compositivo, quanto da quello esecutivo: il clima a dir poco precario durante le registrazioni fa sì che i musicisti “facciano il loro” con classe e professionalità assoluta, ma senza lasciare ai posteri parti o invenzioni rimarchevoli in modo particolare; un difetto che, purtroppo, non lascerà più la band da qui in avanti, complice le scelte da padre-padrone di Coverdale che smonterà e rimonterà il gruppo quasi da zero ad ogni uscita discografica. Disco di transizione, per forza di cose, Saint And Sinners si trova esattamente in mezzo al guado fra le due parti di carriera del Serpente Bianco; se gli appassionati del primo periodo lo vedono come “l’inizio della fine” (sorte peraltro già comune al predecessore), i fan della seconda ondata non riescono ancora ad apprezzarne in pieno le anticipazioni e l’atmosfera appena dimessa. Dopo di questo, vi sarà un altro album dalla gestazione a dir poco travagliata (Slide It In, di cui venne addirittura registrata una seconda versione con musicisti differenti a suonarlo), e poi i due best-seller del periodo americano, 1987 e il fantasmagorico Slip of the Tongue con Steve Vai alla chitarra. Ma la magia incontaminata dei primissimi anni’80, e di quei quattro accordi blues suonati e cantati come nessun altro, sarà impossibile da far ritornare.



VOTO RECENSORE
77
VOTO LETTORI
91.06 su 15 voti [ VOTA]
jaw
Mercoledì 22 Novembre 2017, 22.15.01
15
C e chi preferisce i vecchi dischi e non sopporta la svolta americana per me sino a 1987 sono tutti da avere, e slip on the tongue se si parla di tecnica strumentale e' ciclopico
Aceshigh
Lunedì 20 Novembre 2017, 17.49.38
14
Per come si erano messe le cose durante le registrazioni questo album è un miracolo!!! Per me (per quanto un po' di americanizzazione cominci a far capolino, ma neanche tanto) non ha nulla da invidiare agli album che lo precedono! Voto: 92
DP
Giovedì 11 Maggio 2017, 12.26.36
13
rettifico.....Lord lascio' la band dopo il successivo Slide It In per ricongiungersi nuovamente con i Purple .
DP
Giovedì 11 Maggio 2017, 12.24.11
12
fa' parte della famosa triade in studio della Mark migliore dei Whitesnake.....i veri Whitesnake e l ' ultimo dove appaiono Lord , Paice e Marsden . A volte ignorantemente sottovalutato e non ritenuto all ' altezza di Ready An Willing e Come An Get It lo reputo ugualmente eccellente , suonato con maestria ( la classe non e' acqua ) e ricco di spunti notevoli che a parte qualche episodio minore impreziosiscono una buona parte dei brani i quali rimangono tutt ' ora a distanza di 30 anni i cavalli di battaglia della band . Lo stato di grazia di un Coverdale magistrale ( la naturalezza e la bellezza della sua voce qui e' al top ) e la suntuosa performance di grandi musicisci compatti e granitici come caterpillar danno al disco un groove accattivante e irresistibile....come del resto ci si aspetterebbe da un disco del serpente bianco .
Lemmy
Giovedì 16 Marzo 2017, 17.43.37
11
Questo me lo devo riascoltare con calma, non ricordo molto di questo album.
LORIN
Giovedì 16 Marzo 2017, 9.19.17
10
Secondo me questo disco è un disco degli Whitesnake e rientra alla grande tra i loro migliori dischi (ammesso che ce ne siano di peggiori). Coverdale qui probabilmente tocca il suo massimo livello di prestazione.
Maurizio 76
Mercoledì 15 Marzo 2017, 11.40.33
9
gran bel classico, 90
Manuel
Martedì 14 Marzo 2017, 19.57.01
8
album stupendo, voto 90
sadwings
Lunedì 13 Marzo 2017, 14.45.32
7
Forse non è il miglior album dei whitesnake però anche qui ci sono dei grandi brani. Le mie preferite young blood, rough and naughy, victim of love e le famose cryin in the rain e here i go again. voto 82
InvictuSteele
Lunedì 13 Marzo 2017, 11.51.20
6
Uno dei tanti album notevoli dei Whitesnake, band alla quale sono molto legato. Questo qui, in particolare, è stato il primo lavoro che ho acquistato e l'ho ascoltato milioni di volte da ragazzino. Non tutto però è perfetto, brani strepitosi si alternano ad altri bruttini, e ciò non lo rende un capolavoro come altri dischi del Coverdale e co. Per me è da 80
5150 EVH
Domenica 12 Marzo 2017, 15.31.30
5
Bellissimo disco ... sono i WS che preferisco . 95 voto
rik bay area thrash
Sabato 11 Marzo 2017, 16.02.24
4
Album di transizione. Quasi un passaggio di consegne tra un hard blues anni 70 e l' hard de luxe tipico degli anni 80 in terra statunitense. E pensare che le pochissime notizie che si ebbe modo di avere all' epoca lo descrivevano in modo molto poco positivo. La realtà invece ci dice che rientra a pieno diritto come un buon album e per chi è cresciuto musicalmente anche con .... live ... in the heart of the city non può far altro che piacere. (Imho)
Aquarius27
Sabato 11 Marzo 2017, 13.38.06
3
Non sono d'accordo su molte cose tra cui il voto finale... Per me questo E' IL LORO DISCO, nel senso che è il loro capolavoro. Non è il mio preferito (Slide lo è), ma ci sono talmente tanti pezzi da 90 dentro che non si può dire il contrario. Voto 77 è un insulto per come la penso io, ma rispetto le opinioni altrui.
Metal Shock
Sabato 11 Marzo 2017, 11.36.22
2
Sarà anche di transizione, ma che disco. Le sole Here I go again, Crying...... e Rough ... valgono da sole tanti dischi di altre band, con un Coverdale che qui è al massimo della voce. Per me un disco da 80.
Rob Fleming
Sabato 11 Marzo 2017, 10.26.32
1
Grande album di puro hard rock, forse il più a senso unico nell'ambito della loro discografia. Crying in the rain è un capolavoro assoluto ricco di pathos che, a mio avviso, andrà un pò perso nel successivo rifacimento. Lo stesso dicasi per Here i go again. In Love an' affection lo spettro degli Zeppelin si fa tangibile tanto che mi ha ricordato una versione moderna di How many more times.(chi dice che a me piacciono di più i Whitesnake "inglesi" rispetto a quelli "americani"?!?) 80
INFORMAZIONI
1982
EMI
Hard Rock
Tracklist
1. Young Blood
2. Rough an' Ready
3. Bloody Luxury
4. Victim of Love
5. Crying in the Rain
6. Here I Go Again
7. Love an' Affection
8. Rock an' Roll Angels
9. Dancing Girls
10. Saints an' Sinners
Line Up
David Coverdale (Voce)
Micky Moody (Chitarra)
Bernie Mardsen (Chitarra)
Jon Lord (Tastiera, Organo)
Neil Murray (Basso)
Ian Paice (Batteria)
 
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