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Alannah Myles - Alannah Myles
30/04/2017
( 750 letture )
Fu letteralmente un fulmine a ciel sereno. Bastò un video, passato in rotazione costante grazie ai buoni uffici della allora potentissima Atlantic Records, in realtà molto semplice, per metà di ambientazione vagamente western, per l’altra metà ripreso direttamente dal vivo, a lanciare la carriera di una nuova artista, che nel giro di quei quattro minuti e mezzo, conquistò il cuore di una intera generazione e ancora oggi viene ricordata come una delle più intriganti mai apparse alla ribalta. Una cascata di riccioli neri, due occhi verdi chiari e penetranti, una bellezza evidente e certamente esaltata ad arte per il pubblico, ma soprattutto una voce che non si dimentica: roca, sensuale, vellutata e tagliente al tempo stesso, capace di una ottima estensione e di grandi qualità da interprete. Una voce da donna vera, non da paperetta insulsa, piena di grinta e di vita: una voce da rocker. Insomma, una vera e propria bomba pronta ad esplodere, grazie ad un repertorio rodato e scritto in gran parte dalla stessa cantante, assieme al chitarrista e compositore Christopher Ward, session man e musicista di studio, che decise di stringere con lei un sodalizio artistico, intuendone l’enorme potenziale.
Alannah Myles, nata Byles, è la figlia “d’arte” di uno dei più grandi produttori televisivi canadesi e sin dall’età di nove anni decise che la sua vita sarebbe stata dedicata allo spettacolo, tanto che già a dodici anni debuttò dal vivo al Kiwanis Music Festival di Toronto. Intrapresa una carriera televisiva che le fruttò anche parti da protagonista, cambiò il proprio cognome a diciannove anni in Myles per non vivere nell’ombra del padre. La svolta, però, avvenne quando conobbe Ward e, con lui, fondò una propria band, che finalmente ottenne un contratto con la Atlantic nel 1987 e, assieme al produttore David Tyson, arrivò al debutto omonimo nel maggio del 1989.

Come facile intuire, guardando i video e le foto tratte dall’album, l’immagine della Myles fu subito il centro attorno al quale fu costruito il successo del debutto. D’altra parte, il potenziale è evidente e la cantante avendo un passato da attrice era ben conosciuta in patria, quindi l’attenzione su di lei era in qualche modo scontata. Eppure, per una volta, non è solo all’immagine che si deve il successo di questa artista: parliamo come detto di una persona che ha votato la propria vita alla carriera artistica, capace di scrivere e interpretare i propri brani e dotata di natura di una voce capace di fare la differenza e che arrivava al debutto discografico a trentun anni, matura nell’età quanto nelle proprie qualità canore. Il sodalizio con Ward, musicista e songwriter esperto, diede alla musica della Myles un’ulteriore spinta per raggiungere quei livelli necessari all’ottenimento di un contratto major. Parliamo di un rock assolutamente in linea con le esigenze dell’epoca, siamo sempre nel 1989 e l’AOR domina sovrano nelle classifiche; dovendo fare un parallelo, forse l’artista che per primo viene in mente di coinvolgere è il connazionale Bryan Adams. Musica rock nel midollo, con anche spinte blues e western, sempre molto attenta al dialogo col pop e con chitarre ampiamente addomesticate, ma libere di giocare il proprio ruolo, specie nei brillanti assolo, senza dimenticare gli indispensabili tappetoni di tastiera ad esaltare le sonorità e smussare gli angoli, per arrangiamenti tutto sommato semplici e muscolari, ma di grande cura. Non secondari in questo senso gli innesti di armonie nei cori, qualche filtro qua e là per ricordarci che siamo sempre negli anni Ottanta ma, diciamolo, anche tanta voglia di spaccare e di suonare rock ad alti livelli, con una band assolutamente di primo ordine e musicisti di ottimo gusto: non secondari nell’economia dei brani risultano infatti il basso di Steve Webster e le tastiere suonate dallo stesso produttore David Tyson.
