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Naudiz - Wulfasa Kunja
12/04/2017
( 529 letture )
A tre anni di distanza dal full-length di debutto, i romani Naudiz sembrano gradualmente guadagnarsi il loro spazio nel mondo underground, grazie anche alla collaborazione con la tedesca Iron Bonehead Productions, sicuramente tra le etichette di riferimento europee per certe frange più estreme del metal. Il precedente Aftur till Ginnungagaps, del 2014, ha avuto il merito di farli conoscere al pubblico nostrano e non solo, riuscendo a conquistare una manciata di adepti grazie a brani molto ben riusciti come Fenrir, che sugella il lato B della tape e che è a mio avviso uno dei loro pezzi più belli, anche come resa live.
Questo secondo step nella loro carriera discografica non sembra distaccarsi molto dalla traiettoria intrapresa in precedenza, ma anzi la prosegue, restando ben aderente alle tematiche che fanno capo alla mitologia norrena a cui la band sembra essere indissolubilmente legata, come è lo stesso monicker a darne suggerimento, riferendosi all'omonima runa dell’alfabeto runico Fuþark.

Wulfasa Kunja si articola in otto pezzi scritti in lingua norrena, che traggono la loro principale fonte d'ispirazione dal celebre manoscritto dell'Edda, in particolare dal poema della Völuspá, e si apre con l'ululato di un branco di lupi a cui segue l'incedere marziale delle percussioni, che incrociandosi con la voce del frontman e bassista, Uruz Dagaz, sembrano preannunciare un clima ostile ed insidioso.
La profezia racchiusa nell'incipit trova in effetti conferma con la partenza a gamba tesa di Garmr che, proprio come l'omonimo e feroce cane infernale, ci azzanna e ci sbatte seguendo le ritmiche convulse del pezzo. Stiliscamente i Naudiz hanno senza dubbio nei primi Darkthrone e nel norvegese Ildjarn i principali punti di riferimento, per quanto riguarda l'uso di certe soluzioni musicali e ritmiche, mentre si deve pensare a progetti come Arckanum per trovare similitudini in merito alle tematiche pagane ed anticosmiche.
Tutto il disco è molto dinamico e viene alternata la furia di un black metal più primitivo e diretto a stop più cadenzati e trascinanti, che possono essere visti come punti energetici in cui tutta la rabbia viene ingoiata, per poi riesplodere successivamente. Trovo molto riusciti proprio questi intermezzi più lenti, che sono in grado di creare un bel contrasto con il cantato più duro ed austero, risultando davvero molto incisivi.

Nel lato A della copia in vinile che sto ascoltando, il quarto pezzo Angrboda è quello che potremmo definire più classicamente black metal, dove le distorsioni delle chitarre di Mannaz Kenaz diventano più marce e l'incedere alla batteria di Mannaz Dagaz sembra non avere momenti di pausa, se non quando il brano (che è tra i più corti di tutto il disco) si esaurisce e ci lascia in un momentaneo silenzio, giusto il tempo di girare lato.
Loki prosegue la cavalcata e con il susseguirsi dei brani i Naudiz sembrano sempre più incazzati, impregnandosi di tonalità più acide e fredde. Le sfumature vengono parzialmente stemperate da alcuni riff di Geri ok Freki, che è senza dubbio uno dei pezzi della release che maggiormente preferisco e che, più che stuzzicare e sostenere il senso di rabbia onnipresente, sembrano dare un attimo di respiro e conferire molto più pathos ed epicità, specie perché questi riff, inseriti all'interno del contesto musicale più caotico, sembrano arrivare inaspettatamente e risultano stranianti.

Autore della bellissima copertina è Timo Ketola, che ai più sarà senz'altro noto per i numerosi artwork, tra cui quello indimenticabile di Seven Chalices dei Teitanblood. Nel caso di Wulfasa Kunja, Ketola proprone un dipinto molto stratificato, che vuole essere la summa di tutto il concept e che a mio avviso rende bene l'idea delle storie di sangue e distruzione narrate nella Völuspá. Possiamo, infatti, vedere, un piccolo branco di lupi girovagare in un luogo roccioso ed arido, pronti ad attaccare o che in parte hanno già sbranato le loro vittime, come testimoniato da un cumulo di resti di ossa e teschi sparsi lungo il declivio.
I lupi -un animale molto presente in tutto il disco e che viene richiamato, tra l'altro, anche con gli omonimi protagonisti dei vari brani Garmr, Vali, Geri, Freki, Vanargandr e Wulfasa Kunja- sembrano provenire dalla foresta sullo sfondo, che probabilmente vuole rappresentare proprio Jarnvidr (la foresta di ferro) dove siede Angrboda e che sembra accartocciarsi in un vortice di pietre e sangue da cui emergono aculei massicci ed appuntiti.
Al centro di tutta la forza centrifuga del vortice, vi è quello che potrebbe sembrare un sole influocato, ma che personalmente ho da subito associato ad una luna rossa (la cosiddetta "eclissi lunare di sangue"), che incombe col suo potere di influenzare l'inconscio e, magari, di liberare una forza primitiva ed incontrollata.

Insomma, questo secondo full-length dei Naudiz li ritrova in gran forma, non delude chi aveva avuto modo di apprezzare il loro debutto discografico e, soprattutto, aggiunge un tassello molto importante all'interno del loro percorso, aumentando la curiosità di seguirli nei loro futuri sviluppi.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
0 su 0 voti [ VOTA]
Doom
Venerdì 21 Aprile 2017, 16.01.52
2
Se vede la mano di Ketola lontana un miglio...forse troppo somigliante ai Krypts pero'. Sul disco non mi esprimo non l'ho sentito per ora...ma le tematiche mi lasciano un po' perplesso. Mah
MarcoMarco
Venerdì 21 Aprile 2017, 12.18.18
1
Cazzo finalmente un gruppo con le palle, e italiani! Grezzo e minimale, mi piace un sacco
INFORMAZIONI
2017
Iron Bonehead Productions
Black
Tracklist
Side A
1. Garmr
2. Vali ok Nari
3. Jarnvidr
4. Angrboda

Side B
5. Loki
6. Geri ok Freki
7. Vanargandr
8. Wulfasa Kunja
Line Up
Uruz Dagaz (Voce, Basso)
Mannaz Kenaz (Chitarra)
Mannaz Dagaz (Batteria)
 
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