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Black Yet Full of Stars - Black Yet Full of Stars
14/04/2017
( 259 letture )
La creatura Black Yet Full of Stars nasce nel corso del 2012 dalla mente del chitarrista e compositore Carlo M. Dini, che, dopo qualche anno di ricerca dei giusti tasselli per completare il puzzle della band, pubblica il primo ed omonimo lavoro ufficiale: Black Yet Full Of Stars. I suddetti tasselli portano quindi i nomi di Marco Caiterzi alla chitarra e Periklis Roussis alla batteria, compagni di viaggio del mastermind sopracitato già dagli albori del progetto e raggiunti solo recentemente dal preparatissimo vocalist David Scott Mcbee. Quello che ci aspetta dietro ai quaranta minuti scarsi di note impacchettate dal quartetto italiano è qualcosa di rude, graffiante, ma intriso anche di una certa dolcezza e sfarzosità dovute alla struttura tipicamente sinfonica che si presenta a più riprese tra le linee dell’album. Un lavoro che potrebbe venir quindi riassunto come un felice incontro tra le meccaniche grezze del thrash metal più classico e i ricami delicati del power a stampo europeo, il tutto impreziosito da una prestazione vocale sopra la media, caratteristica, e decisamente heavy.

Le otto tracce di Black Yet Full of Stars scorrono via piacevolmente a partire proprio dall’opener Lightborn, un biglietto da visita che sfoggia sia un riffing pungente sia le belle orchestrazioni di cui sopra, andando a stendere un tappeto rosso fuoco sul quale il microfono di David Scott Mcbee fa scintille. Golden Child prosegue sulla falsa riga del primo brano, forse con qualche soluzione melodica vincente in più, mentre la successiva Face to Face alza notevolmente l’asticella qualitativa del disco proponendo un pezzo cattivo e travolgente, in cui a fare la differenza troviamo la straripante batteria di Periklis Roussis. A Boy in Chains punta invece sulla pomposità delle sue orchestrazioni, tastiere, ed intrecci di chitarra acustica, senza correre però il rischio di cadere nel mellifluo, ma, al contrario, rimanendo un pezzo energico e ben riuscito. Lords of Silence alza di nuovo il tiro e mette ancora una volta sul piedistallo l’ugola mattatrice di David Scott Mcbee, così come la seguente Every Great Man’s Ghost, altro brano potente e prepotente. Chiudono il cerchio The Last Against the Wolves e Tempesta, due brani piuttosto oscuri e tenebrosi nelle intenzioni, che non fanno altro che sottolineare ulteriormente l’abbondanza di rocciosità e concretezza presenti all’interno del sound targato Black Yet Full of Stars.

Questo primo disco della band marchigiana si presenta grosso modo come la sua cover, semplice ed accattivante allo stesso tempo, e ci consegna sul piatto una band giovane ma con una proposta musicale già solida e ben definita. Si potrebbe forse discutere sulle capacità compositive del gruppo, in grado di scrivere canzoni sì energiche e ben strutturate, ma che talvolta stentano a lasciare il segno e ad insediarsi profondamente nella testa dell’ascoltatore. Tirando le somme, però, si può affermare con una certa serenità che siamo di fronte ad un esordio riuscito, convinto e convincente, che nonostante faccia trasparire dei margini di miglioramento mette anche in gioco una maturità davvero non indifferente e fa ben sperare per il futuro dei Black Yet Full of Stars. Una promessa.



VOTO RECENSORE
74
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2016
Rockshots Records
Power
Tracklist
1. Lightborn
2. Golden Child
3. Face to Face
4. A Boy in Chains
5. Lords of Silence
6. Every Great Man’s Ghost
7. The Last Against the Wolves
8. Tempesta
Line Up
David Scott McBee (Voce)
Carlo M. Dini (Chitarre, Tastiere, Basso)
Marco Caiterzi (Chitarre)
Periklis Roussis (Batteria)
 
 
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