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Ulver - The Assassination of Julius Caesar
09/04/2017
( 5161 letture )
Tragedies repeat themselves in perfect circles…

Intriganti.
Pensando a talenti quale Kristoffer Rygg, guida e voce degli Ulver da ormai quasi 25 anni, è difficile non considerarli tali. Perché non si rimane solamente sinceramente interessati, di fronte ad una mente in grado di sfornare uscite su uscite sempre valide e di livello (con, come unica parziale eccezione, quel Childhood's End che già partiva con una certa debolezza intrinseca in quanto album di sole cover), con intervalli piuttosto regolari, su oltre un ventennio. Si rimane ulteriormente intrigati dal fatto che tali solide release abbiano spaziato all’interno una varietà caleidoscopica di generi, spesso diametralmente opposti tra loro, approcciandosi sempre in maniera armonica e studiata, sapendo sempre lasciare il segno.
Inutile dire come gli Ulver, e le tante altre band che come loro hanno deciso di mantenere il medesimo nome nonostante la loro offerta musicale negli anni si sia modificata in maniera radicale, siano sempre stati seguiti da strascichi di sterili polemiche, che si muovono tra chi li invita caldamente a cambiare monicker, ora che di metal nella loro proposta non v’è più traccia, e chi chi li considera troppo pretenziosi, vanagloriosi, intellettualoidi, hipster, alle volte.
Eppure, non c’è modo peggiore di approcciarsi ad una loro nuova produzione che volendo, a tutti i costi, confrontarle con quelle passate, invece di apprezzarle per la loro singola peculiarità.

The Assassination of Julius Caesar, uscito durante questo fine settimana, è stato presentato da diversi media come la “svolta pop” di Rygg e soci. In tal senso, una precisazione è d’obbligo: i nostri non sono stati posseduti dallo spirito di Beyoncé o Rihanna, né aspirano a diventare la novella Madonna made in Norway. Questo disco è ben lontano da certe barzellette commerciali passate regolarmente alla radio. E bastano pochi ascolti per capire come gli Ulver non abbiano sbagliato nemmeno questa volta.
Synthpop. Electropop. New wave. Techno, funk e dance, a tratti. In grado di ricordare da tanti grandi (Tears for Fears, The Cars, Depeche Mode, Vangelis, New Order sono solo alcuni dei nomi che possono venire subito in mente all’ascoltatore), eppure con un evidente, proprio marchio di fabbrica. Il tutto, accompagnato da testi avvolgenti, a tratti criptici, ma sempre ben interpretati e chiari, grazie alle voci in clean, come se i messaggi di cui si fanno portatori non debbano affatto venir posti in secondo piano dalla parte strumentale. Da dove è nata, dunque, quest’ennesima ‘svolta’ dei norvegesi? Kristoffer Rygg ce lo spiega così:

Dette er et mye mer tekstbasert album enn mange av våre andre. Vi har også jobbet med et mer tradisjonelt låtformat, det kan virke lettere, men er samtidig en av de vanskeligste tingene vi har gjort – det er lettere å komme unna med ting når man eksperimenterer. […] Vi ville at albumet skulle slå hardt som i rocken, men samtidig at det skal kunne danses til.

Questo è un album maggiormente basato sui testi rispetto a tanti nostri altri dischi. Abbiamo anche lavorato utilizzando un formato più tradizionale per i brani, che può sembrare più semplice, ma che allo stesso tempo è una delle cose più complesse che abbiamo mai fatto – è più facile ‘farla franca’ quando si sperimenta […] Volevamo che l’album colpisse duro, ma che allo stesso tempo fosse qualcosa da ballare


Un album semplice, che però semplice non è, dunque. Ed un primo ascolto, anche non particolarmente attento, sembra già confermarcelo. Un secondo, maggiormente focalizzato sui testi, fa ancor meglio comprendere le parole di Rygg.
