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Absu - The Sun of Tiphareth
11/03/2017
( 2551 letture )
Dopo un 1994 d'oro, aperto e chiuso col botto, dell’ambito del black metal ma non solo, la scena europea, con evidente focus in Scandinavia ma non solo, stava per dar vita ad un altro anno alquanto produttivo e di successo, che ancora oggi sa spiccare negli annali del metal estremo. Tuttavia, anche le band d'oltreoceano, spesso a torto considerate come meno importanti, se non ignorate in toto, non tardarono a far sentire la propria voce e mostrare il proprio talento. Uno dei nomi certamente più noti in tal senso è quello degli statunitensi Absu, progetto nato dalla creatività del loro mai domo mastermind e batterista Proscriptor McGovern. I texani, dopo il buono risultato del proprio debutto Barathrum: V.I.T.R.I.O.L., che già ne aveva fatto intuire le potenzialità e lo stile aggressivo e oscuro, fanno il proprio ritorno, dopo due anni d'attesa e diversi rinnovamenti interni, con questo The Sun of Tiphareth, licenziato proprio nel 1995 da un’etichetta rodata come l'Osmose Production, già all'epoca garanzia di qualità nel calcare i territori più nuovi e misteriosi di questi generi.

Fin dall’ottima copertina, curata dal belga Kris Verwimp (che realizzerà in futuro numerosi artwork per il medesimo gruppo), è facile dedurre come il leitmotiv di questo nuovo lavoro a marchio Absu sia nuovamente la mitologia sumera, tematica certamente non ignota, tra le band black di livello internazionale, ma sviluppata in modo decisamente più riuscito e consapevole dal combo americano, anche grazie agli studi e al vivido interesse personale in tal senso dello stesso McGovern, coltivati e approfonditi nel corso di molti anni.
La proposta musicale, invece, fin dalla lunga opener Apzu si rivela migliorata e decisamente più articolata rispetto al debutto del combo americano. Lo stile di casa Absu, difatti, appare coniugare, con chiaro savoir faire e maturità, epicità e atmosfera, aggressività e dinamismo, portando alle stampe un album in grado di ibridare black con epic e thrash metal, mantenendo come leitmotiv di fondo degli ottimi fraseggi di chitarra, mai noiosi, e l'ottimo lavoro alle pelli di Proscriptor McGovern (soprattutto nella già citata prima traccia e nella di poco successiva Cyntefyn’s Fountain), mai pago di dimostrare la sua maestria, che ai tempi gli garantì per altro rapida fama. Man mano che si susseguono le tracce, appare inoltre chiaro come quanto proposto in questa sede, al contrario dei tentativi precedenti, dimostri pienamente come la formazione sia stata capace di liberarsi anche degli ultimi scampoli d'influenza esterna (chi ha detto Darkthrone?), proponendo uno stile proprio piuttosto originale e ben studiato. L’equilibrio raggiunto dalla band, ottimamente supportato da una produzione eccellente, si nota quindi ad un primo ascolto non solo nella varietà di vocals, che non si limitano al solo, riuscito, screaming, ma sanno spaziare anche verso il narrato e l'aulico, anche grazie all’ausilio della voce femminile di Lynette Mitchell, ma anche nella consistente e fluida struttura dei primi brani che, nonostante siano a tratti penalizzati dalla lunga durata, fanno capire bene e in fretta come al tavolo del black/thrash si sia finalmente unito un altro pezzo da novanta, in grado di dire la propria a colpi di up tempo, drumming tecnico e ritmiche vigorose ma variate, nonostante qualche dosato passaggio di synth. Dopo un inaspettato momento maggiormente acustico (la strumentale Our Lust for Lunar Plains (Nox Luna Inlustris)), il breve platter va poi a chiudersi con due pezzi che al meglio rappresentano le capacità del gruppo d'oltreoceano di suonare black senza compromessi né fronzoli, duro e crudo, grezzo e marcio, reinterpretando prima The Coming of War, guerresco pezzo contenuto nella demo di debutto dei conterranei Morbid Scream, accomiatandosi in seguito infine da un ascoltatore ormai lasciato senza fiato con la titletrack The Sun of Tiphareth, dove viene messo con decisione da parte ogni qualsiasi elemento atmosferico, in favore di quello che in breve appare essere un vero e proprio assalto, pronto a strangolare chi ascolta senza pietà.

