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Deep Purple - Infinite
18/04/2017
( 3438 letture )
Riteniamo non ci sia alcun bisogno di spiegare ai lettori di chi parliamo quando abbiamo a che fare con i Deep Purple: ripartire ogni volta da zero con una storia trita e ritrita sulle varie formazioni, sui capolavori destinati a restare nella storia della musica mondiale, sui cantanti fenomenali di cui il gruppo ha beneficiato e sulla separazione dall'ex mastermind Ritchie Blackmore significherebbe far perdere tempo a noi ed a voi; il quintetto britannico incarna infatti ormai da quasi cinquant'anni il verbo dell'hard rock e, semplicemente, non conoscere la sua sterminata e fondamentale produzione è impensabile per ogni appassionato di musica pesante che si rispetti. La suddetta produzione, inoltre, nonostante l'immensa e comprensibilissima fama dei lavori prodotti con Blackmore alla chitarra, non si è certo fermata con la separazione dal bizzoso asso delle sei corde, avvenuta ormai nel 1993, ma è proceduta in questi anni con la pubblicazione di alcuni ottimi album.

L'ultimo di questi è stato Now What?!, risalente al 2013 e, con ogni probabilità, uno dei migliori rilasciati negli ultimi 20 anni dai Deep Purple, nonostante la morte dello storico tastierista Jon Lord avvenuta poco meno di un anno prima; insomma, la classe non è acqua e, nonostante gli anni che avanzano (soprattutto per l'ugola del buon Ian Gillan, inevitabilmente il più colpito dallo scorrere del tempo), questi eterni ragazzi hanno dimostrato al mondo di essere ancora in grado di colpire duro. Tuttavia, anche le leggende hanno una conclusione: a novembre del 2016 la band ha infatti annunciato la futura pubblicazione del ventesimo album, a supporto del quale vi sarà poi l'ultimo grande tour mondiale della storia dei Deep Purple. Non è la prima volta, a dire il vero, che un gruppo annuncia in pompa magna l'addio alle armi, salvo poi ripensarci, ma per il momento la cosa ci interessa relativamente; a noi, ora, preme sapere se questi cinque musicisti ci hanno regalato un nuovo lavoro da amare, o anche un semplice, godibile insieme di onesti brani all'insegna del rock. Scopriamolo assieme, che ne dite?
Infinite è aperto da Time for Bedlam, già rilasciata come singolo: inaugurata dalla voce fortemente effettata del singer (un espediente non infrequente in questo album), prende poi il via con una classica rullata di Ian Paice, affiancata poi in maniera efficace dalla chitarra e dagli altri strumenti. Si tratta di una traccia tanto semplice quanto incalzante, dotata di una linea vocale accattivante e di saltuari pezzi di bravura dei musicisti, in particolare del sempre sottovalutato Don Airey. Benché il disco sia stato presentato come “l'album prog dei Deep Purple”, all'ascolto sembra più che altro strizzare l'occhio ai bei Seventies che furono, con l'aumento però dello spazio riservato alle tastiere e, in generale, con una atmosfera che non disdegna soluzioni più moderne e cambi di ritmo: in questa operazione di “modernizzazione di vecchie sonorità”, immaginiamo, deve aver avuto un ruolo importante il sempreverde Bob Ezrin, già nume tutelare di artisti come Alice Cooper ed impegnato in Infinite come tastierista aggiuntivo. Un esempio tipico di come suonare nel 2017 un hard rock fresco, variegato e coinvolgente è sicuramente Hip Boots, che beneficia di un riff sincronizzato chitarra/tastiera capace di piantarsi in testa senza uscirne più; All I Got is You, al contrario, è una delle tracce che potrebbero aver portato la band a parlare di disco prog, giacché il suo splendido avvio strumentale ed i suoi continui solismi riecheggiano effettivamente di soluzioni più vicine a tal genere; ci pare comunque di poter dire che le basi del brano siano fieramente hard rock e che, semmai, vi sia un marcato utilizzo delle tastiere, peraltro ottimamente orchestrato tanto da Airey, quanto da Ezrin. Comunque la si voglia definire, si tratta sempre di una splendida canzone! Si torna su uno stile più classicamente Deep Purple con One Night in Vegas, che per la verità colpisce meno rispetto ai brani ascoltati finora a dispetto della consueta splendida prova dei musicisti, in particolar modo di Steve Morse. Il gruppo non intende dare punti di riferimento ai propri ascoltatori, né adagiarsi sugli allori: colpisce duro con un roccioso mid-tempo basato sulla forza di chitarre e sezione ritmica, Get Me Outta Here, prima di sorprendere ulteriormente con The Surprising (appunto!), traccia lenta e dal retrogusto anni 70 che, improvvisamente, vede un cambio di tempo e sonorità districandosi fra melodie da film western, chitarre orientaleggianti e tastiere fantascientifiche. Confusi? Niente paura, il caleidoscopio che ne viene fuori è sì spiazzante, ma magnifico. Johnny's Band, come già One Night in Vegas, tranquillizza gli aficionados di vecchie sonorità rispolverando il classico rock d'annata, al pari del resto di On top of the World: non stiamo parlando di due brani destinati a restare nella storia della musica, ma si lasciano ascoltare volentieri e consentono di ammirare ancora una volta la bravura dei musicisti dei Deep Purple. Non che ci fossero dubbi al riguardo, va detto! Ci avviciniamo inesorabilmente verso la fine e, come dei veri chef, i nostri lasciano alcuni dei piatti migliori per il dessert: Birds of Prey è una traccia maestosa ed intricata, dove fa nuovamente capolino quell'influenza prog che anima parte di Infinite, mentre la traccia finale, Roadhouse Blues, costituisce una inaspettata, ma riuscitissima cover del classico targato The Doors.

