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Avatar - Feathers & Flesh
24/04/2017
( 1482 letture )
Gli Avatar non finiscono mai di stupire. Saliti alla ribalta negli ultimi anni grazie ad album sempre più interessanti e di valore, nonché per esibizioni live del tutto originali e particolari, sono ora giunti al sesto disco in dieci anni, ed ovviamente non si tratta di un disco “normale”. Feathers & Flesh è infatti un concept album, il primo per la band originaria di Göteborg, ispirato nientedimeno che dalle opere dello scrittore francese vissuto nel corso del XVII secolo Jean de La Fontaine, celebre per le sue favole moraliste. In Feathers & Flesh gli Avatar raccontano una storia dalla trama molto singolare e che non risulta immediata da comprendere, ma che si può brevemente riassumere in questi termini: il protagonista è un gufo, animale notturno, ed il suo intento è quello di evitare il sorgere del sole. Per farlo combatte contro il mondo intero, mettendo in luce tratti comportamentali e caratteristiche tipiche degli esseri umani. Lo stesso si può estrapolare dalle altre creature presenti nella storia, per arrivare ad un finale in cui, a detta del singer Johannes Eckerström, dovremmo riuscire ad apprendere una qualche sorta di insegnamento. Feathers & Flesh è dunque ben più di un semplice album musicale, è una vera e propria opera artistica frutto del genio compositivo e narrativo della band svedese. Registrato tra la fine del 2015 ed i primi mesi del 2016 in tre studi di registrazione diversi (in Germania, Finlandia e Svezia), con la supervisione della nota produttrice Sylvia Massy (Tool, Red Hot Chili Peppers, System of a Down, Johnny Cash e non solo), l’album vede la luce il 13 maggio 2016, pubblicato dall’etichetta canadese Entertainment One -la stessa del precedente Hail the Apocalypse- per il mercato americano e dalla Another Century per quello europeo e fin da subito viene ottimamente accolto da critica e pubblico, considerato quasi all’unanimità come il lavoro più magniloquente, sfarzoso ed in grande stile realizzato dagli Avatar.

Di certo, a Eckerström e compagni, l’inventiva e l’originalità non mancano. Nei 63 minuti di Feathers & Flesh è del tutto impossibile individuare uno stile o un genere preponderante per poter classificare, anche solo a grandi linee, l’album o più in generale il genere di appartenenza degli attuali Avatar. Nati come band melodic death metal, e accostati sempre più negli ultimi anni a generi come alternative e nu metal, gli Avatar di Feathers & Flesh hanno la grande capacità di spaziare con un’incredibile naturalezza tra i generi più diversi e più disparati: da una canzone all’altra si passa facilmente dall’heavy al thrash, dall’alternative all’industrial, dal power al melodic death, dal groove all’epic e così via. Per non parlare delle innumerevoli influenze che emergono ad ogni ascolto: dai Rammstein a King Diamond, dai System of a Down agli Strapping Young Lad, dai Black Label Society a Les Claypool. Insomma, abbiamo capito che è impossibile inquadrare questo disco in una sola categoria, e l’unico modo per comprenderlo e apprezzarne ogni spunto è lasciarsi trasportare dalla genialità -e certe volte dall’assurdità- di queste composizioni facendo finta che tutto il resto non esista.
