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Emmure - Look at Yourself
14/03/2017
( 541 letture )
Emmure: e sai cosa ascolti. Infatti fin dal lontano 2003 i nostri si tengono stretto il loro brillante deathcore sperimentale, intrattenendoci con questa versione 2.0 del genere in realtà già concepita mentre il suddetto si stava ancora delineando e confermando con le band e gli album più famosi. Infatti gli Emmure presero il primo deathcore a piene mani, ne superarono i confini e ci aggiunsero una generosa dose di nu metal con un’attitudine groove e hardcore potentissima, riuscendo a scindere i vari generi ma a tenerli insieme. Il risultato non è assolutamente semplice da ascoltare e risulta a tratti persino meno gestibile del deathcore stesso, per i continui salti stilistici e per la rozzezza generale. Eppure non si riesce a smettere di ascoltarli, accattivanti e coinvolgenti come pochi, ipnotici con i loro suoni a tratti quasi post-alternative, i pesantissimi breakdown a manciate, l’intrattenimento vocale con i continui cambi di registro e le parti digitali.

Nemmeno gli svariati cambi di line up (con apice nel 2015 in cui tutti i membri della band tranne il cantante Frankie Palmieri hanno dato forfait) sono riusciti a frenare questa macchina da guerra. Infatti lo storico singer ha fatto di necessità virtù e insieme con i nuovi strumentisti direttamente dai The Tony Danza TapDance Extravaganza e Glass Cloud ha tirato fuori un album davvero ben fatto che ci consente di continuare ad abbinare agli Emmure non tanto una band (visto che della vera formazione è sopravvissuto solo il frontman) quanto un vero e proprio stile.
Pezzi concisi e di conseguenza album brevi, sfacciati, selvaggi, fuori dai denti al punto che lo stesso Palmieri si è scusato per le liriche boccaccesche dei primi lavori e il suo pensiero politicamente scorretto (e stavolta non si è trattato di scuse false come nel caso degli Attila): gli Emmure sono allergici ai limiti, estremi non solo a livello di violenza ma anche e soprattutto nell’oltrepassare i confini della naturale evoluzione musicale del genere.
È chiaro, dai tempi di Goodbye to the Gallows le cose sono cambiate, si sono affinate: con questo lavoro si partiva da un assetto primordiale, violento, triviale con una produzione ancora acerba, nonostante la resa compositiva deathcore/numetal con coloriture groove fosse già ben definita. Ciò si perpetuava non tanto nel successivo The Respect Issue (con una maggiore inclinazione verso il metal core vecchia scuola) quanto in Felony, mentre Slave to the Game si edulcorava con accenni melodic metal core. Eternal Enemies è infine un mix di tutto ciò ritornando all’impostazione del già riuscitissimo album di debutto con una maggiore dedizione ai suoni digitali e numetal.

Se i lavori precedenti avevano ancora -per collocazione temporale o per scelta- una produzione piuttosto grezza ma tutto sommato contestualizzata con la sfacciataggine stilistica, Look at yourself vede tutti i vantaggi di avere alle spalle un’etichetta come la Nuclear Blast, che per una volta non sembra interferire con la naturale attitudine della band (o insomma, la vecchia attitudine rivisitata con i nuovi membri). Questo lavoro pur mantenendo la sfacciataggine e trivialità che tanto ci piace presenta un aspetto più fresco, i suoni sono pesantissimi e cupi ma puliti, di alta qualità: l’inclinazione strumentale e nella produzione che ora definiremmo djent -ma che i nostri avevano già -si diffonde a macchia d’olio, nei riff tagliati e digitalizzati e nell’aspetto dei breakdown.
Si vede che c’è lo zampino di nuovi musicisti ma in chiave non negativa e anche se in alcuni momenti il disco perde appena in potenza rispetto al passato, nel complesso abbiamo un muro del suono e un impatto sonoro veramente devastanti. Di loro adoriamo quei versi vocali che iniziano in pulito e terminano in screaming o growl, gli stacchi e il divertentismo di batteria, le chitarre pesanti variegate dalle parti clean e semidistorte con suoni estremamente sinistri.
Ancora una volta i pezzi sono brevi ma ben 13, farciti di voci fuori campo, scurrilità, inserti elettronici, momenti dissonanti e quasi noisecore. La voce di Palmieri nella sua varietà e perizia è quella che più tiene accattivato l’ascoltatore con i suoi continui cambi fra growl, screaming e parti pulite/rap. Forse con gli Emmure non abbiamo grossi contenuti a livello testuale, ma ne abbiamo di sicuro a livello musicale.
Si parte con la laconica You Asked for It, per lo più strumentale groove e hardcore con solo un verso cantato che però già ci avvia verso l’atmosfera del disco. Ma è la successiva Shinjuku Masterlord che ci catapulta nello stile di Look at Yourself, con il suo fortissimo feeling rap e il suo ritornello che dice “DO YOU REALLY THINK I GIVE A FUCK? BECAUSE I DON’T!” e rende l’idea dell’andazzo lirico dell’album.
Ogni pezzo avrebbe il suo motivo d’essere tranne per alcuni brevi momenti di ridondanza, ma di sicuro le punte di diamante sono i due singoli Flag of the Beast (in cui troviamo la versione definitiva dei testi anti-cristiani) e Torch, non a caso le prime tracce edite del lavoro, ma anche pezzi come Ice Man Confession col suo inchino all’alternative metal, Russian Hotel Aftermarth con la sua perfetta commistione di groove, prog e hardcore e Gucci Prison, degna chiusura dell’intera tracklist.

In conclusione, un album che con la sua efficacia e qualità non ci fa percepire l’enorme cambiamento interno della band e che può far da ponte fra il passato e il futuro degli Emmure. Un lavoro musicalmente ricco e d’intrattenimento che propone quello che definiremmo un nu-deathcore d’avanguardia a cui difficilmente potrete dir di no.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
75 su 5 voti [ VOTA]
Imm
Domenica 23 Aprile 2017, 18.38.39
3
I dischi precedenti non me lisono ascoltati molto poi che mi sembrano un po uguali tra loro a causa de guitar work che lasciava a bocca asciutta però con l'entrata di josh le cose son cambiate e sono contento per questo,sta volta il sound e una vera mazzata nei denti per me è un bel 70
freedom
Mercoledì 15 Marzo 2017, 9.33.57
2
Piacevolissima sorpresa. Disco diretto e violentissimo, un vero pugno in faccia come non se ne sentivano da tempo in questo genere. Personalmente li ho sempre snobbati, ma a questo punto mi vedo costretto a procurarmi le uscite precedenti, sperando che la qualità sia simile. Bravi. Voto 80.
Manuel
Martedì 14 Marzo 2017, 22.44.42
1
Grandissimo disco che mescola sapientemente djent, nu metal, deathcore e pure elettronica; senza ombra di dubbio, tra le tre migliori uscite di questi primi 3 mesi del 2017.
INFORMAZIONI
2017
Nuclear Blast
Death Core
Tracklist
1. You Asked for It
2. Shinjuku Masterlord
3. Smokey
4. Natural Born Killer
5. Flag of the Beast
6. Ice Man Confessions
7. Russian Hotel Aftermath
8. Call Me Ninib
9. Major Key Alert
10. Turtle in a Hare Machine
11. Torch
12. Derelict
13. Gucci Prison
Line Up
Frankie Palmieri (Voce)
Joshua Travis (Chitarra)
Phil Locket (Basso)
Josh Miller (Batteria)
 
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