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Marduk - Heaven Shall Burn... When We Are Gathered
18/03/2017
( 625 letture )
Anno del Signore 1996: i Marduk, capitanati dall’instancabile Håkansson, tornano immancabilmente a calcare, con passo sulfureo, la scena scandinava, a seguito della release di Heaven Shall Burn... When We Are Gathered. Potrebbe sembrare iniquo o addirittura pretestuoso attendersi da parte della stessa formazione che aveva da relativamente poco dato alle stampe capolavori del calibro di Those of the Unlight ed Opus Nocturne un platter, se non superlativo, quantomeno all’altezza delle esperienze che andavano maturando in ambito estremo in quella fortunata congiuntura: basti pensare, che, nel corso dello stesso anno, vennero licenziate uscite quali Nemesis Divina ed Antichrist. Il quarto album della combo di Norrköping, tuttavia, a partire dall’ambizioso tributo celato nel titolo -Even the heavens shall burn when we are gathered rappresenta difatti un estratto del testo di Dies Irae dei Bathory- sino alla ricerca di maggiori ricchezza e pulizia del suono -grazie alla supervisione di un Peter Tägtgren ancora alle prime armi- appare improntato alla grandezza. Esso coincide inoltre con l’esordio di Legion che, raccogliendo il testimone di Joakim Af Gravf, sarà la voce dei Marduk sino al 2004.

Così come avveniva in Opus Nocturne, la prima manciata di secondi dell’album è rappresentato da una sorta di ouverture (Summon the Darkness) che, in tal frangente, ha la ridottissima foggia di un’armonizzazione in riverbero. Ad essa fa seguito Beyond the Grace of God, brano immediatamente esemplificativo tanto della proposta quanto del persistente -è il caso di dirlo- stato di grazia dei nostri: ad uno scroscio di rullante fa difatti seguito un riffing in tremolo impetuoso e caustico, supportato dai ritmi serratissimi delle pelli, lanciate in un blast beat frenetico e mordace. Su tutto ciò brillano l’ugola raggelante e ferale del nuovo arrivato Legion e le quattro corde di War, il cui suono ricco e cristallino beneficia indubbiamente della nettezza della nuova produzione targata Abyss Studio. Laddove la successiva Infernal Eternal si fa effige della riuscitissima sintesi tra incessante veemenza dei suoni e spasmodico gusto per la melodia che pervade soprattutto la componente chitarristica -rendendo persino, in certa misura, i brani catchy e facilmente memorizzabili- Glorification of the Black God, offre un inaspettato esordio di natura sinfonica. La traccia è difatti dischiusa dalle note di Una notte sul Monte Calvo cui risulta parzialmente ispirato anche il testo. Il poema sinfonico di Musorgskij traspone difatti in musica un sabba di streghe, qui magistralmente trasfigurato dalla fiamma nera della musica dei Marduk: un riffing ricorsivo, essenziale e lineare, fa da sfondo ad una indomita sezione ritmica, sinuosamente avvinta alla fitta trama intessuta dalle chitarre. Ad una tale parentesi, in cui a far da padrone è l’anima, per dir così, più evocativa ed atmosferica del sound dei Marduk, segue l’assalto frontale di Darkness It Shall Be nella quale Legion rende onore al proprio nome d’arte tenendo testa ai ritmi folli sui quali è impostata la traccia mediante un cantato sincopato malevolo e caustico, risuonante come un’intera orda di demoni. La meravigliosa e solenne The Black Tormentor of Satan condensa in sé il meglio del black di scuola svedese -con particolare riguardo per il nobile exemplum dei primi Dissection- ostentando orgogliosamente quelli che possono essere considerati i tremolo e le progressioni chitarristiche più eleganti e riusciti del platter, coniugati alle consuete furia e violenza cui la formazione ci ha abituato. Dracul va Domni Din Nou in Transilvania, al contrario, si dipana attraverso metriche fortemente dilatate plumbee e funeree, esaltate da un riffing venefico ed incisivo. La chiusura del full-length è affidata alla vertiginosa Legion, un ispiratissimo inno luciferino che si sostanzia del turbinio dissonante delle sei corde di Håkansson rincorso dalla doppia cassa di Andersson, indugianti persino in mid-tempo saturi di perfidia.