Apre il lotto Nemoralia, brano anticipato a metà marzo con un video peculiare, recante un’immagine di Lady D durante il suo matrimonio. Come ricollegare la principessa con il titolo dell’album, legato invece chiaramente alla romanità (così come è la copertina, dove viene utilizzato un dettaglio del Ratto di Proserpina del Bernini)? Ad aiutarci è il nome del brano, che ci ricorda i Nemoralia, o Festival delle torce (A festival of torches | Joins the light of the moon | Shining in the lake), festività legata al culto di Diana Nemorense, che si svolgeva il 15 agosto e che nei secoli è stata in seguito incorporata e trasformata dal Cristianesimo nella festa dell’Assunzione. Ecco quindi che la dea Diana, l’ancient goddess of the moon, si intreccia con l’indimenticata e altrettanto osannata Princess of Wales, che il fatto che fosse costantemente preda di paparazzi e pubblico (The most hunted body of the modern age) va a combaciare per opposti proprio con la dea della caccia, e che la tragedia della sua morte a Parigi (Stopped dead under the river | In the capital of romance), associato al già citato elemento del fuoco, vanno a legarsi a quella del grande incendio di Roma (Nero lights up the night | 18th to 19th of July), tanto che la morte di Pietro e Paolo nel periodo della persecuzione dello stesso Nerone potrebbe forse ricollegarsi a quella di Lady D, in quanto in entrambi i casi Lions among men | Damnation to beasts. Il tutto, incastonato in una composizione synth/electropop chiara, seducente e fluente, che quasi fa per un attimo dubitare di aver per sbaglio fatto partire l’ultimo dei Depeche Mode, invece della più recente fatica di casa Ulver, con una voce calda, morbida ed eterea di un Kristoffer Rygg in costante stato di grazia a narrare in clean le prime delle tante tragedie che si susseguiranno all’interno di The Assassination of Julius Caesar.

Paragoni troppo audaci? La confusione regna sovrana? Eppure Rygg ce l’aveva annunciato…

A seguire, ecco Rolling Stone che, ammiccando ambivalente sia al sepolcro di Cristo che a Mick Jagger e soci, è la più lunga dell’intero platter, sfiorando i nove minuti e mezzo. Eppure, basta l’intro per farci capire che la snella Nemoralia rappresentava solo il semplice inizio dei ‘deliri elettronici’ della band di Oslo. Alle ritmiche delle precedente, vanno infatti subito ad aggiungersi possenti riverberi di chitarra, accompagnati da un’atmosfera quasi tribale di percussioni, e anche la voce del mastermind degli scandinavi, meno morbida, non è più sola, venendo affiancata da un controcanto tutto femminile, dalle forti tonalità soul, deragliando poi in un finale strumentale tutto elettronico, in costante e incalzante ascesa. I rimandi e gli intrecci tra passato e moderno non mancano nemmeno in questo caso, dove alla romanità più classica di Romolo e Remo (Poor little sister, I hope you understand | The babe in the woods will be taken by a wolf) portatrice di speranza, si contrappone la rassegnazione moderna di chi spera maggiormente nella fine del mondo che nella parusia, o seconda venuta di Gesù a completare la redenzione dell’umanità ("Second coming" means nothing to me | I have tasted death, every body and thing | I long for my own, for the curtain to fall | To wipe the blood off the face of the Earth).
