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Nocturnus - Ethereal Tomb
18/03/2017
( 659 letture )
Si può ben dire che i Nocturnus non siano il perfetto esempio della band prolifica. I nostri all’attivo infatti hanno solo tre album più qualche EP. Tuttavia, è doveroso dirlo, questa band è una delle formazioni di culto del death metal old school della scena di Tampa in Florida, ossia la stessa scena che ha anche lanciato band più note come Obituary, Death, Morbid Angel e tanti altri. I ragazzi sono riusciti a ritagliarsi uno spazio forse non per via della risicata discografia, ma soprattutto per la qualità e l’enorme portata innovativa della loro proposta che, certamente, trae le sue radici nel death metal, ma che è contraddistinta da un alto tasso tecnico e dall’utilizzo delle tastiere. Infatti è bene ricordare che i Nocturnus sono stati forse i primi a sperimentare l’uso delle tastiere all’interno del death metal, concedendo ad esse ampi spazi in fase compositiva, proprio in un periodo in cui lo stesso genere stava raggiungendo l’apice in termini di aggressività e grezzume sonoro e che dunque per questo motivo vedeva fan clamorosamente avversi alle sperimentazioni sonore, che sarebbero giunte poi in futuro. Insomma, il merito dei Nocturnus, come spesso accade, è stato riconosciuto solo col senno di poi, grazie anche al grande lavoro di riscoperta continua delle realtà più trascurate.

Oggi parliamo della terza fatica in studio del complesso di Tampa, Ethereal Tomb, pubblicato nel 2000 dalla Season of Mist. Come per i precedenti due lavori, anzi capolavori, The Key e Thresholds, lo stile del gruppo non è mutato: ci troviamo di fronte ad un lugubre death metal tecnico, pregno di cambi di tempo e passaggi strumentali densi di virtuosismi al limite del progressive metal, condito con il sapiente utilizzo delle tastiere, impiegate per lo più per conferire ai singoli brani un’atmosfera tetra, oscura e in un certo senso stralunata ed alienante. Inoltre, come al solito ritornano anche i testi fantascientifici, che molto probabilmente hanno influenzato col senno di poi nuove validissime leve come i Vektor (cosa palese soprattutto se si confrontano le copertine di Thesholds e Terminal Redux).
Passando al lato prettamente musicale emergono sin dal primo ascolto peculiarità molto evidenti nel sound dei nostri. In primo luogo la durata dei singoli pezzi, più ridotta rispetto ai precedenti dischi, anche se non per questo motivo meno elaborata o stratificata nella proposta. In secondo luogo, il ritmo dei brani è mai veloce e gioca molto sui tempi medi, puntando maggiormente sul lato groovy dei riff di chitarra per dare un senso di grumosa ed opprimente atmosfera, difficilmente descrivibile a parole, ma ben avvertibile durante tutto l’ascolto. Le chitarre svolgono un lavoro egregio, in equilibrio tra parti soliste tecniche e pregne di virtuosismi, ed altre in cui viene messo in risalto l’aggressività tout court tipica del death metal, sempre espressa come detto prima, preferendo andamenti ragionati e cadenzati alle tipiche sfuriate a tutta velocità. In terzo luogo è da segnalare il lavoro delle tastiere, ineccepibile e ovviamente in linea con i precedenti due capolavori. I tasti d’avorio non invadono mai la scena, però sono udibili, ben presenti e giocano un ruolo fondamentale nel concedere ai pezzi quel retrogusto di etereo e sfuggente, ma anche tetro e in un certo senso apocalittico. Infine aggiungete una sezione ritmica tecnica e fantasiosa quanto basta, capace di reggere perfettamente il gioco nelle parti più classiche quanto di inserire gustosissimi fill di batteria dal sapore jazz nei momenti più densi di pathos. Due parole sui brani. Orbital Decay apre le danze con il suo vorticoso mid tempo, il growl cavernoso di Mowery, eteree tastiere e sezione ritmica semplice, ma tellurica ed incessante, fino ad esplodere nella sezione solista posta nella seconda metà del brano. Anche la seguente Apostle of Evil privilegia tempi non troppo veloci e come per la precedente canzone trae il suo punto di forza dai riff carichi di groove e graffianti e ovviamente dalle tastiere in secondo piano, ma fondamentali per la resa atmosferica del pezzo. La successiva Edge of Darkness è una marcia funebre, venata di sfumature prog e lievemente jazzate, come nello stacco che apre il brano che poi ritorna sporadicamente in tutto il pezzo tra arpeggi liquidi fulminei e un gran gusto per le melodie oscure in fase solista. La quarta traccia, The Killing, non si discosta di molto dalle coordinate sonore rilevate in precedenza. La struttura del pezzo è semplice con un’alternanza tra un riff in mid tempo ed una parte più movimentata, fino al break centrale più atmosferico ed oscuro, per poi riprendere con la stessa struttura dell’inizio del brano. Search for the Trident è l’ennesima cavalcata di sette minuti in mid tempo, cupa ed oscura, ma carica di sfumature atmosferiche e tastiere suggestive. Da notare il sapiente uso iniziale delle chitarre in pulito mentre suonano delicati lick jazz, sotto un tappeto etereo dei tasti d’avorio. Il disco giunge alla conclusione con un trittico di pregevole fattura, tra un’inquietante quanto interessante Paranormal State (la parte strumentale è davvero mozzafiato, grazie all’intenso duello delle chitarre) e le sfuriate improvvise diThe Science of Horror, sino a giungere all’epilogo di questo oscuro viaggio con Outland, ideale strumentale dalle melodie oscure e sofferenti, con tastiere e quasi gothic e malinconiche, in altre parole una vera perla nascosta. Peccato solo per il finale troncato di netto, che lascia un senso d’incompiuto ad un brano davvero particolare, che avrebbe meritato un maggiore sviluppo proprio per l’insolita direzione sonora intrapresa.

