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Pleasureagony - Pleasureagony
12/04/2017
( 251 letture )
Si può riuscire ad inglobare insieme elementi di generi considerati ormai da tutti saturi e datati, senza correre il rischio di risultare nostalgici? Per i Pleasureagony probabilmente sì. Il loro obiettivo però non è facile per due motivi: primo, il loro debutto non esce proprio nel periodo migliore per l’industria discografica; secondo, la maggior parte delle persone che ascolta un certo tipo di musica sostiene che sia impossibile avere ancora qualcosa di importante da dire, specialmente nei generi dove il meglio è già stato realizzato in passato. Sono molte tuttavia le band che si affacciano al panorama musicale in questo periodo e altrettanti i debutti che sono sottoposti alla prova del fuoco, in attesa di un responso positivo da parte di critica e pubblico. Non fa eccezione questa band tedesca dal nome che definirei ossimorico, e la proposta dei quattro di Stoccarda prevede un sacco di influenze, dal thrash utilizzato nelle ritmiche veloci fino al rock più melodico. Formati nel 2011, riescono dopo sei anni di duro lavoro a far uscire finalmente il loro debutto.

Il primo suono che irrompe è simile all’allarme prolungato di una sirena, quindi se ascoltato con un buon impianto stereo farà pensare ai vostri vicini di aver incendiato il condominio. Il tutto seguito da un drumming breve ma intenso, dissoltosi qualche secondo dopo per lasciare spazio alla chitarra che sancisce l’inizio vero e proprio dell’album, inaugurato dal consueto “Let’s Go” di prassi. Aged to Perfection si dimostra un’opener con un buon groove, buona sia nella parte ritmata sia nel bridge acustico. Face the Mask è il singolo ariete già ascoltabile sul web e a conti fatti il miglior episodio di questa prima release. Già dall’inizio si presenta come una canzone carica di pathos, con una gran batteria a dettare il tempo, ma chi si erge davvero sopra gli altri è il cantante Valentin, autore di una prestazione notevole durante tutta la durata del brano, ma in evidenza soprattutto quando rilascia uno scream possente e prolungato verso la fine, elementi che diventarono marchio di fabbrica di band come Korn, Linkin Park e Mudvayne. In effetti fino a qualche anno fa una canzone come questa sarebbe stata definita nu metal. Molto più aggressiva Never Like Strings dominata da un ritmo sostenuto e dalle harsh vocals, ma che sa farsi apprezzare anche per una chitarra straripante sia nell’assolo sia nei fraseggi finali, prima di portarci nell’apparente calma di Clash With Truth and Lies. A primo impatto si penserebbe ad una power ballad, se non fosse che dopo il primo minuto esplode in tutta la sua rabbia e ci fa tornare sulle sonorità tipiche dell’album, anche qui con un altro bellissimo assolo in chiusura. (The Living) Envy the Dead strizza l’occhio al thrash, specialmente nella parte finale, mentre Prelude è forse ancora più bella e quasi interamente in acustico. Oltre ad essere tracce molto elaborate rientrano qualitativamente tra gli apici del disco, con accelerazioni e rallentamenti continui, a dimostrazione di come questo album manifesti uno stato d’animo sempre in bilico tra rassegnazione, malinconia e frustrazione rabbiosa, e anche quanto il confine tra le sensazioni sia molto labile. A voler fare un’analogia potremmo paragonare il lavoro dei tedeschi ad un paziente schizofrenico, al quale basta un niente affinché una personalità prenda il sopravvento sull’altra, in una condizione psicologica continuamente in precario equilibrio. Ciò è confermato dalla successiva Desaster, introdotta dall’urlo selvaggio del cantante, una delle tracce più dirette dell’intero lotto, grezza per tutta la sua durata ad eccezione del geniale intermezzo, che interrompe bruscamente la canzone con un arpeggio di chitarra mentre attorno si sentono applausi e fischi d’incitamento, per poi chiudersi esattamente com’era iniziata.
Molto più tendente al grunge Never Ending, ma prendete la definizione con le pinze, perchè dopo i primi due minuti la batteria inizia a mitragliare incessantemente mentre le chitarre macinano riff a profusione, a dispetto di una voce magnifica e malinconica che culmina in un ritornello emozionante e denso di significato, al quale viene data particolare enfasi nella parte finale, dove il drumming si fa ancora più forsennato. It’s in my Nature (But I Don’t Give a…) promette bene a parole e durante l’ascolto riesce a soddisfare le aspettative, dimostrandosi un brano senza compromessi e tutto d’un pezzo dall’inizio alla fine, con un cantato alla Zakk Wylde che saprà farsi apprezzare anche dai fan dei Black Label Society. Walk Beside Me inizia molto in sordina con la prima metà quasi flemmatica per poi esplodere nell’ennesima sfuriata, qui riuscita particolarmente bene, assestandosi infine in una situazione di malinconico rimpianto. Let it Flow è principalmente un mid tempo roccioso e granitico, suonato con corde a vuoto, e che dalla maggior parte degli ascoltatori verrà considerato poco più di un filler, mentre When All Is Tried dopo una prima metà da filtrofiore Bonomelli decide di svegliarci con una sequenza ben ritmata ed accattivante, che in chiusura diventa ancora più pesante grazie alle chitarre in palm muting. La chiusura dell’album è affidata a Did Him a Favour, che con i suoi dieci minuti e mezzo è anche la traccia più lunga dell’album se consideriamo pure la ghost track, che per la verità compare dopo quasi quattro minuti di silenzio, altro elemento che accomuna questo prodotto ai lavori nu metal degli anni novanta.