La breve intro intitolata Regret è strettamente connessa al primo brano, House of Eternal Hunt. Power a tinte epiche e melodic death alla Children of Bodom sono la ricetta ideale per una partenza di tutto rispetto, in cui la voce di Eckerström è già protagonista, con la sua innata capacità di spaziare da registri più aggressivi ad altri più melodici e delicati. Viene qui introdotta la figura del gufo, definito da Eckerström come “il predatore che domina il cielo”. The Eagle Has Landed è con tutta probabilità l’episodio più curioso dell’intero disco; il metal “circense” degli Avatar esplode qui in tutte le sue potenzialità, grazie ai ritmi cadenzati di basso e batteria che dettano le linee guida per le frizzanti chitarre di Tim Öhrström e Jonas “Kungen” Jarlsby. La voce teatrale e sempre più eclettica di Johannes Eckerström non è che la ciliegina sulla torta di quello che senza alcun timore possiamo considerare come il brano migliore e più efficace del disco. Assolutamente consigliata la visione del videoclip ufficiale realizzato dalla band per promuovere l’album, utile anche per capire meglio la particolare storia qui narrata. La più “normale” New Land ci fa ritornare in un certo senso coi piedi per terra, dato che non presenta guizzi troppo fuori dagli schemi. Cosa che fa invece la successiva Tooth, Beak & Claw, coi suoi velocissimi riff “a elica” ed un’interpretazione vocale che ricorda in certi punti la tipica voce acuta e tagliente di King Diamond. Non per niente lo stesso Eckerström ha descritto questo brano come “una gang di surfisti zombie che cavalcano le onde dell’Ade”. Come se tutto ciò già non bastasse, ecco arrivare la canzone folle alla System of a Down: For the Swarm. Meno di due minuti, ma quantomai efficaci per farci capire di cosa sono capaci i Nostri. A questa segue l’unica ballad contenuta nel disco, intitolata Fiddler’s Farewell. L’atmosfera è pesante e malinconica, la voce, ben accompagnata dalla blanda sezione strumentale, ci fa intuire tutta la tragicità del momento. Ma non c’è tempo per abbandonarsi alla desolazione, One More Hill ci riporta in men che non si dica nell’occhio del ciclone, nel cuore della battaglia. E gli Avatar ce lo raccontano come se fossero gli Strapping Young Lad, toccando territori praticamente industrial metal, ma anche per certi versi molto vicini all’heavy (nei ritornelli) ed al thrash. L’oscurità si fa sempre più nera ed è l’heavy/doom di Black Waters a rendercelo noto. Il brano ci porta molto lentamente ad un altro episodio sopra le righe: Night Never Ending, che può essere accostato a The Eagle Has Landed per l’aspetto teatrale dell’esecuzione, ma che in fondo non è accostabile a nessun genere in particolare. Ricordate il precedente riferimento a Les Claypool? Un accostamento scomodo, forse inadeguato a prima vista, ma provate ad ascoltare le linee di basso in Pray the Sun Away e poi giudicate voi stessi. Il brano, che spazia tra groove metal e funk/alternative/nu metal, ha un impatto senz’altro notevole e contribuisce a far emergere i tratti più stranianti della musica degli Avatar. In When the Snow Lies Red sono ancora gli Strapping Young Lad (ed in particolare l’album The New Black) a venir fuori, perlomeno nelle parti aggressive; il pezzo è dei migliori e la tensione alle stelle. Quasi un peccato che il brano sia posto così in fondo, ma il bello di questo lavoro è proprio il ritrovarsi ad ascoltare quattordici pezzi tra loro così diversi senza che ce ne sia nemmeno uno capace di farci diminuire l’interesse. Raven Wine è uno dei pezzi più sperimentali, tra folk/death alla Ensiferum e nu metal per intenderci, e ci porta dritti al gran finale dell’album, ovvero l’outro Sky Burial, un epitaffio epico-sinfonico che non potrebbe concludere meglio la storia di Feathers & Flesh.
La deluxe edition del disco contiene altre due tracce, estranee al contesto dell’album e per questo non meritevoli della stessa attenzione.

