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Scuorn - Parthenope
25/04/2017
( 1829 letture )
La cosiddetta canzone napoletana -se ci spingiamo oltre le facili assimilazioni con la più recente temperie neomelodica- muove i suoi primi passi attorno al XIII secolo, emergendo dunque al tempo dell’Università partenopea, istituita da Federico II di Svevia nel 1224. Questo afflato, fortemente radicato nella poesia e nel canto popolari, affluisce nella cosiddetta villanella alla napoletana, gradualmente messa da parte in favore dei ritmi della tarantella. Ed a dischiudersi -e, a un tempo, compiersi, potremmo dire- nell’alveo di una tale tradizione è l’esordio del progetto Scuorn, fautore di quello che viene denominato come Parthenopean Epic Black Metal. Sembrerebbe pretenzioso, o quantomeno bizzarro, introdurre in tal maniera un disco fondamentalmente black metal a carattere sinfonico, e, almeno per certi versi, aderente alla lezione di formazioni quali Emperor e Dimmu Borgir.

Una tale impresa non potrà inoltre che apparire a dir poco temeraria sapendo che sgorga dal guizzo creativo di un’unica mente, il mastermind Giulian, adoperatosi nella stesura di Parthenope sin dal 2008. La release si avvale inoltre della collaborazione di una personalità di spicco nella scena estrema tricolore quale Riccardo Studer (attivo con gli Stormlord), responsabile del comparto orchestrale del disco e si presenta alla fruizione dell’ascoltatore in una veste senz’altro di impatto: l’artwork raffigura una divinità -la dea Parthenope- dolcemente declinante il capo su un lato, dinanzi alla distruzione che il Vesuvio sta per abbattere sulla sua città. Ed è proprio in essa, quasi come ci trovassimo in spire di cenere e lapilli, che veniamo trasportati dalla maestosa ouverture strumentale Cenner’ e Fummo, che, tramite l’enfasi posta sui cori, ottoni ed archi, fa già presagire la ricchezza della componente sinfonica della release, del resto esaltata sin dalla opener Fra Ciel’ e Terr’. Nella traccia, difatti, un riffing serrato ed una sezione ritmica glaciale e netta si fondono magistralmente con la suggestiva conclusione a carattere maggiormente folkloristico.

Quest’ultima è caratterizzata da un elaborato arabesco affidato a mandolino e pianoforte ripercorrente, con intriganti variazioni sul tema, alcune delle soluzioni melodiche presenti nella composizione. Spicca inoltre, sin da qui, una ulteriore peculiarità del full-length, ovvero l’uso del dialetto napoletano, elemento radicante ancor di più la proposta di Giulian nel cuore pulsante della propria terra, volto a coglierne appieno il sottobosco magmatico nutrito di leggende e magia, ponendosi per altro in continuità con altre coraggiose realtà del panorama estremo nostrano quali, ad esempio, i siciliani Inchiuvatu.

Virgilio Mago, brano dedicato alla figura del famoso autore dell’Eneide -sepolto sulla collina di Posillipo e ben presto divenuto, quale vate e profeta, oggetto di culto per la popolazione- si sviluppa attraverso un riff ammiccante alla tarantella, accattivante e ricorsivo, ripreso dalla sontuosa orchestrazione e poi sottolineato da un semplice quando efficace solo chitarristico. La seguente Tarantella Nera, ondeggiante sempre sul crinale di armonizzazioni tratte dalla musica popolare, costituisce il brano più compatto ed oscuro sul platter ed è sorretto dalle indubbie doti canore di Giulian, qui impegnato in un growl sepolcrale ed a tratti sincopato, che sarà poi in grado di farsi grido disperato in Sanghe Amaro, brano dedicato alle persecuzioni dei cristiani messe in atto dall’imperatore Diocleziano. Il ritmo, sino ad adesso vorticoso, del full-length, è sospeso dalla strumentale e trasognata Averno, avente il piglio di una danza popolare e celebrante, celebrante il leggendario lago -tutt’ora esistente e sito nel comune di Pozzuoli- considerato anticamente, per via delle sue esalazioni tossiche -probabilmente dovute alla natura vulcanica del bacino- il varco dell’Ade. Tutto ciò è tematicamente legato, con indubbia eleganza, alla successiva Sibilla Cumana, in quanto il leggendario antro, tradizionalmente ritenuto residenza di tale figura, si trova proprio nei pressi dell’Averno. Sebbene Sepeithos ricalchi, rispetto alle tracce precedenti, strutture ampiamente rappresentante nel black sinfonico di tradizione nordica risultando dunque, per certi versi, meno peculiare, è comunque valorizzata da un songrwriting consapevole ed equilibrato.