Decisamente più oscura, lenta e ovattata, quasi come una colonna sonora di un film (l’esperienza dei nostri “lupi” con Riverhead appare dunque non essere stata fine a sé stessa), So Falls the World esplicita il fil rouge di questa release: le tragedie, sbagliate, che si ripetono (Tragedies repeat themselves | In perfect circles) e continuano a farlo, lungo la storia dell’umanità, portando con sé solamente distruzione e sfacelo. Nemmeno in questa traccia, gli Ulver rimangono vaghi, ritornando invece sulla figura di Nerone, utilizzando le parole del monaco e storico inglese Beda il Venerabile il quale, in un suo epigramma (spesso incorrettamente fatto riferire al Colosseo capitolino), celebra l’importanza del monumento del Colosso di Nerone e di come la sua esistenza sia fondamentale per l’Urbe e il mondo intero: As the Colossus stands | So shall Rome | When the Colossus falls | Rome shall fall | When Rome falls | So falls the world. A tale pesantezza iniziale, si contrappone infine una vivace, ma non inopportuna, chiusura strumentale synthpop, che va tuttavia a spegnersi in appropriato un finale cupo, che diventa, con continuità ipnotica, intro alla seguente Southern Gothic. Pur non dimostrando alcun grado di parentela con la quasi omonima Norwegian Gothic inclusa in War of the Roses, tale pezzo sa coinvolgere subito con un’elettronica rigorosa, pressante e lateralmente vangelisiana, su cui Rygg tesse parole che ancora una volta ci riportano alla disperazione portata dal ripetersi delle tragedie, scelleratezze ed egoismi:

But you do not listen, your mind is somewhere else
I speak with a frozen tongue in dead language
There's a world between us, there is a sunken garden
Love lies bleeding there, and words they mean nothing
To anyone anymore


Perfetto esempio in tal senso vive nella successiva e maggiormente new wave Angelus Novus, dove viene ricordata la ritirata verso Dunkerque combattuta dagli Alleati, assediati dai tedeschi, nel 1940 (This is bigger than us | A stronger wind is blowing | Blowing from paradise | Into the world to come) con un tocco di particolare, generale negatività: il titolo, difatti, rimanda anche al pensiero del filosofo tedesco Walter Benjamin, in commento all’omonimo, noto quadro dell’espressionista Paul Klee, particolarmente calzante con l’anima di questo album:

C'è un quadro di Klee che s'intitola 'Angelus Novus'. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, al bocca aperta, le ali distese. L'angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l'infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta.

Maggiormente leggera ed IDM, Transverberation ci svela degli Ulver quasi mistici e celesti, ricordando l’attentato a Giovanni Paolo II del 1981 (I’ve been staggering | Ever since the shot in Rome | on Wednesday 13th 1981), connesso all’iconografia di Santa Teresa d'Avila e del suo matrimonio spirituale, la cui, come da titolo, transverberazione è stata per altro raffigurata in una scultura in marmo e bronzo dorato, nuovamente del Bernini.
Se la seguente 1969 si apre ancora su toni religiosi (The Word became flesh), essa si evolve in fretta in tributo musicale, ma non solo, alla fine degli anni Sessanta (Nothing has changed | since the late ‘60s), citando i Rolling Stones, i Beatles e il noto film Rosemary's Baby, senza dimenticare un tocco di cupezza e anti-religiosità con il riferimento al 6114 California Street, indirizzo di quella che fu misteriosa sede della Chiesa di Satana di Anton LaVey, a San Francisco.
Chiude l’opera la lunga, vibrante e maggiormente intima Coming Home, recitata in prima persona, come lasciando alle spalle il lungo melodramma storico finora vissuto, in cui si susseguono riflessioni lette da un Kristoffer Rygg maggiormente serio e tormentato, aperte da un franco I’ve been thinking about my life | Lately e chiuse da un semplice e allo stesso tempo atroce What have I done to leave you here?.

Un full-length suggestivo e caleidoscopico, che riconferma il potenziale apparentemente senza confini della formazione norvegese. Sicuramente una produzione che saprà farsi parimenti apprezzare dagli amanti dell’elettronica, che non necessitano di preconoscenze ulveriane per poter godere della bellezza di questo disco peculiare ed intelligente, così come da chi dagli Ulver non si è ancora stancato di venire sorpreso, che non verrà deluso nemmeno da questo più recente, e nuovamente riuscito, capitolo della loro discografia.



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
90.79 su 53 voti [ VOTA]
jaw
Mercoledì 29 Novembre 2017, 23.26.55
55
Contrariamente a cio che si pensa, la musica eletteonica e' vecchia, e' nata ai primi del "900 e fortunatamente morta con Eno, poi litania celestiale per trombati. Mai sentito questo quindi non mi esprimo.
