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Pentacle - The Fifth Moon
08/04/2017
( 520 letture )
I Pentacle nascono a fine anni ’80 a Bladel, in Olanda. L’estrema affiliazione del gruppo all’underground, attraverso una costante partecipazione umana e musicale, li ha resi una delle realtà più rispettate del panorama death metal europeo, sebbene purtroppo non tra le più note. Il legame musicale con le band connazionali è certamente importante (il cantante e bassista Wannes Gubbels avrebbe poi militato anche negli Asphyx e nei Soulburn, così come anche si può trovare somiglianza con Thanatos e Pestilence), ma la radice principale del sound dei Pentacle è indubbiamente e insindacabilmente da ritrovarsi in Hellhammer e primi Celtic Frost, di cui in un certo senso rappresentano un’evoluzione più estrema, più complessa e chitarristicamente più proficiente (detto con il dovuto rispetto per uno dei moniker più importanti nella storia del metal); si potrebbe dire che di tutti i gruppi death metal di inizio anni ’90 (vedasi Pentagram Chile, Divine Eve, Cianide…) direttamente influenzati dalla mano di Tom Gabriel Fisher, in arte Tom Warrior, i Pentacle rappresentino di certo l’espressione più dinamica e intensa.

I primi passi del gruppo sono rappresentati, come nel più dei casi, da una manciata di tape e singoli di cui parlerò brevemente prima di introdurre la loro prima opera discografica più propriamente detta, The Fifth Moon. Dopo la sufficientemente grezza rehearsal del 1992 Caressed by Both Sides, il demo Winds of the Fall rappresenta la prima incisione in studio dei Pentacle, che mostrano qui un sound più cupo, doom-oriented e perciò più incline a tempi più lenti (soprattutto se confrontati con il lavoro di cui tratta questa recensione). La voce risulta assestarsi su un registro più basso, e a primo impatto sembra abbastanza inevitabile il confronto con gli Asphyx, sebbene il guitar-work e le melodie siano già più articolate: la quarta traccia Deepness of the Dephts verrà riproposta anche sul loro primo full-length del 1998 ….Rides the Moonstorm e diventerà un classico anche in sede live. Il singolo su 7” Exalted Journey propone due tracce più aggressive, in cui subentrano anche i tempi di batteria che da The Fifth Moon in poi avrebbero rappresentato il trademark del gruppo; in un certo senso, si riconoscono anche influenze dal death metal più classico statunitense, soprattutto da parte di Mantas, Master e Necrovore, con cui il paragone non è nemmeno così sottile.

La formazione a tre risulta pienamente matura per il passo successivo, vale a dire una registrazione più completa quale appunto The Fifth Moon, per la quale un secondo chitarrista, Edwin Fölsche, viene per la prima volta reclutato nei ranghi dei Pentacle, sebbene non si possa negare che l’album suoni come pensato per un solo chitarrista – vengono giusto aggiunte delle armonizzazioni sui frequenti fraseggi a scale in chiusura ai riff. Il drumming di Marc Nelissen risulta molto serrato, ma tutt’altro che estremo: a dire il vero, per la maggior parte del tempo gioca su groove di doppia cassa, d-beat e cadenze che si possono ritrovare tranquillamente su Morbid Tales dei Celtic Frost o su Welcome to Hell dei Venom, ed è forse questo a rafforzare l’anima estremamente ottantiana e puramente metal di questo lavoro. Indubbiamente sono le chitarre a fare di The Fifth Moon un lavoro di tale rarità: i riff di Mike Verhoeven (tuttora songwriter del gruppo) sono stati scritti e selezionati con una perizia incredibile, ed evolvono molto naturalmente l’uno nell’altro, riuscendo al contempo a mantenere un punch ritmico irresistibile e a sviluppare un discorso melodico e solistico più complesso, ispirato ed estremamente accattivante – evitando così che pezzi della durata media di 6 minuti ed oltre risultino in qualche modo appesantiti dalla loro lunghezza.
Fin dall’incipit bombastico dell’opener Black at Heart (praticamente esplosiva dal vivo!) si riconosce nella voce di Gubbels uno degli elementi più distintivi e caratteristici dei Pentacle. Se non conoscete direttamente loro ma avete familiarità con l’eccezionale On the Wings of Inferno degli Asphyx (personalmente, uno dei loro lavori più riusciti ed ispirati) piuttosto che con (l’imprescindibile!) Feeding on Angels dei Soulburn (prosecuzione del moniker Asphyx durante lo iato di fine anni ’90), la riconoscerete per la timbrica piuttosto alta, aspra ed aggressiva come quella dei primi demo death metal statunitensi, e anche molto intellegibile, il che ci porta all’aspetto estremamente curato dei testi e dell’iconografia del gruppo. Sebbene purtroppo quelli di questo lavoro non siano ufficialmente pubblicati, è tipico del gruppo un approccio piuttosto preparato a materie occulte, come si riconosce fin dalla copertina dell’album progettata dallo stesso Wannes.

Nonostante si possa considerare questo album più una gemma da intenditori che una pietra miliare da ascolto obbligatorio, non riesco a immaginare nessun amante del metal estremo della vecchia scuola, e quindi black, thrash e death metal nella loro declinazione ancora più ancorata all’heavy e al doom classici, che non possa apprezzare questo lavoro, nella speranza che chi li scopra così vada approfondendo la loro intera discografia, che premierei come una delle più costanti nella storia del genere. Vale la pena aggiungere che l'album è stato ristampato recentemente da Vic Records con il titolo di The Fifth Moon... Beyond and Back, compilation completa di ogni registrazione del gruppo dall'esordio fino all'EP di cui ho qui parlato, con aggiunta di moltissime foto, note del gruppo, flyer ecc., in una delle ristampe più belle che possieda.



VOTO RECENSORE
87
VOTO LETTORI
0 su 0 voti [ VOTA]
galilee
Mercoledì 12 Aprile 2017, 15.06.18
4
Vabbè, l'ho scritto perché spesso sono in sintonia con i suoi gusti..
MetalNeverDIE!
Lunedì 10 Aprile 2017, 16.22.17
3
@galilee Ahahaha in effetti se piace ad Undercover allora deve essere un capolavoro
galilee
Domenica 9 Aprile 2017, 21.44.31
2
È death , siamo nel 96 e piace ad Undercover. Devo proprio ascoltarlo.
Undercover
Sabato 8 Aprile 2017, 14.17.48
1
Band ingiustamente sottovalutata autrice di buonissimi lavori, l'Olanda che mi è sempre piaciuta.
INFORMAZIONI
1996
Damnation Records/Displeased Records
Death
Tracklist
1. Black at Heart
2. A Serpent in Bloodred
3. The Flame's Masquerade (Her Sun is the Moon)
4. Adoring an Endless Dawn
Line Up
Wannes Gubbels (Voce, Basso)
Mike Verhoeven (Chitarra)
Edwin Fölsche (Chitarra)
Marc Nelissen (Batteria)
 
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