L’acme creativo e lirico di Parthenope è rappresentano indubbiamente dalla titletrack, tematicamente imperniata sul XII canto dell’Odissea nel quale Ulisse e la sua valorosa ciurma affrontano il pericolo rappresentato dalle sirene che, avvincendo i mortali con il loro canto irresistibile ed obliterandone il raziocino, li conducevano a morte certa. Il pezzo è dischiuso da un’introduzione in pianoforte, che cede ben presto il passo ad un riff energico in tremolo, sostenuto dal lavorio vorticoso delle pelli, il tutto ammantato da una coltre orchestrale che si insinua nelle trame degli strumenti cordofoni senza mai risultare eccessivamente bombastica o pervasiva, sino al refrain, costituito da un’armonizzazione raffinata e, allo stesso tempo, catchy ed incisiva. La forma canzone è tuttavia a metà traccia ribaltata e messa a servizio della riproposizione in dialetto napoletano, di quella che possiamo considerare la scena madre del platter, nella quale Ulisse ordina ai propri uomini di porre della cera nelle orecchie, per non incappare nel pericolo rappresentato dal canto dalle sirene. L’eroe, spinto dalla proverbiale curiosità che il canto omerico gli attribuisce, decide tuttavia di farsi legare all’albero maestro dal fidato Polite per udire la voce di Parthenope. Ed è qui che l'ospite Diego Laino, dopo una parte iniziale interpretata da Giulian, dimostra pienamente la plasticità della propria ugola. riuscendo a veicolare la disperazione del protagonista dell’Odissea che pur avvertendo, essendo stato sedotto dal canto suadente delle sirene, l’incontenibile bisogno di abbandonarsi nelle acque del Mediterraneo per porre fine alla sua vita errante, viene trattenuto dalle funi, metafora onnicomprensiva della situazione dell’essere umano, creatura perennemente trattenuta dai precari lacciuoli del raziocinio sull’orlo di un abisso di passionalità dionisiaca. Il brano viene concluso, aderendo fedelmente al poema da cui trae ispirazione, con quello che può essere considerato il nucleo concettuale del platter intero: solo conoscenza, consapevolezza e sapere rendono l’uomo realmente libero, solo e soltanto mediante il guizzo del proprio intelletto si può oltrepassare quella soglia tra natura e cultura sottraendosi ai capricci della natura e delle divinità. Del resto Parthenope è esso stesso una ammirevole operazione volta a riscattare quella dignità culturale troppo spesso pregiudizialmente disconosciuta della terra natia degli Scuorn, quella Napoli ricca di stridenti contraddizioni ma vantante un passato rigoglioso ed un presente arduo quanto ricco di fermenti.

Parthenope dunque, pur non essendo un disco particolarmente rivoluzionario nelle scelte stilistiche e nelle soluzioni di volta in volta utilizzate, merita, tanto per la scrittura raffinata ed avvincente quanto per l’impeccabile sintesi delle varie anime del sound, sempre conseguita senza sbavature, l’attenzione di qualsiasi appassionato di black. Oltre a ciò la release conquisterà sicuramente il cuore di quanti riusciranno ad orientarsi e dilettarsi nella fitta trama di citazioni e riferimenti mai fini a se stessi bensì perfettamente funzionali nell’architettura generale del platter.