Steelminded
Mercoledì 29 Novembre 2017, 23.07.00
54
Io li detesto e disprezzo musicalmente parlando
Shadowplay72
Mercoledì 29 Novembre 2017, 17.29.04
53
io adoro anche la musica elettronica.ascolto proprio tutti i generi di musica.in questo periodo mi fa impazzire igorrr !
Korgull
Mercoledì 29 Novembre 2017, 17.28.22
52
Li adoro e li seguo dal primo album. Hanno fatto il loro percorso sbatrendosene di quello che la gente diceva (e continua a dire di loro...). Questo album mi è piaciuto molto, non è questione di essere metal o non metal, ma di essere bravi musicisti e compositori, e loro di sicuro lo sono...continuano ancora ad emozionarmi. Da sempre coerenti solo con loro stessi, gruppo intelligente e mai banale. Poi ognuno è libero di avere la propria opinione 😉
Shadowplay72
Mercoledì 29 Novembre 2017, 17.26.17
51
si lo sapevo steelminded.grandi anche per questo.la musica e' senza confini e senza limiti!
Steelminded
Mercoledì 29 Novembre 2017, 17.14.26
50
Ultimamente, li ho visti in un annuncio che erano opener a un famoso deejay techno... non sto scherzando...
Shadowplay72
Mercoledì 29 Novembre 2017, 16.59.39
49
Una sola parola:grandissimo.hanno avuto il coraggio di cambiare da album ad album,proponendo tanti generi diversi,spaziando dal black metal fino ad arrivare al trip hop.geniali!
Georgios
Martedì 15 Agosto 2017, 20.29.12
48
Diversi,anche semplici ma mai...mai banali. Anzi!
Kurujai
Lunedì 31 Luglio 2017, 21.55.29
47
la copertina mi ha intrigato e dunque ho deciso di ascoltarlo . chissenefrega se il metal è scomparso era dai tempi di ultra dei depeche mode che cercavo un disco synth che mi coinvolgesse cosi . sono soddisfatto . per il metal si vedrà ...per ora può attendere
zakyzar
Domenica 11 Giugno 2017, 16.31.26
46
steelminded dovresti cambiarlo tu il nome non gli ulver ..xme sono grandi musicisti e grazie a personaggi preparati a livello elettro ambient riescono a fare buoni dischi,figurarsi uno elettropop ottantiano come questo x loro e'uno scherzetto ..questi sono geniali .....e' la semplicita" che e"difficile a farsi!bertold brecht..voto 85
Akaah
Domenica 4 Giugno 2017, 23.11.21
45
@gamba: ti ringrazio per la segnalazione dell'errore, di cui nessun altro si era accorto finora. Si tratta di un refuso probabilmente dovuto ad un mio errore di battitura sistemato incorrettamente dal correttore automatico, in quanto chiaramente il cantato dice "Lions" anche nel disco.
gamba.
Domenica 4 Giugno 2017, 21.48.34
44
ve la do io la risposta, direttamente dal concerto di ieri: lions among man è la frase corretta, quindi sarebbe da correggere la recensione.
gamba.
Venerdì 2 Giugno 2017, 20.46.23
43
scusate non so se qualcuno risponderà, ma io ho trovato una incongruenza nel testo tra recensione e risultati internet (non ho l'album fisico e quindi non posso visionare le lyrics ufficiali): Lords among the men | Damnation to beasts. su internet trovo "lions among men".
Rob Fleming
Mercoledì 31 Maggio 2017, 21.23.00
42
Per me è un album veramente stupendo e per certi versi tutta la sua essenza la possiamo percepire al minuto 1'15" di Nemoralia quando Garm con la sua voce è in grado di sciogliere un iceberg. Era dai tempi di Shadows of the sun se non da Perdition City (capolavoro!) che un disco degli Ulver non mi stregava così. 88
MetalNeverDIE!
