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U.K. - U.K.
29/04/2017
( 593 letture )
Correva l’anno 1977 quando John Wetton (ex bassista e cantante di King Crimson, Roxy Music e Uriah Heep) e Haddy Jobson (polistrumentista ex Roxy Music e Frank Zappa) conosciutisi nelle file dei Roxy Music, decisero di creare un progetto inedito che prese il nome di U.K. . Wetton contattò Bill Bruford con cui aveva condiviso la sezione ritmica nelle fila dei King Crimson in tre dei migliori album prodotti dalla band capitana da Fripp e Bruford a sua volta portò in squadra Allan Holdsworth, con il quale proprio in quel periodo stava collaborando al primo lavoro solista intitolato Feels Good to Me. Questo super gruppo purtroppo riuscì a creare solamente questo album in studio prima che Bruford e Holdsworth lasciassero per dedicarsi ad altri progetti. L’anno successivo produssero comunque un nuovo disco arruolando Terry Bozzio alla batteria appena uscito dalla band di Frank Zappa, andandosi poi a sciogliere definitivamente l’anno successivo.

Il genere proposto proviene sostanzialmente da due matrici, quella progressiva e quella jazz rock, che vengono miscelate in un composto sperimentale che lascia stupiti per l’assoluta unicità. Le influenze presenti sono innumerevoli, ma pur riconducendo alcune scelte a sonorità provenienti dalle passate esperienze dei membri della band il prodotto finale possiede una personalità a sé, che lo contraddistingue in modo univoco. L’artwork è molto semplice e non presenta particolarità rilevanti a livello grafico, ma è importante parlarne per il significato intrinseco che lascia trasparire, peraltro in modo molto netto, che stiamo andando ad ascoltare un progetto formato da quattro musicisti dalle personalità molto spiccate e non di un gruppo dove esistono prime linee e gregari, anche se i brani sono praticamente tutti composti dalla coppia fondatrice.
Già dai primi secondi abbiamo già la percezione abbastanza chiara di cosa ci aspetta grazie al 7/4 imbastito da Wetton e soci nell’intro di In The Dead of Night. Oltre alla qualità generale del brano va sottolineato il particolarissimo gioco ritmico creato dai sintetizzatori che mantengono una linea “dritta” mentre gli altri strumenti vi danzano intorno imbastendo un caleidoscopio di intrecci ritmici. Si prosegue con By the Light of Day che presenta un contrasto fortissimo tra l’atmosfera psichedelica ed ipnotica delle tastiere e la delicatezza del cantato, che donano sensazioni assolutamente bipolari all’ascoltatore. I sintetizzatori di Jobson ci accompagnano verso Presto Vivace and Reprise, brano complessissimo e dalla chiarissima ispirazione Zappiana che sfocia nel reprise di In the Dead of Night in cui vengono anche inseriti piccoli frammenti di By the Light of Day. Una atmosfera pienamente space rock ci introduce in Thirty Years, brano che chiude il primo lato del disco, dove Wetton ci regala una prova vocale molto suggestiva. Essendo uno dei brani più lunghi dell’album la componente progressiva raggiunge uno dei picchi massimi in un dedalo di parti estremamente complesse colme di tempi composti e contrappunti, senza perdere mai la costante linea melodica. Il secondo lato di U.K. si apre con Alaska, brano strumentale da principio psichedelico che successivamente sfocia in un susseguirsi di virtuosismi di altissima scuola. Senza soluzione di continuità si approda in Time to Kill, brano dall’intenzione fortemente in contrasto con il precedente. Oltre all’armonioso cantato che dona un andamento più orecchiabile, anche la ritmica, pur essendo chiaramente dispari, risulta più lineare e di facile comprensione. Nevermore è l’unico brano del disco dove appare il nome Holdswort tra i compositori e difatti si percepisce uno stile differente dagli altri e troviamo diversi dettegli che rimandano allo stile compositivo tipico del chitarrista britannico. Il brano è semistrumentale e rispetto agli altri ha una componente fusion molto più nitida che lascia molto poco spazio a quella progressiva. U.K. chiude con Mental Medication, brano forse meno appariscente di altri ma probabilmente si tratta del più complesso dell’album sia a livello tecnico che armonico. Già nei cambi di accordi iniziali si percepiscono armonie assolutamente non comuni e di elevatissima complessità. Il tutto è condito con parti cantate molto delicate che distendono molto l’atmosfera, bilanciando il brano e rendendolo meno ostico all’ascolto.

U.K. è un disco a cui si fatica a trovare difetti, c’è melodia, tecnica, sperimentazione, coesione e lirismo. Purtroppo parliamo di un grandissimo capolavoro che ha avuto la sfortuna di nascere da un side project in un periodo dove il progressive era uscito dalla cultura di massa, condizione che lo rilega a disco di nicchia che a volte si rischia di dimenticare. Una nota di merito va data questo grandissimo quartetto per essere riuscito a produrre musica estremamente complessa e ciò nonostante pienamente fruibile anche da chi non è troppo avvezzo al genere. In sintesi, disco non imprescindibile dal punto di vista storico ma di grandissimo valore preso a sé.



VOTO RECENSORE
92
VOTO LETTORI
93 su 4 voti [ VOTA]
Aceshigh
Martedì 23 Gennaio 2018, 20.37.12
5
Grandissimo album! Gioiello nascosto. Uscito in un periodo critico per il prog rock ne rappresenta un vero e proprio colpo di coda. Spesso sconfinante nella fusion (d'altra parte era ovvio con il grandissimo Holdsworth in formazione) merita assolutamente di essere riscoperto. 4 signori musicisti: a me poi qui in particolare fa morire Bruford. Voto 90
therox68
Martedì 2 Maggio 2017, 0.21.53
4
Bravissimo Francesco, il post che avrei voluto scrivere verteva proprio sulle considerazioni finali che hai giustamente fatto sul periodo storico e sul valore assoluto e relativo di questo bellissimo disco. Fa piacere che una persona ancora giovane come te ne capisca così tanto a proposito di musica nella quale non ci si imbatte per caso tanto è popolare.
Zess
Domenica 30 Aprile 2017, 17.10.19
3
Disconissimo.
Rob Fleming
Sabato 29 Aprile 2017, 16.50.02
2
Quando i super-gruppi lo erano veramente. In questo caso la matrice King Crimson, mi pare, predomini sul resto. In the dead of night, forse, è la più bella. Time to kill è la più emblematica dove il lirismo di Wetton si sposa alla perfezione con il tecnicismo di Holdsworth. Ma ogni brano meriterebbe un approfondimento a sé. Bellissimo.85
Hard & heavy
Sabato 29 Aprile 2017, 16.15.00
1
capolavoro di album con dei musicisti stellari, voto 95/100.
INFORMAZIONI
1978
E.G. Records
Prog Rock
Tracklist
1. In the Dead of Night
2. By the Light of Day
3. Presto Vivace and Reprise
4. Thirty Years
5. Alaska
6. Time to Kill
7. Nevermore
8. Mental Medication
Line Up
John Wetton (Basso, Voce)
Allan Holdsworth (Chitarra)
Eddie Jobson (Violino, Tastiere)
Bill Bruford (Batteria, Percussioni)
 
RECENSIONI
 
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