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Bornholm - Primaeval Pantheons
12/04/2017
( 149 letture )
Dalle vaste steppe ungheresi, ritornano sul campo di battaglia i Bornholm, formazione pagan black (“occult/pagan black”, per citare la band) attiva dal 2001 e con alle spalle una demo, uno split e tre full-length, ognuno pubblicato da una label differente. Il più recente, questo Primaeval Pantheons, non fa eccezione, venendo pubblicato dalla tedesca Massacre Records, con la quale i nostri hanno firmato nell’agosto 2016 in seguito a diversi cambi di line-up. Anche per questo quarto album Sahsnot e soci adottano un black metal intriso di svariate melodie e di tratti sinfonici, al fine di dare quel tocco “pagan” che la band reclama affiancando alla propria musica testi che trattano, per l’appunto, di paganesimo. A detta di chi scrive però queste atmosfere sono lungi dall’essere considerate “pagan” ed infatti il termine deve essere preso certamente con le pinze, in quanto qualora l’ascoltatore decidesse di dedicarvi un ascolto attento, di pagan black troverà ben poco, poiché gli arrangiamenti composti dal combo non bastano a dare quel tocco unico che contraddistingue tale genere, e il tutto in fin dei conti si riduce ad un black leggero e alternativo. Questo però non deve essere visto come un punto a sfavore in quanto, mettendo da parte questa piccola precisazione scolastica e iniziando a parlare dell’uscita in sé, questa ultima fatica della band magiara non suona comunque affatto male, nonostante qualche precisazione sia d’obbligo.

La prima cosa che salta all’occhio -o meglio, all’orecchio- di questo Primaeval Pantheons è la sua semplicità. Lo contraddistinguono difatti riff non troppo distorti e a tratti melodici, blast beat a velocità siderali e non, scream affiancato da voci clean e cori, il tutto condito da quel tocco di epicità dato dalle tastiere che a volte però sembrano fare un po’ troppo da protagoniste. Inutile dire che siamo di fronte ad un ascolto per nulla complicato e a tratti ripetitivo -ed ergo per certi versi noioso- proprio a causa di tale spento trend, dal quale la band non si separa per nessun motivo e nemmeno per un attimo durante l’intera durata della produzione. Entrando un po’ più nel dettaglio, analizzando i brani del lotto che sanno spiccare di più, troviamo qualche buon riff simil-power, come ad esempio in Atavism, la quale oltre tutto ricorda qualche pezzo dei finlandesi Ensiferum, e qualche pezzo più catchy come il centrale Old, reso tale grazie ad un ritornello trascinante. Inoltre è doveroso citare anche Iron Crown la quale, con riff melodici, blast beat inarrestabili e con le tastiere che nuovamente protagoniste, si configura come una buona summa di tutto quanto c’è di buono in questo album, nonché la successiva Seventh Reign, che al contrario della precedente è caratterizzata da tempi più rallentati, in grado di creare un’atmosfera evocativa. Invece, a fare da prova della monotonia citata in precedenza, che troviamo in diversi punti dell’ultima proposta dei Bornholm, ecco March of Saturn, traccia piatta e scialba che non dice assolutamente nulla, e Imperium (Divus Rex) che chiude questi cinquanta minuti in modo fin troppo tedioso soprattutto a causa di una parte strumentale pressoché tutta uguale, interrotta brevemente da un leggero scream, buono per quanto piuttosto limitato nel range.
Alla lunga però, con l’aumentare degli ascolti, la noia inizia a fare da padrona: tutto è troppo scontato e fin troppo ripetitivo: persino se all’inizio si fosse rimasti anche solo per un secondo attratti dal lavoro della combo ungherese, col tempo questo entusiasmo va evidentemente scemando, soprattutto se si hanno le orecchie proiettate verto orizzonti più complessi e si fosse stati alla ricerca di un pagan black degno di tale nome.

In conclusione, non ci troviamo davanti ad un brutto album, ma bensì un platter fin troppo semplice ed easy-listening, scontato e ripetitivo, che tende in quanto così blando ad esacerbare più i difetti, che le potenzialità o i buoni spunti dei Bornholm. In questi casi è tutta una questione di gusti e, giusto per citare i nostri antenati latini, de gustibus non disputandum est.



VOTO RECENSORE
55
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2016
Massacre Records
Black
Tracklist
1. Eye of Knowledge
2. Atavism
3. Runes of Power
4. Old
5. March of Saturn
6. Iron Crown
7. Seventh Reign
8. Bloodstorm
9. Imperium (Divus Rex)
Line Up
Sahsnot (Voce, Chitarra, Tastiera)
Hjules (Basso)
D (Batteria)
 
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