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Lucio Manca - An Old Man’s Sad Story
30/03/2017
( 447 letture )
A tre anni di distanza da Everybody Needs an Angel, il concept album strumentale che ha sancito il debutto da solista di Lucio Manca, l'autore torna sulle scene con una proposta ancor più ambiziosa della precedente: oltre ad essere compositore, arrangiatore e produttore, ora riveste anche il ruolo di chitarrista, tastierista e in parte batterista. Un po’ di scetticismo è quanto mai giustificato data la scarsa riuscita del primo album e considerando l’immensa difficoltà che può comportare un progetto “one man band”, specialmente in un genere che è già complesso di per sé. An Old Man's Sad Storyè il tipico lavoro che somiglia più ad un’impresa eroica che ad un normale disco.

Guardando l’artwork, si nota la sovrapposizione dell’immagine di una medusa sovrastata dal profilo speculare di Lucio dove colpisce il dettaglio di quella che potrebbe essere la sua stessa ortopanoramica. Evitando di entrare in dettagli tecnici, si tratta di una copertina di buon impatto, ma prodotta in modo amatoriale. Tratrandosi di un disco autoprodotto, il giudizio su ciò non puo essere negativo.
Il disco si articola in ben 14 tracce piuttosto brevi. Partiamo con Reborn e veniamo subito colpiti dalla scelta dei suoni che rimandano a scelte moto in voga negli anni ’90, come già visto sul precedente lavoro. Il brano strumentale si articola in 3 parti, tra cui l’ultima colpisce particolarmente per la similitudine con lo stoner dei Kyuss. Si prosegue con Mottusugoru, il primo esempio in cui Lucio mette alla prova la propria voce. In altri contesti l'adeguatezza rispetto al pezzo e la capacità di integrarsi con la musica, la rendeva piacevole, seppur non propriamente bella; tuttavia qui, mancando tale coesione, la voce appare assolutamente sgradevole ed innaturale . In No EscapeLucio ci mostra l'indubbia preparazione tecnica, ma il brano risulta eccessivamente autoreferenziale e carente dal punto di vista compositivo. Proseguiamo nelle successive tracce senza ricevere quasi nulla in cambio del nostro tempo. Strange People Everywhere è un chiaro tributo ai Level 42 e per quanto possa far piacere sentir omaggiare Mark King (tra l’altro in modo più che degno), la scelta di inserire un brano simile in un contesto progressive lascia abbastanza perplessi. Sorrow probabilmente è il pezzo più interessante dell’album, dove si cercano soluzioni un po’ più lontane dallo standard. Sorvolando sulle altre tracce, arriviamo alla chiusura con Glorja, una ballad dal sapore psichedelico, che anche in questo caso lascia non pochi dubbi a livello compositivo (e non solo).

An Old Man's Sad Storyè un disco totalmente autoreferenziale. Dall’incipit potevamo pensare che fosse un lavoro ambizioso e forse troppo pretenzioso. Al contrario, ci troviamo di fronte ad un disco dove Lucio Manca ha tralasciato ogni forma di possibile ottica commerciale ed ha creato un prodotto a proprio uso e consumo: ha scritto dei brani, li ha suonati, li ha registrati ed, infine, ha pubblicato un disco. Pur apprezzando la totale onestà e l’indubbia motivazione artistica che anima questo musicista, non possiamo evitare di valutare in modo fortemente negativo un album che pecca di coerenza, idee, arrangiamento e produzione, lasciandoci veramente poco da salvare.



VOTO RECENSORE
50
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2016
Autoprodotto
Inclassificabile
Tracklist
1. Reborn
2. Mottusugoru
3. No Escape
4. Out of Control
5. Servo del Rimpianto
6. Human Too Human
7. An Old Man’s Sad Story
8. Strange People Everywhere
9. Never
10. Sorrow
11. Wind Noize
12. As a Friend
13. How Long
14. Glorja
Line Up
Lucio Manca (Voce, Chitarra, Tastiere, Basso, Batteria)
Garry King (Batteria)
 
RECENSIONI
53
 
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