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House of Lords - Saint of the Lost Souls
24/03/2017
( 2356 letture )
Ebbene sì, gli House of Lords continuano imperterriti nella loro saga senza fare una piega di fronte alle decadi che trascorrono. Sempre lì, indefessi e solidi, pronti a battagliare. Della formazione iniziale e di quel fantasmagorico album di debutto autointitolato e targato 1989, rimane il solo singer James Christian, gli altri kaputt. Nel senso che ogni componente della formazione iniziale ha preso la sua strada lasciando la band, e parliamo dei vari Greg Giuffria, Lenny Cordola, Ken Mary e Chuck Wright. Quindi il frontman James Christian e mastermind del gruppo ha assunto la plancia di comando e ormai il monicker è diventato suo, mandando avanti, in maniera produttiva, la carriera di questo quartetto che sta sfornando buone prove su CD e continua a fare tour anche in Europa.

Saint Of The Lost Souls rappresenta il decimo capitolo a firma degli House of Lords, il precedente Indestructible fu pubblicato lo scorso anno, nel 2016. Il qui presente disco è stato registrato e prodotto dallo stesso singer, coadiuvato da una band che sa il fatto suo e che vede Jimi Bell alle chitarre, Chris Tristram al basso e BJ Zampa dietro il drum-kit. Il sound è lucido, massiccio, spesso, tirato il giusto, una classica miscela ben dosata di sano hard con influenze AOR, soprattutto per le key che accompagnano e rimarcano i riff, regalando rotondità sonora ai pezzi. Si apre con una traccia strana e anomala per metà, nel primo minuto e mezzo Harlequin si trucca da ouverture sinfonica con grande gusto per la musica classica e costruzioni di scale armoniche eleganti e pompose, poi scatta la forza del rock duro e la traccia diviene un bel 4/4 con innesti di melodie e infusi di energia che aprono degnamente questa nuova fatica discografica. Oceans Divide è semplicemente una pura hit, fantastica nel pre-chorus con una ascesa armonica che riporta dritti allo straordinario album d’esordio, un pezzo che non avrebbe sfigurato su quel capitolo irripetibile, insomma una traccia che colpisce dritto al cuore con arrangiamenti, cori e chitarre deluxe e la solita voce d’eccellenza di James Christian: song da spettacolo puro, da riascoltarsi decine di volte consecutivamente. Terzo scampolo, Hit the Wall , a metà tra una ballad e un ritmato, gode di una costruzione pregiata, ottimi i cori e le atmosfere che riprendono broccati e spezie profumate, per un risultato flessuoso e un guitar-solo stimolante, mentre la title track è una steccata durissima e spedita, con la sei corde che macina decine di arrampicate su zone impervie, coralità americane empiree e un solismo di Jimi Bell con palle acuminate in vetrina, sensazioni quasi epic fuse in un corpo hard per una traccia azzeccatissima, davvero sontuosa. The Sun Will Never Set Again spara uno slow con un fattore vocale di stirpe dominante acclarata, tastiere diluite con chitarre delicate, un prodotto con cardini insiti tra il cuore e lo sfarzo, New Day Breakin' saluta le corde vocali di grande lucentezza roca del singer che appare più in forma che mai, vocalizzi che introducono una traccia con tante tastiere che si sostituiscono ai riff delle chitarre, ma il risultato è baldanzoso, allegro e piacevole, con controcanti tipici del rock tosto degli eighties. Reign of Fire ricorda soluzioni armoniche vicine ai Y&T di Dave Meniketti, più abrasivo nell’ugola: un pezzo discreto, di mestiere. Concussion vibra in un alternarsi di riff e sensazioni e ha una sua valenza fascinosa, con asce pronte ad accalappiare partiture curvilinee enfatizzate dal frontman, Grains of Sand è un test totalizzante forgiato con schitarrate, bordate epiche che confluiscono in un ritornello anthemico seducente, solo-guitar con il talk box di grande efficacia, calibramenti perfetti e potenza sagace. Se Art of Letting Go è una traccia d’impatto con melodie che fanno lo jojo tra armonie secche e arrangiamenti aurei, solo della guitar breve ma intenso, la chiusura spetta a The Other Option che risulta essere un’ennesima song hard accompagnata dalle key, sfoggiando un altro bello sviluppo musicale, con tutti i dettagli a posto.

Questo nuovo lavoro degli House of Lords è davvero un gran bel disco di hard moderno ma senza pudore nel mostrare radici allungate negli splendidi anni ottanta, suonato divinamente e curato in sogni singolo dettaglio, con richiami al capolavoro del debutto. Il che è ovviamente un bene non trascurabile. Chitarre ora dure ora liquide, key luminose, batteria con pacca e basso con bicipiti in evidenza, poi c’è lui, con quella sua voce che ha pochi pari come espressività. James Christian e i suoi pards ci regalano 11 pezzi di musica superiore, variegata, di grande lignaggio, sarebbe un peccato perderseli.



VOTO RECENSORE
84
VOTO LETTORI
76.12 su 8 voti [ VOTA]
Joey
Martedì 6 Marzo 2018, 22.59.27
3
Debole...orecchiabili alcune, non degne di nota altre. Salvo la pregevole Harlequin, influenzato anche dall'intro di Michele Luppi. Forse troppi album concentrati in pochi anni hanno causato un calo di qualità.
Metallycra
Giovedì 13 Aprile 2017, 15.31.04
2
Questo disco mi sembra un po' sottotono rispetto alle loro ultime uscite. Si nota un certo "mestiere" e un certo "riciclaggio" di brani già editi ("Concussion" sembra una variazione su tema di "Searchin'" ad esempio). Insomma parecchio autocitazionismo e poca ispirazione. Per carità, si lascia ascoltare, belli gli assoli, ma non acchiappa proprio per un senso di deja vu costante. Peccato. Spero nel prossimo disco. Una sufficienza stiracchiata come dicevano a scuola.
Franco73
Lunedì 27 Marzo 2017, 6.24.19
1
AOR di classe, come al solito. Recensione perfetta per un ottimo disco.
INFORMAZIONI
2017
Frontiers Records
AOR
Tracklist
1. Harlequin
2. Oceans Divide
3. Hit the Wall
4. Saint of the Lost Souls
5. The Sun Will Never Set Again
6. New Day Breakin'
7. Reign of Fire
8. Concussion
9. Art of Letting Go
10. Grains of Sand
11. The Other Option
Line Up
James Christian (Voce)
Jimi Bell (Chitarre)
Chris Tristram (Basso)
BJ Zampa (Batteria)
 
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