Non resta molto altro da aggiungere: Infinite non è, né vuole essere il nuovo In Rock, ma questo era facilmente immaginabile. In compenso, al pari di Now What?!, costituisce l'ennesimo capitolo riuscito di una carriera con pochi eguali, che ha conosciuto saltuari passi falsi solamente nella seconda metà degli anni 80. In tal senso, nonostante la grandezza sempiterna di Blackmore, possiamo senza dubbio affermare che l'approdo di Morse abbia costituito un beneficio a lungo termine per la carriera dei Deep Purple, che viceversa dal 1996 in poi non hanno più sbagliato un colpo. Infinite, ultima fatica di quest'ennesima grande formazione di artisti, è un lavoro complesso, più sfaccettato e sicuramente meno immediato del suo ottimo predecessore, ma, a parte alcune tracce meno brillanti, non certo meno valido. Se davvero si tratterà dell'ultimo album in assoluto del Profondo Viola, allora potete stare sicuri che il suo canto del cigno è di quelli da ammirare e rispettare.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
79.07 su 42 voti [ VOTA]
Rob Fleming
Sabato 13 Maggio 2017, 16.36.27
34
Metabolizzato a dovere ritengo che siamo in presenza di un bel disco. Non faranno più album? E allora finire così va più che bene: Time For Bedlam, All I’ve Got Is You, The Surprising; Birds Of Prey sono veramente bei brani. E io, nella sua "banalità", adoro anche Hip Boots. Meglio finire con Infinite - e adesso lancio la bomba - che con In Through the Out Door. 80 (con 5 punti regalati per l'affetto smisurato che nutro nei loro riguardi).
iommi
Giovedì 4 Maggio 2017, 16.17.46
33
questo è il mio terzo commento: continuo a sentie l'esigenza di tornare e ritornare a commentare il disco. Confermo quanto precedentemente detto sul mio esser dispiaciuto della loro esitazione ad andare su lidi dfinitivamente prog,ma osservo come questo disco che effettivamente ha deluso le mie aspettative non riesca comunque a lasciare il mio stereo. è un segno positivo e devo riconoscerlo: è un'album che cresce. Le mie preferite rimangono All i got is you, Surprising e Bird of Prey e avrei voluto un'album che prendesse le mosse da quel sound però continuando ad ascoltarlo da inizio a fine senza le skip che facevo sui primi ascolti anche il resto acquisisce una sua ragion d'essere per cui, se non altro, ho l'obbligo di convenire con chi lo definisce un album di non facile ascolto che con gli ascolti cresce. Ps: a me la voce di gillan e la genialità di di Don Airey insieme fanno si che i vecchi Deep Purple mi emozionino di più dei giovani Deep Purple. Video di Gillan che canta con gli occhialini? lo adoro
tpr
Mercoledì 26 Aprile 2017, 19.30.15
32
Se togliessero il "sonoro" (cioè l'oggi sfiatato Gillan - il cui child in time ricordo essere il mio pezzo sommamente preferito ) e lo sostituissero con uno alla Kennedy saremmo difronte ad un ottimo lavoro hard rock , di quelli che profondono continuamente gradevoli riff senza che tu li attenda per poi esserne amaramente deluso oppure di quelli che, se solo appena azzeccatini , te li ripetono sino alla noia in modo tale che a fine pezzo già li odi.