Un disco, questo The Sun of Tiphareth, che anche ad oltre 20 anni dalla sua uscita, si conferma come solido, articolato, possente ed ispirato, lasciando intendere la ragione per cui un album di tale caratura abbia permesso ai texani di farsi, all’epoca, così in fretta conoscere, diventando una band praticamente di culto. Una formazione in grado di declinare e legare al meglio epicità, aggressività, dinamismo e carisma, anche grazie all'evidente affiatamento tra i suoi componenti nella rinnovata line-up, nonché al talento del suo trascinante leader. Una produzione che non deve mancare nelle collezioni degli appassionati del genere e che, oggi come allora, sa catturare l'attenzione di chi non abbia ancora fatto il proprio ingresso in questo “Abisso”.



VOTO RECENSORE
87
VOTO LETTORI
98.3 su 30 voti [ VOTA]
Kiodo 74
Sabato 2 Maggio 2020, 17.33.27
12
Per riprendermi dalla pennica post pranzo mi sto riascoltando questo piccolo capolavoro della band texana che negli anni 90 riscosse discreto successo..... La loro proposta è una massiccia dose di Thrash cazzuto d'annata di quello più estremo....gli echi più evidenti sono Sodom e Slayer, il tutto ben amalgamato con profumi di terre gelide scandinave presi un po' dalla scena Black ed un po' da quella Death più grezza e corrosiva....il prodotto finito ha una produzione però ben più moderna come andava a quei tempi di sovraffollamento nella musica estrema..... Questo album è più ragionato dai precedenti e un po' più pulito....ma è sempre una bella botta! Voto 88. Ossequi!
Legalizedrugsandmurder
Martedì 4 Febbraio 2020, 7.23.19
11
Amavo questo album e questa band fino a Tara. A risentirci ora pero' questi album mi sembrano invecchiati un po' male
MarcoMarco
Mercoledì 15 Marzo 2017, 15.15.32
10
Grand bel disco, vaccamiseria! molto sullo stile Menhir, evidentemente, ma non alla stessa altezza
Masterburner
Mercoledì 15 Marzo 2017, 12.21.24
9
Band dalla grande personalità che è riuscita a costruire un immaginario tutto suo senza diventare petulante.
Suarez
Lunedì 13 Marzo 2017, 22.14.00
8
Produzione pessima
Stormrider
Lunedì 13 Marzo 2017, 21.29.28
7
Un disco favoloso il migliore della loro discografia!
enry
Sabato 11 Marzo 2017, 16.56.22
6
Capolavoro, e ancora oggi per me il loro più bello...90 secco.
Galilee
Sabato 11 Marzo 2017, 14.38.11
5
Questo e il successivo sono dei must.
lisablack
Sabato 11 Marzo 2017, 13.36.42
4
Mi associo al commento di Dom, un capolavoro degli anni 90, anni per il black metal a dir poco fenomenali.
Doom
Sabato 11 Marzo 2017, 13.30.09
3
@Metal shock! Ahhh...e che cavolo con questo album era scontato! Lo sai...
Metal Shock
Sabato 11 Marzo 2017, 11.37.23
2
Doom, lo sapevo che commentavi per primo!!!
Doom
Sabato 11 Marzo 2017, 10.42.46
1
No vabbe' non posso crederci, finalmente avete esaudito un mio desiderio. Che devo dire sull'album? Poco. Un capolavoro che trasuda sia malvagita' che epicita' da tutti i pori. E quindi uno dei capolavori degli anni '90. Con i voti sono tirato ma qui il 9.0 e' d'obbligo.
INFORMAZIONI
1995
Osmose Production
Black
Tracklist
1. Apzu
2. Feis Mor Tir na n'Og (Across the North Sea to Visnech)
3. Cyntefyn’s Fountain
4. A Quest into the 77th Novel
5. Our Lust for Lunar Plains (Nox Luna Inlustris)
6. The Coming of War (Morbid Scream cover)
7. The Sun of Tiphareth
Line Up
Shaftiel (Chitarra, Basso, Voce)
Equitant Ifernain Dal Gais (Chitarra, Basso)
Proscriptor McGovern (Batteria, Voce, Tastiera, Flauto)

Musicisti Ospiti
Lynette Mitchell (Voce)
 
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