Mercoledì 26 Aprile 2017, 22.11.14
41
@duke Infatti lo è ancora, se ci fai caso questa recensione si trova nella sezione Low Gain, dove vengono inseriti tutti gli album che si discostano dal Metal.
duke
Lunedì 24 Aprile 2017, 21.50.44
40
bellissimi i loro primi album.....poi il nulla.....ma questo non era un sito metal.....?
d.r.i.
Venerdì 21 Aprile 2017, 8.34.46
39
Questo disco, come egregiamente descritto da Elena, regala atmosfere molto ottantiane di synthpop ma di quello bello. Qui non siamo di fronte a nulla di nuovo, nulla di non già percepito in precedenza in altri dischi ma siamo su livelli alti. Mi attesto su un 75 per il semplice motivo che ritengo a volte troppo ripetitivi i synth, hanno osato e hanno fatto bene ma avrebbero dovuto concludere l'opera di trasformazione. Se questo disco avrà un sucessore con queste linee melodiche e metteranno a posto la staticità e oseranno qualcosa in più allora ne vedremo delle belle, se faranno qualcosa troppo simile a questo il mio voto calerà.
Remedy
Mercoledì 19 Aprile 2017, 17.26.46
38
Disco fantastico
Giaxomo
Martedì 18 Aprile 2017, 14.44.53
37
@M.V.F.: io ho rilasciato il mio commento qualche mese fa sulla recensione di Sorceress (e non ho ancora cambiato opinione). Gli Ulver ho smesso di seguirli da Perdition City. Fino al suddetto album li reputo una band enorme, più unica che rara. Da lì in poi hanno preso strade troppo lontane dai miei gusti musicali e come dicevo ho smesso di seguirli ma, a guardare dai voti e giudizi, si evolvono sempre tenendo uno standard qualitativo elevato. Tra l'altro ho scritto un commento sotto (15) che descrive la mia posizione al riguardo di queste sonorità.
M.V.F.
Martedì 18 Aprile 2017, 12.42.39
36
Ora mi prenderò bordate, ma amen... Gli Ulver per quanto mi riguarda son quelle band ormai di tendenza (sì, ascoltarli ora "fa figo", non dite di no), per cui qualsiasi cosa rilascino è il capolavoro del millennio, a quanto pare. Sarei curioso di conoscer l' età media di chi idolatra questo o atgclvlsscap, sbaglierò ma son quasi sicuro son in buona parte gli stessi che idolatrano un Sorceress o un Distant Satellites di turno. E gli esempi non son casuali
Danimanzo
Sabato 15 Aprile 2017, 17.42.03
35
Appena acquistato ed ascoltato. Lasciate le disquisizioni intelligenti sull'arte musicale ad altri, questi raramente sbagliano un colpo e questo ultimo disco ne è l'ennesima conferma. Incredibili ed a loro modo unici nell'anticipare la descrizione musicale della decadenza imperante dell'animo umano.
Absynthe
Sabato 15 Aprile 2017, 1.08.19
34
D'accordo con Kenos al 100%.
ObscureSolstice
Venerdì 14 Aprile 2017, 15.38.15
33
Kenos guarda che qualsiasi band apprende e si influenza dal passato, che scoperta hai fatto? Giusto Steelminded..è proprio un cambio di genere, due antipodi. Io questa roba non me la metterei ad ascoltarla nemmeno in ufficio o in macchina, rischierei di addormentarmi. Detto questo, è un cambio praticamente di musica. Come hanno cambiato nomi, mettendo da parte i nomignoli della prima fase per estraniarsi da quel periodo che ormai non esiste più per loro, potevano benissimo chiamarsi in un altro modo come band...anche perchè di Lupi norvegesi non ne vedo e non ne sento più
Steelminded
Venerdì 14 Aprile 2017, 15.20.22
32
Kenos, ma mica hanno fatto una "svolta stilistica" come dici tu, in questo caso hanno fatto un cambiamento a 180 gradi, lo Yin e lo Yang, il giorno e la notte...