Il risultato sono dieci brani per dieci potenziali hit da classifica, poche cadute di tono, anche a fronte di qualche traccia meno sostanziosa, ma comunque ampiamente sostenuta dal carisma di Alannah Myles. In questo senso, il classico urlo iniziale in Still Got this Thing è il segnale che l’incantesimo è scoccato e non si può più tornare indietro. La canzone fu a suo tempo lanciata anche come singolo e basti vederne il video per rendersi conto di quanto poteva dare dal vivo questa cantante, assoluta padrona del palco e del pubblico, inguainata di pelle e borchie, a conferma dell’appartenenza al genere, ma altrettanto convincente anche con un paio di scarpette rosse. Il giro di chitarra doppiato dalle tastiere sulla strofa, la ritmica pulsante, l’assolo perfetto e la linea melodica vincente, con il valore aggiunto della voce e dell’interpretazione vocale della Myles gettano di peso l’ascoltatore nel disco, con una delle tracce più riuscite e convincenti. Primo singolo fu invece la seguente Love Is, con la sua ritmica funky e tutto il peso del brano caricato sulla voce di Alannah, salvo per l’appena accennata distorsione alla fine del refrain, subito rilanciato dai cori; a suo modo irresistibile, anche se decisamente più easy e poppeggiante nei suoni della batteria e vicino a sonorità che potrebbero ricordare gli INXS, altro gruppo di gran successo in quegli anni, con tanto di sezioni fiati nello special centrale e un video girato su un piccolo palco in uno scantinato, che conferma l’immagine vincente della cantante. Ma il colpo di grazia fu, come detto all’inizio, il singolo perfetto, quarto estratto e svolta vera nella carriera della cantante, la seguente Black Velvet. Ritmica di basso insistita, atmosfera western, chitarra acustica, poche note di organo all’occorrenza e la voce di Alannah a giganteggiare con una linea melodica perfetta e gli assoli blues a riempire. Brano e video indimenticabili, che fecero sfracelli nelle classifiche di tutto il mondo, raggiungendo anche la prima posizione negli USA e in Europa e fecero innamorare milioni di persone di quel pericoloso e sensuale slow southern style celebrato nel refrain e della sua interprete. Bersaglio polverizzato, più che centrato. Il resto dell’album è un’alternanza tra brani dall’anima rock come le scatenate Rock this Joint e If You Want to, la più pesante Kickstart My Heart, grande brano, aggressivo e praticamente hard rock, come anche Just One Kiss nuovamente guidato da una chitarra funky ma con tutt’altra veemenza ritmica e due splendide tracce come Lover of Mine, classica ballata strappacuori dannatamente efficace e la più articolata Who Loves You, altro highlight dell’album. Chiude l’album l’acustica Hurry Make Love, divertente e ammiccante, buon congedo al termine di una corsa che non arriva in totale ai quaranta minuti. In qualunque contesto, Alannah risulta praticamente perfetta, calando la propria voce ora lungo acuti e strappi da rocker consumata, ora lungo suadenti, malinconiche e perfino tristi note da grande interprete di talento.

Trainato dall’enorme e diffuso successo di Black Velvet e degli altri singoli, Alannah Myles riuscì nell’impresa di vendere oltre un milione di copie in Canada, evento unico per un disco di debutto e oltre sei milioni nel resto del mondo. Un vero trionfo, che lanciò la stella di Alannah Myles nel firmamento. Il disco resta a tutt’oggi ben più che godibile e pur risultando ancorato ad un immaginario sonoro ed espressivo tipicamente ottantiano, riluce ancora orgogliosamente. Certo da allora di acqua sotto i ponti ne è passata tanta e per alcuni risulterà difficile apprezzare fino in fondo canzoni che in qualche modo potranno apparire anche naive, ma i pezzi forti del disco restano inalterati nel loro valore e in qualche caso assurgono senza dubbio all’altare dei classici, Black Velvet in primis. Non era già all’epoca il disco dell’anno e a maggior ragione non lo è oggi, ma il fascino che emana dalla voce della Myles resta intoccato e lei stessa, pur avendo in gran parte perso attenzioni e riconoscimenti, con una carriera purtroppo in continua discesa dopo l’acuto iniziale, si conferma come una delle interpreti più affascinanti dell’epoca. Una di quelle che ha rubato il cuore ad una generazione. Talentuosa, sensuale e carismatica. In una parola, indimenticabile.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
68.28 su 7 voti [ VOTA]
Voivod
Mercoledì 10 Maggio 2017, 14.32.35
18
Anch'io presi l'album all'epoca: non malaccio, ma nulla di che...
