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The Cure - Disintegration
20/04/2017
( 766 letture )
Che cosa rende una semplice opera d’arte, un autentico capolavoro, capace segnare un’epoca e marcare l’immaginario collettivo, rimanendo a suo modo unica, irripetibile e singolare? Cosa condiziona le mente che sta dietro a tali creazioni a produrre simili lavori dalla tecnica sopraffina? L’ispirazione del momento o più semplicemente i tempi maturi (e mi riferisco anche al contesto storico, sociale etc..) per l’elaborazione di tali lavori? Una risposta esaustiva e soddisfacente credo che non l’avremo mai, poiché spesso, quando si ha un’opera d’arte di assoluto livello, si tende a dare per scontato che lo sia, ma ben più raramente si cerca d’intavolare un ragionamento che possa giustificare una tale classificazione.
Questa breve riflessione è utile per entrare nel mondo dei The Cure e di quello che forse rimane il loro capolavoro imbattuto del movimento dark e new wave: Disintegration.

Questo platter arriva in un momento chiave della carriera del gruppo britannico ed è il disco che li consegnò alla storia della musica. I nostri giungono alla composizione di Disintegration dopo dieci anni di carriera, sette album in studio, su cui tra tutti spicca e soprattutto un successo planetario in continua ascesa.
Fu un disco molto travagliato, nato a detta di Robert Smith come mezzo per cercare di contrastare proprio l’enorme successo commerciale conquistato. Il ritorno a sonorità più dark e mature rispetto a quelle più pop concise perciò anche con il timore della casa discografica della band, la Fiction, che temeva un suicidio commerciale. L’album comunque non disdegna comunque riferimenti e influenze più commerciali, (termine da prendere con le pinze) ma le mescola in una miscela perfetta ed innovativa, che suona fresca ancora oggi, con soluzioni schiettamente più dark e new, oltre ad una buona dose di psichedelia.
L’album suona in modo nostalgico, sofferto e deprimente. Questo perché come reso poi noto dalla band, all’epoca Robert Smith soffriva di una forte depressione da invecchiamento. Infatti -ormai vicino ai trent’anni- il frontman della band temeva di essere incapace di scrivere il proprio capolavoro personale. E tutto ciò solo perché Smith aveva notato che i grandi della musica avevano registrato il meglio delle loro opere ben prima dei trent’anni. Ma il disco non è deprimente solo per il motivo appena citato, ma anche per il riferimento a tematiche come il suicidio. L’album comunque ebbe una lavorazione travagliata non solo per il lungo lavoro di registrazione delle composizioni (quasi tutte del buon Robert), ma anche per i difficili rapporti instauratisi tra la band e Laurence Tolhurs, rovinati a causa dell’abuso di alcool da parte del sassofonista. Questo rapporto, soprattutto durante le registrazioni del disco arrivò ad incrinarsi irrimediabilmente, tanto è vero che Tolhurst viene riportato nei credits del disco sotto la voce “strumenti vari”. La situazione si risolverà poi con la sua sostituzione e l’ennesima applicazione della “Politica della Porta Girevole”, tanto frequentemente adottata dal frontman nella line up britannica.

