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Nash B.C. - Burning Babylon
18/03/2017
( 200 letture )
Album di debutto per i Nash B.C. provenienti direttamente dalla Grecia che, possiamo dire, in ambito hard rock non ha ancora sfornato band famosissime, capaci di raggiungere l’attenzione ed il successo ottenuti da altri connazionali come i ben noti Firewind o gli esponenti della scena black metal, guidati dai Rotting Christ. Forse potremmo avere un’inversione di tendenza grazie all’album di debutto del terzetto ellenico, pubblicato dalla Rockshots Records, nel quale alla voce troviamo George Bacchus e, rispettivamente, alle chitarre Nash e alla batteria Costas Matis.
L’album dura 35 minuti e, ad un primo ascolto, appare scontato e sempre sulla stessa linea d’onda, tanto che anche ritmicamente i tempi sembrano assomigliarsi molto; insomma, sembra di avere di fronte il classico album abbastanza piatto a livello di idee e sound. Eppure, lasciando andare più volte l’ascolto, ci si renderà conto che non mancano tracce che colpiscono e che lasceranno il segno. Accostati agli Alter Bridge, la voce ricorda, invece, molto i Motorhead; i suoni, per come sono architettati, hanno un qualcosa dei primi Nickelback e alcuni riff di chitarra vi faranno tornare in mente il primo disco dei 4arm. Stiamo parlando, comunque, di un genere hard/rock che strizza l’occhio al metal, ma questo lo vedremo più avanti.

Il disco inizia con la title track Burning Babylon, la quale mostra buoni riff, ritmo incalzante e quadrato ma sembra davvero un copia e incolla di pezzi già sentiti e, probabilmente, ristagna un po' troppo nel ritornello. Le cose interessanti arrivano con Black Fire, seconda traccia, dove possiamo trovare un inizio veloce e il tutto che va in una direzione ben precisa con l’inserimento della doppia cassa, assente nel brano precedente; non male anche la comparsa in sottofondo di una seconda voce che fa infuocare il ritornello. Il finale spicca con un doppio pedale insistente e un accenno di cantato in groove. Thousand Ways, invece, parte in modo lento, quasi riflessivo, ma non tarda ad accelerare con dei bei riff accompagnati dalle pelli sempre ben presenti che costituiscono il cuore del brano. Sicuramente uno dei pezzi più veloci dell’intero album, rimarrà impresso nella mente anche grazie alla voce di Bacchus che cambia, diventando acuta e scalfendo le orecchie dell’ascoltatore, con una buona trasformazione, tanto che sembra quasi di sentire un altro cantante. Eccoci a Sands of Destiny: l’inizio è veloce, ma viene poi stoppato da un ritmo più blando, la voce muta nuovamente diventando più mielosa per poi tornare a graffiare, bello il ritornello molto variegato, buon amalgama di tutti gli strumenti, con un bell’accenno di assolo metal vecchio stile da parte del fondatore del gruppo, Nash.
L’album scorre abbastanza veloce, sulla falsa riga dei pezzi precedenti fino ad arrivare a Mortal Bindings, probabilmente la traccia migliore dell’intero disco, nella quale si inizia a volume bassissimo, quasi di attesa, per poi esplodere, con la batteria che la fa da padrone e picchia sul serio. Il riff è bello, accattivante, ben studiato e lega tutto alla perfezione con la voce sporca di Bacchus che accompagna il ritornello: si sente una buona carica ed energia provenire dalle cuffie. Come dicevamo, massima espressione della band dove si evince che ci sono tecnica e inventiva da sputar fuori. A un minuto dalla fine del pezzo non sembra più di ascoltare hard rock ma un vero e proprio gruppo metal come 4arm e Lamb Of God: tornerete indietro con la traccia per riascoltarlo se siete amanti del genere, statene certi! Dopo Hiding In Plain Sight, di cui possiamo trovare anche un video ufficiale sul web per la promozione dell’uscita dell’album, nella quale però non emergono novità importanti rispetto a quanto ascoltato fino ad adesso, si arriva al brano finale Seeking che è sicuramente la semi-ballad di Nash e compagni. Pezzo riflessivo che non stona per la chiusura del disco, possiamo apprezzare a pieno la chitarra un po' più libera di emergere in un piacevole assolo e si arriva piano piano alla conclusione della traccia in uno sfumato vecchio stile.

Disco, questo, che al primo impatto può far storcere il naso a molti, facendo pensare che si tratti di pezzi già sentiti e risentiti ma che, se ascoltato più volte, si fa apprezzare, non annoia e scivola via in fretta, grazie anche alla presenza di brani che non superano mai i 5 minuti. Si percepisce una bella carica che, però, in alcuni casi, sembra essere soffocata: come se non si volesse osare di più, anche se i mezzi ci sarebbero tutti. La qualità dei suoni e il mixaggio sono di buona fattura e la produzione si può ritenere più che sufficiente. Dalla Grecia, quindi, possiamo aspettarci un futuro interessante per la scena hard/rock, perché di tecnica ce n’è, eccome.



VOTO RECENSORE
65
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2017
Rockshot Music
Hard Rock
Tracklist
1. Burning Babylon
2. Black Fire
3. A Thousand Ways
4. Sands of Destiny
5. Highway
6. The Siege
7. Mortal Bindings
8. Hiding in Plain Sight
9. Seeking
Line Up
Nash (Chitarra, Basso)
George Bacchus (Voce)
Costas Matis (Batteria)
 
 
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