LAMBRUSCORE
Giovedì 4 Maggio 2017, 12.26.08
17
BLEAHHH.....
The_Guest
Giovedì 4 Maggio 2017, 8.16.32
16
"Black Velvet" non mi è mai sembrata un granchè, direi abbastanza priva di mordente... poco hard blues annacquato nel country e con un pizzico di AOR per far classifica. In quegli anni c'erano montagne di dischi migliori di questo nel settore del rock cosiddetto melodico... di sicuro non merita i milioni di copie vendute. Sì, ok, bella voce ma, anche in questo caso, ce ne erano di meglio. Per il resto, mi dispiace molto per la malattia che l'ha colpita.
Cate
Mercoledì 3 Maggio 2017, 20.13.42
15
Leggo con piacere questa recensione perchè la Myles è molto brava e ha una voce stupenda. Le sue canzoni sono carine, non saranno dei capolavori, ma hanno classe,per me 80 è il voto giusto.
d.r.i.
Martedì 2 Maggio 2017, 19.14.29
14
Per me disco da 70, Black Velvet molto bella ma non un capolavoro il resto sufficiente
klostridiumtetani
Lunedì 1 Maggio 2017, 21.52.10
13
@Rob scusa, ma mi sembra che una frase tipo:" mi rendo conto che Alannah Myles, grande voce e gran bella donna, resterà sempre una "One Hit Wonder" , non si discosti molto da quello che ho detto, e che dire :"Il resto del disco non mi sembra che si elevi sopra la media del periodo." sia quantomeno superficiale e approssimativo. Quale sarebbe la "media del periodo"? Rapportata a quale tipo di proposta? Peggio di quale altro prodotto di genere sarebbe questo disco? Non capisco... Forse non si "eleva" come dici tu , ma sicuramente non è stata seconda a nessuno.
Rob Fleming
Lunedì 1 Maggio 2017, 21.30.22
12
Beh, in effetti, sull'ignoranza ho sin da subito ammesso che non conosco la sua proposta successiva. Se mi interroghi su Lucinda Williams, Kari Ruenslatten, Beth Hart o Sass Jordan sarò più preparato. Però, tutti, ma proprio tutti, me compreso, abbiamo riconosciuto che Alannah Myles è dotata di una bellissima voce. E nessuno, ma proprio nessuno, ha scritto parole come "bella gnocca = incapace". Almeno qua. Altrove non so. Poi che più o meno si sia detto che Black Velvet è la canzone per cui sarà ricordata e che le altre canzoni (quanto meno di questo album) non valgono la predetta si entra nell'ambito del gusto personale.
klostridiumtetani
Lunedì 1 Maggio 2017, 20.30.53
11
@Rob Fleming, non c'è nulla da capire; è una battuta per dire che alla fine va a gusti e sono sempre quelli che hanno il sopravvento. Volenti o nolenti. Ma credo che guardando oltre (per chi ama ascoltare musica), il valore artistico vada riconosciuto a prescindere, e Alannah (se uno prova a conoscerla meglio) ne ha da vendere e non deve invidiare niente a nessuno. Se poi è la proposta che non piace è un altro discorso. Se uno mi chiede di dare un giudizio su un disco di Rap Hip Hop.... mi astengo, perché non lo conosco, non lo ascolto e non ho un metro per fare paragoni e poter giudicare (per me il rap hip hop si è fermato a RUN DMC Public enemy e Beasty boys che non mi dispiacevano affatto ). Ma liquidare Alannah Myles dicendo "Bella voce, bella presenza, e solo una buona canzoncina da classifica, e niente di più...." mi sembra molto riduttivo e indice di ignoranza (nel senso di poca conoscenza) , su un'artista dal grande valore che andrebbe riscoperta e riapprezzata per le sue variegate sfumature e il suo percorso personale. Che piaccia o meno . Poi mi sono anche un po' rotto del fatto che se una è figa allora scatta automaticamente l'equazione: "bella gnocca = incapace".