Kenos
Venerdì 14 Aprile 2017, 15.02.35
31
Gli Ulver hanno sempre pescato le idee a piene mani da artisti o correnti musicali dei decenni passati; dalle influenze trip-hop alla darkwave, e poi il prog, l'industrial, drone... passando per Coil, Sylvian, Dead Can Dance e chi più ne ha più ne metta... non hanno mai inventato nulla, e allo stesso tempo si sono costruiti un'identità proteiforme che non gli consentisse di adagiarsi sugli allori; possono anche tenersi il loro monicker, anche perché sarebbe assurdo cambiarlo ad ogni svolta stilistica (e quindi ad ogni album!). Per me sono come una macchina del tempo che attualizza/reinterpreta a modo suo dei suoni "classici". Non mancano mai di far discutere, sbuffare, storcere nasi, e li amo per questo. Posso capire chi, di volta in volta, si ritrova a non apprezzarli più, a furia di spaziare è praticamente impossibile accontentare tutti... invece mi lascia perplesso chi dopo vent'anni rimpiange ancora gli esordi black-metallari (posso assicurare che ce ne sono): c'è un vastissimo mondo di musica là fuori, spesso uguale a se stessa e pigramente riproposta per mestiere. Aggrapparsi al passato degli Ulver nel 2017 mi sembra ormai fuori luogo...
ObscureSolstice
Venerdì 14 Aprile 2017, 14.21.29
30
...appunto non è pop...comunque sia, come ha detto qualcun'altro: avrebbero dovuto cambiare nome, sarebbe stata la cosa più giusta da fare. Se per molti l'evoluzione dei Morbid Angel è stata una batosta e una vera e propria coltellata nel fianco, come per il sottoscritto, qua c'è un altrettanta batosta e difficile da digerire.
GraveProgster
Venerdì 14 Aprile 2017, 10.15.31
29
Un Pop assolutamente intelligente e ragionato... non ci trovo niente di strano
freedom
Giovedì 13 Aprile 2017, 21.44.43
28
Molto bello, ma i Depeche Mode ci sono già e spaccano ancora i culi in questo genere. Non vedo la necessità di un doppione. Però tutto molto bello. Va bene così.
ObscureSolstice
Giovedì 13 Aprile 2017, 20.32.45
27
la copertina potrebbe sembrare un opera di gusto, come un Michelangelo nell'espressione umana di dove una mano si poggia sulla carne umana e la forza dell'abbraccio fa intravedere le ombre di questa pressione, le incalanature della carne umana, il corpo perfetto...sembra quasi la scelta intellettuale delle immagini video dei loro soliti live che ripropongono fino ad arrivare a smembramenti di corpi e immagini molto forti sulla vita umana...come un viaggio emotivo...i loro live sono ormai un flash elettronico davanti un fermo immagine e video di immagini forti e meno forti dall'inizio alla fine, solo così per dar vita alla loro musica in video per far più scena rispetto al poco significativo impatto emotivo della loro odierna musica elettronica che li contraddistingue ormai da tempo, con un Kristoffer Rygg dietro a una console; fu Garm....mi chiedo: Perchè? r.i.p. Ulver
Enrico
Giovedì 13 Aprile 2017, 16.38.52
26
Capolavoro.
Rob Fleming
Giovedì 13 Aprile 2017, 14.34.32
25
Beh, se uno nel 2017 riesce a mettere su tela un suono, per quanto si tratti di un rutto, io lo considererei un genio assoluto. Magari volgare e sprecato, ma di sicuro un fuoriclasse
ObscureSolstice
Giovedì 13 Aprile 2017, 14.19.10
24
è geniale come un quadro moderno pieno di rutti
Vulgar Puppet
Giovedì 13 Aprile 2017, 14.11.56
23
E' genialità nel complesso, perchè gli Ulver sono una band che fa quello che vuole e anche se magari a volte tira fuori qualcosa di meno bello ha sempre qualcosa da dire e da dare
JC
Mercoledì 12 Aprile 2017, 23.13.09
22
Secondo me é un buonissimo disco: parlare di genialità però non mi trova d'accordo. Può essere "stravagante" solo se consideriamo il background metal della band. Nel suo genere (diciamo musica elettronica), il disco é invece curato ma tutt'altro che sconvolgente o straordinario. Molti passaggi mi hanno ricordato i Depeche Mode, ma quelli sì che hanno scritto la storia della musica elettronica.