The Spiderman is having you for dinner tonight

Dopo la lunga parentesi storica introduttiva, ma necessaria, possiamo dunque addentrarci nell’universo sonoro dipinto dai The Cure in questo disco. Un universo surreale, al limite dell’espressionismo, ma al tempo stesso sognante e malinconico, carico di sfumature che emergono poco alla volta, ascolto dopo ascolto e che a quasi trent’anni dall’uscita non perdono la propria freschezza, avendo raggiunto un livello d’iconicità invidiabile.
Musicalmente parlando, questo disco vince a mani basse grazie a melodie tanto oscure quanto memorabili ed eteree, suonate in modo impeccabile dalle tastiere. Aggiungiamo poi la stratificazione melodica delle chitarre, sempre in pulito, ma cariche di effetti come lievi riverberi o chorus, capaci di stendere estesi arpeggi liquidi e al limite dello psichedelico. Infine completano il quadro la sezione ritmica, con una batteria essenziale ed un basso onnipresente e rotondo, ma pulsante e fondamentale per dare a tutto il disco un pizzico di calore oltre che una cupa profondità. In ultimo le liriche depresse, ma anche poetiche e visionare di Robert Smith completano il quadro generale. A questa descrizione corrisponde più o meno la prima metà del disco, che è anche quella più memorabile e accessibile, grazie proprio al lavoro cupo, ossessivo ma anche arioso delle tastiere e alle liriche sempre in evidenza. Si susseguono infatti, una dietro l’altra una serie impressionante di brani divenuti classici del dei The Cure: prendete ad esempio, dopo l’opener Plainsong, Pictures of You, Closedown, Lovesong, Lullaby e Fascination Street. Su tutte, proprio Lullaby può essere presa come esempio lampante del mood dell’intero disco; anche e soprattutto per via delle inquietanti liriche rappresentanti un incubo ricorrente di Robert Smith, tra l’altro ottimamente reso nel celebre video promozionale della canzone, diretto da Tim Pope. Invece, nella seconda metà del disco, proprio con Fascination Street l’atmosfera si fa più cupa ed ossessiva. Le canzoni si allungano, toccando anche picchi tra gli otto e i nove minuti di durata con The Same Deep Water as You o la titletrack e la musica perde buona parte delle tastiere tutto sommato ariose che ben contrastavano con l’oscurità di fondo dei testi. Questo ultimo pugno di canzoni è più incentrato sulle chitarre, ora dense di chorus, ora invece lievemente sporcate da un leggero overdrive. Allo stesso modo il basso e la batteria si fanno molto più presenti, il primo con giri ripetuti in loop, mentre la seconda procede sempre essenziale, menando colpi secchi e precisi sul rullante. Andando avanti con la tracklist, si ha l’impressione di entrare in un mondo senza speranza, tanto malsana e depressa quanto il compositore che ha scritto questi brani. C’è un senso di desolazione molto forte e le sonorità di questa seconda metà di Disintegration la trasmette perfette, creando un clima malsano e abrasivo. Proprio come è successo nel precedente Pornography e, parzialmente, nel successivo Bloodflowers.

Una volta finito il disco, non rimane molto da dire. Mi rimane solo da raccomandare fortemente questo album, non solo per la qualità altissima della musica che contiene al suo interno, ma soprattutto perché Disintegration è una pietra miliare fondamentale per capire un periodo storico, una corrente culturale e soprattutto la sensibile personalità di Robert Smith, che è con questo lavoro è riuscito ad esprimere il proprio stato d’animo, sfornando il lavoro migliore della sua carriera.
Chapeu.



