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The Brain Washing Machine - Connections
15/04/2017
( 718 letture )
Il nome dei The Brain Washing Machine non è nuovo tra gli addetti ai lavori. Avevamo infatti già incontrato la band veneta in occasione dell’uscita del loro primo album ufficiale, Seven Years Later, pubblicato come autoprodotto nel 2013. L’impressione che ne avevamo avuto era stata ampiamente positiva e così i pareri di chi già aveva avuto modo di osservare la band in sede live. A distanza di quattro anni i Nostri sono tornati alla ribalta con un nuovo lavoro, ancora senza etichetta ma non per questo privi di quella spinta e quel piglio in grado di fare la differenza. I The Brain Washing Machine, che nel frattempo non hanno effettuato alcun cambiamento in formazione, hanno avuto modo e tempo di crescere, di imparare dai loro pochi -anzi, pochissimi- errori di gioventù e sfornare un album sulla scia del precedente, anche se dotato di alcuni spunti differenti, dall’alto di una proposta che spazia con una naturalezza disarmante tra heavy, alternative, hard rock, stoner, crossover e che proprio a questa eterogeneità deve i propri maggiori punti di forza.

Dieci sono i brani facenti parte di Connections e, salvo pochissime eccezioni, tutti in grado di lasciare a loro modo il segno. Alcuni pezzi risultano fin da un primo ascolto più appetibili per il solo fatto di avere un forte “tiro”, mentre altri possono lasciare qualche dubbio in più proprio perché sprovvisti di tale caratteristica, di quella scarica elettrica che è propria della gran parte dei brani qui presenti. Il rovescio della medaglia sono però alcune soluzioni e/o idee non sempre riuscitissime, riff che talvolta non sembrano avere una finalità precisa e alcune melodie un po’ troppo “innocenti”; tutti elementi che ci fanno capire che al di là di tutto c’è ancora della strada da fare, magari non molta, ma c’è. Niente di strano, dopotutto stiamo parlando di una band presente da pochi anni sulle scene, e soprattutto niente che possa impedirci di immergerci appieno nella musica della formazione padovana. Già dalla traccia iniziale possiamo apprezzare l’intensità e l’energia che la band riesce ad esprimere con tanta semplicità e naturalezza e che con una certa “padronanza della materia” riesce ad unire alla buonissima controparte melodica, rappresentata in questo caso dalla chitarra solista. La breve ma movimentata Are You Happy? ci da modo di non distogliere per nemmeno un attimo l’attenzione e ci porta alla gradevolissima titletrack, in cui a farla da padrone sono soprattutto le linee di basso. Ad una delle tracce più riuscite fa seguito una delle meno convincenti, Reset: poco mordente, poca cattiveria, per una band che invece dovrebbe essere solita sfoderare attacchi ben più diretti ed efficaci. Poco male, sono comunque la maggior parte i brani in grado di svolgere al meglio questa funzione. Passata anche l’anonima Restless Night, si torna a vette notevolmente più alte con The Show e Waiting the Blow, due brani in cui ad essere sugli scudi sono soprattutto la voce e la chitarra solista, ovvero i due elementi che più risaltano per tutto il corso dell’album. Proprio in quest’ultimo pezzo, però, c’è da dire che la voce, pur dimostrando la solita grande attitudine, sembra fare un po’ fatica sulle parti più alte. La parte finale dell’album ci propone altri tre pezzi di grande presa che evidenziano una volta di più le ottime doti tecniche -nonché compositive- del gruppo veneto. Particolarmente efficaci sono Let Your Body Go e Feel Inside.

Come detto in apertura di recensione, i The Brain Washing Machine non sono un nome nuovo nella nostrana scena underground e questo secondo studio album ci dimostra al meglio tutte le loro potenzialità, quelle di una band in ottimo stato di forma e capace di sfornare musica originale, personale, senza scadere mai troppo né nel citazionismo di altri gruppi del settore né nel cosiddetto autocitazionismo, dato che rispetto all’album d’esordio abbiamo a che fare con un lavoro differente, per quanto comunque possa risultare similare in molti aspetti, che mantiene inalterata in special modo l’attitudine da rocker esperti e sicuri di sé. Ora non resta che aspettare la firma di un contratto discografico, unico neo che ancora grava sul nome dei The Brain Washing Machine.



VOTO RECENSORE
74
VOTO LETTORI
87.5 su 4 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2017
Autoprodotto
Heavy Rock
Tracklist
1. The Brain Washing Machine
2. Are You Happy?
3. Connections
4. Reset
5. Restless Night
6. The Show
7. Waiting the Blow
8. Let Your Body Go
9. Feel Inside
10. Holy Planet
Line Up
Baldo (Voce)
Muten (Chitarra)
Berto (Basso)
Sidd (Batteria)
 
RECENSIONI
79
 
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