Luigi
Mercoledì 26 Aprile 2017, 16.30.13
31
@iommi viste anche certe dichiarazioni, secondo me volevano andare verso quella linea "prog" poi chissà per quale motivo hanno accantonato il tutto, dispiacere immenso
iommi
Mercoledì 26 Aprile 2017, 13.09.11
30
Confermo che trovo questo disco indeciso: All i got is you è bella e insieme con the surprising e Bird of prey crea un trittico musicale dal sound effettivamente nuovo e che avrebbe dovuto cosituire la base per lo sviluppo della atre canzoni al fine di creare un album compatto e coraggiosamente innovativo (almeno per quanto riguarda loro) e degno successore (in senso evolutivo) del discorso cominciato con Now What. Invece...invece quegli episodi sono stati lasciati soli in mezzo a canzoni che contengono classe ma che ristagnano tra il passato e il presente. Per altro, nei pezzi che ho citato sopra la voce di Ian Gillan è pregevolissima proprio perché non fa il verso a nessuno e neanche troppo al se stesso del passato e punta tutto su calore e profondità. è un grande cantante che sta recentemente ricevendo accuse assurde sulle sue qualità canore: un grande cantante non è quello che mantiene la stessa voce ed estensione vocale per 50 anni. Questo suo approccio insieme al lato più progressive del gruppo unito ad un totale menefreghismo della struttura ritornello e magari la voglia di creare lunghi brani intrecciati tra loro sarebbe stata la carta vincente che, a io modesto parere, è andata sprecata. Ora, il dispiacere sarebbe inferiore se sapessi che a breve uscirà un loro nuovo album e che tutta la loro concentrazione sarà dedicata alla composizione di nuova musica,ma il problema è che tra un disco e l'altro stanno 3 anni in tour e a questo proprosito mi trovo molto combattuto perché vederli così arzilli e felici di portare la loro musica in tour mondiali è commovente e emoionante,ma tra 30 anni vorrei di loro poter ascoltare più musica possibile (stesso discorso che faccio per i Black Sabbath). Non mi piace invece che in ogni setlist infilino i classici di inizio carriera piuttosto che far vivere in nuovi pezzi. Chiudo dicendo che nonostante non mi senta molto soddisfatto di quest'ultimo disco sono comunque felicissimo che l'abbiano fatto e ammetto che non riesco a smettere di metterlo nel lettore cd e a preferie ripetere un "ascolto di ricerca" di questo disco piuttosto che rimettere per l'ennesima volta i loro lavori passati
Muki97
Martedì 25 Aprile 2017, 19.10.49
29
Dai Rob, ti salvi perché comunque se non erro Hush è stato il loro primo singolo, perciò é uscita prima dell'album
Rob Fleming
Martedì 25 Aprile 2017, 18.42.49
28
Chiedo scusa. Sono andato a memoria e ho clamorosamente toppato. Ho fatto confusione tra And the address di Blackmore- Lord e Mandrake Root che però è di Blackmore-Evans. Simper non pervenuto. Ma i Warhorse mi piacciono moltissimo (che c'entra? Niente, ma non sentite il rumore delle unghie sui vetri?)
Rob Fleming
Martedì 25 Aprile 2017, 17.46.38
27
Ovviamente Simper
Rob Fleming
Martedì 25 Aprile 2017, 17.46.18
26
@Lizard: infatti. Ho quasi sperato che la prima canzone del primo album fosse Hush o Help o Hey Joe (quante H) e avrei gridato ai "corsi e ricorsi" e invece è And the address che è un originale scritto da Lui con Simpering (mi pare)
Lizard
Martedì 25 Aprile 2017, 10.36.33
25
Beh.. anche il loro primo successo era una cover
Rob Fleming
Martedì 25 Aprile 2017, 10.22.18
24
Lo sto ascoltando ripetutamente da quando l'ho acquistato. A pare veramente un bell'album; anomalo nella loro discografia. Con tutte le dovutissime proporzioni è riconducibile a Come taste the band. Là si suonava poco hard rock e molto funky rock. Qua hanno esplorato territori "prog" (virgolette d'obbligo); pop di classe; elementi elettronici (la voce effettata di Gillan) e dark. Quello che più mi sta piacendo sono: Ian Gillan (forse l'Esempio di come si possa rovinarsi la voce in breve tempo se non si prende cura dello strumento) che ha smesso finalmente di tentare di piazzare l'urletto e canta; anzi Canta; e Don Airey che ormai ridendo e scherzando sono ormai 14 anni che suona con loro e in questo disco ha un ruolo primario. Un dubbio: possibile che se questo sarà, come si legge, l'ultimo album in studio del gruppo, l'ultima nota suonata debba essere quella di una cover?
