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Mord`A`Stigmata - Hope
19/03/2017
( 447 letture )
La fredda e misteriosa Polonia è da sempre patria di gruppi dall’indiscusso valore artistico che hanno dato un contributo di rilievo all’evoluzione del metal estremo in tutte le sue declinazioni.
Di questa interessante e feconda realtà fanno parte i Mord’A’Stigmata, band che bazzica attivamente nella scena underground e autrice sino a oggi di una nutrita discografia che consta di un ragguardevole numero di demo, apparizioni in compilation, EP, full-length e persino una partecipazione a un raro e limitato tributo ai Venom. Un percorso musicale durante il quale il sound del quartetto di Bochnia è mutato in maniera considerevole, complici anche diversi avvicendamenti a livello di line up.
Vale la pena dunque spendere qualche parola sintetizzare i densi eventi di questo cammino cominciato nel 2004, anno della loro fondazione. Dopo la divulgazione di tre demo promozionali, il 2008 segna il raggiungimento della prima tappa ufficiale con l’uscita dell’esordio Überrealistic, seguito a tre anni di distanza da Antimatter, due lavori incentrati su un black metal a tinte death e dalle leggere striature industrial molto potente e tecnico che già lasciava intuire la volontà di spingersi oltre gli ormai abusati canoni e stereotipi dei genere in questione, esplicitando il tutto in chiave moderna e personale. La svolta stilistica avviene nel 2013 con la messa sul mercato di Ansia, in cui il sound comincia ad arricchirsi di innesti avanguardistici e sperimentali per dar vita a quel mix nebuloso e privo di connotati ben definiti oggi comunemente chiamato post-black metal. Un disco di transizione dunque, precedente l’EP del 2015 Our Hearts Slow Down che funge da anteprima dei contenuti del nuovo lavoro intitolato Hope.

Solamente quattro le tracce presenti, il cui schema compositivo trascende la struttura di canzone classica, presentandosi piuttosto come armonia di più pattern differenti e andando così a configurarsi come delle vere e proprie suite di lunga durata. Sebbene alcuni elementi tipici del metallo nero siano tuttora persistenti, in particolare a livello atmosferico e comunque in una percentuale piuttosto marginale rispetto alla proposta degli esordi, le nuove composizioni virano verso sonorità più dark e death-doom oriented, efficacemente sottolineate dal cantato gutturale e cavernoso del singer Ion, riveste anche il ruolo di bassista, e alle ritmiche cadenzate, ma anche sofisticate e mai scontate, dettate con precisione dal batterista DQ.
Ottimo il lavoro dei chitarristi Golem XIV e Static (unico membro rimasto del nucleo originale), ispirati artefici di un riffing di matrice post-rock dal grande gusto melodico che impreziosisce la title track in apertura del CD, abili nel creare scenari cupi e decadenti in The Tomb from Fear and Doubt e To Keep the Blood, nonché nel riprendere certe soluzioni armoniche del masterpiece dei Katatonia Brave Murder Day, citato sul finale della conclusiva In Less than No Time.
Con l’incedere delle tracce larghissimo spazio viene concesso a sezioni interamente strumentali dal carattere in un certo senso progressive, durante le quali i musicisti fanno sfoggio di una eccellente perizia tecnico-esecutiva e di grandi competenze in fase di songwriting, congiungendo le diverse partiture in maniera perfettamente efficace in un discorso fluido ed omogeneo pur nella sua intrinseca eterogeneità.

Hoperappresenta dunque l’episodio più maturo della carriera dei Mord’A’Stigmata, un pregevole lavoro che si addentra in territori musicali affascinanti e in continua esplorazione. Un disco che trasuda qualità da ogni dettaglio, a cominciare da una produzione a dir poco eccellente realizzata preso gli Studio 67 per terminare con un packaging grafico molto bello e curato, specialmente nella versione in digipack, opera dell’artista Bartek Rogalewicz, occupatosi in passato, fra gli altri, anche del Live at the BBC dei connazionali Behemoth.
Qui si rientra nel più classico dei casi in cui un album necessita di numerosi e attenti ascolti per essere compreso appieno: inizialmente, data la lunghezza e complessità dei brani, risulterà di difficile assimilazione, ma se l’ascoltatore avrà pazienza, il tempo gli darà modo di scoprirne tutte le sue meravigliose peculiarità e sfumature.



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
85 su 1 voti [ VOTA]
d.r.i.
Venerdì 24 Marzo 2017, 14.28.13
2
Lo sto ascoltando ora e sono sorpreso, non li definirei nemmeno black ma chissenefott
Tatore
Lunedì 20 Marzo 2017, 9.55.21
1
Ascoltato stamattina, e la prima impressione è più che positiva.
INFORMAZIONI
2017
Pagan Records
Black
Tracklist
1. Hope
2. The Tomb from Fear and Doubt
3. To Keep the Blood
4. In Less than No Time
Line Up
Ion (Voce, Basso)
Golem XIV (Chitarra)
Static (Chitarra, Sintetizzatori)
DQ (Batteria)
 
 
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