ObscureSolstice
Mercoledì 12 Aprile 2017, 21.37.20
21
@gianmetal: scusa ma se adesso è una band celestiale allora prima cos' era?
gamba.
Mercoledì 12 Aprile 2017, 20.11.30
20
@fango, è comprensibile trovare bocciature per un album come questo, ben fuori dai canonici ascolti del metallaro che altro non vede fuori dal metal. però credo vada mantenuta una certa oggettività, e la bellissima recensione di akaah fornisce ottime motivazioni per evitare una stroncatura in base alla sola musica, c'è una idea ben precisa dietro, testi che permettono di fare accostamenti interessanti da analizzare, e delle melodie che seppur possono spaccare in due la platea non si può dire non siano ricercate nel loro complesso, stratificate, c'è spazio per tendere l'orecchio e ascoltare ogni più piccolo dettaglio. ad ogni modo ognuno ha il suo modo di reagire, ma scadere nel 'a questo punto recensite pure tizio e caio' mi pare una critica sterile.
MH
Mercoledì 12 Aprile 2017, 19.21.05
19
Mmh... non se si mi si siano gonfiate di più le palle ad ascoltare i singoli su YouTube, o a leggere questa recensione...
Steelminded
Mercoledì 12 Aprile 2017, 19.06.02
18
I Metallica quelli che hanno suonato A Moth Into a Flame di Lady Gaga? Buoni quelli
Black putrid
Mercoledì 12 Aprile 2017, 18.39.26
17
Steelminded, torna ad ascoltare i Metallica e sparisci.
Rob Fleming
Mercoledì 12 Aprile 2017, 18.37.45
16
@Giaxomo: non discuto, ma queste sono scelte editoriali. Dal canto mio potrei dire: "perché gli Stones sì e i Beatles no? e i Kinks solo due album?" Come vedi non se ne uscirebbe più. Ma ovviamente non spetta a me a dirlo.
Giaxomo
Mercoledì 12 Aprile 2017, 17.24.23
15
@Rob Fleming: però, per par condicio, si dovrebbero inserire anche i Depeche Mode stessi (mai sopportati, ma lo dico per correttezza nei confronti dei fan storici) o i magnifici Tears for Fears.
Rob Fleming
Mercoledì 12 Aprile 2017, 16.44.15
14
Per quanto mi riguarda mi trovo allineato con il commento 4. E' chiaro che OGGI la proposta non è metal in nessuna delle sue forme o accezioni. Ma mi pare che proprio per questo la redazione l'ha inserito nella sezione Low Again; dove negli ultimi mesi abbiamo trovato Mark Lanegan, Nick Drake, i Gov't Mule... Quindi secondo me gli Ulver possono trovare posto in questo sito anche nella loro ultima proposta.
Zess
Mercoledì 12 Aprile 2017, 16.04.13
13
Troppo depeche mode, secondo me hanno perso la bussola da almeno 3 dischi.
Giaxomo
Mercoledì 12 Aprile 2017, 13.04.54
12
Concordo con voi due sotto. Tuttavia, mi levo il cappello per la recensione traboccante di riferimenti. Scrivi davvero bene, Elena.
Steelminded
Mercoledì 12 Aprile 2017, 12.56.33
11
Per una volta sono d'accordo con fango... ehm c'è qualcosa che non va... eheheh
fango
Mercoledì 12 Aprile 2017, 7.20.30
10
Che cagata...a questo punto recensite anche Gigi D'Alessio e Fedez...
Rico
Martedì 11 Aprile 2017, 19.49.18
9
Lo ascolto da giorni. 95. Spacca
nonchalance
Martedì 11 Aprile 2017, 17.13.12
8
Ci sarebbe da sistemare la formazione: manca Daniel O'Sullivan - Guitars, Bass, Keyboards. P.S: In "Messe..", invece cè Ole ma, manca Jørn.