Steelminded
Venerdì 21 Aprile 2017, 22.21.33
23
Si hard rock ci sta... insieme con altri.
terzo menati
Venerdì 21 Aprile 2017, 21.48.32
22
Ok hard rock
Steelminded
Venerdì 21 Aprile 2017, 21.15.59
21
Voleva dire hard rock
terzo menati
Venerdì 21 Aprile 2017, 20.06.39
20
hai detto beatles?
rocklife
Venerdì 21 Aprile 2017, 19.59.43
19
se non e' il primo gruppo che ha inventato il rock ci manca poco...e nonostante l'eta' hanno ancora da insegnare a molti come si suona..veramente eterni...
Metal4ever
Venerdì 21 Aprile 2017, 14.15.10
18
Considerando la storia e l'età anagrafica, questo è un rispettabilissimo disco hard rock suonato da gente navigata, che ancora sa farti scaldare per bene. Non vedo l'ora di vedermeli dal vivo a Roma (sarà il mio secondo live). Già a New York nel 2014 offrirono un grandissimo e spumeggiante show!
donabg
Giovedì 20 Aprile 2017, 14.15.28
17
disco stupendo, immortali !!!!!! la cosa che mi ha sorpreso di più è la freschezza dell'album , mai noioso e con linee melodiche in pieno purplestyle dei tempi d'oro. voto 90
Luigi
Mercoledì 19 Aprile 2017, 17.32.21
16
Nel 2003 quando li vidi io la chiusura era affidata a Black Night e Hush, comunque venendo all'album in questione tanta classe in parte e dei riempitivi nell'altra di gran mestiere, a me ha dato l'impressione come se volessero andare verso una direzione più sperimentale, in certi frangentii ance nel cantato, poi come se avessero accantonanto il tutto per andare verso lidi già conosciuti. tra le più riuscite sicuramente The Surprising ottima, ma qualche minuto in più ne avrebbe sicuramente giovato, Time For Bedlam e Birds Of Prey ( titolo omonimo agli Uriah Heep ) la più riuscita del lotto. Peccato un gioiellino a meta rispetto Now What.
Aquarius27
Mercoledì 19 Aprile 2017, 13.06.32
15
Eterni!
Testamatta ride
Martedì 18 Aprile 2017, 22.01.33
14
Gia' nel 2007 la chiusura era affidata a Black Night (abbastanza più lunga dei suoi tre minuti) anticipata dal solo di Glover e da Hush, il che rese il finale di concerto poco incisivo rispetto al resto dello spettacolo a mio avviso. Ricordo, però, che ci fu anche qualche chicca interessante come Fireball o The battle rages on. In merito all'album con gli ascolti guadagna punti rispetto al giudizio da primo impatto....ma Now What era altra cosa, su questo credo siamo tutti - o quasi - d'accordo e che ci sia poco da discutere.
LORIN
Martedì 18 Aprile 2017, 18.08.45
13
...tanto sarà bello lo stesso.
LORIN
Martedì 18 Aprile 2017, 18.06.20
12
egoisticamente a giugno spero in un qualcosa di diverso......
Beta
Martedì 18 Aprile 2017, 16.47.39
11
d.r.i. : molto bello ** se lo fanno anche a giugno sono contenta
d.r.i.
Martedì 18 Aprile 2017, 16.16.52
10
Almeno in italia sicuramente dal 2015 concludono così: Perfect Strangers Space Truckin' Smoke on the Water Encore: Hush (Joe South cover) Bass Solo Black Night
Muki97
Martedì 18 Aprile 2017, 16.15.25
9
Infatti mi pare che da qualche anno a questa parte la canzone di chiusura sia black night (io li ho visti nel 2013 ed è stato così, ma mi pare che sia rimasta quella fino all'anno scorso)
LORIN
Martedì 18 Aprile 2017, 15.57.42
8
A completezza d'informazione va precisato che sono anni che non chiudono i live con Smoke on the water ma bensì ogni tour con un pezzo diverso.....perchè i bigDeep ne hanno più di una alla Smoke On The Water.
Beta
Martedì 18 Aprile 2017, 15.37.47
7
Sono sulla linea di Lorin, quindi quoto in toto il suo commento. Inoltre ho notato questa certa vena prog, che mi ha ricordato, in particolare in Time for Bedlam (che è il pezzo che mi piace di più), gli Alan Parson's Project. Comunque non ci trovo niente di male nell'infilare Smoke in ogni setlist: è la loro canzone più famosa e in live ha una gran resa (tipo Made in Japan, per capirci), quindi è legittimo; oltretutto questo è l'ultimo tour (o annunciato tale), quindi la metteranno di sicuro e sarebbe (almeno, secondo la mia opinione) deludente se non la inserissero
LORIN
Martedì 18 Aprile 2017, 15.00.02
6
e anche questo è un gran bel disco...qualche pezzo nella norma (anche se la "loro" norma è superiore a tutte le altre), qualche pezzo molto bello e due brani di alta scuola (All I Got Is You e Bird Of Prey)....... e poi il Big Box in vinile è meraviglioso.