Sebbene fosse senz’altro arduo dar luogo ad una produzione soddisfacente e, al contempo, efficace nonché in qualche misura avvincente dopo un lavoro come Opus Nocturne -stigma dell’estrema maturità artistica raggiunta dalla formazione svedese- Heaven Shall Burn... When We Are Gathered riesce nell’impresa di tener desta l’attenzione tanto dei fan della prima ora quanto di chi si approccia per la prima volta al sound della band. Il quarto disco dei Marduk si fa dunque sinossi di quanto realizzato sinora e, al contempo, promessa di un futuro altrettanto roseo. Volendo inoltre ritener vero quanto Håkansson ha recentemente confessato circa la ricezione di una lettera di Euronymous contenente frammenti del tessuto cerebrale di Dead, avremo in maniera ancor più simbolica la percezione di quanto la formazione svedese abbia contribuito nel raccogliere la gravosa eredità dei pionieri del genere proiettandola, trasfigurata da un songwriting sanguigno e iconico, rendendosi essa stessa parte della leggenda del black metal scandinavo.



VOTO RECENSORE
83
VOTO LETTORI
68.55 su 18 voti [ VOTA]
Interstellar Overdrive
Martedì 21 Marzo 2017, 21.06.22
10
L'unica cosa insoddisfacente di questo disco è la copertina, davvero ridicola. Legion, inutile ribadirlo, era, è e sarà per sempre "la voce" dei Marduk. Mortuus è un bravo screamer, ma non riuscirà mai a far sbiarire il ricordo di Legion.
legion666
Martedì 21 Marzo 2017, 19.56.09
9
quoto tutti i commenti....non capisco tutta l' acclamazione fatta da tanti fan all'arrivo di Mortuus....per me Legion rimane la voce dei Marduk!
Undercover
Domenica 19 Marzo 2017, 0.45.40
8
Mamma mia che discone, uno dei più belli della band, io non riesco a stare sotto il 85, almeno, per un lavoro simile, ma sarei anche propenso ad avvicinarmi al 90. Bestiale.
Morlock
Sabato 18 Marzo 2017, 18.09.54
7
Che disco.......arrivai ad ascoltarlo relativamente tardi(2002 se non erro),coe per @lisablack rimase nel mio stereo per mooooltoooooo tempo e credo che insieme a Nightwing e Opus Nocturne sia stato il top della loro discografia!!
lisablack
Sabato 18 Marzo 2017, 13.20.51
6
Stupendo album per me. Comprato appena uscito, ha girato nel mio stereo per anni e oggi ogni tanto lo rimetto su'. Insieme a Opus Nocturne e Thoose of the Unlight, il meglio dei Marduk. Per me è 90.
Luca
Sabato 18 Marzo 2017, 13.20.13
5
Ottimo album, anche se il nuovo corso con Arioch ha un alone ancora più oscuro
Rob Fleming
Sabato 18 Marzo 2017, 13.01.18
4
L'ho ascoltato una volta. Non è proprio il mio genere. Però ce l'ho lì da parte. Prima o poi magari mi verrà voglia di riprovarci
LAMBRUSCORE
Sabato 18 Marzo 2017, 12.11.05
3
Io direi album romantico..
Doom
Sabato 18 Marzo 2017, 11.08.14
2
Finalmente...aspettavo da tempo e lo ricorderai Costanza la mia richiesta sul forum! Grande album che insieme a Those of the unlight e Opus Nocturne fa' la mia tripletta preferita. Tutti i pezzi sono dei classici, ma se devo dirne tre dico Beyond the grace of God, The Black tormentor of Satan e Dracul. Ma ripeto tutti sono grandi pezzi anche Darkness it shall be che mantiene lo stesso tempo dall'inizio alla fine. Per non parlare dell'esordio di Legion...devastante. L'ho praticamente consumato il cd dal 96 e ho visto anche il tour di supporto. Vabbe' voto 9.0 non c'è storia.
manaroth85
Sabato 18 Marzo 2017, 10.18.40
1
Uno dei più belli della loro grande discografia! non hanno mai sbagliato un colpo! voto 90!
INFORMAZIONI
1996
Osmose Productions
Black
Tracklist
1. Summon the Darkness
2. Beyond the Grace of God
3. Infernal Eternal
4. Glorification of the Black God
5. Darkness It Shall Be
6. The Black Tormentor of Satan
7. Dracul Va Domni Din Nou In Transilvania
8. Legion
Line Up
Erik "Legion" Hagstedt (Voce)
Morgan Steinmeyer Håkansson (Chitarra)
B. War (Basso)
Fredrik Andersson (Batteria)
 
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