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Nick Drake - Pink Moon
11/04/2017
( 805 letture )
È usanza comune celebrare un artista perlopiù dopo la sua morte, ricordandolo alla stregua di un eroe d’altri tempi, qualcosa di inarrivabile per l’odierno “stato dell’arte”. Nick Drake, mai troppo apprezzato nel corso di tutta la sua carriera, quando non addirittura ignorato, è uno degli esempi più evidenti a tal riguardo. L’artista inglese diede alle stampe appena tre album, Five Leaves Left (1969), Bryter Layter (1970) e Pink Moon (1972), rivalutati solo a distanza di anni dalla loro uscita, prima di lasciarci alla giovanissima età di ventisei anni a causa di un abuso di farmaci antidepressivi. Nonostante il breve arco di tempo della sua carriera, Drake fu in grado di regalarci brani di assoluto livello, riuscendo anche a dimostrare una certa crescita e maturità di album in album. Se il primo disco era ancora in un certo senso acerbo, pur mettendo fin da subito sul piatto le notevoli doti tecniche del musicista, il secondo si apriva a sperimentazioni e sonorità molto vicine al jazz, fino ad arrivare al terzo ed ultimo lavoro che risultò essere il ritratto più fedele che Drake potesse darci di sé stesso. Pink Moon era infatti un disco estremamente intimista, cupo e struggente, ancora una volta diverso dalle sue precedenti produzioni. Ad accompagnare la voce, per volontà dello stesso Drake, ci fu la sola chitarra acustica, salvo alcune note di pianoforte nella traccia iniziale. Anche questo fatto contribuì a rendere Pink Moon il suo album più personale e il più adatto a rappresentarlo anche a distanza di tanti anni dalla sua scomparsa. Non fu probabilmente il miglior lavoro a nome Nick Drake, se si tiene conto della grandiosità del disco precedente, ma merita senz’altro di non essere accantonato come semplice seconda scelta.

Pubblicato nei primi mesi del 1972 dalla Island Records, inizialmente nel solo Regno Unito, ma successivamente anche negli USA, coi suoi ventotto minuti di durata Pink Moon detiene il primato di album più breve pubblicato da Nick Drake. Canzoni che spaziano dal 1’20” di Horn ai 3’54” di Things Behind the Sun, con la chitarra acustica usata quasi esclusivamente in funzione della voce e quest’ultima a stagliarsi appena appena oltre il livello minimo di percezione delle nostre orecchie. Un’atmosfera perennemente plumbea e grigia, inquieta e malinconica, ma allo stesso tempo capace di donarci la giusta dose di tranquillità e serenità. Tutto questo e molto di più possiamo trovare all’interno di Pink Moon, ultima testimonianza di un artista troppo sottovalutato e ancora oggi poco conosciuto, che ha pagato con la vita il peso di un’esistenza a braccetto con la depressione e la difficoltà di stare al mondo.
Proprio la traccia iniziale, quella che da il titolo all’album, è una delle più “solari” -con tutti i limiti del caso naturalmente. Le poche note di pianoforte, suonate dallo stesso Drake, infondono un moto di speranza e ci permettono di approcciare il disco con un atteggiamento che può ancora essere considerato positivo. Anche la successiva Place to Be fa la sua parte in tal senso, mentre brani come Road, Which Will e Horn contribuiscono con la loro gravosità a trasmettere un senso di inquietudine che non riusciremo più a toglierci di dosso. L’episodio più interessante dell’album è però Things Behind the Sun, anch’esso molto cupo alla base, ma allo stesso tempo nettamente più trascinante e coinvolgente. La tecnica e l’intensità vocale di Drake emergono definitivamente nelle successive Know e Parasite, due brani-simbolo di Pink Moon. Leggiadra come ali di farfalla, ma oscura come un buco nero è invece Free Ride, che ci porta al capitolo finale dell’album, rappresentato da Harvest Breed e From the Morning, con la seconda in particolar modo che merita di non essere dimenticata nonostante la sua posizione di coda.