Questo Ethereal Tomb è un disco piacevole, ben suonato, ben arrangiato e ottimamente prodotto. Il mix del disco mette in luce i singoli strumenti in una produzione nitida, ma comunque old school. L’unico problema è forse il fatto che nonostante ci siano buoni pezzi, nessuno di essi risulta essere trainante o memorabile, a parte forse Search for the Trindent. Per questo motivo risulta un disco leggermente inferiore rispetto ad opere come The Key o Thresholds. Le canzoni hanno quasi tutte strutture simili e quindi alla lunga risultano, dal punto di vista compositivo, un po’ statiche. Sono soprattutto i singoli guizzi o i repentini spunti dovuti alla classe dei musicisti a rendere queste tracce differenti e godibili. Tuttavia, questa rimane una perla rara, che consiglio caldamente a chiunque, anche solo per una questione di semplice collezionismo.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
40.5 su 6 voti [ VOTA]
Flv
Martedì 21 Marzo 2017, 16.07.41
8
no Mike Browning no party
Pinuccio
Lunedì 20 Marzo 2017, 16.17.29
7
Disco bruttissimo, senza il fondatore Mike Browning, la formazione annaspa in tracce senza capo né coda....da dimenticare.
d.r.i.
Lunedì 20 Marzo 2017, 13.07.07
6
Ascoltato una volta anni fa e mai comperato! A memoria sotto la sufficienza, proverò a riascoltarlo se colto da masochismo acuto
Undercover
Domenica 19 Marzo 2017, 0.44.45
5
Un album non da Nocturnus, decisamente bruttarello e insufficente... peccato.
Doom
Sabato 18 Marzo 2017, 14.48.33
4
Questo non l'ho mai ascoltato. Ma loro negli anni 90 hanno tirato fuori due capolavori tremendi..cominciando con The Key e Thresholds. Ancora oggi quei due album fanno scuola insieme a tutti quelli dei Death.
galilee
Sabato 18 Marzo 2017, 14.42.02
3
No ma poi, per chi ha vissuto il periodo, la qualità e la frschezza di the mah e thresholds nel 91/92 erano oro colato. Etheral tomb nel 2000 era proprio merda fumante... altro che 78...forse ho esagerato pure io. 58 potrebbe anche andare..
Deathrider
Sabato 18 Marzo 2017, 14.36.14
2
Che brutta fine hanno fatto i Nocturnus: per quanto mi riguarda la loro discografia si ferma all' EP fatto dopo Thresholds. Etheral Tomb non è neppure bruttissimo se si prendono i pezzi singolarmente; l' insieme però è terribilmente noioso, sembra di ascoltare un' altra band. Aspetto comunque fiducioso che qualcuno raccolga l'eredità dei Nocturnus, la loro tutto sommato è una strada ancora poco battuta in ambito death metal
galilee
Sabato 18 Marzo 2017, 14.33.43
1
Disco leggermente inferiore? Direi nettamente. Lo stile non cambia dai primi due capolavori? No lo stile si è completamente perso perché l'amalgama del suono che erano riusciti a creare non esiste più. Il disco è scialbo e noioso e non funziona....come le tastiere che non hanno più senso di esistere. Quando uscì il disco la band erabdifatti ormai a puttane. Voto e mio parere fuori da ogni rigor di logica se paragonato ai due precedenti lavori. Un 65 non di più, nemmeno per un fan della band come me.
INFORMAZIONI
2000
Season of Mist
Technical Death Metal
Tracklist
1. Orbital Decay
2. Apostle of Evil
3. Edge of Darkness
4. The Killing
5. Search for the Trident
6. Paronarmal States
7. The Science of Horror
8. Outland
Line Up
Emo Mowery (Voce, Basso)
Mike Davis (Chitarra)
Sean McNenney (Chitarra)
Louis Panzer (Tastiere)
Rick Bizarro (Batteria)
 
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