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Steve Hackett - The Night Siren
02/04/2017
( 2341 letture )
Avevamo lasciato Steve Hackett giusto un paio di anni fa, al tempo della pubblicazione dell’ottimo Wolflight, disco che per qualche strana ragione è passato del tutto inosservato. L’infaticabile ex chitarrista dei Genesis, sempre attivo tra lavori in studio e attività live in giro per il mondo, tuttavia è ritornato sulla scena discografica con la sua nuova fatica in studio: The Night Siren. La domanda da porsi è: sarà riuscito il musicista inglese a mantenere lo stesso livello d’ispirazione del precedente disco?

Questo nuovo The Night Siren parte, sin dai primi istanti nel migliore nel modi. Behind The Smoke ci accoglie infatti con orchestrazioni e un incidere cadenzato, che al sottoscritto ha ricordato vagamente il riffing alla Led Zeppelin di Kashmir, ma con molte influenze e atmosfere arabeggianti, stacchi e stop n’ go quasi prog e una voce ieratica. Piacevoli anche le lunghe parentesi soliste che il chitarrista si ritaglia nel corso di tutto il brano. Di contro Martian Sea è molto più diretta e catchy, con un ritornello quasi spigliato e canticchiabile tanto che il pezzo non sfigurerebbe come singolo per la sua immeditezza. Anche qui lo spazio dedicato agli assoli è abbondante; sentirete duellare chitarre e sitar. Con il terzo pezzo del disco, si toccano vertici d’eccellenza altissimi. Fifthy Miles Away from the North Pole, nei suoi sette minuti di durata presenta nella prima parte passaggi soffusi con chitarre arpeggiate e riverberate, un basso pulsante in evidenza, voci armonizzate suggestive. Poi la canzone esplode letteralmente, con un riff al limite dell’hard rock ricorrente in più punti davvero di classe. Senza dubbio l’episodio più completo e vario del disco, probabilmente il migliore. Dopo una partenza simile è inevitabile tuttavia che ci sia un calo di tensione ed effettivamente, due brani come la strumentale El Nino e Other Side Of The Wal sono poco più che piacevoli, ma certamente non trascinanti o notevoli come il tris d’ apertura. La prima dei due brani però, rende certamente di più dal vivo, fosse anche solo per le percussioni tribali sempre d’effetto in un contesto live.
Siamo giunti circa a metà album, ma il buon Steve Hackett ha risevato ancora diverse sorprese per noi ascoltatori. Si pensi ad esempio alle chitarre “spagnoleggianti” letteralmente impazzite poste all’inizio di Anything but Love, canzone che si rivela essere davvero coinvolgente grazie all’up tempo ed una serie di assoli ispiratissimi. O ancora, proseguendo nella tracklist, lasciatevi cullare da un pezzo brillante, per metà venato di folk elettroacustico, con solo voce e chitarra e per metà carico di assoli melodici come In Another Life. Chiudono il disco tre piacevolissimi brani come In the Skeleton Gallery, West To East, The Gift (ossia il più classico degli outro strumentali), tutte e tre venati di una latente malinconia, ma che, dopo ripetuti ascolti non aggiungono niente di nuovo ad un lavoro che ha riservato i suoi momenti più ispirati negli episodi centrali del platter.

In conclusione, questo The Night Siren si mantiene quasi sugli stessi livelli del procedente Wolflight. Qui troverete almeno tre o quattro pezzi clamorosi, che crescono con gli ascolti, mentre i restanti, esclusi forse un paio di casi assolutamente nella norma, si assestano su buoni livelli d’ ispirazione, mestiere e qualità del songwriting. Insomma, un’altra grande lezione di musica da parte di Steve Hackett, musicista che nella sua carriera è sempre stato capace di reinventarsi scrivendo album interessanti e che, da un paio di dischi ad oggi sta conoscendo una seconda giovinezza.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
93 su 7 voti [ VOTA]
ELIO MARRACINY
Lunedì 18 Marzo 2019, 17.39.19
5
CAPOLAVORO DELLA TERZA EPOCA DI ZIO STEVE!
ELIO MARRACINY
Lunedì 18 Marzo 2019, 17.29.24
4
MIGLIORE DI WOLFLIGHT, CHE CONSIDERO IL PEGGIORE DI ZIO STEVE...IL FINALE DI IN ANOTHER LIFE È SUBLIMAZIONE ACUSTICA DELL'INFINITO...EL NINO È SPETTACOLARE!
Lo Struzzo
Mercoledì 5 Aprile 2017, 10.00.08
3
Concordo con Stefano. Il disco è buono ma non spaziale. Peccato anche per la clamorosa somiglianza dell'intro di Fifthy Miles Away from the North Pole con quello di Dust Bowl di Joe Bonamassa.
Michele "Axoras"
Martedì 4 Aprile 2017, 16.31.52
2
In alcuni aspetti si sono fatti dei passi avanti rispetto a Wolflight, per altri ho l'impressione che il disco tenda leggermente a perdersi in alcuni frangenti. Personalmente ho preferito il precedente. Disco a mio avviso comunque valido, ma per molte cose sono in stretto accordo con la disamina e il voto di Stefano.
Le Marquis de Fremont
Lunedì 3 Aprile 2017, 13.37.03
1
L'ho ascoltato una sola volta e mi sembra molto bello. Per me, migliore di Wolflight. Però devo approfondire e al momento non ho molto tempo. Il Vinitaly è imminente... Au revoir.
INFORMAZIONI
2017
InsideOut
Prog Rock
Tracklist
1. Behind the Smoke
2. Martian Sea
3. Fifty Miles from the North Pole
4. El Nino
5. Other Side of the Wall
6. Anything but Love
7. Inca Terra
8. In Another Life
9. In the Skeleton Gallery
10. West to East
11. The Gift
Line Up
Steve Hackett (Chitarre elettriche e acustiche, oud, charango,sitar, armonica, voce)

Musicisti Ospiti:
Jo Hackett (Voce nella traccia 10)
Amanda Lehmann (Voce nelle tracce 1, 2, 3, 6, 7, 8, 9, 10)
Mira Awad (Voce nella traccia 10)
Nad Sylvan (Voce nella traccia 7)
Leslie- Miriam Bennett (Tastiere nella traccia 11)
Benedict Fenner (Tastiere nella traccia 11)
Roger King (Tastere e voce)
Christine Townsend (Violino, viola nelle tracce 3, 4, 5, 7, 9, 10)
John Hackett (Flauto nella traccia 2, 10)
Ferenc kovacs (Tromba nella traccia 3)
Rob Townsend (Sax, flauto, clarinetto, duduk nelle tracce 1, 4, 7, 9)
Gary O’Toole(Batteria nelle tracce 3, 4, 10)
Nick Virgilio (Batteria nella traccia 2)
Gulli Briem (Batteria, percussioni nelle tracce 7, 9)
 
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