Il track by track è necessario per potersi focalizzare al meglio su ogni traccia, e questo è un po’ il problema di questo full lenght, ovvero il fatto che nessuna canzone riesca a farsi ricordare e rimanere impressa nella mente anche dopo qualche ascolto. Di per sé il lavoro è ben realizzato e curato sotto ogni aspetto, suonato bene e con perizia da tutti i musicisti, che si rivelano capaci e professionali. La batteria fa il bello e il cattivo tempo spaziando da ritmiche martellanti a parti rallentate, le chitarre condiscono il tutto passando da hook melodici a riff granitici, fino alle sezioni acustiche. Il cantante addirittura varia il registro cambiando dal growl alle parti malinconiche fino a passaggi oscuri, che in alcuni frangenti ricorderanno il Chris Cornell del periodo Audioslave, riuscendo a trasmettere appieno le emozioni che vuole scaturire. Le composizioni a volte presentano la stesso stile risultando indubbiamente simili tra loro, ma all’interno di ogni singolo pezzo sono presenti dei cambiamenti nella struttura, rendendole diverse l’una dall’altra, evitando così che siano uguali tra loro e la conseguente monotonia che ne deriverebbe.
Se da un punto di vista tecnico tutto è ineccepibile, cosa manca allora per rendere questo buon album un ottimo album? Forse è proprio l’aspetto del coinvolgimento, quello che deve essere tra gli obiettivi principali di ogni artista. Come detto prima le emozioni ci sono e vengono trasmesse, ma non riescono a far presa sui sentimenti di chi ascolta, perché per quanto ci siano momenti alti evidenziati precedentemente, non si avverte mai l’impressione di sentire qualcosa di memorabile, qualcosa che rimanga piantato in testa e tenga l’ascoltatore incollato alla sedia, che sia per farlo scapocciare dall’entusiasmo o per rilassarlo con le parti melodiche.
L’album di per sé è molto valido, e quindi la valutazione potrà sembrare eccessivamente severa, ma a dispetto di quante cose positive abbiamo già potuto saggiare in questo lavoro, si ha come l’impressione che dalla band in questione sia lecito aspettarsi molto di più. Le potenzialità per fare meglio ci sono tutte, e non ci sarebbe da meravigliarsi se tra qualche anno molti andranno a cercarsi questo debutto, un inizio onesto, che è servito a dare lo slancio definitivo per la carriera di un gruppo dal notevole potenziale.



VOTO RECENSORE
68
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2017
Fastball Music
Alternative Metal
Tracklist
1. Aged to Perfection
2. Face the Mask
3. Nerves Like Strings
4. Clash with Truth and Lies
5. (The Living) Envy the Dead
6. Prelude
7. Desaster
8. Never-Ending
9. It’s in My Nature (But I Don’t Give A…)
10. Walk Beside Me
11. Let It Flow
12. When All Is Tried
13. Did Him a Favour
Line Up
Valentin (Voce)
Andy (Chitarra)
Dennis (Basso)
Tommy (Batteria)
 
 
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