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Artificial Brain - Infrared Horizon
24/04/2017
( 975 letture )
Con alle spalle un esordio che fece subito innamorare gli amanti del death metal più tecnico, folle e claustrofobico, quel Labyrinth Constellation rilasciato nel 2014, gli Artificial Brain tornano creando aspettative piuttosto alte con il nuovo Infrared Horizon. Ad occuparsi di questa uscita, non ci stupisce che sia la Profound Lore Records, che a quanto pare nutre una certo interesse per realtà così “particolari”, basti pensare all’esordio dei canadesi Chthe’ilist o ai più noti Portal.

Durante i tre anni di silenzio del gruppo, Labyrinth Constellation ha continuato a girare nei lettori degli appassionati, riuscendo ad incuriosire sempre più ascoltatori, che una volta entranti nel distorto mondo dei musicisti, non è più riuscito ad uscirne. La qualità dei brani, e quindi le capacità di songwriting del gruppo, erano evidenti fin da subito, e l’attesa per questo nuovo capitolo è impennata non appena è stato messa in giro la titletrack. Restano, ovviamente, le lezioni impartite da Gorguts, Demilich e Deathspell Omega, ma è evidente da subito che i nostri siano intenzionati a dare una forma, ed un colore, alla proposta ancora più personale. Per entrare meglio nel discorso è bene precisare che si tratta di un concept che pur trattando di un argomento piuttosto usato in campo fantascientifico, suscita sempre grande curiosità:

[…] dealing with the concept of a dystopian future in which robots and cyborgs have outlived human beings. Robots and Cyborgs who believe themselves to be not of creation of the long extinct humans but a more perfect evolution of them. The scenarios take place all over outer space and on unnamed planets (not necessarily Earth).

Insomma, il robot che vive, pensa e prova emozioni. Tutti i testi sono infatti paragonabili a brevissimi racconti di fantascienza belli da leggere e coinvolgenti, con alcuni che sembrano essere ispirati alle opere di Asimov e di Rudy Rucker (autore della tetralogia “Ciclo del Ware”). Questa piccola precisazione sul concept ed i testi diviene quindi importante per avere un’idea un po’ più chiara sulle scelte stilistiche del gruppo.

Gli Artificial Brain infatti, pur essendo sicuramente estremi debitori dei gruppi citati, arricchiscono e personalizzano il tutto con l’utilizzo della melodia, elemento che in contesti così complessi e dissonanti viene difficile da incastrare a dovere. Tutto il lavoro è costantemente pervaso da un alone di malinconia piuttosto marcato, che si va naturalmente a mischiare con la valanga di tempi distorti e soluzioni ed intrecci claustrofobici. Non esageriamo nel dire che questo disco potrebbe risultare, per alcuni, più “pesante” e complesso dell’ultimo Gorguts. I nostri infatti, anche rispetto al primo lavoro, aumentano il senso di disturbo, di caos, di claustrofobia e di schizofrenia andando a creare dei brani apparentemente privi di una struttura logica, inserendo sempre più dissonanze con diverse tracce di chitarra a cui si aggiunge l’onnipresente lavoro del basso, grande protagonista anche in questa uscita. C’è poi il lavoro della batteria, che detta cambi di tempo continuamente passando da blast beat furiosi ad attimi leggermente più controllati che danno al disco un vago senso logico. A coronare il tutto, ci sono le voci, un continuo alternarsi di growl d’ogni tipo e scream che rendono il lavoro complessivo ancora più schizofrenico ed imprevedibile: e l’imprevedibilità è tra i fattori che più potrebbero appesantire l’ascolto anche dei più allenati. Tenete a mente che si tratta di un disco di circa cinquanta minuti in cui viene veramente difficile trovare un senso logico al tutto. Non si parla di un disco a caso, ma scordatevi assolutamente strutture semplici ed immediate. L’assurdo, è che queste scelte stilistiche, non solo si adattano al concept, ma funzionano; i brani sono infatti trascinanti, offrono momenti davvero interessanti come gli arpeggi melodici di Floating in Delirium e Synthesized Instinct, la splendida e più atmosferica Mist Like Mercury o le più “lente” Vacant Explorer e Anchored to the Inlayed Arc. Per quanto ad un primo impatto possa sembrare tutto confuso, con il passare degli ascolti e paragonandolo al debutto, Infrared Horizon è un lavoro più coeso e unito nonostante la quantità di soluzioni presenti. A favorire questo senso di coesione c’è anche l’ottima produzione di Colin Marston, che ne siamo certi, si sarà divertito un mondo nell’occuparsi di quest’uscita.

Infrared Horizon non è quindi un album facile per tutti, ma rientra in quella categoria di album che affascina e che cattura nonostante la sua complessità. L’opera degli Artificial Brain, proprio come i celebri R. Giskard e R. Daneel Olivaw di Asimov, quelli che sembrano dei robot freddi nella loro perfezione, si rivelano essere più veri di quanto sembrino, riuscendo ad avere un’anima ed una personalità.

Giskard tacque per sempre.
Daneel si alzò.
Era solo...



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
99 su 1 voti [ VOTA]
Tatore
Giovedì 27 Aprile 2017, 14.19.57
3
Magari c'è qualcosina di personale, ma di death così mi basta e mi avanza quello dei Gorguts e degli Ulcerate...non è che (per me) sia roba da tutti i giorni
MetalNeverDIE!
Mercoledì 26 Aprile 2017, 22.18.24
2
Questo è un mattone da digerire... già l'esordio non era una passeggiata, ma quì siamo al limite della musicalità, un death tecnico dissonante, quasi peggio dei Gorguts(che apprezzo moltissimo non fraintendetemi). Per ora è un 8 pieno, però spero che tutta questa ricerca di un suono più personale non gli faccia fare il passo più lungo della gamba.
Doom
Lunedì 24 Aprile 2017, 14.57.37
1
D'accordo con Marco. Album davvero bello e notevole...Ovviamente anche contorto e non può essere altrimenti viste le influenze citate. Comunque come giustamente segnalato loro ci mettono del loro. Non mi sorprende che la Profound abbia puntato su di loro. Concordo con il voto.
INFORMAZIONI
2017
Profound Lore Records
Technical Death Metal
Tracklist
1. Floating in Delirium
2. Synthesized Instinct
3. Static Shattering
4. Estranged from Orbit
5. Infrared Horizon
6. Anchored to the Inlayed Arc
7. Mist like Mercury
8. Vacant Explorer
9. Graveyard of Lightless Planets
10. Ash Eclipse
Line Up
Will (Voce)
Jon Locastro (Chitarra)
Dan Gargiulo (Chitarra, Voce)
Samuel Smith (Basso, Voce)
Keith Abrami (Batteria, Voce)
 
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