Maurizio
Lunedì 1 Maggio 2017, 19.18.14
10
Vinile che ai tempi girò per un bel pezzo sul mio giradischi. Se non fosse per un paio di pezzi potrebbe essere il degno rivale female del compatriota Reckless di qualche anno prima. Davvero vellutato.
lux chaos
Lunedì 1 Maggio 2017, 8.18.40
9
Voce da urlo, Black velvet stupenda, di diritto nella storia della musica, ma il resto delle composizioni non sta al passo con questo super singolo. Voce da 10 e lode ma mancano le canzoni realmente grandi. Per il resto non mi hanno mai colpito nè l'iperprodotto Rocking Horse e tantomeno il successivo A-lan-nah, frutto di un cambio di stile per non soccombere negli anni 90
Metal Shock
Domenica 30 Aprile 2017, 21.02.36
8
Tipico prodotto degli anni 80`, con lei gran voce e presenza che sbanca grazie al super singolo Black Velvet, canzone meravigliosa e video delizioso. Io il disco non l`ho mai comprato, troppo Aor e melenso per me e mi sembra che non si sia mai piu` ripetuta ad alto livello. Una gran voce da sola non basta.
Rob Fleming
Domenica 30 Aprile 2017, 20.32.56
7
@klostridiumtetani: ti giuro che non ho capito
klostridiumtetani
Domenica 30 Aprile 2017, 20.03.56
6
@Rob Fleming, Per me Painkiller è moooolto fastidioso, eppure sembra che sia un capolavoro assoluto.
Rob Fleming
Domenica 30 Aprile 2017, 19.17.35
5
Nel 1989 (o era il 1990?) sono stato anch'io tra i sei milioni a comprare l'album. Ma ancora oggi (l'ho ascoltato prima di scrivere queste righe) mi rendo conto che Alannah Myles, grande voce e gran bella donna, resterà sempre una "One Hit Wonder" (e che meraviglia! Black Velvet è da 1000). Il resto del disco non mi sembra che si elevi sopra la media del periodo. Anzi, Love is è leggermente fastidiosa. Non l'ho più seguita e quindi non conosco la produzione successiva. 75
klostridiumtetani
Domenica 30 Aprile 2017, 17.06.01
4
Ma ti piace o no?
Argo
Domenica 30 Aprile 2017, 17.03.05
3
Black Velvet... sono un paio d'anni che gioco a GTA5 sul pc, e spesso gironzolando qua e la in macchina ho sentito spesso questa canzone, risultato: ho fatto un paio di ricerche e ho acquistato il cd (si trova a 4-5€). E credetemi sul fatto che non l'abbia mai sentita prima.
klostridiumtetani
Domenica 30 Aprile 2017, 16.31.58
2
Recensire questo disco è solo una cosa dovuta ad una grande artista, mai ricordata quanto meritava (e merita)! Ho i primi tre album e sono uno più bello dell'altro! Questo è un magnifico album di hard rock blues con quel pizzico di AOR quanto basta per renderlo perfetto! Per me voto 100! Mi dispiace solo che sia sempre stata snobbata dai più , e per la malattia che l'ha colpita. Nei due album successivi è evidente una crescita artistica esponenziale , quindi spero in un proseguo delle recensioni.
Hellion
Domenica 30 Aprile 2017, 15.33.14
1
Recensire questo disco è grande prova di apertura mentale, grandi!
INFORMAZIONI
1989
Atlantic Records
Rock
Tracklist
1. Still Got this Thing
2. Love Is
3. Black Velvet
4. Rock this Joint
5. Lover of Mine
6. Kickstart My Heart
7. If You Want to
8. Just One Kiss
9. Who Loves You
10. Hurry Make Love
Line Up
Alannah Myles (Voce, Cori)
Kurt Schefter (Chitarra)
David Tyson (Tastiera, Basso, Cori su traccia 1, Produzione)
Steve Webster (Basso)
Jørn Andersen (Batteria)

Musicisti Ospiti
David Wipper (Chitarra acustica, Mandolino)
John Johnson (Sassofono)
Rick Waychesko (Tromba)
Michael Sloski (Percussioni)
Roberto Bartolucci (Chitarra su tracce 5, 8)
Scott Humphrey (Tastiera)
Gary Craig (Batteria su traccia 9)
Lisa Dalbello (Cori su tracce 6, 8)
Peter Fredette (Cori su tracce 4,6,7)
Dean McTaggart (Cori su tracce 4,6)
Jackie Richardson (Cori su traccia 1)
Christopher Ward (Cori su tracce 1,2, produttore esecutivo)
 
 
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