Una volta concluso l’ascolto e dopo aver approfondito ogni singolo brano, sono doverose alcune considerazioni. Innanzitutto, è vero che questo è uno degli album più elaborati ed impegnativi che gli Avatar abbiano mai composto, ed altrettanto vero che rispetto al passato è innegabile -nonché inevitabile- che ci sia stata una certa crescita dal punto di vista della maturità artistica. A livello di prestazioni abbiamo a che fare con delle vere macchine da guerra, capaci di rendere al meglio in ogni contesto di genere e stile proposto. Ma a ciò fa eco l’aspetto negativo riguardante la fruibilità del prodotto. Questa è una critica che non tutti potranno condividere, ma che per molti rispecchia semplicemente la realtà delle cose. Il concept è senz’altro interessante e desta in noi una certa curiosità, ma non è per niente facile immergersi appieno nelle trame del disco senza una migliore spiegazione di quanto accade da un brano all’altro, dell’evolversi della trama, in poche parole. Ovvio, esistono i booklet ed esistono i testi in esso contenuti (anche se bisogna dire che il booklet dell’edizione deluxe effettivamente ne è priva), o comunque oggigiorno non è impossibile risalire a tutte le informazioni necessarie, ma ciò che tra le altre cose emerge dall’ascolto del disco è la sua disomogeneità, resa evidente dal fatto che non esista un genere comune a nessun brano qui presente. Anche a lungo andare, è complicato riuscire ad entrare del tutto nelle corde del disco, mentre è cosa assai più facile rischiare di perdere il filo, quel trait d’union che purtroppo gli Avatar non sono stati in grado di tracciare. A parte questo, Feathers & Flesh rimane un lavoro incredibile ed imponente. Sarà complicato superarlo, ma se vorranno stupirci ancora gli Avatar saranno inevitabilmente chiamati a farlo.



VOTO RECENSORE
84
VOTO LETTORI
81.14 su 7 voti [ VOTA]
Macca
Venerdì 13 Luglio 2018, 17.31.18
3
Cazzo che album! Il precedente mi era piaciuto abbastanza ma senza entusiasmarmi, questo è veramente eccellente sotto tantissimi punti di vista: membri della band bravi senza fare i virtuosi, sound interessante e catchy palese risultato di molte influenze, songwriting mai banale e tante belle canzoni. Bravi davvero! Voto 80
enrico86
Giovedì 9 Novembre 2017, 15.00.48
2
Confermo quanto detto da metalshock: album grandioso, l'ennesimo
Metal Shock
Lunedì 29 Maggio 2017, 11.15.30
1
Dopo averla aspettata per mesi non avevo neanche notato questa recensione. Disco capolavoro!!! Originale, suonato e cantato da Dio, canzoni fenomenali e sempre coinvolgenti, uno stile unico ed inimitabile. Sinceramente sento tante persone dire che le band di una volta erano meglio, ecco gli Avatar sono uno di quei gruppi che oggi dovrebbero avere una fama mondiale ed invece pochi li cagano. Voto da 95, per me uno degli album, se non l'ALBUM dello scorso anno.
INFORMAZIONI
2016
Another Century
Inclassificabile
Tracklist
1. Regret
2. House of Eternal Hunt
3. The Eagle Has Landed
4. New Land
5. Tooth, Beak & Claw
6. For the Swarm
7. Fiddler’s Farewell
8. One More Hill
9. Black Waters
10. Night Never Ending
11. Pray the Sun Away
12. When the Snow Lies Red
13. Raven Wine
14. Sky Burial
15. I’ve Got Something in My Front Pocket for You (South Park theme, Bonus track deluxe edition)
16. Det är alldeles försent (Bonus track deluxe edition)
Line Up
Johannes Eckerström (Voce)
Tim Öhrström (Chitarra, Cori)
Jonas “Kungen” Jarlsby (Chitarra)
Henrik Sandelin (Basso, Cori)
John Alfredsson (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Sofie Peters (Cori nelle tracce 1, 4, 10, 14)
Marie Eckerström (Cori nelle tracce 1, 4, 10, 14)
Aron Parmerud (Cori nelle tracce 1, 4, 10, 14)
Adam Alfredsson (Cori nelle tracce 1, 4, 10, 14)
Marcus Bertilsson (Dilruba nelle tracce 4, 13)
Emma Cederberg (Cori nelle tracce 1, 4, 10, 14)
Anders Pihl (Organo nelle tracce 1, 14)
Ida Eckerström (Cori nelle tracce 1, 4, 10, 14)
Anders Karlsson (Cori nelle tracce 1, 4, 10, 14)
 
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