VOTO RECENSORE
90
VOTO LETTORI
97.63 su 11 voti [ VOTA]
enry
Sabato 29 Aprile 2017, 14.12.45
18
Disco meraviglioso, il mio preferito insieme a Pornography. Purtroppo mai più su questi livelli, ma dal 78 al 89 non hanno sbagliato un colpo segnando la storia del Dark e non solo. Un classico.
sadwings
Venerdì 28 Aprile 2017, 13.26.08
17
Grande lavoro. Lo trovo un lavoro molto malinconico e romantico rispetto ad un claustrofobico e molto più angosciante pornography.90
Zess
Mercoledì 26 Aprile 2017, 14.53.46
16
Capolavoro, anche se ormai non riesco più ad ascoltarlo perchè troppo "inflazionato".
duke
Lunedì 24 Aprile 2017, 21.55.18
15
un classico!
Awake
Sabato 22 Aprile 2017, 11.54.44
14
E ora una bella recensione di Faith...
Maurizio 76
Sabato 22 Aprile 2017, 11.34.33
13
citando un loro album, the top
ok
Sabato 22 Aprile 2017, 11.14.05
12
capolavoro assoluto dei cure, il loro canto dei cigni, purtroppo dopo questo solo gli abissi nella loro discografia a parte qualche live. quello che hanno dato negli anni 80 è stato immenso e dal vivo ancora spaccano come pochi, non si può non amarli.
Kurujai
Venerdì 21 Aprile 2017, 23.27.15
11
i Cure hanno sempre saputo fare pop di qualità , Ma questo disco non può essere classificato banalmente come pop o rock ecc... questa è Musica Vera
galilee
Venerdì 21 Aprile 2017, 16.07.52
10
Dai molto loro fans Disintegration viene un pò denigrato per via del successo ottenuto e di un certo sound pop presente in tutto il disco. Secondo me è un capolavoro. È insieme boys don't cry e pornografi e il trittico must di questa band.
Testamatta ride
Venerdì 21 Aprile 2017, 15.59.08
9
Ho letto tanti bellissimi commenti prima di me, molto eleganti e sentiti con sincere parole di ammirazione verso Disintegration; io non potrei aggiungere niente di più. Anni fa lessi da qualche parte che in una puntata di South Park (puntata che mi è sfuggita) i ragazzi ne parlavano come il miglior album di sempre, l'unico che conti davvero. Infatti credo vada considerato anche l'impatto verso tanti adolescenti (o post adolescenti) che in quegli anni si affacciavano affamati alla vera musica. Trovo veramente difficile tradurre in parole la bellezza di quest'album.
Awake
Venerdì 21 Aprile 2017, 15.37.38
8
Fucking masterpiece!!!
TheFreeman
Venerdì 21 Aprile 2017, 14.46.30
7
Un album cupo, malinconico ed anche sognante come pochi.
Le Marquis de Fremont
Venerdì 21 Aprile 2017, 13.33.47
6
Musicalmente, a mio avviso, è uno dei dischi più belli della strepitosa discografia dei Cure. Qualcuno ha citato Seventeen Seconds, per me il loro più affascinante. Qui siamo a livelli di malinconia, depressione e cupezza, espressi benissimo dalla musica e dai testi delle canzoni. Al tempo, però, avevo una lovestory molto coinvolgente e ascoltavo di più Pat Metheny o Seasons End dei Marillion. Poi tutto andò a rotoli due anni dopo e questo mood dei Cure tornò molto attuale, soprattutto nei due live Show e Paris (dove io ero presente...). Sottolinerei la bellezza disperata del sempre sottovalutato brano Untitled. Grandissima band e grandissimo album. Au revoir.
InvictuSteele
Venerdì 21 Aprile 2017, 11.59.06
5
Capolavoro, il mio preferito dei Cure. Un cult di un'epoca magica che non tornerà più.
lux chaos
Venerdì 21 Aprile 2017, 8.50.31
4
Un pezzo di storia della musica, scuro come la pece, decadente e romantico, una pietra miliare del genere alla pari con pornography, da avere
Red Rainbow
Giovedì 20 Aprile 2017, 21.46.48
3
Questo non è un album, è un diamante... appena inferiore a Pornography ma solo a patto che il 100 si possa dividere in decimali E giustamente Stefano cita anche Bloodflowers, non per niente terza colonna di quel magnifico live a Berlino che nel 2003 Smith ha scelto come testamento artistico della band...
Alex Cavani
Giovedì 20 Aprile 2017, 20.54.42
2
Qui siamo oltre il voto signori! Che disco! Non il mio preferito dei Cure (quello è Seventeen Seconds), ma qui davvero tocchiamo un abisso nerissimo e al contempo un romanticismo delicato e intenso, difficili da descrivere. I suoni poi, nell'edizione deluxe con tre dischi sono qualcosa da fuori di testa, davvero profondi e nitidi nella ricchezza che già era percebile nel mix originale. The Same Deep Water as You e Disintegration poi sono realmente opere d'arte senza tempo. Lunga vita a Robert Smith e a Simon Gallup.
Joker74
Giovedì 20 Aprile 2017, 19.24.58
1
Probabilmente meno dark di album precedenti, ma concordo nel definirlo il capolavoro di Smith e dei Cure. Cupo al punto giusto, malinconico, un disco da ascoltare in una piovosa giornata invernale, magari davanti ad un camino ed un buon bicchiere di vino oppure di fronte ad un mare buio, come è capitato a me...
INFORMAZIONI
1989
Fiction Records
Dark
Tracklist
1. Plainsong
2. Pictures of You
3. Closedown
4. Lovesong
5. Last Dance
6. Lullaby
7. Fascination Street
8. Prayers for Rain
9. The Same Deep Water as You
10. Disintegration
11. Homesick
12. Untitled
Line Up
Robert Smith (Voce, Chitarra, Tastiere, Basso)
Porl Thompson (Chitarra)
Roger O’ Donnell (Tastiere)
Simon Gallup (Basso)
Boris Williams (Batteria)
Laurece Tolhurst (Strumenti vari)
 
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