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
82.08 su 25 voti [ VOTA]
Stagger Lee
Lunedì 4 Settembre 2017, 23.48.29
16
per me un album bellissimo, davvero complimenti a Giulian. 90 secco!
mandica
Mercoledì 9 Agosto 2017, 18.29.32
15
Il cantato in Napoletano rende il tutto ancora più bello e lega profondamente il sound alla vena folkloristica della musica. Bravi Scuorn. Finalmente VOTO 80
tino
Venerdì 5 Maggio 2017, 12.43.32
14
il napoletano in scream sembra dialetto bavarese, è un tipo di voce che sterilizza purtroppo tutto quindi perde fascino
Il Marchese Del Grillo
Venerdì 5 Maggio 2017, 11.59.30
13
Questi disco lo devo assolutamente sentire!!!
Gennaro
Lunedì 1 Maggio 2017, 20.23.39
12
Per me sono nu scuorn nel vero senso della parola.
Michele
Sabato 29 Aprile 2017, 12.20.27
11
Disco suonato e prodotto molto bene. Secondo me avrebbe potuto osare un po' di più. Alla fine, anche se in alcuni punti si respira davvero l'atmosfera mediterranea, per la maggior parte del tempo sembra di ascoltare un clone molto bello dei Dimmu Borgir. Per me è un 75
Alberto
Venerdì 28 Aprile 2017, 15.30.17
10
@dorian gray che male c'è nel cantare in napoletano? sopratutto vista la linea data al progetto? io trovo molto più ridicoli i gruppi black metal italiani che scimmiottano quelli scandinavi..
dorian gray
Giovedì 27 Aprile 2017, 9.44.00
9
ma per carità,black cantato in napoletano..........ma che vada a lavorare lo scuorn,ma dimmi tè che roba.a casa,direttamente e senza passare dal via!
enry
Mercoledì 26 Aprile 2017, 19.00.49
8
In sintonia con la recensione, ottimo debutto e voto meritato.
Max
Mercoledì 26 Aprile 2017, 14.53.34
7
Ottimo debutto!
Vittorio
Mercoledì 26 Aprile 2017, 9.56.18
6
Ne ho sentito parlare molto bene. Bravi Scuorn ed altri (ex Delirium X Tremens): infatti mii chiedo, perché dobbiamo scimmiottare le band scandinave, quando abbiamo tanto folklore locale di cui parlare?
d.r.i.
Mercoledì 26 Aprile 2017, 8.32.11
5
Bello, alcune cose davvero valide. Sulla parte puramente black però leggermente monotono, non più di 75 per me.
Tatore77
Martedì 25 Aprile 2017, 23.42.48
4
Bellissimo! Io però, essendo di parte(nopeo), alzo il voto di 5 punti
ObscureSolstice
Martedì 25 Aprile 2017, 22.52.43
3
E pensare che "Scuorn" mi suonava come offesa
duke
Martedì 25 Aprile 2017, 21.52.51
2
c'e' anche gigi d'alessio special guest?
Doom
Martedì 25 Aprile 2017, 21.14.22
1
Bello bello bello! Ancora una dimostrazione di quanto in Italia abbiamo artisti e band valide e ambiziose che nulla hanno da invidiare ai colleghi esteri. L'album e' nel complesso che mostra il suo fascino e ogni pezzo e' davvero buono non presentando riempitivi o episodi piu deboli. Dopo i Selvans finalmente un artista che con personalità esce fuori alla grande. Anche se Scuorn secondo me e' piu spostato sul SymphoBlack. Voto giusto
INFORMAZIONI
2017
Dusktone
Black
Tracklist
1. Cenner’ e Fummo
2. Fra Ciel’ e Terr’
3. Virgilio Mago
4. Tarantella Nera
5. Sanghe Amaro
6. Averno
7. Sibilla Cumana
8. Sepeithos
9. Parthenope
10. Megaride
Line Up
Giulian (Voce, Tutti gli strumenti)

Musicisti Ospiti:
Diego Laino (Voce)
Tina Gagliotta (Voce)
Libero Verardi (Voce)
Daniele "Ogre" Cristiano (Voce)
Marco "Wolf" Lauro (Chitarra)
 
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