La semplicità e l’accortezza con cui Nick Drake approccia i brani qui contenuti sono stati e sempre saranno uno dei migliori e più efficaci esempi di cosa significa suonare folk. Il musicista inglese, non a caso, è considerato un pioniere in tal senso, e nei suoi confronti nutriamo tutti un rispetto che non viene concesso tanto facilmente. La sua musica non sarà adatta a tutti i palati, e per apprezzarne l’operato è ovviamente richiesta una certa predisposizione verso il genere, ma la storia parla chiaro e col senno di poi possiamo affermare che di artisti come Nick Drake non ne nascono certo tutti i giorni. Valorizzare quanto da lui fatto nel corso della sua pur breve carriera riscoprendo album del calibro di Pink Moon non è solo consigliato, ma è praticamente necessario.



VOTO RECENSORE
84
VOTO LETTORI
95.12 su 8 voti [ VOTA]
MorphineChild
Lunedì 24 Aprile 2017, 13.10.55
9
Rob, non dimenticarti di recuperare la raccolta postuma Time Of No Reply, praticamente il "quarto album perduto" nella discografia di Nick. il disco è altalenante, ma una canzone come Clothes Of Sand non può finire nel dimenticatoio
L'adoratore del cespuglietto muliebre
Venerdì 21 Aprile 2017, 11.48.42
8
Un album minimalista nella forma ed profondamente poetico nei contenuti. Probabilmente è l'apice artistico di Drake, però rimango più affezionato al primo album.
OrZo
Giovedì 13 Aprile 2017, 21.41.55
7
Disco molto profondo e toccante, probabilmente non per tutti è vero. Per me merita il massimo dei voti.
Rob Fleming
Giovedì 13 Aprile 2017, 20.38.22
6
In effetti ho ascoltato oggi Bryter layter e non è nemmeno lontano parente. Adesso approfondisco. Il che non è difficile con soli 3 dischi
Kenos
Giovedì 13 Aprile 2017, 11.46.07
5
Non è il disco giusto per iniziare con Drake, specialmente se non si è grandi amanti del genere. Five Leaves Left per me è un classico universale, lo ascolta volentieri anche mio padre. Bryter Layter è ancora più accessibile, si sente che Nick aveva tentato di vendere qualche copia in più e infatti è arrangiato da dio, ma per il mio orecchio non è del tutto riuscito (beninteso che siamo sempre su livelli altissimi di cantautorato). Pink Moon invece, così scarno e devastato, è il testamento di un uomo che sa di essere arrivato alla fine. Va ascoltato al momento giusto, se lo si becca en passant rischia di annoiare o lasciare indifferenti. Non voglio fare l'elitista della situazione ma credo sia un disco per pochi...
galilee
Mercoledì 12 Aprile 2017, 22.28.09
4
Provaci anche perché musicalmente i suoi dischi sono molto differenti. BL rispetto a questo è si intimista ma più jazz e folk. Insomma abbastanza diverso.
Rob Fleming
Mercoledì 12 Aprile 2017, 19.16.32
3
Scarno, essenziale, profondo. E' l'unico suo album che ho; sono partito da quello che tutti indicano essere il suo capolavoro. Devo dire che non mi ha però dato la voglia di proseguire nella conoscenza. 75
galilee
Mercoledì 12 Aprile 2017, 15.04.37
2
Super. Pink pink, pink Moon.
Kenos
Martedì 11 Aprile 2017, 23.07.09
1
Uno dei dischi della mia vita. Nient'altro da dire.
INFORMAZIONI
1972
Island Records
Folk
Tracklist
1. Pink Moon
2. Place to Be
3. Road
4. Which Will
5. Horn
6. Things Behind the Sun
7. Know
8. Parasite
9. Free Ride
10. Harvest Breed
11. From the Morning
Line Up
Nick Drake (Voce, Chitarra acustica, Pianoforte)
 
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