Kenos
Martedì 11 Aprile 2017, 12.20.33
7
È una figata di disco, giusto 1969 mi entusiasma meno delle altre, ma sono dettagli. Temo che girerà parecchio in macchina così come a casa.
Jimi The Ghost
Lunedì 10 Aprile 2017, 23.12.27
6
Il "ratto di Proserpina" inconfondibile opera scultorea del Bernini, qui raffigurato in un frammento che congela quel momento del rapimento di Proserpina per mano di Plutone, dio degli Inferi. Il particolare della scultura scelta per la creare la cover è molto suggestiva: è proprio quel momento in cui, quel dio Incuramte cerca violentemente di trascinare Proserpina nell'Ade che tende con tutte le sue forze di divincolarsi, tanto che le mani di Plutone affondano inesorabilmente nella carne.. Non mi dilungo, ma la storia della dea romana Proserpina, Persefone per i greci, è così suggestiva ed intrisa di fascino d'aver ispirato numerosi artisti di diverse forme espressive i quali, nel corso dei secoli, hanno interpretato il mito ed oggi lo hanno nuovamente riconfenzioanto non con molta logica gli Ulver producendo però questo delizioso prodotto muiscale. Devo ammettere, Ancora una volta e con un giudizio soggettivo ed opinabile, mi hanno nuovamente e piacevolmente esterrefatto.. Complimenti ad Elena per gli approfondimenti curati. Jimi TG
gamba.
Lunedì 10 Aprile 2017, 20.36.31
5
io così a bruciapelo lo sto adorando, stupendo, davvero, presi i biglietti per parma ovviamente!
Carmine (quello sobrio)
Lunedì 10 Aprile 2017, 16.42.10
4
Gruppo di un talento inesauribile e di un coraggio come pochi. Giudicarli per le loro radici metal, nel 2017, non ha senso. Non si ripetevano nemmeno quando suonavano black.
Steelminded
Lunedì 10 Aprile 2017, 12.49.29
3
Tutte le volte che vedo una recensione di un nuovo lavoro degli Ulver provo un senso di presa per il c... Ovviamente non mi piacciono. Non mi piacevano neanche più di tanto quando facevano black, ma una cosa è certa: Avrebbero dovuto cambiare nome.
Nightfall's Dream
Lunedì 10 Aprile 2017, 11.11.36
2
Band enorme e caleidoscopica; inutile far paragoni fantasiosi con i passati lavori, questa ennesima evoluzione sonora segna secondo me un certo reflusso nei confronti dello sperimentalismo spinto dei loro ultimi anni (tenendo ben presente comunque che non siamo di fronte ad un tentativo di essere Madonna, come giustamente sottolineato dal recensore) in favore di una dimensione forse più "concreta" del loro suono. In ogni caso, disco di gran livello: produzione eccelsa, ispirazione che pare venire direttamente ed inesauribilmente dal pozzo di Mímir (giusto perchè sono norvegesi), solida coerenza tra i pezzi e nessun riempitivo (40 minuti abbondanti, senza fronzoli o lungaggini inutili). Voto: 85 Ci vediamo a Fontanellato Lunga vita ai Lupi
gianmetal
Lunedì 10 Aprile 2017, 9.03.29
1
Band celestiale,ascoltato ieri.Questo TAOJC é un grandissimo lavor. Voto 90 ( ma ci vogliono altri ascolti per assimilarlo)
INFORMAZIONI
2017
House of Mythology
Elettronica
Tracklist
1. Nemoralia
2. Rolling Stone
3. So Falls the World
4. Southern Gothic
5. Angelus Novus
6. Transverberation
7. 1969
8. Coming Home
Line Up
Kristoffer Rygg (Voce, Programmazione)
Tore Ylwizaker (Tastiera, Programmazione)
Jørn H. Sværen (Vari strumenti)
 
RECENSIONI
76
80
82
85
90
80
94
90
94
99
98
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