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Behemoth - Pandemonic Incantations
22/04/2017
( 2153 letture )
Correva l’anno 1997 e i Behemoth stavano compiendo la lenta transizione dal black primordiale, con i due buonissimi Sventevith (Storming Near the Baltic) e Grom, ad un più tecnico e personalizzato blackened death metal. Di questo genere saranno tra i primi ambasciatori nel mondo della musica estrema, riuscendo a condensare la tecnica strumentale del death con l’impatto emotivo e cruento del black, tematiche incluse. Questo enorme passo che li ha allontanati dal black primordiale di matrice norvegese (con ispirazione agli Emperor su tutti) non è stato compiuto tutto in una volta ed il qui presente Pandemonic Incantations è l’esempio perfetto per confermarlo. Oltre alla voglia del mastermind Nergal di distaccarsi dal genere che ha spopolato in tutta Europa all’inizio degli anni novanta, è stato l’ingresso del tentacolare Inferno dietro le pelli a rendere possibile questo miscuglio di generi, tecnica ed aggressività. Pandemonic Incantations è stato scritto ormai vent’anni fa ed è l’anello di congiunzione tra Grom e Satanica, senza soluzione di continuità: un disco valido, meraviglioso da ascoltare e che riesce a far presagire a tutti quanti il potenziale della band polacca, che verrà poi messo in mostra lungo tutta la loro carriera, a partire dal possente Satanica, passando per il clamoroso Demigod, al tripudio di tecnica di The Apostasy, sino alla definitiva maturazione dell’ultimo The Satanist. Una carriera strabiliante, costellata di problemi non indifferenti, tra la malattia di Nergal, i continui tentativi di censurare la band da parte di numerose associazioni e, nondimeno, da processi verso lo stesso frontman dei Behemoth. Quel che è necessario sapere ai fini di questo scritto, è che il disco qui trattato è uno dei punti focali e necessari per porre le basi a questa carriera grandiosa.

Arpeggi di chitarra più alcune note di pianoforte danno il via all’introduzione di Diableria (The Great Introduction), capace di far entrare immediatamente l’ascoltatore all’interno dell’atmosfera del disco, con una crescita strumentale tra chitarra e batteria, dimostrando sin da subito una certa scelta stilistica piuttosto regale. Da qui è una vera e propria epopea strumentale raccontata da Nergal e soci, ancora con una certa acerbità di fondo, ma già con le chiare idee di fondo di quello che verrà registrato nei successivi vent’anni. Ci troviamo di fronte a pezzi come The Thousand Plagues I Witness, Satan’s Sword (I Have Become) e In Thy Pandemaeaternum che uniscono alla brutalità di un black metal misto ad un death più tecnico, grazie all’apporto fondamentale di un terremotante Inferno dietro le pelli, una continua vena orchestrale che sarà sempre più o meno presente in tutte le uscite della band polacca. La rabbia di Nergal e soci viene riversata in un connubio di brani che, già dal titolo, appaiono epici e senza alcuna pietà: Driven by the Five-Winged Star è uno dei pezzi più esaltanti del lotto, insieme alla clamorosa With Spell of Inferno (Mephisto), in grado di fare piazza pulita di ogni singola stilla di compostezza e tranquillità nell’ascoltatore. Il collo non ha tregua mentre si susseguono i riff, gli sparuti assoli e, soprattutto, le devastanti linee di batteria intessute da Inferno, soprattutto in brani dove riemerge la vena più black del terzetto, come in The Past is Like a Funeral o la prima parte di The Entrance to the Spheres of Mars, dove i Behemoth si dimostrano ancora quei ragazzetti che abbiamo trovato in Sventevith o Grom, "solo" con un batterista clamoroso in più. Curiosa anche la chiusura dell’album, che viene alternata ad una sequela di rapide tracce silenziose (cinquantacinque) per arrivare a chiudere con l’album che, una volta inserito nel lettore, dia un totale di sessantasei tracce, giusto per -come dichiarato dallo stesso Nergal in un’intervista- far chiedere alla gente ed ai fan cosa diavolo gli passasse per la testa di fare un disco con 66 pezzi.

Pandemonic Incantations è il primo passo della polarizzazione dei Behemoth verso il blackened death metal. Stiamo parlando di un disco che possiede un enorme fascino all’ascolto e che è assolutamente da riscoprire, fin troppe volte messo in ombra dai successivi fasti della band. Non ci sarà la tecnica e la violenza di alcuni degli LP pubblicati negli anni duemila, né sarà un disco black puro al cento per cento, ma è un chiaro esempio di quanto Nergal già fosse un artista in continua evoluzione e senza alcuna intenzione di stagnare su un singolo genere. Già solo a vent’anni, con due dischi alle spalle, aveva le idee ben chiare di quello che la sua creatura sarebbe dovuta diventare. Un anno dopo uscirà Satanica e ci sarà la definitiva consacrazione del genere nascente, spianando la strada per altri dischi di ottimo livello, senza mai fallire, pur osando moltissimo. La storia passa anche da qui, se volete conoscere il percorso magnificente della band da Sventevith sino all’attuale ultima opera (difficile definirla in altro modo) di The Satanist, allora Pandemonic Incantations è un album che va riscoperto assolutamente e che deve essere rivalutato dopo troppi anni trascorsi all’ombra dei suoi successori. Se siete in attesa di scoprire quale sarà l’ulteriore passo avanti del Behemoth, un buon modo d’ingannare il tempo è proprio quello di riprendere in mano questo album, giusto per comprendere meglio l’ideologia ed il genio di Nergal, già vivido e scoppiettante vent’anni or sono.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
86.07 su 13 voti [ VOTA]
Ezio
Sabato 21 Luglio 2018, 12.49.02
4
Concordo con la recensione, certo non inventa nulla nella genere ma resta comunque un bel album, un po'sottovalutato visto che per me non ha nulla da invidiare al black che fanno i norvegesi voto 80
Morlock
Sabato 22 Aprile 2017, 20.39.10
3
Premessa la mia spudorata adorazione verso la band,condivido che questo sia il disco del cambiamento....ciò non toglie che il suo 85 se lo becca!!
Pacino
Sabato 22 Aprile 2017, 14.32.55
2
l'album da cui inizia l'evoluzione della band, io li apprezzo in quasi tutte le loro forme, tra le punte di diamante dell'estremo degli ultimi 20 anni in Europa! voto 81
Doom
Sabato 22 Aprile 2017, 10.12.04
1
Questo e' forse uno di quelli che ho ascoltato meno di loro. Ma per me rimane un buonissimo album Black/Death di una band in mutazione dagli esordi Black..Contiene qualche pezzo veramente notevole a fronte della solita furia che era soliti accompagnarli nei primi ( ma nn solo) anni di carriera..fondamentale l'apporto di Inferno sotto questo punto di vista.. Sicuramente da recuperare per che non lo conosce. 8 anche per me..Adesso pero' aspetto And the forest dream eternally..il mio preferito dei primi polacchi. Pure Evil and hate.
INFORMAZIONI
1998
Solstitium Records
Death / Black
Tracklist
1. Diableria (The Great Introduction)
2. The Thousand Plagues I Witness
3. Satan’s Sword (I Have Become)
4. In Thy Pandemaeternum
5. Driven by the Five-Winged Star
6. The Past Is Like Funeral
7. The Entrance to the Spheres of Mars
8. With Spell of Inferno (Mephisto)
9. Chawala Mordercom Wojciecha
Line Up
Adam "Nergal" Darski (Voce, Chitarra)
Mefisto (Basso)
Zbigniew Robert "Inferno" Prominski (Batteria)
 
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