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Heaven`s Guardian - Signs
20/04/2017
( 248 letture )
Sono trascorsi ben undici anni dall’ultimo full-lenght dei brasiliani Heaven's Guardian e oltre a essere passata molto acqua sotto i ponti, da allora, sono cambiate parecchie cose nella formazione odierna che oggi tenta il rilancio dopo molto tempo. Da segnalare l’assenza del frontman storico Carlos Zema, vera e proprio spina dorsale della band e apprezzatissimo dai fan per la determinazione, la grinta e una voce veramente apprezzabile per questo genere musicale. Per ovviare a questa perdita di non poco conto i sud americani inseriscono a supporto della band le tastiere imbracciate rispettivamente da Everton Marin e la seconda voce femminile di Olivia Bayer all’esordio nella scena musicale metal. Solamente i due chitarristi Luiz Mauricio ed Ericsson Santana Marin, rimangono al loro posto sin dagli albori; si potrebbe dire di assistere ad una vera e propria rivoluzione, essendo totalmente un altro gruppo rispetto al passato e i cambiamenti si sentono, infiliamoci le cuffie e premiamo il tasto play.

La prima traccia Religion è un vero e proprio intro in stile epic di matrice orchestrale con archi e fiati -accompagnati da un coro- che la fanno da padrone; il tutto poi viene interrotto con l’entrata di una voce che ricorda molto At War With Satan dello storico trio inglese Venom. Certo, nulla a che fare con testi, genere ed epoca, ma ce lo fa balzare alla mente ed è un inizio niente male. Concluso l’intro nella seconda traccia Time veniamo inondati dalle tastiere di Everton Martin che introducono il pezzo. Si parte veloci con una buona amalgama tra le sei corde e la batteria, che appare nervosa; entra poi la voce di Mendez che, inaspettatamente, è sporca e ruvida. Si fa presto, però, a comprenderne le ragioni, grazie all’entrata di Olivia che, con la sua voce soave e pulita, crea un bel contrasto con quella sentita in precedenza; aspetto sul quale si giocherà su tutto l’album. Le asce impugnate dai due sopravvissuti del passato si fanno sentire verso metà traccia con veri e propri virtuosismi e il brano volge al termine con un ritornello ripetuto forse un po' troppo all’infinto, unica pecca. Dopo il terzo brano Strenght, dove questa volta le voci si lasciano andare in un duetto e vengono poi intervallate da lunghissimi ma ben eseguiti assoli delle sei corde, si passa a Journey: sicuramente è la traccia che si fa più notare tra le prime ascoltate fino ad ora. Le pelli girano che è un piacere quasi come se volessero annunciare all’ascoltatore che anche loro non scherzano affatto e successivamente ci immergiamo in un riff stupendo di puro heavy metal pesante, l’ingresso di Olivia rimette tutto sulle corde del genere che appartiene alla band; Segue un botta e risposta tra la voce maschile che appare più armoniosa rispetto a prima e alla voce limpida e decisa della nuova cantante, mentre le tastiere salgono in cattedra affiancate in maniera impeccabile dalle due chitarre taglienti. Arriviamo a Dream dove senza mezze misure la voce di Mendez ci arriva grezza e cattiva alle orecchie con un riff veramente ruvido e quadrato condito in maniera caparbia dalle keyboards; a darci fiato ci pensa la voce soave della frontwoman che ci fa rilassare per un attimo. A metà brano viene ben orchestrato un duetto tra la bella e la bestia e, ancora una volta, le chitarre ci accompagnano verso la fine della traccia con assoli di buona riuscita; sicuramente il brano di maggior impatto dell’intero disco: una traccia ben eseguita. Infine eccoci a War che è la ballad dell’ultimo lavoro della band brasiliana: la voce della cantante debuttante risulta essere perfetta per eseguire questo pezzo malinconico. A dirla tutta, si tratta di un brano che non dà niente di nuovo, ne abbiamo già sentite di tracce così, ma a questo punto dell’album calza a pennello, le tastiere danno un tono azzeccatissimo a tutto il resto ed è presente anche una bella parte di doppio pedale che però non allontana il pezzo dal suo vero imprinting.

Come detto in precedenza, dopo parecchi anni e con cambi significativi all’interno del gruppo non è sicuramente facile tornare su una scena musicale così competitiva rischiando di ricadere in trame già sentite e risentite; non siamo di fronte ad un album che farà gridare al miracolo ma le ritmiche, le idee e la produzione sono buone. Sperando che non ci siano più drastici cambiamenti di formazione che investano la band verde oro possiamo sperare in un futuro roseo. A risentirci presto, quindi, ci contiamo.



VOTO RECENSORE
65
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2016
Megahard Records
Power
Tracklist
1. Religion
2. Time
3. Strenght
4. Journey
5. Fantasy
6. Dream
7. Change
8. Passage
9. War
10. Silence
Line Up
Flavio Mendez (Voce)
Olivia Bayer (Voce)
Luiz Mauricio (Chitarra)
Ericsson Santana Marin (Chitarra)
Everton Marin (Tastiera)
Murillo Pereira Ramos (Basso)
Arthur Albuquerque (Batteria)
 
 
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