Muki97
Martedì 18 Aprile 2017, 13.16.00
5
Alla sufficienza ci arriva, ma se avessero davvero voluto chiudere la carriera col botto avrebbero dovuto fermarsi a now what?!. Concordo con Steelminded sul fatto che Steve Morse sia molto in secondo piano, e la cosa dispiace abbastanza. Detto questo, hip boots, the surprising e la cover dei doors hanno il loro perché
iommi
Martedì 18 Aprile 2017, 13.15.11
4
anche io mi aspettavo di meglio dalle canzoni,soprattutto dopo aver visto il documentario del dietro le quinte della registrazione. Inoltre apprezzo tantissimo la band così come è ora, mi da una certa speciale emozione vedere una band di persone che vanno per i 70 mettersi a scrivere musica fresca e infatti e mi è piaciuto molto Now What proprio per questa sensazione che trasmette indubbiamente. Questo disco più che stanco (per me dell'era morse quello stanco è Rapture of the Deep) lo trovo indeciso: All i got is you è bella e insieme con the surprising e Bird of prey crea un trittico musicale dal sound effettivamente coraggioso e nuovo e che avrebbe dovuto cosituire la base per lo sviluppo della atre canzoni al fine di creare un album compatto e coraggiosamente nuovo. Degno successore (in senso evolutivo) del discorso cominciato con Now What. Invece...invece quegli episodi sono stati lasciati soli in mezzo a canzoni che contengono classe ma che ristagnano tra il passato e il presente. Per altro, nei pezzi che ho citato sopra la voce di Ian Gillan è pregevolissima proprio perché non fa il verso a nessuno e neanche troppo al se stesso del passato e punta tutto sul calore e la profondità. Questo suo approccio insieme al lato più progressive del gruppo unito ad un totale menefreghismo della struttura ritornello e magari la voglia di creare lunghi brani intrecciati tra loro sarebbe stata la carta vincente che, a io modesto parere, è andata sprecata. Ora, il dispiacere sarebbe inferiore se sapessi che a breve uscirà un nuovo album e che la loro concentrazione sarà tutto dedicata alla nuova musica,ma il problema è che tra un disco e l'altro questi stanno 3 anni in tour cosa anche apprezzabile soprattutto vista l'età (ma che apprezzerei di più se lo facessero per portare in live tutta la loro musica più recente anzichè dover in ogni setlist infilare smoke on the water) e che certo rende sempre meno probabile l'incisione di uno o più nuovi album
Metal Shock
Martedì 18 Aprile 2017, 11.29.47
3
Dopo il precedente disco che per me era il migliore dell'era Morse mi aspettavo, forse illuso, qualcosa di più, invece questo disco è abbastanza anonimo, resta ben poco in testa dopo vari ascolti. Certo, i musicisti sono eccezionali, ma le canzoni mi dicono poco, e Ian oramai è cotto e stracotto. Sufficiente giusto perchè è una band storica.
Steelminded
Martedì 18 Aprile 2017, 10.21.39
2
Parecchio stanco come album, come gli ultimi non si sa quanti. La chitarra di Morse ha un suono molto strano quasi di secondo piano. Per me siamo al di sotto della sufficienza. Voto: 50.
iommi
Martedì 18 Aprile 2017, 9.22.46
1
Mi dispiace solo che non abbiano spinto tutte le tracce sui binari di All I got is you, The Surprising e Bird of Prey. Queste tracce si che sono interessanti, per il resto
INFORMAZIONI
2017
earMUSIC
Hard Rock
Tracklist
1. Time For Bedlam
2. Hip Boots
3. All I’ve Got Is You
4. One Night In Vegas
5. Get Me Outta Here
6. The Surprising
7. Johnny’s Band
8. On Top Of The World
9. Birds Of Prey
10. Roadhouse Blues
Line Up
Ian Gillan (Voce)
Steve Morse (Chitarra)
Don Airey (Tastiere)
Roger Glover (Basso)
Ian Paice (Batteria)

Musicisti Ospiti
Bob Ezrin (Cori, Tastiere, Percussioni)
Tommy Denander (Chitarra nella traccia 8)
 
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